LIBRO SETTIMO.Di che cibarsi. Onde finiti i cibi,Volſer per fame a quei lor deſchi i denti;E motteggiando allora; o (disse Julo)Fino a le menſe ancor ne divoriamo?E riſe, e tacque. A queſta voce EneaSiccome a fin de le fatiche loroAvvertì primamente, e stupefattoDel suo misterio, subito inchinandoDisse: o da'fati a me promessa terra,Io te devoto adoro: e voi ringrazioSanti numi di Troja, amiche, e fideScorte de gli error miei. Questa è la patria,Questo è l'albergo nostro, e questo è'l segno,Che'l mio padre lasciommi (or mi ricordoDe gli occulti miei fati. Allor (dicendo)Che sarai figlio in peregrina terraDa fame a manducar le mense astretto,Fia'l tuo riposo; allor fonda gli alberghi,Allor le mura. Or queſta è quella fameUltimo riſchio, ad ultimar preſcrittoTutti i nostri altri perigliosi affanni.Or via dimane a l'apparir del solePer diversi sentier lungi dal portoTutti giojosamente investighiamo,
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