DELL'ENEIDEE con l'ali, e co' piè l'una con l'altra,E tutte insieme aggraticciate, e stretteStier d'uva in guisa a le sue frondi appese.Ciò l'indovino interpretando; io veggo(Disse) venir da lunge un duce esterno,Ed una gente, che d'un loco uſcitaIn un loco medesmo si rauna,Ed altamente ivi s'alloga, e regna.Stando un giorno, oltre a ciò, Lavinia virgo,Sacrificando col suo padre a canto,Ed a l'altar caste facelle offrendo;Parve (nefanda vista!) che dal focoFossero i lunghi suoi capelli appresi,E che stridendo non pur l'oro ardesseDe le sue treccie, ma'l suo regio arnese,E la corona stessa, che di gemmeEra fregiata. Indi con rogio vampoCon nero fumo, e con volumi attortiS'avventasse d'intorno, e l'alta reggiaTutta di fiamme empiesse. Orrendo mostro,E di gran meraviglia a chiunque il vide.Gli auguri ne dicean, che fama illustre,E gran fortuna a lei ſi portendea,Ma ruina a lo stato, e guerra a' popoli.
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