28•DELL'ENEIDEMa non gia la fortuna. In questo locoEntro al suo gran palagio, a mezza nottePrendea Turno riposo; allor ch'AlettoVi giunſe, e'l torvo ſuo maligno aſpettoCon ciò ch'avea di furia, in ſenil formaCangiando, raggruppossi, incanutissi,E di bende, e d'ulivo il crin velossi.Calibe in tutto fessi; una vecchiona,Ch'era sacerdotessa, e guardianaDel tempio di Giunone. E'n cotal guiſaSi pose a lui d'avanti, e così disse:Turno adunque avrai tu sofferte indarnoTante fatiche. E queſti frigj avrannoLa tua ſpoſa, e'l tuo regno? Il Re, la figlia,E la dote, ch'a te per gli tuoi mertiPer lo sparso tuo sangue era dovuta,E gia da lui promessa, or ti ritoglie:E de l'una, e de l'altro erede, e sposoFassi un'esterno? O và così deluso,E per ingrati la persona, e l'almaInutilmente a tanti rischj esponi.Và, fà strage de' toschi. Và, difendiI tuoi latini, e'n pace gli mantieni.Questo mi manda apertamente a dirti
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