LIBRO OTTAVO.Enea di ſu la poppa un ramo alzandoDi pacifera oliva, amici (disse)Vi siamo, e siam trojani, e co i latiniVostri nemici inimicizia avemo.Questi superbamente il nostro essiglioPerseguitando, ne fan guerra, ed onta:Ricorremo ad Evandro; a lui porgeteDa nostra parte, che de' teucri alcuniSon qui venuti condottieri eletti,Per sossidj impetrarne, e lega d'arme.Stupì primieramente a sì gran nomePallante, indi ver lui rivolto umìleSignor (qual che tu sii) scendi, e tu stessoParla (disse) al mio padre, e nosco alloggia:E lo prese per mano, ed abbracciollo.Lasciato il fiume, e ne la selva entratiEnea dinanzi al Re comparve, e disse:Signor che di bontà sovr'ogni greco,E di fortuna sovr'a me ten' vaiTanto, che supplichevole, e co'ramiDi benda avvolti a tua magion ne vengo.Io perche sia trojano, e tu di TrojaPer nazion nemico, e per legnaggioA gli atridi congiunto; or non pavento
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