DELL'ENEIDEChe tua figlia s'ammogli a sposo ausonio.Vane, e nulle saran le sponsalizie,Ch'or le prepari. Di lontano un generoVenir ti veggio, per cui sopra a l'eteraSalirà 'l nostro nome: e i nostri posteriNe vedran sotto i piè quanto l'oceanoD'ambi i lati circonda, e'l sole illumina.Questa risposta, e questi avvertimenti,Perche di notte, e di secreta parteFosser da Fauno usciti; il Re non tenneIn se stesso celati: anzi la famaPer le terre d'Ausonia gli spargea,Quando la frigia armata al Tebro aggiunse.Enea col figlio, e co' suoi primi duciA l'ombra d'un grand'albero in disparteDa gli altri a prender cibo insieme unissi.Eran su l'erba agiati. E come avvisoCreder si dee, che del gran Giove fosse,Avean poche vivande: e quelle pocheGran forme di focaccie, e di farrateIn vece avcan di tavole, e di quadre.E la terra medesma, e i solchi suoiA i pomi agresti eran fiscelle, e nappi.Altro per avventura allor non v'era
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