40DELL'ENEIDEA gli arabi, a gl'ircani, a qual sia genteCh'elle sian mosse, siccom'ora a' partiPer ricovrar le mal perdute insegne;S'apron le porte de la guerra in prima.Queste son due, che per la riverenza,Per la religione, e per la temaDel fiero Marte, orribili, e tremendeSono a le genti. E con ben cento sbarreDi rovere, di ferro, e di metalloStan sempre chiuse, e lor custode è Giano.Ma quando per conſiglio, e per decretoDe' padri si determina, e s'approva,Che si guerreggi; il Consolo egli stesso,Siccome è l'uso, in abito, e con pompa,Ch'ha da' gabini origine, e da'Regi,Solennemente le disferra, e l'apre.Ed egli stesso al suon de le catene;E de la ruginosa orrida sogliaLa guerra intuona: guerra dopo luiGrida la gioventù: guerra, e battagliaSuonan le trombe, ed è la guerra inditta.In queſta guiſa era Latino aſtrettoD'annunziarla a i teucri. A lui quest'attoD'aprir le triſte, e ſpaventoſe porteSi dovea come a Rege. Ma'l buon padre
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