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2 (1760) (1760)
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LIBRO SETTIMO.Ci siam venuti, discacciati, e priviD'un regno de' maggiori, e de' piu chiari,Ch'unqua vedeſſe d'oriente il ſole.Da Dardano, e da Giove il suo legnaggioHa quella gente, e quel trojano Enea,Ch'a te ne manda. La tempesta, i fati,E la ruina, che ne' campi idèiVenne di Grecia, onde l'Europa, e l'AsiaE'l mondo tutto sottosopra andonne,Cui non è conta? Chi lunge è postoDa noi, che non l'udisse? O che da l'acqueDe l'estremo oceano, o che dal focoDe la torrida zona sia divisoDa la noſtra notizia? Il noſtro affannoTal fece intorno a se diluvio, e moto;Che ſcoſſe, ed allagò la terra tutta.Da indi in qua dispersi, e vagabondiPer tanti mari, un sol picciol ridottoA gli Dei nostri, un lito, che n'accolgaNon da'nemici, un poco d'acqua, e d'aura(Lassi) quel ch'ogn'uomo ha, cercando andiamo.Non diſutili (credo) e non indegniSarem del regno vostro: a voi non lieveNe verrà fama, e d'un tal merto tanto