DELL'ENEIDE44Eran di mazzafrusti, di spuntoni,Di chiaverine, e di savelli spiediArmate le sue schiere. Ed egli a piediD'un cuojo di leon velluto, ed irtoVestìa gli omeri, e'l dorso, e del suo cessoChe quasi digrignando ignudi, e bianchiMostrava i denti, e l'una, e l'altra gota,Si coprìa 'l capo. E con tal fiera mostraD'Ercole in guisa a corte si condusse.Vennero appresso i due fratelli argiviCatillo, e Cora, e di Tiburte il terzoGuidar le genti, che da lui nomateFur tiburtine. Da i lor colli entrambiCalando avanti a l'ordinate ſchiereDue centauri sembravano a vedergli,Che giu correndo da' nevoſi gioghiD'Omole, e d'Otri, risonando fansiDar la via da' virgulti, e da le selve.Cecolo di Preneste il fondatoreComparve anch'egli. Un Re, che da bambinoFu tra l'agresti belve, appo d'un focoTrovato esposto. Onde di foco natoSi credè poscia, e di Vulcano il figlio.Avea costui de' rustici d'intornoUna gran compagnia, ch'eran de l'alta
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