DELL'ENEIDE46Disnodar gorgheggiando, e far di tuttiTale una melodìa, che di CaistroNe suona il fiume, e d'Asia la palude.Ne pur un ſi movea di tanta ſchieraDa la ſua fila: in ciò lo ſtuol ſembrandoDe' rochi augelli allor che di passaggio,Vien d'alto mare, e come intera nubeA terra unitamente ſe ne cala.Ecco dipoi venir Glauso il sabinoDi quel vero sabino antico sangue,Ch'avea gran gente, e la sua gente tuttaPareggiava sol'egli. Il nome suoFece Claudia nomare, e la famiglia,E la tribù romana, allor che RomaDessi a' sabini in parte. Era con luiLa ſchiera d'Amiterno; e de' quiritiDi quelli antichi. Eravi'l popol tuttoD'Ereto, di Mutisca, di Nomeno,E di Velino, e quei, che da l'alpestraTetrica, da Severo, da Casperia,Da Foruli, e d'Imella eran venuti,Quei che bevean del Fabari, e del Tebro:Che da la fredda Norcia eran mandati,Le ſquadre de gli ortini, il Lazio tutto,E tutti alfin che nel calarsi al mare
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