64DELL'ENEIDEA quel signore: il visitai, li porsiLa destra, ospite il fei, nel mio FenèoMeco l'addussi. Ond'ei poscia partendo,Un arco, una faretra, e molti straliDi Licia presentommi; e d'oro appressoUna ricca inteſſuta ſopraveſtaCon due freni indorati, ch'ancor oggiSon di Pallante mio. Sì che gia fermaE tra noi quella fede, e quella lega,Ch'or ne chiedete. E non fia il sol dimaneDal balcon d'Oriente uſcito a pena,Che le mie genti, e i miei ſoſſidj arete.Intanto a questa festa, che solenneFacciamo ogn anno, e tralasciar non lece,(Gia che venuti siete amici nostri)Nosco restate, e come di compagniQueste mense onorate. Avea ciò dettoAllor che nuovi cibi, e nuove tazzeRipor vi fece. E lor tutti nel pratoA seder pose. E sopra tutti Enea(Di villoso leon disteso un tergo)Seco al suo desco, ed al suo seggio accolse.Per man de' sacerdoti, e de' ministriDel sacrifizio d'arrostite carni
De