16 DELL'ENEIDEVi sarem grati; che l'ausonia terraNon mai si pentirà d'aver i figljDe la misera Troja in grembo accolti.Io ti giuro, signor per le fatiche,Per gli fati d'Enea, per la possenteSua destra (gia per fede, e per valoreFamosa al mondo) che da molte gentiMolte fiate (a ciò vil non ti sembri,Che da noi stessi a te ci proferiamo,E ti preghiamo) siam pregati noi,E per compagni desiati e cerchi.Ma da i fati signore, e da gli DeiSiam qui mandati. Dardano qui nacque,Qua Febo ne richiama. Febo stesso,E quel di Delo, è ch'a i tirreni, al Tebro,Al fonte di Numico, a voi c'invia.Queste, oltre ciò, poche reliquie, e segniDe l'andata fortuna, e del suo amoreIl Re nostro vi manda, che dal focoSon de la patria ricovrate a pena.Con queſta coppa il ſuo buon padre AnchiſeSacrificava. Questo regno in testaQuando era in solio, il gran Priamo avea.Questo è lo scettro: questa è la tiara
Sacro