LIBRO SETTIMO.Del ciel dispregiatore, e de gli Dei;D'Etruria era signore, e di tirreniConducea molte ſquadre. Avea ſuo figlioLauso con esso, un giovine il piu belloDa Turno in fuori, che l'Ausonia avesse.Gran cavaliero, egregio cacciatoreFino allor si mostrava: e mille armatiAvea la ſchiera ſua, che ſeco uſcitaFuor d'Agillina, ne l'essiglio ancoraIndarno lo seguìa: degno che fosseNe l'imperio del padre. A questi dopoSegue Aventino de l'invitto AlcideLeggiadro figlio. Questi col suo carroDi palme adorno, e co vittoriosiSuoi corridori in campo appreſentoſſi.Avea nel suo cimiero, e nel suo scudoIn memoria del padre un'idra cintaDa cento serpi; d'Ercole, e di ReaSacerdoteſſa aſcoſamente natoNel bosco d'Aventino era costui.Chè con la madre il poderoso IddioQuivi si mescolò, quando di SpagnaDa Gerione estinto a i campi venneDi Laurento: e nel tirreno fiumeLavò d'Ibero il conquistato armento.
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