DELL'ENEIDE32Mentre così de' suoi Turno disponeGli animi, e l'armi; in altra parte AlettoSe'n vola a' teucri: e con nuov' arte appostaIn ſu la riva un loco, ove in campagnaCorrendo, e'nsidiando il bello JuloSeguia le fere fuggitive in caccia.Qui di subita rabbia i cani acceseLa virgo di Cocìto, e per la tracciaGli mise tutti: onde scopriro un cervo,Che fu poi di tumulto, di rottura,Di guerra, e d'ogni mal prima cagione.Questo era un cervo mansueto, e vagoGia grande, e di gran corna, che diveltoDa la ſua madre, era nel gregge addottoDi Tirro, e de' suoi figlj. Ed era TirroIl custode maggior de' regj armenti,E de' regj poderi. Ed egli stessoL'avea nudrito, e fatto umìle, e manso.Silvia, una giovinetta sua figliuolaL'avea per ſuo traſtullo, e con gran curaDi fior l'inghirlandava, il pettinava,Lo lavava sovente. Era a la mensaA lor d'intorno: e da lor tutti amavaEsser pasciuto, e vezzeggiato, e tocco.
Errava