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2 (1760) (1760)
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LIBRO SETTIMO.Preneste, de' sassosi ernici monti,De la gabina Giuno, e d'Aniene,E d'Amaseno, e de la ricca AnagniAbitanti, e cultori. E come gli altriNon erano in su' carri, o d'aste armati,O di ſcudi coverti. Una gran parteEran frombolatori, e spargean ghiandeDi grave piombo. E parte avean due dardiNe la sinistra, e cappelletti in testaD'orridi lupi. Il manco piè discalzo,Il destro o d'uosa, o di corteccia involto.Meſapo venne poſcia de' cavalliIl domatore, e di Nettuno il figlio:Contra al ferro fatato, e contra al foco.Questi subitamente armando spinseLe genti sue per lunga pace imbelli;Deviò da le nozze i fescennini,Da le leggi i falisci: armò Soratte:Armò Flavinio: e tutti che d'intornoHa di Cimini, e la montagna, e'l lago:E di Capena i boschi. Ivan del pariIn ordinanza, e del suo Re cantando,Come soglion talor da la pasturaTornarsi in ver le rive a ciel serenoI bianchi cigni, e le distese gole

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