DELL'ENEIDE58Sovr'ogn'altra cittade il capo estolla.Così disse, e tuffossi. Enea dal sonnoSi scosse; il giorno aprissi, ed ei col soleSorgendo insieme, al suo nascente raggioSi volſe umìle; e con le cave palmeDe l'onda si spruzzò del fiume, e disse:Ninfe, laurenti ninfe, onde hanno i fiumiL'umore e'l corso; e tu con l'onde tuePadre Tebro sacrato, al vostro EneaDate ricetto, e da' periglj omaiLo liberate. Ed io da qual sia fonteChe ſorghi, in qual ſii riva, in qual ſii foce(Poiche tanta di me pietà ti stringe)Sempre t'onorerò, sempre di doniTi sarò largo. O de l'esperid'ondeSuperbo regnatore, amico, e miteNe sia'l tuo nume, e i tuoi detti non vani.Così dicendo, de' suoi legni eleggeI due migliori: e gli correda, e gli armaDi tutto punto. Ed ecco d'improviso(Mirabil mostro!) de la selva uscitaUna candida ſcrofa, col ſuo partoDi candor pari, ſopra l'erba verdeNe la riva accoſciata gli ſi moſtra.
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