DELL'ENEIDE4Porgimi, Erato, aita a dir quai Regi,Quai tempi, e quale ſtato aveſſe alloraL'antico Lazio; quando prima i teucriCon quest' armata a' suoi liti approdaro;Ch'io dirò da principio le cagioni,E gli accidenti, onde con essi a l'armeSi venne in pria: dirò battaglie orrende:Dirò stragi d'eserciti, e duelliDi Regi stessi, e la Toscana tutta,E tutta anco l'Eſperia in arme accolta.Tu d'Elicona Dea, tu ciò mi detta,Ch'altr' ordine di cose, altro lavoro,E maggior opra ordisco. Era signore,Quando ciò fu, di Lazio il Re Latino,Un Re, che veglio, e placido gran tempoAvea'l suo regno amministrato in pace.Questi nacque di Fauno, e di MaricaNinfa di Laurento, e Fauno a PicoEra figliuolo, e Pico a te Saturno,Del suo regio legnaggio ultimo autore.Non avea questo Re stirpe virileCom' era il suo destino, e quella ch'ebbe,Gli fu nel fior de' suoi verd'anni ancisa.Sola d'un sangue tal d'un tanto regno
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