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LIBRO SETTIMO.A questi mostri attonito, e confusoIl Re tosto a l'oracolo di FaunoSuo genitor, ne l'alta Albunea ſelvaPer consiglio ricorse. E questa selvaImmensa, opaca, ove mai sempre suonaUn sacro fonte: onde mai sempre esalaUna tetra vorago. Il Lazio tutto,E tutta Italia in ogni dubio casoQuindi certezza, aita, e'ndrizzo attende.E l'oracolo è tale. Il sacerdoteNel profondo silenzio de la notte,Si fa de l'immolate pecorelleSotto un covile, ove s'adagia, e dorme.Nel sonno con mirabili apparenzeSi vede intorno i simolacri, e l'ombreDi ciò, ch'ivi si chiede: e varie vociNe sente: e con gli Dei parla, e con gl'inferi.In questa guisa il Re Latino stessoAl vaticinio del suo padre intento,Cento pecore ancide, e i velli, e i terghiNel suol ne stende, e vi s'involve, e corca.Ed ecco un'alta repentina voce,Che de la ſelva uſcendo intuona, e dice:In van figlio procuri, in van t' imagini,A iiij