LIBRO SETTIMO.Errava per le ſelve a ſuo diletto,E da ſe ſteſſo poi la ſera a caſaCome a proprio covil se ne tornava.Quel dì per avventura di lontanoLungo il fiume venìa tra l'ombre, e l'onde,Da la sete schermendosi, e dal caldo.Quando d'Aſcanio l'arrabbiate cagneGli s'avventaro. Ed esso a farsi intesoD'un tale onore, e di tal preda acquisto;Diede a l'arco di piglio, e saettollo.La Furia stessa gli drizzò la mano,E pinse il dardo sì, ch'a pieno il colse.Ne l'un de' fianchi, e penetrogli a l'epa.Ferito, insanguinato, e con lo straleIl meschinello, ne le coste infissoAl consueto albergo, entro a i presepiMugghiando, e lamentando si ritrasse.Ch'un lamentarsi, un dimandare aitaD'uomo in guisa piu tosto, che di fera,Erano i mugghj, onde la casa empiea..Silvia lo vide in prima, e col suo pianto,Col batter de le mani, e con le stridaMosse 1 villani a far turba, e tumulto.Sta questa peste per le macchie ascosaTomo Secondo.
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