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2 (1760) (1760)
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DELL'ENEIDE10Che paese sia questo, da che genteSia colto, e dove sian le terre loro.Ora a Giove ſi bea: faccinſi preciAl padre Anchiſe : e ſian le menſe tutteDi vin piene, e di tazze. E ciò dicendo,Di frondi s'inghirlanda; e del paeseIl Genio, e de la terra il primo numePrimieramente inchina, e le sue ninfé,E'l fiume ancor non conto. Indi la notte,E de la notte le sorgenti stelle,E Giove idèo, e d'Ida la gran madre,E la madre di lui dal cielo invoca,E da l'Erebo il padre. E qui di lampiCinto di luce, e d'oro, e di sua manoFolgorando il gran Giove a ciel serenoTonò tre volte. In ciò repente nacqueTra le ſquadre trojane un lieto grido;Ch'era gia'l tempo di fondar venutoLe desiate mura. A tanto annunzioTutti commossi, a rinovar le mense,Ad invitarsi, a coronarsi, a bereLietamente si diero. Il seguenteNel ſorger de l'aurora uſcir diverſiA spiar del paese, che contrade,