40 20animus ad affectum pietatis assurgat, non ipsis sanctis dictis religio-sius, & ardentius moveantur animi nostri, prò sonorum diversita-te excitantur magis cum suavi, & artificiosa voce cantantur; e so-no degni di riprensione quelli, li quali si discostano da questesante intenzioni.A ciò deve aggiungersi, quanto avvertì il dotto PompeoSarnelli nelle sue lettere Ecclesiastiche, cioè, che quelli, li qua-li condannano la Musica, biasimano la Teatrale, non la mode-sta, vituperano l'invereconda, non la divota.P. O. XIII.CASe Convenga nella Musica Ec-clesiastica usare IstromentiMusicali.Propose questo dubbio nella sua Salmodia il dotto, e pioCardinale Bona cap. 17. §. 2. e disse essere ambigua la rispo-sta per li diversi pareri delli Scrittori S. Giustino Martire nellaquestione 107. loda il canto, mà esclude il suono. Li Santi Gio:Crisostomo in Psal. 150. Isidoro Peleusiota lib. 2. Epistola 176.,e con esso S. Tomasso 2.2. quest. 91. artic. 2. affermano essere statipermessi agl'Ebrei a cagione della loro debolezza, mentre simovevano dalle cose sensibili, e questo parere fù seguito da Pa-ludano in 4. dist. 15. da Giustino ad quest. 107. citati dal Belar-mino. Argumentò l'Angelico Dottore con assumere il detto d'Ari-stotole lib. 8. Polit. capo 6. ove dice: Non esse suscipiendas tibiasin disciplina, neque aliud artificiosum Instrumentum, ut Cythara, &quid aliud tale, sed quaecumque faciunt Authores bonos; e argo-mentò, se nella morale disciplina non si deve assumere il suono,molto più nell'Ecclesiastica.Condannò tali Istromenti, ed il canto con elegante discor-so S. Aelredo Abate, coetaneo, e discepolo di San Bernardo,scrivendo, come siegue: Vnde cessantibus jam typis, & figuris,unde in Ecclesia tot Organa, tot Cymbala, ad quid rogo, terribilisille Follium flatus, tonitrui potius fragorem quàm vocis exprimenssuavi-
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