LIBRO OTTAVO.Correan per Lazio, e lo ſcaltrito eroeLe $apea tutte: onde in un mare entratoDi gran pensieri, or la sua mente a questo,Or a quel rivolgendo; in varie parti,D'ogni cosa avea tema, e speme, e cura.Così di chiaro umor pieno un gran vasoDal ſol percoſſo un tremolo ſplendoreVibra ondeggiando, e rinfrangendo, a voloManda i suoi raggi, e le parete, e i palchi,E l'aura d'ogn'intorno empie di luce.Era la notte, e gia per ogni parteDel mondo ogni animal d'aria, e di terraAltamente giacea nel sonno immerso;Allor che'l padre Enea così com'eraDal pensier de la guerra, in ripa al TebroGia stanco, e travagliato addormentossi.Ed ecco Tiberino il Dio del locoVeder gli parve, un che gia vecchio al voltoSembrava. Avea di pioppe ombra d'intorno;Di sottil velo, e trasparente in dossoCeruleo ammanto: e i crini, e'l fronte avvoltoD'ombrosa canna. E de l'ameno fiumePlacido uſcendo, a conſolar lo preſeIn cotal guisa: Enea stirpe divina,D iiij
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