Mit M.P. (von 152) kupfern von Arnold van Westerhout Th.-B., 35, 446 (die letzte Textseite selbst Beschreibt die Musikinstrumentensammlung des "Collegium Romanum". Wichtige Quelle für die Geschichte des Instrumentenbaues Bibliothek Königlichen Kunst=Akademie zu Düsseldorf. Nr. des Catalogs. Nr. 80 beschädigt Nätterlüh p. — ADINETT IRMONIC 15 1 S 1 S S A edet. notdo Van Westerhout in the S. rigioni dilin O. B. Battista Sinterincise ambe Roman Fanno 1722 EX PSAL. CL. uídate eum in sono Tubæ taudate eum in Psalterio et Cythara audate eum in Tympano et chorc audate eum in Chordis et organe audate eum in Cymbalis bene onantibus laudate eum in Cym: balis iubilationis Omnis Spiritus laudet Dominii Cetri Krak Ex libris 1774 (1) it 148 Rupfern. Tep, 34 (17) beschädigt. Am Schluss fahren Bläder עפ JABINET I ARMONICO Pieno d'Instromen ti sonori Indicati, ſpiegati, e di nuovo corretti, ed accreſciuti DAL PADRE FILIPPO BONANNI DELLA COMPAGNIA DI GIESU OFFERTI AL SANTO RE A . D E IN ROMA MDCCXXIII. Nella Stamperìa di Giorgio Placho Intagliatore, e Gettatore di Caratteri alla Piazza di S. Marco CON LICENZA DE SVPERIORI. KATA K. ### . ### Gutrindel OFFERTA AL SANTO RE D. L A 27272120232722 SANTISSIMO PROFETA. E antico è il Costume, che l'Autore delli libri da lui composti, gl'offerisca a qualche Personaggio, o perche la materia della Composizione convenga alla di lui condizione, overo perche la qualità di chi offerisce, obblighi a dimostrare con l'offerta l'osequio che deve alla Persona, a cui si offerisce; non sarà perciò stimata temerità, se dopo avere io fatto un Catalogo di diversi Stromenti sonori, e Musicali, + 2 sicali in questo Volume, ardisco di depositarlo a piedi del vostro Trono Reale, o Santo Profeta: mentre della maggior parte di essi ne foste Voi il primo Autore; acciochè il Coro delli Cantori da Voi deputati a celebrare nel Santuario le lodi del Creatore, fosse accompagnata la Musica, con la quale il Popolo Ebreo arguisse quella, con cui in Cielo li Spiriti Beati continuamente lodano le Persone Divine. Che se Voi, ò S. Profeta, invitaste più volte nelli vostri Salmi tutte le Creature a servirsene in canto non dissimile, avete stimolato ancor me ad offerire ogni mio pensiere, ed ogni mio sospiro per mezzo vostro al Datore d'ogni bene, onde gli sia più gradita l'offerta: e mentre la Divina Providenza mi constituì in stato, in cui sono tenuto in diverse ore del giorno a ripetere li Cantici, e Salmi da Voi composti, non potendo accompagnare la voce con il suono delli Stromenti, che Voi già usaste, almeno per la vostra intercessione ottenga accompagnarli con gl'affetti; tutti accordati con la Regola della Ragione; gione; onde suppliscano quelli al suono, e ne risulti una doppia Armonìa grata all'Altissimo. E se nel vostro Salterio armato di dieci corde riconobbe S. Agostino li dieci Commandamenti della Legge data a Moisè, ottimamente in essa si addita, doversi a lui tutti gl'affetti del cuore, e tutte le operazioni dell'Uomo. Questa dunque, qualunque sia piccola fatica, depongo a piè del vostro Regio Trono, acciochè offerta per mezzo vostro, ò S. Profeta, al Datore d'ogni bene, ne ottenga ciò, che nel Mare si vede, mentre questo accoglie nel suo seno, non solamente ogni gran fiume, ma anche ogni piccol rivo, quantunque torbido, quali tutti da lui trassero l'origine, e in esso felicemente perduti trovano quella quiete, che girando per la terra, altrove non ebbero; onde possa io dire come Voi diceste nel vostro Salmo. In pace in id ipſum dormiam, & requieſcam. MICHALLANGELUS TAMBURINUS Praepositus Generalis Societatis Jesu. Um Librum, cui titulus; Gabinetto Armonico à P. Philippo Bonanni Societatis nostræ Sacrdote conscriptum, aliquot ejusdem Societatis Theologi recognoverint, & in lucem edi posse probaverint: facultatem facimus, ut typis mandetur; si iis, ad quos pertinet ita videbitur; cujus rei gratia has Litteras manu nostra subscriptas, & sigillo nostro munitas dedimus. Romae 6. Augusti 1721. Michael Angelus Tamburinus. Vendo io infrascritto per commissione datami dal Rmo Pa dre Maestro Gregorio Selleri Mro del Sac. Pal. Apostolico A riveduta la presente Opera del Molto R. Padre Filippo Bonanni, e non solamente ritrovatala esente da ogni eccezzione in materia di Degma Catt. e di Costumi, ma ripiena di scelta erudizione per illustrare ancora la Sacra Storia, la giudico degnissima d'impressione al pari di tante altre Opere, ricevute dal pubblico con applauso, date in luce dal medesimo Autore, In fede di che ho scritta, e sottoscritta la presente di mano propria questo dì 25. Giugno 1721. in Roma. Francesco Bianchini. Imprimatur. Fr. Gregorius Selleri Ord. Præd. S. P. A. Magister. L TIV . . DELLI CAPI CAPO VII. P Roemio. pag. 1. CAPO I. Delli Suoni usati nella NavigaDella Varietà degl'Istromenti zio ne Musicali usati nel Tempio, CAPO VIII. e difficoltà nel poterli descriDel Canto usato nelli Conviti. 25 vere. pa CAPO IX. CAPO II. Del Suono, e Musica usata nelli Si accenna la Varietà d'altri StroFunerali. 28 menti, e la difficoltà nel poterli descrivere. CAPO X. Del Suono usato nella GuerCAPO III. ra. 33 Divisione degl'Istromenti. 15 CAPO XI. Si pondera il Canto EcclesiastiCAPO IV. co nello stato della Legge Cristiana. Dell'uso degl' Istromenti Musicali nelli Sagrifitii, e Feste deCAPO XII. Si accenna la diversità della Mugl'Antichi sica, e si esamina di qual sorCAPO V. te convenga nelle Chiese. 38 Trionfi celebrati col suono. 20 CAPO XIII. CAPO VI. Se convenga nella Musica EcDella Musica nelli pubblici Gioclesiastica usare Istromenti Musicali. chi, e Feste. 40 IN I NDI CE Degl'Iſtromenti ſonori per il Fiato. XII. TRomba antica Ebrea. 45 Corno per la Caccia. II. XIII. Soldato con Tromba antica. 47 Corno delli Turchi. III XIV. Sonatore di Tromba preso dal Corno Turchesco diverso Campidoglio 48 XV IV. Tromba Cinese Tromba doppia XVI. Corno da Caccia Tromba spezzata. XVII. Corno raddoppiato. VI. Tromba dritta spezzata. 51 XVIII. Buccina Marina VII. Tromba curva. XIX. Flauto. VIII. XX. Altra piegata antica. Flauto raddoppiato. IX. XXI. Tromba Persiana. Flauto Traversier. X. XXII. Tromba del Madurè. Ciufolo Pastorale. XI. Lituo antico. 54 XXIII. 56 56 58 59. 60 XXXIV. XXIII. 67 Organo portatile Oboè. XXXV. XXIV., e XXV. Fagotto, e mezzo Fagotto. 69 Tubo cochleato. XXXVI. XXVI. Serpentone 70 Tromba Marina. XXXVII. XXVII. 71 Corno di Alessandro. Zampogni. XXXVIII. XXVIII. Fischi, e Zampogne diverse. 72 Trombetta di Canna. XXXIX. XXIX. 72 Ciufolo del Villano. Fischi diversi XL. XXX. Piva 73 Tromba di Zueca XXXI. XLI. Musetta Suono della Brocca. XXXII. Organo. 76 XLII. XXXIII. Organo delli Signori Verospi. 80 Suono del Pettine. 81 82 86 86 86 CLAS CLASSE SECONDA Degl' Istromenti Sonori. P Er la Tensione 88 LIV. Chitarrino. XLIII. LV. Cembalo. Colascione. XLIV. LVI. Cembalo verticale 90 Viola. LVII. XLV. Spinetta. 91 Violone XLVI. LVIII. Tiorba 91 XLVII. Accordo. Arcileuto. LIX. XLVIII. Lintercolo, ò Sordino. Cetera 93 XLIX. LX. Pandura. Chitarone LXI. Cetera Tedesca. Monocordo. LI. LXII. Chitarra Spagnuola. Tromba Marina LII. Lira di Apollo. LXIII. 98 Salterio Turchesco. LIII. Mandola 100 100 101 101 102 102 103 103 103 104 LXIV. LXIV. LXVIII. Viola d'Amore 110 Salterio diverso. 106 LXIX. LXV. Violino Turchesco. 110 Lira Todesca. 107 LXX. LXVI. Salterio Persiano. 111 Arpa. 108 LXVII. LXXI. Violino 109 Violino Persiano. 111 CLASSE TERZA Degl'Iſtromenti ſonori per la Percussione. LXXII. LXXVII. T Impano. 111 Tamburro degl'Africani. 117 LXXIII. LXXVIII., e LXXVIII. 2. Timpano moderno. 113 Altri Tamburri affricani. 118 LXXIV. LXXIX. Tamburro Militare. 115 Tamburro Persiano. 218 LXXV. LXXX. Timballo 116 Tubo Timpanite. 119 LXXVI. LXXXI. Timballo Turchescho. 117 Tamburro Cinese. 119 LXXXII. LXXXII. XCIII. Tamburro Lapponico. 120 Baccante con Gnacchare. 129 LXXXIII. XCIV. Istromento nelle Vendemie. 121 Istromento delli Costi. 130 LXXXIV. XCV. Sistro. 121 Gnacchare delli Turchi. 131 LXXXV. Crotalo. 123 XCVI. LXXXVI. Istromenti Fanciuleschi. 132 Cembalo antico. 124 XCVII. LXXXVII. Spassa pensiere. 133 Altri Cembali. 125 XCVIII. LXXXVIII. Zilorgano 133 126 Cembalo degl'ArmeniXCIX. LXXXIX. Istromento per le Api. 134 Crotalo degl'Armeni. 127 C. XC. 136 Istromento di Batàm. Istromento sagro degl'ArmeCI. ni. 128 XCI. . Altro viverso. 137 Istromento Affricano. 128 CII. Altro diverso. XCII. ciu. Altro diverso. 129 CXIII. CIII. 137 Altro diverso. Campanello del Reo. 149 CXIV. CIV. Matracca. 150 CXV. Campanello del Clero. 140 Ruota Fiamenga CV. 150 GXVI Carroccio. 141 Bacioccolo. CVI. 151 CXVII. Organo di Campane. 143 Fanciullo con Trich Trach. 151 CVII. CXVIII. Campanaccio del Villano. 144 CVIII. Altro diverso. 152 CXIX Verga di metallo. 145 Altro diverso usato dalle NutriCIX. ci. 152 CXX. Campana delli Creci. 145 Istromento d'Affricani. 153 CX. CXXI. Altra simile. 147 Istromento detto Marimba. 154 CXI. CXXII. Legno delli Costi 147 CXII. Istromento Indiano. 154 Crepitacolo di legno per le ChieCXXIII. 148 se. CXXIII. CXXX. Trich Varlach. 155 Tavola percossa dal Capuccino. 159 CXXIV. CXXXI. Indiano in ballo 156 Frusta del Cocchiere. 161 CXXV. CXXXII. Donna Brasiliana in ballo. 156 Sonagli adoperati nella ChieCXXVI. sa. 163 CXXXIII. Istromento del Madurè 157 Cuchiari di legno 163. CXXVII. CXXXIV. Scabillo degl'Antichi. 157 Timballi Persiani 164 CXXVIII. CXXXV. Crotalo del Mendico. 158 Spada percossa. 164 CXXIX. CXXXVI. Religioso suegliatore. 159 Istromento Cinese. 164 L 1 ʘ R EMIO Er Gabinetto armonico, altro non intendo significare che una Camera contigua all'erudito Museo del Collegio Romano, in cui sono collocati diversi Istrumenti sonori, dall'armonia delli quali, non solamente l'orecchio ne trahe il suo diletto, ma può la mente restare erudita, riflettendo alle proporzioni delle note, colle quali si compone la Musica, che nelle scienze matematiche, se non tiene il primo luogo, a niun'altra è inferiore In esso dunque si vede collocata nella facciata anteriore una Grotta, in cui si esprime quella di Vulcano con li trè principali Ciclopi ministri di, esso Bronte, Sterope, e Piragmone rammentati da Virgilio nell'Ottavo dell'Eneide Ferrum exercebant vasto Cyclopes in Antro. Brontesque, Steropesque, & nudus membra Pyragmon. dissi principali Ministri, poiche in essa erano molti, come riferì lo stesso Virgilio, ove scrisse. Alii ventosis follibus auras Accipiunt, redduntque, alii stridentia tingunt Aera lacu, gemit impositis Incudibus Antrum, Illi inter sese multa vi brachia tollunt In numerum, versantque tenaci forcipe ferrum. Percosso il ferro sopra l'Incudine con i loro Martelli, ne risulta dalli colpi una ben' intesa Armonia, che osservata già, tanto dilettò Pittagora, allorchè, come scrisse il P. Daniele Bartoli nel libro primo capo 2. della Ricreazione del Savio, cercata in darno sin colà sopra ⵛⴶ 2 ℳ pra i Cieli la misura de' numeri producitori delle proporzioni armoniche, un dì finalmente se la trovò contata, e divisa in sù l'Incudine di un Fabro; perciocchè osservato il rispondersi, che facevano a note di perfettissima consonanza trè, che battevano un ferro: ne pose in bilancia li Martelli, e trovò concordiam vocis lege ponderum provenire, come scrisse Macrobio nel libro 2. cap. 1. del sogno di Scipione. Alli colpi di tali Martelli risponde la voce dell'Ucello notturno detto Cuculus dalli Latini, e da esso risvegliati molti altri, rispondono colle loro voci. Cessano tutte queste alla sinfonia d'un'Organo situato sotto la detta Grotta, che senza essere toccato dalla mano del suonatore, rende tre diverse suonate, composte da due insigni Maestri di Musica, cioè Bernardo Pasquini, e Bernardo Caffi. Onde per esse gode l'orechio, e l'occhio ne ammira l'Artificio, mentre dall'interna disposizione di ruote si muovono li tasti a' colpi di ben regolata battuta, e danno l'adito al fiato delli Mantici, per cui rendono il suono le canne, Voltandosi l'occhio a mano destra di tale machina, si vede un Cimbalo verticale, in cui si rendono due Sinfonie dalle corde di metallo, che percosse con regola cagionano molto diletto, mentre non v'è mano di suonatore, che le percuota. Nella parte opposta è situata una machina, in cui aparisce, una Camera nobilmente ornata, ed in essa sono varie Persone un palmo alte, una delle quali mostra di suonare un'Organo, un'altra un Cimbalo, due altre la Tromba, alle quali da regola con le battute un'altra, mentre diverse si riguardano assieme in segno d'approvazione, e di tanto in tanto una prende il tabacco, ed un altra prende diletto nell'odorare un'fiore, Tutti questi diversi moti sono cagionati da una ruota, che rag girata da mano perita, con la mutazione d'un registro, rende dodici diverse sinfonìe, con non minore diletto, che ammirazione di chi le ode In poca distanza da questa machina si vede espressa una grotta, ove si rappresenta Marsia Pastore, che audace provoco Apollo a suonare, come fingono li Poeti; onde per la sua temerità su scorticato, e mutato in Fiume. Sta egli in atto di suonare avanti Apollo il Flauto, e girandosi una chiave si rendono tre diverse suo 3 20 suonate, e nel fine di ciascuna toglie dalla bocca l'Istromento, siccome di nuovo l'addatta, quando deve variare il suono. Succede al suono soave di tal Flauto una strepitosa sinfonia cagionata da varie Campane collocate nel Piedestallo della machina sopradetta, la quale non meno diletta dell'altra. Poco distante da questa machina è collocato un Piedistallo con due Statue rappresentanti due Scimie, che toccate da mano perita in un fianco percuote ciascuna un Tamburro, facendo udire il segno della marciata, che suole darsi alli Soldati, girando in tanto la testa, e gl'occhi, e di quando in quando aprendo la bocca in atto di ridere. A questa amena apparenza ne succede un'altra più seria, vedendosi il S. David collocato in un Trono, che mentre si odono quattro diverse sinfonie cagionate da verghe di Metallo percosse da piccoli martelli, mostra di fuonare l'Arpa, ed è accompagnato da due Paggi, uno delli quali mostra di suonare una Tromba, e l'altro il Salterio con moti corrispondenti alle battute di musica concertata. Non meno vaga di questa apparenza, è un'Istrumento non dissimile, mentre diverse figurine girano, e danzano attorno un Vitello di oro, e si allude a ciò, che accadde nel Deserto, quando Moisè separato dalle Turbe Ebree si tratteneva con Dio nel Monte. Questa varietà di suoni mi suggeri la varietà degl'Istromenti, che ò percossi dalla mano, ò animati dal fiato, rendono tutti suono diverso; Onde suggeriscono alla mente quasi infinite proporzioni, in ciascuna delle quali, molto studio, e fatica si può impiegare per bene comprenderle. E perche a me non era possibile farne un'esatta ricerca, mi contentai raccorne solamente li nomi, e rappresentarne in pittura la forma, esprimendone ciascuno in mano del Suonatore proporzionato, acciochè si vedesse il Pastore in atto di suonare la Zampogna, ed il Soldato la Tromba. In tal modo espressi servirono per ornamento del Gabinetto, e per trattenimento erudito a chi li rimira, ed acciochè questa espressione non restasse sepolta in esso, furono fatti tutti delineare, e intagliare da manoperita; Onde ciascuno potesse sapere il nome, e l'uso delle Nazioni, dalle quali si adoperano, aggiungienA 2 R 4 ℔ giendone quelle poche notizie, che ho potuto raccorre. Potrà forse parere inutile l'assunto, che intraprendo di spiegare in questi fogli gl'Istromenti da suono, mentre questo non è altro, che una leggiera agitazione dell'Aria cagionata, ò dal fiato, o dalle percosse, che presto svanisce, e per così dire muore appena nato. Onde S. Paolo volendo spiegare la vanità di chi opera senza l'abito della carità, opera vanamente, disse nella prima alli Corinti rendersi simile al suono di qualche Istrumento. Si linguis hominum loquar, & Angelorum, charitatem autem non habuero sactus sum velut Aes sonans, & Cymbalum tinniens. Nulladimeno non sarà meno utile, che dilettevole tale ricerca, siccome non fù inutile la ricerca del Bineo, e del Balduino sopra le scarpe degli Ebrei, e degli Antichi, nè quella del Solerio sopra il Cappello, e per non discostarci dal suono quella di Gasparo Bartolini sopra il solo Flauto usato dagl'Antichi, con pubblicarne un intiero, e dotto Volume. E vero essere il suono una leggiera agitazione dell'Aria, in cui si partorisce, ma però prodigiosa, poichè in essa si cagiona il Commercio trà gl' Uomini colle parole, che altro non sono, che un suono, (come scrisse l'erudito, ed eloquente P. Giovanni Rhò nel suo Esamenone nella Orazione 16. n. 59. e in altri è giocondo nell'armonici Istrumenti, esso canta feroce nelle trombe guerriere, vezzeg gia semplice nelle pastorali zampogne, mugge profondo nelle marine conchiglie, strepita risoluto nelli Tamburri, sibila vario ne Flauti, languisce soave ne' Pifari, si vibra gagliardo ne' Cornetti, si rompe nelle Nacchere, si preme rusticale nelle Pive, si tocca strepitoso sù barbari Tamburini del bronzo, si frange sonoro nelle Campane, guizza trillando nelle tese corde, si accorda ameno negl'Organi; Che perciò in tal materia non stimorono perduto il tempo tanti Interpreti della Sagra Scrittura, e tanti insigni Autori, che di esso trattarono, indotti forse molti di essi dal sapere, che nel Cielo gl'Angeli accompagnano la Musica con gl'Istromenti, come racconta S. Giovanni nel Capo 14. dell'Apocalissi, ovvero, petche vollero assecondare l'invito del S. Rè David, il quale principalmente nel Salmo 150. invitò a lodare Dio non solamente con la voce, ma con il suono degl'Istromenti; Laudato eum (disse) in sono Tubae, laudate eum in Psalterio, & Cythara, laudate eum in Tympano, & Choro, laudate eum in Chordis, & Organo, laudate eum 5 eum in Cymbalis bene sonantibus; che se con tale accompagnamento di voci si deve lodare Dio, ragion vvole che riconosciamo, e sappiamo la qualità di tali Istromenti per adoprarli, e tanto più è necessario, quanto maggiore è la multiplicità, e varità di essi multiplicati nel decorso degl'anni, e la multitudine delle voci con le quali sono dagli Scrittori indicati. Prima però di tale ricerca, non sarà inutile la notizia dell'Origine, e la stima fattane dagl'Antichi, li quali, ò ne furono gli Autori, ò li usavono in varie funzioni; Era per così dire ancora Bambino il Mondo creato da Dio, quando nacque insieme la Musica, e con essa il suono, ed è curioso su questo proposito l'Apologo di Filone Ebreo riferito dal Cardinale Bona nel capo 17. del libro sopra il canto Ecclesiastico; Avendo (dice egli) Iddio creato il Mondo, e costituito l'Uomo padrone di esso, vedendo, che tutto era buono, richiedè uno delli Profeti, acciochè dicesse se vi mancava cosa alcuna, e rispondendo quello, mancarvi qualchuno, che sapesse lodare la di lui Bontà, e lodasse quanto aveva creato, approvò Iddio una tale risposta, e subbito Musicorum genus creavit, qui Deum mirabilem iu Operibus suis dulciter decantaret, Dal quale Apologo si deduce [ripiglia il non men dotto, che prudente Cardinale] aut solum esse, aut praecipuum Musicae usum divinas laudes resonare. Ciò, che stimò il sapientissimo Trismagistro in Asdepio, quando disse Musicam suavitatem ad concinendas Dei, Coelestiumque laudes hominibus indultam, ne terrenus Mundus videretur inutilior si modulorum dulcedine caruißet. Osservando li seguaci di Platone l'innato piacere; che trahe l'A nima dalla Musica, falsamente si persuasero aver quella avuta l'origine da essa, ma un tale errore fù dortamente confutato da Isidoro Peleusieta, e da Marsilio Ficino, ed altri, nè merita Scipione, che si dia credito al suo sogno, in cui andò rintracciando le proporzioni de' Pianeti, e con questi delle cose sublunari, avendo molti scritto dell'Armonia, che passa frà le Creature, e il lor Creatore, e di essi ne apporta un copioso Catalogo il sopracitato Cardinale cap. 17. della sua Salmodìa. Lasciando da parte tutte queste ingegnose considerazioni, se cerchiamo l'Origine della Musica, la quale altro non è, come la definì il Bulengero cap. 4. lib. 7. de Theatro bene modulandi solertia, ò pure come scrisse Isidoro lib. 2. orig. est peritia modelationum sono, cun ⸳ 6 ℔ cantuque, dicta Musica per derivationem à Musis, quas à Iove, & Minerva natas eße finxerunt Poetae. Di queste Muse scrissero molti, e molto finsero gl'Antichi, delli quali basti qui addurre Ausonio, il quale ne riferì li nomi di ciascuna nelli versi seguenti Aedil. 20. CLIO geſta canens tranſactis tempora reddit; MELPOMENE tragico proclamat moesta boatu, Comica lascivo gaudet sermone THALIA, Dulcisonos calamos EVTERPE flatibus urget, TERPSICORE affectus cytharis movet, imperat, urget Plectra gerens ERATO, saltat pede carmine vultu, Carmina CALLIOPE libris heroica mandat. VRANIA Coeli motus scrutatur, & Astra, Signat cuncta manus loquitur POLIMNIA gesta Mentis Apollineae vis has movet undique Musas, In medio reſidens complectitur omnia Phoebus. Diodoro Siculo Istorico, e Poeta di gran nome trà li Greci scrisse, che Osiride Dio degl'Egizj dilettandosi molto della Musica riferì nel libro delle Muse, che confermò lo stesso numero a Varrone però riferito da S. Agostino disse, che un'antica Città ordinò a trè insigni Scultori, che ciascuno esprimesse trè Muse, mentre credevano, essere tali di numero, a fine di collocare nel Tempio quelle, che fossero state stimate di migliore lavoro, e perchè tutte furono giudicate ottime, furono elette tutte, ed in vece di trè, ne numerorono nove, e collocate nel Tempio di Apollo, fù a ciascuna da Esiodo imposto il nome, che senza rag gione stimavano essere trè sole, imperochè (dicevano) risulta la Musica da trè cagioni, cioè dalla voce di quello, che canta, secondariamente dal fiato, onde risuonano le Trombe, ed altri Istromenti, in terzo luogo dalle percosse, e dall'impulso, onde risuonono le cetere, e simili. Riferisce il Giraldi, che la sopradetta Città si diceva Sicione adduceudone il testimonio di Ausonio. Tres solas quondam tenuit qua dextera Phoebi Sed Sieion totidem ternas ex aere sacravit. E Paufania riferi, che li sopradetti Artefici, si chiamavano CeAfin Gl'sodoto, Strongilione, e Olimpiostene 7 20 Gl'Antichi Greci l'attribuirono a Pittagora, allorchè la trovò contata, e divisa insù l'ancudine di un Fabro, osservato il rispondersi, che facevano a note di perfettissima consonanza trè, che battevano un ferro, e trovò: Concordiam vocis lege ponde rum provenire, come scrisse Macrobio lib. 7. cap. 1. in Somn. Scipionis. Lo stesso assermò Cassiodoro lib. de Musica. Alcuni dissero, che Lino Tebano, e Zeto ne fossero gl'Autori, Solino nel cap. 17 l'attribui alli Popoli di Candia. Plutarco ne fece Autore Apollo, Euclide disse essere stato il primo Anfione. Mà rende erronee, e false tutte queste opinioni la vera narrattiva di Mosè, il quale nel cap. 4. della Genesi afferma, che Jubal nato dalla stirpe di Caino avanti il Diluvio, fù il primo Inventore della Musica: Et nomen fratris ejus Jubal, ipse fuit Pater Canentium Cythara, & Organo. Nasce però dubhio da tali parole circa gl'Istrumenti musicali, con li quali tale Inventore diede principio alla Musica, poichè, come bene avvertì Isidoro nel cap. 19. delle Origini, per la parola Organum si può intendere qualsivoglia Istrumento sonoro: Organum est vocabulum geuerale vasorum omnium musicorum, e con il nome di Cetera, come osservò lo stesso lib. 3. cap. 21. sono significate tutte le specie d'Istrumenti, li quali rendono suono con le corde. Vedasi il Pignorio de Servis pag. mihi 158. ove afferma lo stesso. Introdotta nel Mondo con grande Providenza Divina l'armonìa degl'Istrumenti musicali, colli quali accompagnate le voci delli Cantori, si potessero da questi celebrare le Opere Divine, cominciarono li Cantici, allora quando, come si racconta nel cap. 15. dell'Esodo; ed avvertì Rabano Mauro nel cap. 41. del lib. 2. de Instit. Cleric. Moisè, dopo essere stato sommerso nel Mare Faraone con il suo Esercito, e il Popolo Ebreo fù il primo a cantare le lodi di DIO liberatore, pronunciando quelle parole: Cantemus Domino gloriosè enim honorificatus est, e nel cap. 15. delli Giudici si racconta aver fatto il simile Debora donna insigne con altri molti, animati dallo Spirito Divino nella Sagra Scrittura riferiti. Trà turti dopo Mosè principale fù David, siccome seguì a dire Rabano nel cap. 48. Psallere usum esse post Moysen David Prophetam in magno Mysterio prodit Ecclesia; hic enim in pueritia in hoc 8 etc. in hoc munus à Domino specialiter electus, & Cantorum Princeps, Psalmorumque Thesaurus eße promeruit; Che perciò il S. Profetacome riferi Giuseppe Ebreo nel lib. 7. cap. 10. dell'antichità giudaiche, perfectus jam bellis ac periculis, & in altissima pace degens vario genere carminum, Odas, & Hymnos in honorem Dei composuit, partim trimetro versu, partim pentametro, instrumentisque musicis comparatis, docuit Levitas ad pulsum eorum laudes Dei decantare, tàm sabbatis diebus, quam in cęteris festivitatibus, e dopo questa relazione descrive alcuni Istromenti da lui adoperati; Species autem Instrumentorum (soggiunse) haec fuerunt. Cinnira decem chordarum intenditur, & plectro pulsatur, Nabla duodecim sonos continet, sed digitis carpitur, cumque his aderant, & Cymbala aerea bene magna, atque lata, quod quo sanè de praedictorum Instrumentorum natura, ne prorsus ignoretur dixiße sufficiat. Se vogliamo indagare di qual sorte fossero li sopraddetti Istromenti da Giuseppe accennati, trovaremo che NABLIUM si dice da altri PSALTERIUM, come si legge nel Tesoro della lingua latina: CINNIRA nell' Onomastico Ebreo si dice CYTHARA, parola derivata dal Greco, e originata dall'Ebreo NABEL, che dagl' Ebrei Tedeschi si dice PANDURA, e così li latini dicono NABLUM gl'Ebrei Nabel, il greco Nabla, ma da tutte queste voci non si può dedurre il vero significato. Che perciò si deve concludere, che appresso gl'Ebrei molti furono gl'Istromenti musicali, delli quali, o se n'è perduta affatto la forma, ò è stata variata in modo, che si rende impossibile la ricognizione, e descrizzione di essi, come meglio nel progresso si vedrà CA 9 20 S S S CAPO PRIMO. Della Varietà degl' Istromenti Musicali uſati nel Tempio, e difficoltà nel poterli descrivere. HE fossero adoperati molti Istromenti nel Tempio degl'Ebrei, non si può dubitare; poichè come notò l'erudito Pompeo Sarnelli a carte 54. della lettera nona, riferiscono S. Gio. Grisostomo sopra il Salmo 150. e Isidoro Peleusiota nel lib. 2. cap. 176. ch'era permesso il suono col canto nella Chiesa a gl' Ebrei, come apparisce nel libro 1. delli Para lipomeni nel capo 15., e 16. perchè con ciò si rimediasse alla loro debolezza, e non fossero allettati dalle Musiche, che si celebravano in onore degl'Idoli dalli Gentili, che perciò soggiunse Teodoreto sopra il salmo 50. usa vano Istromenti loro proprii. Quali poi, e quanti fossero dalle notizie seguenti si potrà arguire. Fù curioso di saperli il P. Atanasio Kircher, che perciò scrisse nel suo libro della Musurgia tom. 1. cap. 4. del lib. 2. d'aver letto tutti li libri Ebrei sopra questa materia per averne la certa notizia, e riferì, che di essa ne trattò esattamente il Rabbì Shilte Hagiborim, il quale affermò, che nel Santuario furono 36. diversi Istromenti, delli quali fù autore il S. Rè David. Memoratur David (dice egli con parole tradotte dal Testo Ebreo triginta sex Instrumentorum pulsandorum notitiam habuisse. Altri ne riferiscono 22. nel genere d'Istromenti battuti, e Sandias sopra 10 20 pra Daniele, ne numerò 36. Il trattato Aruchin Talmudico ne riferisce 34., e specificandone alcuno, la prima Classe di essi detta Neghinoth, comprende gl'Istromenti di corde descritti colle seguenti parole. Schilte haggiborim fuerunt Instrumenta lignea longa, & rotunda, & subtus ea multa foramina, tribus fidibus constabant ex intestinis Animalium, & cum vellent sonare ea, radebant fides cum arcu compacto ex pilis caudae equinae fortiter astrictis in greco dicitur Trichordon in latino Trifidium. Instrumenta verò Neghinoth fuerunt Psalterium, Nablium Cythara, quod idem est Assur, Navel, Kinnor, Mighul, Minnim. Quali poi sossero questi, non è cosa facile a determinarsi, mentre non si spiegano più chiaramente. Se si parla del solo Salterio usato da David, non si trova bene spiegato da alcuno, anzi molti credettero, che non fosse vero Istromento da suono, ma solamente una certa armonia cagionata dal suono, e dalla voce. Giusep pe Ebreo però asserì, che significasse Instrumento di dodici corde, e chè si suonasse con le dita; S. Ilario, Didimo, e S. Basilio con Eutimio lo dissero Istromento perfettissimo, e sopra tutti gl'altri eccellente; S. Agostino assermò che era Istromento portato dalle mani del suonatore, e che aveva la testudine, cioè la parte convessa, in cui si rifletteva il suono nella parte superiore, come la Cetera l'ha nella parte inferiore; S. Girolamo disse, che aveva figura quadrata con dieci corde; La più commune opinione è che si suonava con le dita, e simile all'Arpa oggidì usata, che perciò si suole dipingere il S. David con tale Istromento, il quale stimano alcuni essere lo stesso che il significato della parola Noblium appresso Ovidio 3. de Arte. Disce etiam duplici geniali Nablio palma. Verrere, conveniunt dulcibus illa modis. Li Scrittori però Ebrei non s'accordano, poiche R. Schilte afserma, che Nabel fosse Istromento di 22. corde R. Assur di 10. R. Kinnor di 32. R. Machul di 6. R. Minnin di trè, ò quattro, e tutti questi Istromenti erano nel genere Neghinoth, cioè sonori, e armati di corde. Dopo tale ricerca il P. Kircher ne osservò alcuni in un codice della libraría Vaticana [come egli afferma, e li riportò nel suo 11 suo primo Tomo della Musurgia, benche rozzamente espressi, e sono contrasegnati con li seguenti Caratteri A. il Salterio B. uno detto Cinnor, C. Machul E. Ninnin. I. Navel N. Thoph O. Zeteseloth P. Gnetse Berusim R. Minagnghinim, e tutti questi (dice) che erano Istromenti, li quali rendevano suono percossi, e li spiega, come qui si agginge. A. B. C. E. I. sono Istromenti di corde, li quali differivano solamente nella forma, e nel numero di esse, come si vede nella Cetera moderna, nella Viola, nel Violone &c. e tutti questi si suonavano con le dita. Altri si percotevano numerati dal R. Schilte Haggiborim riferiti dal medesimo Autore con le parole ebree, e sono Hasahusanim, Hummechilath, Haschchusangnaduth, Maskrakitha, Hakithros, Haschaben, Hasphanderim, Hamingnanghin, Harimphunia, Hamagrapha, Thelmudica, Haardaulos, Hatabla, Gutgana, Haiugal, Nataph, Hamingnangin, Hazalzaloth &c. tutti questi, ed altri molti si adducono dal suddetto Autore con la spiegazione d'alcuni pochi, e sono li seguenti. Timpano ebreo detto Toph, fu diverso questo nella forma dal moderno, poichè R. Abramo Hannase, dice, che era simile ad una barchetta, coperto in una sola parte di pelle, e si percuoteva con una verga di ferro, o di legno, e che avesse origine dall'Egitto l'asserma R. Schilte gilborim. Il seguente detto Gneste Berusim è confuso da alcuni Rabbini con l'Istromento detto Crotalo, altri stimarono essere la Gnacchera, altri il Sistro. Il solo R. Kannase lo descrisse fedelmente, dicendo essere Istromento da suono, ma senza armonia, cioè fatto di due legni, uno delli quali era simile ad un mortaro, l'altro come un pistello tondo in ambedue le parti, e che nel mezzo si teneva con la mano, e si percuoteva l'orificio ora in una parte ora in un'altra. Machul Instrumento da alcuni stimato simile al Sistro, da altri Istromento armato di corde, o pure un cerchio pieno di campanelli di metallo. Il detto Minghinim da molti si confonde con il Salterio da altri con il Cimbalo. R. Hannase ottimamente lo spiegò con dire: Tabula quaedam lignea quadrata, in cujus capite manubrium est apprehensioni aptum, supra tabulam verò hinc inde sunt globuli lignei, aut aersi catenae fereae, aut etiam supra tabulam extensae chordae ex canabe inserB 2 12 inserti, & cum percutitur tabula, globuli illi tum inter se, tum cum tabula sonum edunt clarissimum. Magraphe Temid era un'altro Istromento, con cui erano chiamati li Popoli al Tempio, siccome li Sacerdoti, e li Leviti, ma niu no spiegò di qual materia fosse composto, nè quale forma avesse, ma solamente si dice, che percosso, rendeva suono tale, onde si puoteva udire nella Città di Jerico, che perciò il P. Kircher lo stimò eqivalente alle nostre Campane. Seguono poi gl'Istromenti da fiato, de' quali alcuni pochi così s'accennano, Uno conteneva molte canne ineguali nella lunghezza, e grossezza inserite in un legno, nel quale era un canale, per cui si tramandava il fiato, quando si vuoleva suonare, e con le dita si apriva, e chiudeva l'adito a piacere, acciocchè le canne rendessero il suono nel modo, che ora vediamo pratticarsi nelli Flauti, e simili. Era detto Masrakitha, ed alcuni stimarono essere accennato in Daniele, ove si dice: Si audieris sonum fistulae; sopra che si deve avvertire; che le fistole degl'Ebrei erano di trè sorti, come asserma il sopradetto P. Kircher a carte 54. del primo Tomo della sua musurgia, ove dice: Fistulae Haebraeis usitatae triplicis generis erant, primo cornibus Animalium in fistulis adaptatis, ut habetur primo Paralip. cap. 25. secundò utebantur quodam genere Tibiarum, quas itidem ex Animalibus sibi aßumebant, ut Gruum, Ciconiarum &c. Tertio Instrumentis in modum cornu Tauri, vel Capreoli recurvis, quae propè orificium gracilescentia, continuo paulatim incremento ad alterum usque extremum dila. tabantur, prorsus similia nostris, quos Cornetti vulgo vocant. Ma da qual fonte traesse questo Autore tale narrativa, da lui non si dice; onde lasciando ora di determinare qual numero, e quale diversità d'Istromenti da fiato si usassero dagl'Ebrei, accennaremo solamente ciò, che scrisse Giuseppe Ebreo riferito dal medesimo Autore a car. 55. cioè che Salomone, avendo infusa da Dio la scienza di perfettissima musica, oltre li molti vasi fatti fabbricare per servizio del Tempio, fece comporre quarantamila Istromenti musica. li, li quali ripartitamente si adoperavano nelle feste in esso celebrate, secondo la diversità delli cantici; onde si rendeva perfettissima armonia. Li Rabini Calonimo, e Hannose asserirono essere stati li Cantici di dieci sorti diverse, a ciascuna delle quali era destinato un certo numero di perfetissimi Istrumenti, il suono delli quali era a quelli adattato. Ave 13 A. Aveva appresa tale Idea Salomone dal suo Padre Rè David, il quale mentre assisteva all'Arca, figura misteriosa del Tempio fabbricato, poi dal figlio, assegnò gran quantità di Cantori, che v'assiste vano come si legge nel primo delli Paralipomeni cap. 5. Isti sunt, quos constituit David super cantores Domus Domini, ex quo collocata est Arca, & ministrabant coram Tabernaculo Testimonii canent es, donec aedificaret Salomon Domum Domini in Hierusalem. E poin el medesimo capo, e nel seguente si numerano le classi di tali musici, e la varietà degl'Istromenti, con il suono delli quali si accompagnavano le voci nel dare lodi a Dio. Furono questi sagri, e armoniosi riti osservati dal pio Vescovo Trevirense Amalario Fortunato nel libro 3. cap. 3., ove scrisse: Cantorum ordinem suscepimus ex Davidica institutione, quando reportanda erat Arca Domini de Domo Obededom in Civitate David; poichè praecepit David, ut verba dierum narrant, constituere Levitas de Fratribus suis cantores in Organis Musicorum, constituerunt Levitae Eman, Asaph, Ethan, ut concreparent in Cymbalis aneis, & post reliqua Asaph autem, ut in Cymbalis personaret. Bonanim verò, & Aziel Sacerdotes canerent tubis jugiter coram Arcam Foederis Domini. Iu illo die fecit David Principem ad confitendum Domino Asaph, & Fratres ejus, & iterum Eman quoque, & Judithum canentes tuba, & quatientes Ciuibala, & omnia Musicorum Organa ad canendum Deo, & iterum Cantores filii Asaph stabant in ordine suo justa praeceptum David, & Asaph, & Eman & Judithum Prophetarum Regis, Cantorum primus Eman extitit. Hi verò sunt qui assistebant cum filiis suis de filiis Caath, Eman, Cantor filius Jabel filii Samuel, filii Eleana, filii Maath, filii Masai, filii Johel, filii Azariae, filii Sophoniae, filii Thahat, filii Asir, filii Abibasaph, filii Thare, filii Soar. filii Coath, filii Levi, filii Israel & fratres ejus, qui stabant à dextris ejus. In questa narrativa si vedono distribuiti in Cori li Mnsici eletti dal Rè David, del quale S. Agostino lib. de Civit. Dei cap. 14. scrisse: Erat autem David in canticis eruditus, qui harmoniam musicam non vulgari voluptate, sed fideli voluptate dilexerit. CA 14 CAPO II. Si accenna la Varietà di altri Iſtromenti, e la difficoltà di poterli descrivere. Ltre li già accennati Istromenri usati dagl'Antichi Ebrei, li quali non si possono con certezza descrivere; altri molti se ne possono riferire usati da diverse Nazioni, alle quali tutte fù sempre grata la musica. Questi, ò per la successione del tempo, ò per la varietà delli medesimi, ò per la memoria perduta, sono si difficili a riconoscersi, che in modo alcuno non si possono con certezza nè meno nominare, e molto meno asserire, se gl'antichi corrispondono a quelli nella nostra età adoperati; esempio ne sia un breve Catalogo d'alcuni riferiti dall'erudito Bulengero a car. 365. del suo Teatro, alla spiegazione delli quali certamente si ricerca un Edipo, che possa prima indovinare la forma, e la qualità di ciascuno. Sunt autem, dice egli, quae digitis aut pectine feriuntur, Lyra, Cythara, Barbitum, Chelys, Psalterium, Organa, Sambucae, Pi, ctides, Forminges, Phenix, Spadix, Lirophenicium, Clapsiambus, Periambus, Jambuca, Siridapsus, Epigoneum, quod habet chordas 40. Simicum 35. Monachordum est Arabum inventum, Tricordum fustharium, loris, & crudo Corio Bubulo aptum erat, Caprarum Chelae, seu ungulae prò plectro erant. Psithyra fuit quadrangers, quidam usum faciunt cùm Ascaro, qui laterculus erat cubitalis canens per attractas pinnas, quae circumuersae, sonum efficiebant crotalo similem. Est Magadis Tracum, Pelix est Istromentum, quod psallitur, Citula Istrumenti species, gallis Chrotta, ſpecies tibiæ Anglicæ. Sin qui il Burlegero con pari eloquenza, e dubbiosa significazione di voci da potersi riconoscere li diversi Istromenti indicati. Senza dunque formare questioni inutili, e proporre dubbiose ricerche esporremo quelli Istromenti, delli quali non si può dubitare, nè sarà dispiacevole cosa il riconoscere la forma di ciascuno espressa nel e fl. ptum a fuit 15 20 nelle Immagini aggiunte con quelle notizie, che di ciascuno saranno suggerite, e dalli marmi antichi, e dagl'Autori principali, li quali fecero di essi menzione. CAPO III. Divisione degl' Istromenti Ionori On è qui da essaminare la qualità del suono, essendo questo inesplicabile, mentre con un solo, ed istesso Istrumento si N può rendere il suono in tono diverso ora grave, ora crudo, ora strepitoso, ora soave, secondo il fiato, o l'impulso, e percosse, che si danno al medesimo. Basterà perciò ricordare la divisione di Cassiodoro nel libro secondo de musica, ove scrisse rendersi il suono in trè modi: Organorum aliud percutitur, aliud intenditur, aliud inflatur. Percutiuntur Acetabula aenca, vel argentea; alli quali si possono aggiungere anche altre materie: Tenduntur fides, quae plectro percussae mulcent aurium sensum, Inflantur Tubae, Calami, Organa &c. quae spiritu animata, in sonum vocis animantur. Queste trè Classi d'Istromenti daranno la materia da descriversi, e procederemo coll'ordine retrogado, esponendo prima gl'Istromenti, che si animano col fiato, nel secondo luogo quelli, nelli quali le corde, o di metallo, o d'altra materia stirate, e percosse rendono l'armonìa; La terza Classe conterrâ tutti quegl'Istromenti, dalli quali per le percosse si cagiona qualche suono, che quantumque non sempre sia armonico, si rende però utile in varie occasioni a chi li percuote. Tale divisione d'Istromenti appartiene alla parte della musica chiamata armonica organica, di cui parlando Amalario nel capo. 3. del libro 4. de Divin. offic. scrisse: Triformis est natura musicae artis aut enim per pulsum digitorum fit, ut in Psalterio, & Cythara, & caeteris vasis, quae pulsu digitorum tanguntur, aut per vocem, ut est cantus, aut per flatum, sicut est in Tubis. Haec enim memorantur in Psalterio. Dicit Psalmus 32. Confitemini Domino in Cythara, in Psalterio decem chordarum psallite illi; cantate, & Centicum novum bene psallite ei in 16 in vocificatione; e aggiunge Amalario: Quando enim Psalmos cantamus genus exercemus musicae, quod fit per pulsum digitorum, nam & Psalterii volumen nomen à Psalterio musicae artis, quando legimus, genus illud exercemus, quod per vocem fit; lectionem voces vocavit Paulus Apostolus Ignorantes, inquit, Jesum, & voces Prophetarum, quae per omne sabbatum leguntur. Quando responsoria cantamus, quasi per tubam exaltamus vocem. &c. Da questa triplicata radice è incredibile, quanta diversità d'Istromenti musicali, e quanto vario sia stato sempre l'uso di essi appresso le Nazioni tutte del Mondo, stimolate molte dalla religione, con cui vollero accrescere nel culto delle Deità sognate la soavità, e varietà del canto; Altre dalla vanità, e piacere del senso, a cui studiarono di sodisfare, o altri motivi, de'quali se ne potrebbe registrare un copioso Catalogo. E acciocchè non sembri detto senza ragione, non sarà fuor di proposito premettere alcuni usi praticati del uono, e della Musica stata sempre grata a tutte le Nazioni, benchè barbare, a fine di eccitare varj affetti, ò di allegrezza nelle feste Teatrali, o nelli Trionfi, o di furore nelle Battaglie, o di mestizia nelli Funerali, e simili, come apparirà in alcuni pochi, che riferiremo. S CA 17 CAPO IV. Dell'uso degl'Istromenti Musicali nelli Sagrificj, e Feste degl'Antichi. Uanto si usasse dagl'Antichi la Musica, ed il suono nelle Feste, e Sagrifitii, non può negarlo se non chi non ha notizia dell' Istorie. Fù antico precetto Divino fatto alli Sacerdoti Ebrei il celebrarle con tale solennità, come si legge nel decimo delli Numeri V. 50. Si quando (disse) habebitis Epulum, & dies festos, & calendas, canetis tubis super holocaustum, & pacificis victimis, ut sint vobis in recordationem Dei vestri: Mà ciò che per motivo di pietà sù instituito, e voluto santamente da Dio, col decorso del tempo dege nerò, e dopo gl'Ebrei li Gentili, ed Idolatri pratticarono con il vizio, e profanità gl'atti della Religione, ritenendo molte pie usanze, ma mescolate col vizio, come avvertì Ovidio, Festa dies Veneremque vocat cantusque morumque; Usorono perciò non solamente il suono delle Trombe da Dio prescritte, ma diversi altri Istromenti accennati da Prudenzio him. 2. Apoth. Haec ait, & varios jubet obmutescere cantus Organa, Sambucas, Cytharas Calamosque tubasque Stulta superstitio tacuit &c. E Ovidio parlando delle Feste fatte in onore di Giunone 4. Fastor. Protinus inslexo Berecinthia tibia cornu Flabit, & Ideae festa parentis erunt, Ibunt semimares, & inania Tympana tunden Aeraque tinnitus aere repulsa dabunt. Lo stesso accadeva nelle Feste di Bacco. Tim 18 20 Timpana cum subito non apparentia raucis Obstupuere sonu, & adunco tibia cornu Tinnulaque aerà sonant Sc. Così anche Apulejo lib. 1. metam. descrivendo il sagrifitio fatto in onore della Dea Iside, racconta la Musica, e li suoni, con li quali fù celebrato: Symphoniae dehinc suaves, Fistulae Tibiaeque modulis dulcissimae personabant. Ibant, & dicati magno Serapi tibicines, qui per obliquum calamum ad aurem porrectum dextera familiarem Templi Deique, nodulum frequentabant. Descrivendo poi li Cantori soggiunse. Hi capillum detonsi funditus verticem praenitentes, & argenteis imò verò aureis etiam sistris argutum tinnitum constrepentes. Conferma tale antico costume Isidoro lib. 4. orig. c. 20. dicendo: Tibias excogitatas in Phrigia ferunt, has quidem diù in funeribus adhibitas, mox & sacris Gentilium; e Macrobio lib. 2. in somn. scip. cap. 3. Sonos Musicos in sacrificiis adhibuerunt, qui apud alios lyra, vel Cythara, apud nonnullos Tibiis aliisque musicis Instrumentis fieri solebant Confermò quest' uso Alessandro ab Alessandro lib. 4. cap. 17. ove scrisse: In Priscorum Sacrificiis semper inter vescendum Diis canere solebant, quibus Sacrum fiebat, & Strabone lib. 10. Cybelis Sacerdote. cùm tinnitu Cymbalorum, & sonitu Tympanorum sacra facere solebant; Osservando tal rito M. Antonio Imperadore, si raconta, che mentre sagrificava adoperasse: Mulieres phaenissas, quae in orbem cursitarent, Cymbalaque, & Organa Musica circum Aras pulsarent. Trà li molti Marmi antichi, nelli quali si rappresentano li Sagrificj celebrati coll'assistenza delli sonatori, singolare è quello rammentato dal Bartolini de Tibiis Veterum pag. 110. esposto dal Casali par. 3. cap. 7. de Splendore Urbis Romae, ma più d'ogn'altro apparisce nella Colonna Trajana esposta dal Ciacconio Tab. 9. ove si vede espresso un Sagrificio, a cui assiste un suonatore di doppia tibbia, siccome un'altro, che suona la Tromba, ed altri, che suonano le Trombe ritorte, dicendo il Ciacconio al num. 75. della sua spiegazione Tibicinas interim, dum peragitur Sacrificium tibiis de more occinunt. Era si costante l'assistenza delli Suonatori nel tempo delli Sagrifitii, che vi era deputato un Collegio di essi per tali funzioni, come apparisce in una famosa Inscrizione riferita dal Grutero pag269., ove si legge. Tibi ur ad. 1 Cyth. bleba. 17.0 cerdote leban. sentre ren tano quel sto d ellas. 's de m. dell 19 Tibicines Romani: Qui Sacris Publ. praestò sunt. E un'alttra pag. 175. Collegio Tibicinum, & Fidicinum Romanorum Qui S. P. P. S. Tit. Julius Syranus Munis perpetuus, & Vbius Tirunnus F. H. C. DD. Nelle quali Inscrizioni sono specialmente da considerarsi le lettere S. P. P. S., che vengono spiegate da una di esse, cioè Sacris Publicis Praesto sunt; mentre quando si dovevano celebrare li Sagrifitii erano come principali Ministri di essi intimati ad assistere, e subito vi andavano con li loro Istromenti, per accompagnarli con gratissime Sinfonie, che perciò erano chiamati Templorum Tibicines, come si legge appresso Firmico cap. 7. del lib. 4. overo Tibicines Sacrorum, come si legge appresso Gellio lib. 1. cap. 12. Erano perciò molto stimati tali Ministri; Onde finito il Sagrificio erano fatti partecipi dopo li Sacerdoti delle Carni sagrificate. E degno di esser qui rammentato un lepido fatto raccontato da Livio nel libro 9. cioè, che essendo stati privati una volta dalli Romani di tali cibi li Suonatori, essi sdegnati uscirono da Roma. e si ritirarono nella Città di Tivoli, e perche senza di essi non si potevano celebrare li Sagrifiti, determinò il Senato di mandare legati alli Tiburtini, acciochè li rendessero, ne potendoli indurre al ritorno, mentre si dichiaravano gravemente ossesi, usarono uno strattagemma con celebrare un solenne Sagrificio, dopo il quale somministrarono loro abbondanza di cibi, e bevanda; Onde ag gravati dal troppo mangiare, e bevere tutti furono soprafatti dal sonno talmente profondo, che poterono essere collocati in alcuni Carri, e condotti ad una pubblica Piazza di Roma, ove svegliati, furono pregati a rimanere, ed a ciò indotti fù loro conceduto, che ogn anno potessero per trè giorni comparire coronati in segno d'allegrezza. Se si ricerca qual fosse il motivo d'accompagnare con la Musica, e con il suono li Sagrifitii, afferma Censorino essere stata una C 2 20 26 una delle cagioni, acciochè li Dei udissero la melodìa, e ne traessero diletto, ma Plutarco de superstizione, riferito dal Causino lib. 2. Symb: Aegipt. Hierogl. 74. asseri, che il principio di tale usanza fù quando in Cartagine usarono le Madri di sagrificare li figliuoli a Saturno, al quale barbaro costume tutte erano tenute, che perciò chi non aveva Figliuoli era obbligata a comprare qualche Bambino per sacrificarlo, e acciochè non si udissero li sospiri, e li lamenti si delle Madri, come delli figliuoli sagrificati. vollero, che prevalesse lo strepito delli Musici, e degl'Istromenti musicali. Costume barbaro, dopo il quale perseverò il suono, ò per diletto delli sensi, ò per motivo di Religione, benche falsa, e superstiziosa, poiche si offerivano Sagrifizj alli Dei colli suoni, mentre si persuadevano, che essendo irati si sarebbero con quella melodia placati, onde derisi da Arnobio lib. 7. dicendo; Etiam ne Dii aeris Tinnitibus, & quaßationibus Cymbalorum afficiuntur? Etiamne Symphoniis quid efficiunt crepitus scabillorum, ut cum eos audierint Numina, honorifice secum aestiment actum, & ferventes animos iterum oblivione deponant; An numquid ut paruuli pusiones ab inaeptis vagitibus crepitaculis exterrentur? Auditis eadem ratione Omnipotentia Numina Tibiarum stridore mulcentur. CAPOV Trionfi celebrati col ſuono. NOn pompa non minore solevano celebrarsi le feste instituite in onore degl' Uomini, quando questi dovevano ricevere le corone reali, e comparire in pubblico trionfanti; Costume pratticato fino dall'anno 3020. dopo la Creazione del Mondo, in cui Salomone fù creato Rè d'Israele, secondo il computo di Saliano; se si legge il Capo primo del libro Terzo delli Rè, si troverà, che nella Coronazione di esso li Popoli presenti cecinerunt buccina, & dixit omnis Populus vivat Rex, e poco dopo si dice, & cecinit universa multitudo post eum, Populus canentium Tibiis, & laetantium gaudio magno, & intonuit Terra à clamore eo rum. Nel cap. undecimo del libro 4. si racconta l'Elezzione del nuovo Rè fatta da Jojada Sacerdote, si dice, che Attalia vidit sarel instim Rey 21 vidit Regem stantem super Tribunal juxta morem, & Cantores, & Tubas propè eum, omnemque Populum Terrae laetantem, & canentem tubis. E se bene in tutte le relazioni di tali feste si sa menzione di tre soli Istromenti, cioè Tubarum, Tibiarum, & Buccinae, notò l'erudito Padre Fortunato Scacchi nel cap. 55. del Mirotecio terzo, doversi anche stimare non essere stati esclusi molt' altri Istromenti, come poi pratticarono li Gentili, ritenendo costumi appresi dagl'Ebrei, e dalla Legge antica; Ciò si ha da Apulejo, il quale raccontando le feste fatte in onore d'Iside lib. 1. metam.; lasciò scritto Simphoniae dehinc suaves Tibiaeque modulis dulcissimis personabant. Ibant, & dicati magno Serapi Tibicines, qui per obliquum calamum ad aurem porrectum modulum frequentabant. Più chiaramente nel lib. 3. Florid. disse. Vox hominis, & Tuba variatior, & Tibia rudiore tenuior, & Lyra concentu jucundior, & buccina significata longinquior. Ne si contentavano, che fossero varii gl'Istromenti, colli quali si applaudiva al Trionsante, ma replicavano li Cori di essi; onde succedendo la pompa del Trionso, succedessero anche diversi Sonatori. Il Bulengero nel cap. 28. del lib. sopra li Trionfi afferma, che nel quinto luogo seguivano li Trombetti; Il Panvino scrisse, che in tre luoghi erano tali Suonatori, cioè in fronte, poiche precedevano a tutti gl'altri, perciò detti Praecentores, se condariamente post aurea vasa, ch'era il quinto luogo, e poi vicino al Trionfante, ma il Bulengero rifiutò tale racconto, dicendo, che vicino al Trionfante erano non le Trombe, ma li Citaristi, ò Citaredi. Questa opinione di replicati, e diversi Cantori, siccome la distribuizione di essi nella pompa del Trionfo, fù elegantemente espressa da Lipsio, ed in bella scoltura si può vedere aggiunta al suo trattato nella nuova edizione del Tomo nono delle Antichità Romane, pubblicate dal Crevio. Basterà qui l'avere accennato il diletto, che dagl'Antichi si traeva celebrando li trionfi coll'accompagnamento della Musica, e del suono principalmente di varii Istromenti, dalli quali si formavano sinfonie all'orecchio gratissime, ed acciochè si rendesse la pompa più vaga, e grata alli spettatori, solevano gli Sonatori essere succinti, e coronati, come si vedono appresso il Panuino, ed altri. Tale diletto a bastanza resterà spiegato in ciò, che racconta Lucio № 22 ₰ Lucio Floro, lib. 2. cap. 2. della sua Istoria di Duillio, il quale riportata la vittoria appresso Lipari: Mersa, & fugata hostium elasse primum illum maritimum egit triumphum; e perchè ne concepì un piacere indicibile, dice il medesimo Istorico: Non contentus unius diei Triumphi, per vitam omnem, ubi à coena rediret praelucere funalia, praecinere sibi tibiam jussit, quasi quotidie triumpharet. La stessa vanità di Duillio, racconta S. Aurelio vittore de viris il lustribus, e Silvio Italico, nel libro sesto, ove scrisse: Cui nocturnu s honos superbia clara, sacerque post epulas Tibicen adest. VI. CAPO Della Musica nelli pubblici Giuochi, e Feste. He si usasse la Musica particolarmente con il suono di var Istromenti nelle pubbliche Feste, lo riferì Cicerone nel libro primo de Legibus, ove afferma essere prescritta tale usanza da legge particolare a tutti commune: Jam ludi publici, cùm sint (dice egli) Cavea circusque divisi corporum concertationes, cursu, & pugillatione, luctatione, curriculisque equorum, usque ad certam victoriam circa constitutis caued, cantu, voce, ac fidibus, & Tibiis dummodo moderata sint, uti lege praescribitur. Nelle quali parole si accenna essere prescritti li Suoni, e il canto in modo, che fossero non confusi, ma regolati colle leggi della Musica, onde riuscisse il concerto di essi grato al Popolo spettatore, e utile a chiunque si esercitava nelli giuochi, che perciò prima di darsi principio alli medesimi, si udiva un' ottima sinfonia intuonata dal suono di una, overo molte Trombe, al suono delle quali succe devano le voci degl'altri Istromenti Musicali distribuiti in Classi, e accrescevano la melodia, con cui si pasceva l'udito, mentre l'occhio godeva del corso, e delli varii combattimenti di quelli, che nel Teatro stimolati dal suono si esercitavano. Tale usanza di darsi il segno per li giuochi con il suono fù ri ferito dal Bulengero nel capo 17. de Theatro con recitare li versi di virgilio presi dal quinto delle Eneidi, Inde ono d ne nel. za dal ugilla toriam do mo. a int ere la he nell 1070 care 23 Inde ubi clara dedit sonitum tuba finibus omnes. Haud mora, prosilvere suis ferit aethera clamor Nauticus &c. Così parimente Ovidio disse. Signa Tubae dederant cum carcere pronus uterque Emicat &c. Costume ritenuto fino alla nostra età, come si vede nelli giorni Festivi, nelli quali si esercitano con il corso li Cavalli, e altri Animali. Nè solamente per tal segno si usavono le Trombe, ma in tutto il tempo delli giuochi, durava il suono si di esse, come di altri Istromenti, e il canto delli Musici. Succedè tal costume di darsi il segno per li giuochi con la voce delle Trombe, al costume prima pratticato di darlo con gettarsi una salvietta, ò simile tela da un luogo emi nente del Teatro, come si riferisce da Pausania, lib. 2. Eliac. citato dal Bulengero cap. 26. de Circo, usanza dice Cassiodoro nel libr. 3 varior. proceduta da Nerone, il quale mentre desinava nella parte superiore del Teatro, volendo dare il segno per li giuochi, gettò da una Fenestra una salvietta: Mappa (dice) Signum dat Circumstantibus Nero prandens, flagitante Populo mappam obiici jussit, per fenestram. Datosi il principio dopo il segno del suono agli giuochi si proseguiva il suono, dal quale si eccitavono li spiriti, ò delli Cavalli, che correvano, ò degl'Uomini, che in diverse maniere combattevano, come riferì Seneca nella lettera 88. Non vides quàm multorum vocibus chorus constat? Accedunt viri, faeminae interponuntur, Tibiae singulorum illic latent, vox omnium apparent. Onde come notò l'erudito Gasparo Bartolini capo 10. del libro 2. de Tibiis Veterum, era deputato nel Teatro un luogo detto: Orchestra, nel quale era il Coro delli Sonatori, e Cantori, dal luogo furono nominatl Thimelici, e parlando di essi Salviano 6. de gubernazione Dei scrisse: Quis locus majores Christianorum copias habet, cauca ne ludi publici, an Atrium Dei? Et Templum omne magis sectentur an Theatrum. Dicta Evangelicorum magis diligant, an Thymelicorum Lo stesso costume si pratticava nel Teatro delle Commedie, come difusamente dimostrò il medesimo erudito scrittore nel capo citato, ove dimostra la differenza delli Suoni usati secondo la diver sità 24 20 sità delle azzioni, e delli giuochi, che dalle Sinfonìe si accompagnavono che perciò (dice egli) Illi modi Tibiarum, & fabulae ingenium temperabantur, usque adeo ut auditis Tibiis Popolus sciret, quae fabula danda esset. La stessa usanza si pratticò nelli balli, la stessa nelli gesti degl'Istrioni, onde li spettatori si ricreavano non meno nel vedere, che nel udire. CAPO VII. Delli ſuoni uſati nella Navigazione. On è Nave, nè legno in Mare, in cui non si usi qualche Istromento da suono, a fine di allegerire con esso il tedio della navigazione, e delle dimore penose, che si fanno per le calme, e per la mancanza delli venti: Pediano appresso Cicerone citato dallo Scheffero de re nautica pag. 180. Sciendum est (disse) cum remigibus per Symphoniam, cythara, & per aßam vocem idest non prolatam per cytharam; tale sinphonia fù detta da Cicerone: Cantilena nautica, e tale costume fù avvertito da Isidoro orig. lib. 7. cap. 16., ove scrisse: Siquidem remiges cantus hortatur, ad tollerandos quoque labores, Musica animum mulcet, & singulorum operum fatigationem modulatio vocis solatur. Lo stesso affermò Censorino cap. 19. Quo facilius superent laborem, vel in Navis motu à vectore Simphonia adhibetur. Per tale motivo sino dalli tempi antichi fù introdotto il canto nelle Navi: Onde appresso Ateneo nel lib. 12. si dice, che tornando Alcibiade dall'esilio era nella Nave sogetto: Qui carmen nauticum canebat; e nel medesimo tempo li Naviganti proseguivano la battuta, percuotendo le acque con li remi, d'onde procedeva nua certa Armonia di cui molto si dilettavano li Naviganti. Ne fece testimonianza Massimo Tirio nella disertazione 23. ove disse: Quid in musica bona est harmonia unum aliquid est, harmonia multiplex vocum discordia in Triremi unum aliquod est vox tibiae multiplex inobedientia; e nella disertazione 31. In Navi illa regia tibia, fremitusque hominum, & stridebat arundo; e parlando Cicerone di Antonio nella orazione contro Verre. Ab hac profectus Antonius quidam Simphoniacos servos adducebat per injuriam, quibus se in Claße nonn me. alche. tedio: e cal citato! nren prolatas ena nu. p. 16. quoque fatigativ supere videlicet wi in rlando 25 20 Claße uti velle dicebat; Si legga lo Schefero de Re Navali, ove osservò varii modi, ed usi del canto appresso gl'Antichi nella Navigazione. Quì basterà averli accennati per trasferirci dall'agitazione del Marè alle Sale, ove con quiete solevano celebrarsi li conviti. CAPO VIII. Del Canto uſato nelli Conviti. El lusso, con cui gl'Antichi Romani imbandivano le cene, scrisse Macrobio lib. 3. Satur. cap. 16. una principale vanità usavano nel portare li cibi, cioè di fargli accompagnare da Suonatori di varii stromenti: Adhibebant, (dice) & aliam vanitatem, qua praetiosiores Dapes mensis inferebantur, solemni quadam pompa tibicinibus utebantur. Ita enim caenante Severo Imperatore observatum fuit. Non solamente nel portarsi le vivande, aggiunse Ammiano lib. 30. Cùm appenerentur exquisitae cupediae aedes amplae nervorum articulato stabilique sonitu resultarent, sed & obsonii scindendi magister (quem Petronius Scißorem, & Carpum vocat) Juvenalis Carptorem, Apulejus Diribitorem, manum dextram per edulia circumferebat, atque ad Simphoniam discerpebat. Ma mentre a suono regolato di battute musicali divideva il Trinciante le vivande, gustavano di esse li Convitati, e si proseguiva il canto, e le Sinfonìe ora più, ora meno numerose di voci, e di stromenti. Afferma Plutarco Symph. 7. cap. 8. che tal volta si usava la sola Cetera, e ciò sin dal tempo di Omero: Cythara jam olim aetate Homeri adhibita in Conviviis, & Amicitiam consuetudinemque adeo antiquam non licet dissolvere, sed Cytharedis solis utendum est, ut luctum, & funebrem complorationem è cantilenis summoveant, canentes bene nominata, quaeque hominibus epulantibus accomodata sunt A tale costume pratticato nella Grecia succedè una simile usanza appresso li Romani, come affermò Livio lib. 9. Tum Psaltrid Sambucistriaeque, & convivalia Ludionum oblectamenta addita sunt. Erano perciò tal volta necessitati anche li Convitati a cantare, onde vi andavano preparati, nè sì facilmente potevano esimersi dall'accettare gl'inviti: tale costume si riferisce da Cicerone nella Questione Tusculana 4. Mos epularum hic fuit, ut deinceps qui accumberet caneret Usanad Tibiam clarorum virorum laudes. D 26 Usanza però più frequentata era, che cantassero, e suonassero persone a ciò deputate, e perite in tal'arte, e per l'ordinario il canto si formava da fanciulli, e fanciulle, essendo le voci di essi più grate all' orecchio. Si hà ciò da Orazio lib. 4. Od. 13. Illae virentis, & doctae psallere Chiae; e Gellio lib. 19. cap. 9. più chiaramente: Scitissimi utriuque sexus canentes, & psallentes. Si conferma ciò nell'Iscrizione sepolcrale antica riferita dal Panciroli. D. M. Auxesi Cytharedae Conjugi optima C. Cornelius Nerifus fecit Et sibi In Petronio si legge: Pueri ad pedes, & Pucillator cantant in ipso, quo fungebantur munere paronychia tollendi, & vinum ministrandi. Il motivo per cui eleggevano sanciulli per il canto, non solamente era per le voci ordinariamente più grate all'orecchie, ma perchè, come dice Valerio Massimo lib. 2. addotto dal Bartolini lib. 2. de Tibiis pag. 149. nell'udire le lodi degl'Antenati: Ad ea imitanda Juventutem alacriorem redderent; ed acciocchè meglio l'apprendessero si cantava tal volta colla sola voce senza l'accompagnamento d'Istromenti. Tanto affermò Varrone lib. 12. de vita P.R. appresso Nonio. In Conviviis Pueri modestè ut cantillarent carmina antiqua, in quibus laudes erant majorum, aut assa voce, aut cum tibicine; nella quale parola assa voce, si addita la sola voce, e si escludono gl'Istromenti da suono. Bene è vero, che per lo più, massime nelli Conviti solenni si usavano, ed erano di varie sorti; Onde si sormavano sinfonìe; tanto assermò il Demstero nelle note sopra Rosino lib. 5. cap. 29. ove scrisse, che mentre si mangiava: Organa, Tibię, variaque alia in sonabant Instrumenta, praecipua tamen memorantur hydraulica; e poco dopo nel capo medesimo dice, nel tempo delle cene: Organarii Choraules, Tibicines, Lyristae, Tympanistriae, hydraulae, Chordacistrae in pulpitis canere solebant; e perchè riuscisse non meno grata la Musica all' udito, che piacevole apparenza delli Suonatori, solevano questi essere coronati, ò di alloro, ò di altre Ghirlande, come riferisce il Paschali de Coronis lib. 2. cap. 2. ed il Bulengero de Conviviis pag. 318. afferma, che erano di mortella: Circumferebant in Conviviis Cytharam, & mirteam coronam. Di ſimia Isern antar. um 1 , not Bart ccom nio. quib nenti olen arii C 27 etc. Di tutto ciò testimonio fedele sono li marmi antichi, nelli quali si vedono li Suonatori d'Istromenti diversi, e coronati. Tale è quello esposto dal Ferrari de Re vestiaria part. 1. pag. 92. da Gio: Battista Casali de antiquo Urbis splendore cap. 18. pag. 320., e dallo Scacchi Myroth primo cap. 33., e l'altro del Ferrari part. 1. pag. 188. siccome anche coronati apparivano li Suonatori nelli Trionfi, come fù detto, e si osserva in quello descritto da Lipsio nel tomo nono delle Antichità Romane Tale usanza si pratticava anche nelle cene Castrensi, come asserma il Bulengero nel cap. 37. del libro 3. de Theatro: Moris fuit ui tempore coenae ad Tabernaculum Imperatoris omnes Tibicines, & Cornicines tuba canerent, & buccina; costume ritenuto anche sino alla nostra età, mentre e in Mare, e in Terra si sogliono suonare le Trombe, ed altri Istromenti nel tempo in cui, ò pranzano, ò cenano li Supremi, e Signori di qualità. Era cresciuto a tal segno questo costume, che trionfava nelli Conviti l'inverecondia, mentre, come riferisce il Demstero nelle note sopra Rosino pag. 524. coll'autorità di Macrobio nel secondo de Saturnali: Non modo pueri procaciores hisce adhibiti officiis; cioè nel canto, e nel servire li Convitati: Sed, & puellae, nec defuit, qui psal triam intromitti peteret, ut puella ex industria supra naturam mollior canora dulcedine, & salutationis lubrico exerceret illecebris philosophantes; Non si contentavano di pascere il gusto con li cibi, e l'udito con la Musica, ma sodisfacevano agl'occhi con oggetti inverecondi, ed incitativi all'incontinenza; Fù descritto questo detestabile abuso diffusamente da Filone Ebreo nel libro de vita contemplativa, tradotto in latino da Pietro Ciacconio come segue, si beveva in Calici d'oro: Ministrantibus formosis mancipiis, non tam ad praesens ministerium quaesitis, quàm ad exhilarandos aspectu Convivarum oculos. Ex iis minores pueri pincernas agunt, grandiores aquam afferunt, loti, & nitidi, fucatique, ac concinnati, alunt enim Capillitium vel omninò intonsi, vel à fronte tantùm praesectis in Orbem crinibus tenuissimas candidasque praecincti tunicas anteriori parte ad genua demissas, posteriore ad poplites, utrinque mollibus teniis adstricti commißuras tunicae propendentibus ad latera finibus, sic ornati adstant nutus observando quid quisque postulet, adsunt, & alii adolescentes prima lanugine molles vestiti, qui paulo ante Amatorum suorum deliciae fuerunt &c. Aciò si aggiungevano: Varia bellariorum obsoniorum, condimenD 2 28 mentorumque species elaborata à Pictoribus, & Cupediariis, quorum, cùm non tantùm gustus satisfacere, verùm etiam oculos exhilarare munditiis &c. Cresciuto a tal segno il lusso, e la crapula, il Rè Teodorico saggiamente sbandì la Musica dalle Cene, lodato perciò da Sidonio nella lettera seconda del primo libro: Eò quòd (dice) Tympanistrias, Ly ristas, praecipueque Psaltrias procul à Convivio suo abdicavit &c. e ciò si richiedeva dalla ragione, mentre con abuso detestabile erano adoperati per pascolo dell'incontinenza quegl'Istromenti dalla Divina Sapienza, ò suggeriti, ò commandati all' Uomo, acciochè avesse in terra qualche melodìa per argomento, e saggio di quella Musica, con cui li Cori Angelici in Cielo benedicono, e lodano il Creatore dell'Universo. CAPO IX. Del Suono, e Musica usata nelli Funerali. On è scenà in Terra in cui trionfi l'allegrezza e la crapula, che finalmente non si trasmuti in Teatro di mestizia, e di pianto. Tale apparato cagiona la morte a tutti commune: mà se per questa sogliono spargersi lagrime dal dolore per la perdita delle persone più care, furono soliti molti d'accompagnare i loro sospiri con le voci del suono, e del canto. Fù tale costume non solamente degl'Ebrci, mà delli Greci, e delli Romani, alli quali, secondo la più comune opinione, si tramandò dagl'Ebrei, e si arguisce dalla parola Nenia, che significa canto del Funerale, la quale però alcuni stimano derivata dal Greco, così Polluce, così Pietro Fabro nel capo 2. del libro 3. Tal parola si dice dalli Santi Girolamo, e Cirillo: Carmen lugubre fondati nelle parole di Ezechiele cap. 17. in lamentatione excisae Tyri, & assument super te carmen lugubre; e nel capo 32. Fili hominis cane carmen lugubre super multitudinem Ægypti. Se si cerca di qual sorte fossero tali versi, risponde il Sopranis nella Digressione seconda pag. 448. che erano versi sciolti secondo l'arbitrio di chi li pronunciava. 29 20 Si recitavano questi presente il Cadavero, e con il canto, come si accenna nel cap. 32. di Ezechiele con le parole Fili hominis cane &c. appresso Michea cap. 7. In illa die sumatur super eos parabola, & can tabitur canticum cum suavitate dicentium &c. Era questo canto non allegro ma flebile, e mesto, e si accompagnava dal suono; di qual sorte fosse, e quali stromenti si adoperassero in tale funzione, non è si facile a determinarsi, poichè varie sono le relazioni delli Scrittori. Ponderò il Sopranis le parole del capo primo del libro 2. delli Rè, ove si dice: Planxit autem David planctum hujusmodi super Saul, & praecepit, ut docerent filios Judae Arcum; e stimò, che in tali parole si debba intendere un'Istromento musico, con cui dovevasi accordare il canto, mà poi soggiunse, che per lo più s'adoperava il flauto, detto Tibia dalli Latini. Fondò la sua opinione nella relazione di S. Matteo cap. 9. dove scrisse: Cum venißet Jesus in Domum Principis, & vidißet Tibicines dixit, recedite non enim est mortua Puella; E Festo scrisse, Nenia est Carmen quod, in funere laudandi grazia cantatur ad Tibiam; anche Cicerone assermo lo stesso nel 2. de legibus, dicendo: Honoratorum virorum laudes in concione numerentur, easque etiam cantus ad tibicinem prosequatur, cui Nomen Nenia; nelle quali parole dice Cicerone: Cantus lugubris nominatur. Il Guthero però ponderando nel Capo 23. lib. 1. de Jure Manium un detto di Varrone nel libro 4. de Vita Pop. Rom., in cui dice che la Presica, cioè la Donna, che soleva cantare le Nenie mentre cantava, Neniam cantare solitam ad Tibias, & fides, afserma essere solo tale Autore, che asserisca la Cetera nelli Funerali, mentre da niun'altro, e dal solo Varrone si racconta; Onde stima, ò che errasse, ò che la parola Fides appartenga ad altro senso di parole mancanti: solus hic Varro (dice Guthero) contra Auctorum omnium Fidem, qui Tibias his Cantibus solùm admoverent; quare vox illa Fides ad alteram orationis partem trahenda est, quae periit. Si può confermare l'opinione del Guthero con l'Autorità di Giovanni Nicolai, il quale scrisse un erudito trattato sopra il pianto solito farsi dalli Greci nelli loro funerali, e nel capo 9. pag. mihi 118. dice Notandum autem quòd tempore luctus ad lyram canere non licuerit, quia Instrumentum erat Apollini consecratum, & dicatum. Pean enim aliaque carmina exhilarantia ad lyram canebantur, uti 30 26 uti Franciscus Rous Archaeolog. Attic. lib. 5. cap. 25. Mà ciò non esser vero universalmente, scrisse il Kirchmanno cap. 1. de funeribus Rom. con apportare varie autorità in contrario, poichè Seneca parlando del Funerale di Claudio dice, che erat omnium formosissimum Claudii funus, ut scires Deum efferri. Tibicinum, Cornicinum, omnisque generis Sonatorum tanta turba tantus concentus, ut Claudius audire poßet. Lo stesso Autore afferma, che celebrandosi con pompa molto dispendiosa li Funerali, fecero legge li Decemuiri, in cui, come riferisce Cicerone nel secondo de Legibus, si prescriveva il numero di soli dieci Suonatori. A tuttociò alluse Ovidio nel libro 6. delli Fasti. Temporibus Veterum Tibicinis usus Avorum. Magnus, & in magno semper honore fuit. Cantabat sanis, cantabat Tibia ludis Cantabat maestis Tibia funeribus. Adde quod Ædilis pompa, qui funeris irent, E poi. Artifices solos jusserit esse decem. E con raggione fù fatta questa risorma, mentre li Funerali, non erano meno dispendiosi delle Nozze, e delle Feste Teatrali. Ne scrisse sopra di ciò un'intiero trattato il Kirchmanni. A noi basterà riflettere a ciò, che si riferisce nel libro 2. delli Rè nel capo 3. cioè, che il Funerale di Abner fù con tal pompa celebrato, che lo stesso Rè David l'accompagnò. Così Marco Imperadore, ( come racconta Capitolino) accompagnò Lucio Vero defonto sino a Capua, con cui certamente fù il seguito della Corte Imperiale, e la pompa a quella condecente. Nè solamente fù costume delli Gentili, mà anche delli Cristiani, onde riferisce San Girolamo descrivendo il Funerale della B. Paola, che molti Vescovi accompagnarono il di lei Cadavero, e v' intervennero le Prefiche lamentatrici con li Sonatori. Mà se appresso gl'Ebrei, Greci, eRomani Gentili fù il canto mesto, e flebile appresso li Cristiani fù lieto come scrisse S. Girolamo orat. 2 in Julian. de S. Paula. Enim non ululatus, non planctus, ut inter saeculi homines fieri solet, sed Populorum linguis diversis examina concrepabant, e poco dopo dice, che si repeteva l'Alleluia. In Epitaphio Fabiolae sona näh rivev. Teatra nel co ebrat rador defonte de la e fù c risce 5 anen. 31 nabant Psalmi, & aurata Templorum tecta reboantia in sublimiore quatiebat Alleluja. Cessò poi il suono delle Tibie, ò Flauti nelli Funerali delli Cristiani, e succedè il suono delle Campane, ma di ciò non è questo luogo da trattarne. Rimane però l'esame non meno curioso, che intrigato sopra la qualità degl' Istromenti usati nelli Funerali degl'Antichi: poiche è gran controversia trà li Scrittori circa essi: Alcuni affermano che si adoperavano li Flauti, altri le Trombe; fondano li primi la lor' opinione sopra le parole di S. Matteo al nono, ove si dice, che il Salvatore cum vidisset Tibicines, avertendo il Sopranis a carte 495 essere differenza trà Tibicines, & Tubicines, poiche li primi sono Suonatori di Flauti li secondi di Trombe, alla quale riflessione soggiunge, che nelli Funerali delli Giovani si adoperavano li Flauti, come scrisse Lattanzio Interprete di Statio lib. 6. Jubet religio, ut majoribus mortuis tuba, minoribus tibia caneretur; Onde Stazio Tibia cui teneros suetum deducere manes. Che perciò si parla delli Tibicini nella morte della Figliuola dell'Arcisinagogo morta in età tenera. Tale differenza fù anche auvertita da Aulo Gellio nel libro 20. ove si legge nos autem in capitonis Atteii conjectaneis invenimus siticines appellatos, qui apud Sitos canere soliti erant, hoc est vita Functos, & Sepultos, eosque habuisse proprium genus Tubae, qua canerent, ac caeterorum Tibicinum proprietate differens, quos Sicinistas vulgus dicit—His sunt monumentarii, quasi cornicines. Polluce lib. 4. ait Threnis accomodatas Tibias habentes Hi siticines duplices erant, vel Tubicines, nam & Tubarum, & Tibiarum frequens fuit in funeribus usus. Tubicines adhibebantur in Sepultura Nobilium; Alii dicunt in Juvenum funeribus tantùm usurpatas eße Tubas, alii ajunt in Plebejorum funeribus Tibias usurpatas. Inter quos Lactantius Grammaticus onde Ovid. lib. 5. Fast. Eleg. prima. Tibia Funeribus convenit ista meis. La tromba poi adoperata nelli Funerali delli Nobili si arguisce da Propertio lib. 4. eleg. ult. Et mestae concinuere Tubae cum subita nostrum Detraheret lecto fax inimica caput. che perciò Silvio in comment. leg. in Tabul. dice, che nelli Funerali delli 32 delli Nobili, non si cantavano le Nenie, perchè non si potevano udire per lo strepito delle Trombe. Toglie tutti li dubbii il Nicolai a carte 109. ove dice, che le Tibie, e le Trombe erano communi nelli Funerali delli giovani, e Vecchi, delli Poveri, e delli Ricchi; come anche credè il Kirchmanno de' Funer. Romanor. lib. 2. cap. 5. ma con differenza, poichè con la Tromba accompagnavasi la pompa del Funerale, e li Flauti si adoperavano, quando si cantavano le Nenie onde Ovidio 6. Fast. Cantabat maestis Tibia Funeribus. Di qual forma fossero li sudetti Istromenti, non si può con certezza affermare, poichè come notò il Guthero erano di diverse specie, ò per cagione degl'artefici, che le inventorono, ò per li paesi ove erano usate, ò per il suono vario reso dalla figura, ò dalla materia di cui erano fabricati. Il Kirchmanni afferma nel libro 2. cap. 5. che le Tibie usa te nelli Funerali erano: Caeteris latiores, & longiores, quales in antiquis sepulcris sculptae videntur, e lo deduce da Ovidio, il quale nell'Elegia 6. lib. 1. Amor. disse: Florida prò maestis laniatus pluma Capillis Prò longa resonent carmina vestra tuba. In conformazione di ciò si può osservare nella Pittura posta dentro l'antico Sepolcro di Cestio, ricopiata, e impressa nel discorso sopra del medesimo di Ottavio Falconierio aggiunta alla Roma del Nardini, ove nella Tavola prima la figura terza tiene in mano due Tibie di tal sorte. Molto raccontò degl'inventori delle Tibie Salmasio, e molto ne disse Stazio, alcune delle quali saranno da noi a suo tempo esposte. Resta per fine il cercare le cagioni, per le quali erano cele brati li Funerali con l'accompagnamento del canto, e del suono. Il Nicolai afferma, che si suonava, acciocchè quelli, li quali erano aflitti per la morte delli loro Congiunti distratti da quel diletto, meno sentissero il dolore, e si fonda nell' autorità di Polidoro Virgilio, che dice lo stesso nel libro 4. cap. 11. de Rerum Inventoribus. Sedulio con altri nel libro 3. afferma, che tal Costume uò ct. div. la fig. e no 33 stume si pratticava per eccitare gl'astanti alli lamenti, ove dice Funereosque modos cantu lacrimante ferebant Tibicines, plangorque frequens confuderat aedes. Che perciò Euripide stimò, che la Musica doveva farsi più tosto nelli Funerali, che nelli Conviti, poichè questi sono di loro natura allegri, dove che nelli Funerali è bisogno di cercare sollievo al dolore; come affermò il Mureto. Che perciò forse Tirreno figlio di Ercole, secondo il racconto di Higino cap. 174. fece una legge, in cui si commandava, che quando era morto qualcuno, si suonasse una concha bucata, e con quella si chiamasse il Popolo al Funerale. Macrobio però nel lib. 2. in somn. Scip. cap. 3. riferito da Kirchmanno lib. 2. cap. 4. de Funer. Roman. affermò, che si usavano le Sinfonie nelli Funerali, perchè: Corpore extincto Animae ad Coelum redire credebantur dulcedine Musicae; che perciò stimandolo errore si astennero li Cristiani da tal rito, come nota il Baronio all'anno 31. CAPO X. Del ſuono uſato nella Guerra Ino dall'anno dopo la Creatione del Mondo 1530. prima che Troja fosse edificata dal Rè Dardano, furono in uso le Trombe per la Guerra, e ciò per commandamento fatto da Dio a Moisè, poichè si legge nel capo 10. delli Numeri, che parlando a Moisè disse: Si exieritis ad Bellum de Terra vestra contra hostes. qui dimicant adversus vos clangetis ulalantibus tubis &c. e circa 50. anni dopo Moisè, regnando Giosuè, come supremo Giudice del Popolo Ebreo, e volendo Iddio dargli il possesso della Città di Gierico, gli commandò, che facesse suonare tutte le Trombe nel girare le Squadrone armate attorno le mura di essa, e senza alcun fatto di armi, dice il Sagro Testo, che le mura a quel suono illicò corruerunt. Ammaestrati da ciò li Popoli posteriori furono sempre soliti 34 ti usare il suono nelle Guerre; onde cantò Virgilio. Ære ciere viros, martemque accendere cantu. e appresso Dionisio si legge lib. 26. che: Congregans verò milites, Barbara resonabat Exercitum excitans tibia Bellonae; poichè il suono risvegliava li spiriti delli Soldati, e anche rendeva animosi li Cavalli; onde la zussa, e la battaglia succedeva con vigore, e più facilmente si vinceva. Delli soli Macchabei notò S. Giovanni Chrisostomo sopra il Salmo 43. che movendo Guerra contra Antioco per mantenere le leggi della Patria, avendo Dio per guida: Cùm Aciem dirigeret non adsciverunt Tibicines ut fit in aliis Castris, sed Dei superne auxilium invocabant, ut adesset, opem ferret, & manum praeberet. Mà quanto è certo, che si usasse il suono nella Guerra, tanto è incerta la qualità degl'Istromenti adoperati oltre le Trombe. L'erudito Gasparo Bartolini nel suo trattato de Tibiis nel capo quinto del libro 2. copiosamente dimostra essersi usati li Flauti: Tibiis in re militari (disse) progreßui atque recessui signum datum non prorsus ex aliquo ritu Religionum, neque rei divinae gratia, neque etiam, ut excitarentur, atque vibrarentur animi, quod cornua, & litui moliuntur, sed contra ut moderatiores fierent, quod Tibicinis numeris temperatur. Nihil enim adeò in ag grediendis hostibus, atque in principiis Praeliorum ad salutem, vir tutemque aptius eße, quàm si permulcti sonis mitioribus non immodice ferocirent. Che perciò Plutarco lib. 8. de cohibenda iracundia attesta: Lacedemoniis pugnaturis concentu Tibiarum iram ademptam; ed Ateneo lib. 14. racconta, che li Popoli Lidi avevano nell'Esercito. fistulatores, & Tibicines, atque Fęminas Tibicinas; Marziano Cappella nel libro 9. riferisce, che li Popoli di Candia solevano combattere con il suono delle Cetere, e Gellio Autore dell'Istoria Greca nel libro 1. cap. 11. scrisse, che Tucidide, e li Lacedemoni insigni Guerrieri, non Cornuum, Tubarumque signis, sed Tibiarum modulis usos esse; e poco dopo suggiunse: cum praecinctae igitur Claßes erant, & instructae Acies, cęptumque in hostem progredi, Tibicines inter exercitum positi canere inceptabant, ex ibi praecentione tranquilla, & venerabili ad quandam quasi militantis musicae disciplinam vis, & impetus militum, ne sparsi, dispalatique proruerent exhibebant. Afferma massimo Tirio nella disertazione 21. che di tale inven aven. eine Tres II F. anim on 1 da in n im Pap. 35 δ. venzione su Autore Licurgo, volendo, che li Spartani andassero con tripudio, e allegrezza contro gl'Inimici: Parimenti si hà da Bellonio lib. 3. cap. 13. che li Turchi usavano nelle Guerre un concerto di Flauti e di Timpani. Non fù però tale usanza comune a tutti, poiche attesta Lipsio nel capo 10. del libro 4. de re militari, che trà tutti gl Istromenti da suono, tenne il primo luogo in Guerra la Buccina, e descrivendola dice, che era un quasi circolo di bronzo da cui si rendeva un gran suono; Questa a suo luogo sarà più chiaramente descritta, per ora basti il sapere, che tal' Istromento era dedicato a Marte, poiche communemente si adoperava in Guerra. Ne solamente questo Istromento fù adoperato in Guetra, per risvegliare con esso li Spiriti delli Combattenti, mà come avertì l'erudito Abate Fabretti de Columna Trajani pag. 202. riferisce Vegetio nel libro 3. cap. 5. essersi usati trè principali Istromenti, cioè la Tromba, il Corno, e la Buccina. Tibicines eße, qui Tuba, Cornicines, qui aere curvo, Buccinatores, qui Buccina committere praelium solent. La Tromba era quella, che directa est, la Buccina, quae in semetipsam aereo circulo flectitur, il corno, quod ex Vris agrestibus argento nexum, li quali Istromenti, come notò lo Steucchio, sopra il detto di Vegetio spesse volte si confondono dalli Scrittori, e il sopradetto Fabretti avverti, che li Corni, li quali ora sono formati di Bronzo, anticamente erano Corni di Busalo, e che nelle Squadron delli Soldati a piedi si usavano li Corni, e in quelle delli Soldati a Cavallo le Trombe, e anche il Lituo, di cui espose la figura a carte 204. presa dalla base della Collonna Trajana. Tal' Istromento fù descritto dal Bartolini cap. ultim. lib. 3. Aliud Buccinae genus dice egli incurvum Litvus veteribus dictum ex Festo gracilem edens vocem quo in bello utebantur; qui eo canebat Liticen dictus est, e ne pone la seguente Iscrizione sepolcrale. M. Iulius Victor. Ex Collegio Liticinum, & Cornicinum. poiche secondo Prisciano lib. 1. Liticen Liticinis dicitur ex Lituo quod est genus Tubae minoris, unde, & soni sunt acutiores, come si ha da Statio. Et lituis aures circumpulsantur deutis. CAE 2 R 36 20 CAPOXI. Si pondera il Canto Ecclesiastico nello Stato della Legge Cristiana. E solamente forono celebrate molte azzioni dalli Gentili con li canti, e li suoni, mà anche dalli Cristiani, e chi N volesse porre in dubbio il canto nelle Chiese, impugnarebbe il canto Angelico, del quale disse S. Luca cap. 2. 13., subito facta est cum Angelo multitudo Militiae Coelestis laudantium Deum, & dicentium Gloria in excelsis Deo &c. Di tal canto disse Sant' Agostino in Epist. 189. cap. 18. De Hymnis, & Psalmis canendis ipsius Domini, & Apostolorum habemus documenta, & exempla, & pręcepta. De hac re tam utili ad movendum pie animum, & accendendum divinae dilectionis affectum varia consuetudo est. Ciò anche si asserma dal Concilio Toletano 4. cap. 11. De Hymnis etiam canendis, & Salvatoris, & Apostolorum habemus exemplum, ciò è manifesto per quello, che raconta S. Matteo cap. 26. 30. ove dice, che dopo la cena; Gli Apostoli hymno di cto exiverunt in Montem Oliveti. Sopra che S. Agostino in Psalm. 72. riflette, che Hymni laudes sunt Dei cum cantico, Hymni cantus sunt continentes laudes Dei, si sit laus, & non cantetur, non est Hymnus, oportet ergo ut sit bymnus habeat haec tria, & laudem, & Dei, & canticum. Da questo esempio ammaestrati li primi Cristiani, cominciarono a cantare li Salmi, e gl'Inni in lode del Creatore, e per decreto di Sant' Ignazio Vescovo di Antiochia Coetaneo degli Apostoli fù stabilito il canto nella Chiesa dopo che, come racconta Socrate nel libro 9. cap. 8. dell'Istoria Ecclesiastica riferito dal Baronio nell'Anno 60. vidde gl'Angeli divisi in due Cori, che cantavano le lodi a Dio: Ignatius Antiochię, quae est in Syria, tertius à Petro Apostolo Episcopus, qui Apostolis ipsis multum versatus est, visionem vidit Angelorum S. Trinitatem hymnis alterna voce decantatis, collaudantium, & formam canendi in ea visione expressam Ecclesiae Antiochenae tradidit; Unde illa traditio ab omnibus incia 1 37 bus Ecclesiis recepta est. Costume poi pratticato negl'anni susseguenti, e sempre inculcato dalli Santi Legislatori. Cum conveneritis (disse S. Paolo cap. 14. alli Corinti) quisque vestrum Psalmum habeat, e nel 5. a gl'Efesi. Implemini Spiritu Sancto, loquentes vobis metipsis in Psalmis, hymnis, & canticis. Nel capo 3. della Gerarchia Ecclesiastica scrisse S. Dionisio. Psalmorum Sancta modulatio, quae omnibus fere Sacerdotibus talibus ministeriis injungitur. & substantiae ratione adhaeret, ea summo omnium principalique Ministerio deesse non debuit. Tertulliano nel libro 2. ad uxorem a giunse stimoli al canto delle lodi divine con dire Sonent inter duos Psalmi, & hymni, & mutuo provocent, quis melius Deo suc cantet, talia Christus videns, & audiens gaudet. Filone de vita contemplativa raccontando li principii delli Decreti Ecclesiastici, non solum (disse parlando delli Cristiani) subtilius intelligunt hymos, verum sed ipsi faciunt novos in Deum, ex omnibus eos, & metris, & sonis honestatis, & suavi compage modulantes, unus enim ex omnibus consurgens in medio Psalmorum honestis modulis intonet. E si certa questa verità, che superflua cosa si rende l'addurre molte autorità, per provarla quantunque non siano mancati impugnatori, e detrattori di questo canto Ecclesiastico. Li Valdensi con l'empio Viclefo vituperarono il canto Ecclesiastico (come notò il P. Suarez cap. 7. del libro 4. nel Tomo 2. de Religione) asserendo ciò farsi inutilmente, quasi che Iddio fosse sordo. Onde (dicevano) con alzare le voci, e replicare le parole si perde il tempo. Rifiutò dottamente tale errore il Suarez, e molti opposero il lodevole costume pratticato nella Chiesa per molti ragionevoli motivi, l'esame delli quali non è da sarsi in questo luogo. Basterà il riflettere a ciò, che riferì il pio, ed erudito Padre Edmondo Martenne nel libro primo art. 8. della parte seconda de Ritibus antiquis, cioè che nelli tempi antichi la prima ordinazione, che si pratticava nella Chiesa era delli Cantori, e Salmisti, li quali però, come auvertì il Baronio nell' anno 60. non costituivano un'Ordine sagro diverso, ma una Classe di Ministri deputati per il canto, quorum ordo dice il Martenne, ab annis circiter trecentis videtur extinctus. In prova di ciò adduce il Concilio quarto Cartaginese dicendosi nel can. 10. Psalmista idest Cantor potest absque licentia Epi 38 20. Episcopi, sola jussione Praesbyteri officium suscipere cantandi, dicente sibi Presbytero vide, ut quod ore cantas corde credas, & quod eredis operibus comprobes. L'offizio di tale cantore si descrive da S. Isidoro de divin. offic. cap. 12., ove è da osservarsi, che gl'antichi avanti di cantare, dice il Santo, cibis abstinebant psallentes tamen legumina in causa vocis assiduè utebantur, unde & Cantores apud Gentiles Fabarii dicti sunt. Persuaso da questo antico, e lodevole costume Lattantio nel libro 6. cap. 21. de divin. fest. fù di parere, che si dovesse mantenere nelle Chiese Cristiane la Musica, poiche disse si voluptas est audire cantus, & carmina; Dei laudes canere, & audire jucundum sit, haec est voluptas vera, quae comes & socia virtutis est, mà per maggiormente stabilire questo parere, e da riflettersi qual sorte di Musica convenga nelle Chiese. CAPO XII. Si accenna la diverſità della Muſica, e ſi eſamina qual ſorte convenga nelle Chieſe. Ual sia la differenza del canto, la variazione, e progressi molti dissusamente ne scrissero, e ne compilarono un erudito discorso il Macri nel suo Hicrolexico alla parola Cantus, e dopo lui l'insigne Cantore Canonico Andrea Adamo da Bolsena nella prefazione Istorica alle sue osservazioni, per regolare bene la Cappella Pontisicia; Onde a noi basterà accennare ridursi la Musica a due Classi, cioè il canto piano, e organico detto anche figurato. Si cerca dunque dal P. Suarez nel Tomo 2. de Relig. lib. 4. se il canto figurato sia lecito nella Chiesa, Lo negò l'Angelico Dottore S. Tomaso nella 2.2. quest. 83. artic. 12. fondato nella estravagante di Papa Giovanni XXII. cap. unico de vita, ed one state Clericorum; in cui lo proibì. Dell'istessa opinione fù il Na varro in Enchirid. cap. 16. num. 33. e nel num. 32. affermò, che pecchino li Cantori, li quali nella messa, e Offizii Sagri cantano nod ineb. ersi 1 mo dito idurſil vò 39 no con canto organico, e ne adduce varie opinioni, particolarmente la detta proibizione, e Cajetano afferma, essere cosa malaperchè tali Cantori cantano più per piacere al senso, che per eccitare l'animo a devozione, con che si accorda S. Agostino capo 33 delle Confessioni, ove si accusa con le seguenti parole: Cum mihi accidit, ut me amplius cantus, quàm res quae canitur. moveat, paenaliter me peccare confiteor, & tunc mallem non audire canentem. Ciò accade (dice il Suarez, quando nel canto non si ode ciò, che si canta, ma la sola voce di chi canta; onde di quella si gode, e non delle cose cantate. Con tutto ciò, risponde il Suarez, non esser cosa per sè stessa illecita, ne proibita, e tale costume si prattica nelle Chiese Cattoliche, anzi nella Cappella Pontificia. Et è cosa certa, che facendosi colla dovuta decenza, si eccita l'animo a divozione, la quale maggiormente si accende dalla Musica, che dalle sole parole. E se bene molte volte accade il contrario, ciò non procede dalla qualita del canto, ma dalla mala natura, ò di chi canta, ò di chi ode, essendo il canto per sè stesso ordinato a buon fine. Quindi li Profeti erano eccitati da varii Istromenti Musicali, e santamente il Profeta David invita in più luoghi delli suoi Salmi a cantare le lodi divine, e accompagnare il canto col suono. A ciò si aggiunge (dice il sopradetto Suarez, che il diletto della Musica può essere naturale, e non pendente dalla libertà, onde può l'Uomo servirsene bene con eccitare gl'affetti all amore delle cose divine; E se nell' Estravagante di Giovanni XXII. fù proibito, si deve intendere essere stato solamente proibito il modo indecente, e resta approvato dall'uso continuo pratticato ogni volta, che si essercita con li modi dovuti; onde Innocenzo III. lib. 1. cap. 2. de mist. missae, scrisse: Debent Cantores consonis vocibus, & suavi modulatione concinere, quatenus animus audientium ad devotionem Dei valeant excitare. Imperocchè, come notò Rabano Mauro Arcivescovo di Mogonza lib. 2. de Inst. Cleric. cap. 48. La Musica è instituita nella Chiesa: Non propter spirituales, sed propter Carnales; acciochè quelli, li quali à verbis non conpunguntur suavitate modulaminis moveantur; che perciò S. Agostino nelle sue confessioni, approvò la consuetudine del canto nella Chiesa: Vt per oblectamenta Aurium infirmior ani 40 20 animus ad affectum pietatis assurgat, non ipsis sanctis dictis religiosius, & ardentius moveantur animi nostri, prò sonorum diversitate excitantur magis cum suavi, & artificiosa voce cantantur; e sono degni di riprensione quelli, li quali si discostano da queste sante intenzioni. A ciò deve aggiungersi, quanto avvertì il dotto Pompeo Sarnelli nelle sue lettere Ecclesiastiche, cioè, che quelli, li quali condannano la Musica, biasimano la Teatrale, non la modesta, vituperano l'invereconda, non la divota. P. O. XIII. CA Se Convenga nella Musica Ecclesiastica usare Istromenti Musicali. Propose questo dubbio nella sua Salmodia il dotto, e pio Cardinale Bona cap. 17. §. 2. e disse essere ambigua la risposta per li diversi pareri delli Scrittori S. Giustino Martire nella questione 107. loda il canto, mà esclude il suono. Li Santi Gio: Crisostomo in Psal. 150. Isidoro Peleusiota lib. 2. Epistola 176., e con esso S. Tomasso 2.2. quest. 91. artic. 2. affermano essere stati permessi agl'Ebrei a cagione della loro debolezza, mentre si movevano dalle cose sensibili, e questo parere fù seguito da Paludano in 4. dist. 15. da Giustino ad quest. 107. citati dal Belarmino. Argumentò l'Angelico Dottore con assumere il detto d'Aristotole lib. 8. Polit. capo 6. ove dice: Non esse suscipiendas tibias in disciplina, neque aliud artificiosum Instrumentum, ut Cythara, & quid aliud tale, sed quaecumque faciunt Authores bonos; e argomentò, se nella morale disciplina non si deve assumere il suono, molto più nell'Ecclesiastica. Condannò tali Istromenti, ed il canto con elegante discorso S. Aelredo Abate, coetaneo, e discepolo di San Bernardo, scrivendo, come siegue: Vnde cessantibus jam typis, & figuris, unde in Ecclesia tot Organa, tot Cymbala, ad quid rogo, terribilis ille Follium flatus, tonitrui potius fragorem quàm vocis exprimens suavi ante 41 20 suavitatem ad quid illa vocis contractio, & infractio! Hic succinit. ille discinit, alter supercinit, alter medias quasdam notas dividit, & incidit. Nunc verè stringitur, nunc frangitur, nunc impingitur, nunc diffusiori sonitu dilatatur. Aliquando, quod pudet dicere, in equinos hinnitus cogitur, aliquando, virili vigore deposito, in fęminea vocis gracilitates accitur, nonunquam artificiosa quadam circumvolutione torquetur, & retorquetur; Vides aliquando hominem aperte ore, quasi intercluso halitu respirare, non cantare, ac ridicolosa quadam vocis interceptione quasi minitari Silentium, nunc agones morientium, vel extasim patientium imitari. Interim Histrionis quibusdam gestibus totum corpus agitatur, torquentur labia, rotantur oculi, ludunt humeri, & ad singulas quisque notas digitorum flexus respondet; Et haec ridiculosa dissolutio vocatur religio? Da questa bellissima narrativa però si ha più tosto la descrizione d'un Musico da Scena, che di Cantore Ecclesiastico, nè si esclude dalla Musica il suono, di cui parliamo, a favore del quale non mancano Autori, li quali stimano doversi usare nel canto Ecclesiastico. Riferisce il Baronio all'Anno 60. num. 36. il parere di Prudentio, il quale contro gl'Ebrei così canta nell' Apoteosi. Quidquid in aere cavo reboans tuba verna remugit, Quidquid in Arcano vomit ingens Spiritus haustu, Quidquid casta chelis, quidquid testudo resultat. Organa disparibus calamis, quod consona miscent Aemula Pastorum, quid reddunt vocibus antra Christum concelebrat, Christum sonat, omnia Christum, Muta etiam fidibus Sanctis animata loquuntur Onde S. Agostino in Ps. 32. disse. Et si ad Lyram, vel Cytharam canere, & psallere noveris, nulla in te cadet reprehensio, Hebraeum justum Regem imitaberis, qui Deo gratus, & acceptus, Exultate Iusti in Domino, rectis decet collaudatio, dicit Propheta, & confitemini Domino in Cythara, & psalterio decacordo — Ei psallite, e di più disse, sumite Psalmum, & date Tympanum, Psalterium jucundum cum Cythara; Or se a tale Musica con replicati inviti sono stimolati li Fedeli, convien dire essere convenienti nella Musica Ecclesiastica li suddetti Stromenti. Con ⸗ 42 ℳ Considerando il Cardinale Belarmino la qualità del suono, fù di parere non essere per se stesso illecito, purche sia modesto, e moderato, e benche per giusti motivi non si usi nella Cappella Pontificia, lodevolmente si prattica altrove, e si tollera, affinche siccome nella Legge Vecchia era sollevato dal suono l'animo a Dio, così accada nella nuova, e a questo fine fù introdotto l'Organo a Tempo di Giuliano Imperadore, come scrisse Stefano Durante lib. primo de Rit. Eccles. cap. 13. Può qui nascer dubbio, se per Istromento Musicale detto Organo, s'intenda un'Istromento particolare, ò pure molti altri, poiche come auvertì S. Girolamo Epist. 26. ad Dardanum, e Isidoro lib. 3. orig. cap. 19. Questa voce significa diversità d'Istromenti, dalli quali si renda il suono, ò per il fiato, ò per l'impulso dato dal Sonatore. Mà comunque sia, è certo, che gi Istrumenti musicali, non sono contro la decenza Ecclesiastica, nè assolutamente proibiti nella Chiesa Cristiana. Ciò si può dedurrc dal Concilio Tridentino sess. 22. cap. de observandis in celebrat. Missae, ove si dice. Ab Ecclesiis verò Musicas eas, ubi sive Organo, sive cantu lascivum, & impurum aliquid miscetur &c. prohibet S. Synodus, nel modo stesso parla il Concilio Senonense, e di Colonia, e se nella parola Organo s'intende un'Istromento Musicale, certamente milita la stessa ragione in tutti gli altri, nelli quali si osservi la gravità, e decenza conveniente. E S. Tomaso, quando rifiutò l'Organo, rifiutò quegl'Istromenti, che non sono necessarii nella Chiesa, nè mai assermò esser male, nè il detto di Aristotile osta, perche gl'Istromenti musicali sono improprii nella disciplina, in cui s apprendono le Scienze, non così nelle Chiese, ove con il suono si può eccitare l'affetto alle cose divine, come si è detto. Quindi nella Chiesa primitiva [dice Filone Ebreo lib. de Vita contemplativa nel riferire li costumi degl'Antichi Cristiani non solùm subtilius intelligunt hymnos Veterum, sed ipsi faciunt no vos in Deum, omnibus eos de metris, & sonis honestis suavi Compage modulantes. Il Martenne però nel libro primo cap. primo de ritib. antiquis Monachor. asserisce, che nelli trè primi secoli si recitarono li Salmi senza canto, e che dopo fù introdotto da S. Efrem, secondo la narrativa di Nicefero lib. 9. hist. cap. 16. dicendo al num. per li randis e io Se un’ll tum enien romel ser m. usicali! Sciem nel' uavi itib. 43 20 num. 50. Cum jam per tria à Christo nato saecula simplex cantus, sive potius recitatio nullo modulationis fuco permista Christi Populos mutrivisset, ecce tibi Harmonias quidam Bardesani Haeresiarchae haereticus filius mali corvi, malum ovum cum sua prava dogmata, musicis numeris includeret, & multi ex Syris propter verborum venustatem, & sonorum suavitatem demulsi, paulatim haereses imbiberent. B. Eprhem ea recognita carmina catholicam fidem resonantia veneficis Harmonii versibus opposuit, clavo scilicet clavum trudens. Ea itaque suavi vocem sonorumque nexu accommodata syris audienda praebuit, & canenda, ab eoque Posteriores Ecclesiae Cantores modulorum formulas mutuati, magis atque magis eas auxerunt, & propagarunt. Che fosse anche pratticato poi il canto dalli Monaci antichi lo racconta Cassiano lib. 2. cap. 2. Quidam (dice egli) vicenos seu tricenos Psalmos, & hos ipsos untiphonarum melodiis, & adinventione quarundam modulationum debere dici singulis noctibus consueverunt. E perchè nel progresso del tempo li Cattolici vedendo essere celebrate le loro feste dagl'Eretici con accompagnamento, e sinfonie d'Istromenti musicali, (come riferisce Nocefforo lib. 9. cap. 16.) vollero anch'essi con pompa uguale celebrare le proprie, opponendo Cetere, a Cetere, Trombe à Trombe: Veluti pila minantia pilis; dice Niceforo, inductique expugnandis novatorum artibus Chori Castrorum; come fece Flaviano in Antiochia, e Crisostomo in Costantinopoli, le quali poi degenerarono in Musiche Teatrali, e furono abominate; Onde S. Atanasio le sbandì dalla sua Chiesa Alessandrina, e S. Leone Papa serm. 4. de jejunio le biasimò dicendo: Invidioso sono, & mollibus Ictibus pulsatur auditus, ut animi soliditas illecebrosa modulatione solvatur, & lethalium consuetudine suavitatum incauta, & parum sobria corda capiantur; e appresso San Giustino Martire epist. 10. si legge bandita tal Musica colle seguenti parole. In Ecclesiis sublatus est usus talium Istrumentorum, & relictum est canere simpliciter; appresso il medesimo Giustino l'Autore della quest. 107. afferma: Consuetudinem canendi in Ecclesia per Istrumenta inanima sua aetate sublata fuiße, & retentum simplices cantiones, eò quòd cantilenae ad crepitacula, & Organa, non viderentur decere Ecclesiam; e ne assegna una principale ragione, poichè (dice) tali Strumenti: à GenF 2 44 Gentilibus adhiberi consueverint in turpibus, ac sordidis usibus, nimirum in Theatris conviviis, & sacrificiis; si deve però supporre, che nella parola Organa siano significati gl'Istromenti strepitosi, e comunemente usati nelle feste Teatrali, non quello, che con il vento rende il suono frà tutti gli altri armonico, grave, e devoto, il quale, come a suo luogo si vedrà fù introdotto nelle Chiese da San Damaso, ò come altri scrissero, trà quali il Bulengero lib. 2. de Theatro, da Vitaliano Sommo Pontefice circa li 660. E se bene il S. David fece replicati inviti a lodare Dio col suono di varii Stromenti, essendosi coll'abuso di essi profanata la religione, sono stati ragionevolmente sbanditi dalle funzioni Fcclesiastiche, e ritenuto solamente quel tanto, da cui può conciliarsi la devozióne, che perciò il S. Arcivescovo Carlo Borromeo nel Concilio di Milano pag. 31. determinò, che Organo tantùm in Ecclesia locus sit; Tibia, Cornua, & reliqua Musica instrumentu exclu dantur. Imperochè, come bene auvertì Giustiniano in responsione ad quaest. Orthod. 107. Canere simpliciter non est pueris conveniens, sed cum inanimis Instrumentis eanere, & cum saltatione, & crepitaculis. Si hà dunque da concludere, doversi nella Musica Ecclesiastica usare tutti quelli modi, dalli quali si può eccitare la devozione, e accrescere il culto a Dio, trahendo quel solo diletto, con cui si concilia la pietà, e venerazione all'Autore del tutto. Che in tal maniera sia approvato da Dio il suono si può dedurre dal celebre fatto, che accadde a S. Francesco d'Assisi come si racconta nel lib. 2. della parte prima delle Croniche, ove così si legge. Stando male S. Francesco, desiderò di sentir cantare qualche lode a Dio con qualch' Istromento; Onde disse a Frà Pacifico, che era stato gran Poeta al Secolo, che se bene gl' Uomini di questo mondo abusavano di quegl'Istromenti, che erano stati trovati per lodare Dio, e con i quali tanti Santi l'avevano lodato, nondimeno gli cercasse di avere secretamente una Viola, e gli cantasse per sua consolatione qualche laude spirituale, che non per questo s'ossendeva Dio, e che però credeva che in tal modo si poteva ridurre quella sua grande afflizione, e gravezza d'infermità a consolazione, ed allegrezza dello Spirito, ma rispondendo Frà Pacifico, ch'egli averebbe scandaliz B Tromba antica Ebrea Pag. 49 ⸫ 45 ₰ dalizzato il mondo ciò facendo, disse, ch'egli aveva ragione, e che lasciasse stare. Mà il Signore, che aveva di lui cura speciale, subbito gli mandò un' Angelo, che toccò una Viola con tanta, e tale dolcezza, quanto da un'Angelo del Paradiso si può stimare, che fosse, consolando ad un tratto l'anima, e il corpo afflitto del gran Servo di Dio; onde rivolto a Frà Pacifico, che non aveva sentito il suono, e gl'altri suoi Compagni, gli fece rendere grazie al Signore per quella gran consolazione, che Sua Divina Maestà si era degnata dargli. E ciò basti avére auvertito in Generale prima di esporre, e spiegare quegl' Istromenti, delli quali fattane una raccolta saranno in appresso indicati coll' ordine di sopra accennato delle trè Classi, nelle quali tutti si contengono. Premettendo dunque la Classe di quelli, li quali rendono il suono con il fiato del Sonatore, e con il vento artificiosamente prodotto, terrà il primo luogo la Tromba. I. Tromba Antica Ebrea. Rà tutti gl'Istromenti sonori per il fiato, con cui sono animati a rendere il suono, deve tenere il primo luogo la Tromba, poiche questa si legge ordinata da Dio nelle sagre carte, quando comandò a Moisè nel decimo delli Numeri. Fac tibi duas Tubas argenteas ductiles, quibus convocare possis multitudinem, quando movenda sunt castra; dal quale precetto si rende falsa la narrativa, che si legge nel quarto tomò del Teatro della vita humana pag. 1291. cioè, che Piseo Trojano fù il primo Inventore della Tromba di metallo, mentre che anche prima del comandamento di Dio a Moisè erano le Trombe di metallo usate, poiche come si legge nel libro del Levitico al cap. 23 num. 24. che Dio disse a Moisè, mense septimo prima die mensis erit vobis Sabbatum memoriale clangentibus tubis, & vocabitur Sanctum. Soleva quest' Istromento nelle Funzioni sagre suonarsi dalli Sacerdoti, come si può arguire dal comandamento fatto da Dio a Gio ✋ 46 ♉ a Giosuè, quando volle dargli il possesso di Gierico cap. 6. num. 4. Septies circuibitis Civitatem, & Sacerdotes clangent buccinis, che perciò sotto il numero primo qui si rappresenta un Sacerdote della legge antica in atto di suonare la Tromba, la quale nelle Sagre carte nel capo sopraddetto si nomina ora Tuba ora Buccina; onde si deve intendere essere lo stesso Istromento. Non è però certo, se la Tuba, ò Buccina fosse della forma qui espressa, poiche eruditamente avertì il Guthero de jure manium lib. 1. cap. 23. Tubarum genera plura ab Inventoribus, Regionibus, à sono, materia, figura, usu, con tutto ciò pare, che non si possa dubitare, che fosse di tal sorte, mentre Giuseppe Ebreo antichissimo Scrittore, e perito nell'antichità Giudaiche nel lib 3. di esse al cap. 11. la descrisse come segue, parlando della Tromba ordinata a Moisè. Est autem talis, longitudinem quidem habet paulò minus cubitalem crassitudine autem est Tibiae paulò crassior, cujus os tantùm patebat quantùm ad inflandum sufficeret, desinebat in extremitate campanulae similis quemadmodum tuba, quae Afofra vocatur apud Haebreos. Che anticamente fosse usata dritta si cava da Giovenale ove disse. Quadraginta dedit Graccum sententia dotem. Cornicini sive hic recto cantaverat ęre. Mà prova più conveniente abbiamo nelli marmi, e Medaglie an tiche delli Romani, in molti delli quali si vede la fama usare la Tromba per pubblicare Vittorie. Nella Colonna Trajana si vedono anche espresse Trombe dritte, delle quali Vegetio nel lib.3 della Milizia Romana cap. 5. Tuba, disse, quae directa est appellatur, e nelle note sopra la detta Colonna il Ciacconio nella Tavola nona num. 83. Tuba dice Instrumentum tùm est ex aere cum argento, cavum, & rectum, cujus sonitus in castris, & praeliis, & Sacris etiam in usu erat, & Tuba, quae directa est appellatur. Viene da noi espressa nell'Imagine esposta, come si può arguire dalla descrizzione di Giuseppe, alla quale si oppone l'altra figura, che segue. II Tromba Romana antica ⸫ 47 20 II. Soldato con Tromba antica. Ioè d'un Soldato, il quale stà in atto di suonare una Tromba dritta, e corta mà dissimile dalla prima, poiche termina in una bocca più ampia, e alquanto ripiegata, presa dalla Colonna Trajana, e posta dalli Schacchi nel capo 57. del Mirotecio 3. ove auerte, che per poter suonare tale Istromento conveniva adattare alla bocca del medesimo una linguet. ta, con cui era regolato il suono. La stessa figura di Tromba espose il Bartolino nel libro de Tibiis nella Tavola 3. num. 5. Circa tale Istrumento è da ricordarsi la finzione poetica, in cui si dice, che Minerva ricusasse l'uso della Tromba, perche quando si suonava, restava deformato il volto del Sonatore, mentre era necessitato a gonfiare le Guancie, onde la gettò per terra, ma che accorsero molti per raccorla, onde ne restò l'uso di essa in varie funzioni, e a tale deformità fù trovato rimedio, mentre come racconta lo stesso Bartolini nel cap. 3. del libro 3. li Suonatori delle Trombe cingevano le guancie con un legame di pelle, in cui lasciavano una picciola apertura per dare fiato alla Tromba, e di tale usanza ne apporta nella Tavola 2. molte espressioni in marmi antichi, trà le quali, è l'Imagine, che noi col numero III. qui esponiamo. III. 48 III. Sonatore di Tromba presa dal Campidoglio. n . Oloè d'un Suonatore nelle Feste di Bacco presa da un marmo posto nel Campidoglio, cinto nelle guancie del sopradetto legame, sopra la quale usanza rislettendo Plutarco de ira, osservò una doppia utilità, cioè di nascondere la deformità del volto, e di regolare l'impeto del fiato necessario per suonare: Capistro quodam integumento (dice egli ramentando Marsia Pastore) cir ca eo spiritum, qui rapidè, & violenter perumpebat coercuit, & vultus inaequalitatem abscondit. Hor di tale antico Istrumento non fù mera invenzione il dirsi dalli Poeti, che dopo essere stato gettato da Minerva fù raccolto da molti, poichè vero è l'essere adoperato in molte funzioni; E siccome le Trombe comandate da Dio a Moisè ser virono a molte cose, come notò Monsignor Rocca capo 9. de Campanis, cioè per dare il segno alle Turbe, quando dovevano trasferirsi da nn luogo ad un'altro, quando si dovevano in timare le battaglie, quando si dovevano celebrare le Feste, e offerire li sagrificii, e scannare le vittime, così parimente nelli secoli posteriori ebbero le Trombe diversi usi, e oltre li già detti, sappiamo, che il Popolo Romano si radunava al conseglio con il suono della Tromba, e che con il suono della me desima si pubblicavano gl'Editti delli Principi, le vendite delli beni, e li Giubilei universali, e quando altro non vi fosse, basterebbe saperne l'uso misterioso degl'Angioli in Cielo mostrato a San Giovanni, come si racconta nel capo 8. dell'Apocalisse Et septem Angeli, qui habebant septem Tubas, praeparaverunt se, ut tuba canerent; overo quella, che da tutto il Mondo si do verà udire avanti l'estremo Giudizio, quando, come dice San Paolo ad Chorint. 15. 52. Canet enim Tuba, & Mortui resurgent. Sopra di che caderà occasione più opportuna di farne maggiore ricerca. IV. 46 III Tromba antica espressa nel Campidoglio IV Tromba doppia T ⛪ S Tromba Spezzata R 49 20 IV. Tromba doppia. Lla Tromba retta, e semplice usata dagl'Antichi, succedè l'altra formata dal canale doppio, onde come notò lo Scacchi mirot. 3. cap. 57. si rende il suono più grato, e armonico, mentre coll'altra più tosto si eccitava strepito, che canto. L'imagine qui posta rappresenta la di lei forma, come tutto dì si vede usata da chi esercita l'offizio di Trombetiere; onde non hà bisogno d'esser più dissusamente descritta. Chi ne fosse l'inventore è affatto incerto, benchè Isidoro scrisse, che Tuba à Tyrrenis primùm inventa; onde Virgilio Tyrrhenusque Tubae mugire per aethera clangor; mà se s'intende della semplice detta di sopra, chiaramente si convince la falsità, mentre, come si è veduto, fù sino dal tempo di Moisè l'uso della Tromba, se poi s'intende di quella di cui qui si parla, dicendo si, che fosse inventata dalli Popoli di Toscana, non se ne hà indizio certo, mà è probabile, poichè quella di Moisè, come fù descritta di sopra, era dritta, e non piegata. Di questa scrivendo il Padre Mersenne pag. 104. del libro 2. Harmonicorum della versione latina, disse che la lunghezza di essa stesa uguaglia sette piedi. V. Tromba ſpezzata. Questa composta di Canale doppiamente piegato un'altra ne fù aggiunta communemente detta Tromba spezzata: è questa composta di doppio Canale, inserito l'uno nell'altro, e sostenuto dalla mano sinistra in modo, che la bocca possa animarlo col fiato, la mano destra ora allunga, ora scorta la parte mobi 50 mobile e con ciò si ottiene il suono, che si desidera dalla Musica, e non si può ottenere con la Tromba di sopra accennata. Parlò di questa il P. Mersenne nel libro degl'Istromenti armonici, e disse, che li Francesi la chiamano saquebute, e ag giunse, che se fossero le volute di esso poste in linea retta, sarebbe la lunghezza di quindici piedi. Descrisse quest' Istrumento anche lo Scacchi mirot. 3. cap. 54., e affermò, che tal sorte di Tromba fù usata dagl'antichi Egiziani, fondato sù le parole di Apulejo, il quale nel libro secondo delle Metamorfosi, dice parlando delli Sagrifizii celebrati in onore dalla Dea Iside; Ibant, & Tibicines dicati magno Serapi Tibicines qui per obliquum calamum ad aurem porrectum, dextera familiarem Templi, Deique modulum frequentabant; e della parola, per obliquum calamum; arguisce tal sorte di Tromba ripiegata, e dall'altre: Dextera familiarem Templi Deique modulum frequentabant, stima significarsi il moto della mano, che ora allungava, ora accorciava la Tromba. Dextera extendente (dice egli) vel retrahente Tubae canales musicales soni ab ea edehantur, in eaque extensione, & retractione Tibicines modulabantur; e ne pone la figura a cart. 674., nella quale però non apparisce alcuna spezzatura, ed è in tutto simile a quella oggi dì usata communemente, e da noi esposta al numero IV. stimò perciò il Bartolini essersi ingannato lo Scacchi, poichè (dice) di tal sorte di Tromba spezzata non se ne vede alcuna espressione antica, onde la stimò moderna: Quod Istrumentum (sono parole di lui) pag. 229. nec dum mihi ex veteribus haurire licuit, licet nostris temporibus illud Tubae genus extare, atque in usu esse non ignorem. Al che noi potiamo aggiungere la Sinfonia, che si fà nella mole Adriana in Roma, ora detta Castello S. Angelo in alcune feste principali dell'anno in una loggia eminente esposta verso il Ponte detto Elio da Elio Adriano, che lo fabbricò, da quattro Suonatori di queste Trombe spezzate, accompagnati col suono di due altri detti communemente corni, delli quali a suo luogo si parlerà. Usano una simile sinfonia gl'istessi suonatori, qualunque volta il Senatore, e Conservatori di Roma offeriscono Calici d'argento nelle Chiese, ove si celebra la festa di qualche Santo, per anticha consuetudine a questo fine dal medesimo Senato stipendiati. VI. VI Altra Tromba Spezzata 5 VII Tromba curua 51 Tromba dritta ſpezzata. Uole anche usarsi la Tromba dritta d'un solo Canale spezzato in modo che inserita una parte dentro l'altra, ora scortandosi, ora allungandosi si cagiona il suono più, ò meno acuto, ò grave, secondo che ricercano le regole della Musica, e si usa particolarmente da persone abitanti nelli Villaggi. VII. Tromba curva QUò nascere un'altro dubbio circa la Tromba usata dalli Sacerdoti Mosaici, estimarsi, che non fosse dritta come la descrisse Giuseppe Ebreo, ma curva, mentre che in più luoghi della Sagra Scrittura, parlandosi di essa con il Testo Ebreo, in luogo delle parole; Sacerdotes tollent septem buccinas &c. si dice Sacerdotes aßument septem tubas Arietinas; e raccontandosi la caduta delle mura di Gierico dopo il suono delle Trombe si agiunge. & fuit in protrahendo in cornu arietino, lo stesso senso notò lo Scacchi essere nel Testo Greco: Et septem Sacerdotes accipient septem cornicinas. Dalle quali parole può nascere doppio dubbio; il primo è circa la materia, il secondo circa la forma, cioè se fossero veramente Corna bovine, ò di altro animale, ò pure di Metallo, mà fabbricato in forma curva, e simile al Corno. Che fossero di materia Cornea, non vi è Autore, che l'asserisca, ma bensì di Metallo, come chiaramente si dice nel commando fatto da Dio a Moisè, perchè formata forsi in forma curva, e simile al Corno dell' Ariete, perciò presero la denominazione da tal forma, e furono chiamate anche con il nome di corno, siccome di Tromba, e di Buccina, ciò sù osservato da Giusto Lipsio nel libro 4. de milizia Romana Dial. 10. dicendo, che la buccina fosse così detta dalla forma, e materia del Corno G 2 52 no bovino; Nam aetate Varronis buccina fiebat ex materia metallica, & tamen cornu dicebatur; e si diceva, a buccinandi forma, cioè dalla bocca del Suonatore, mà lo Scacchi, stimò, che tal voce sia originata dal corno bovino per la vacuità, che tiene Vegetio nel lib. 3. de re militari cap. 3. asseri, che fosse di metallo. Buccina est, quae insemet aereo circulo flectitur, che perciò li Suonatori di essa si dicevano Aeneatores. Onde Statio lib. 5. de Tebæis Talia apud Grajos quos aere recuruo Stridentes acuere tubae E Virgil. lib. 7. Eneid. AEreaque aßensu conspirant cornua rauca. Sicchè apparisce, che la materia era di metallo la forma era del Corno, cioè curva, e di modo, che piegando si andava sempre slargando, come il Corno descritto da Ovidio. Cava buccina sumitur illi. Tortilis in latum, quae turbine crescit ab imoE' come il Corno dell'Ariete non perfettamente tondo, ma curuo in modo, che partendo dalla bocca del Suonatore, e rivolto sotto il braccio, si ripiega dietro alla spalla, d'onde torna verso il Suonatore. Tutto ciò apparisce nella Colonna Trajana. Tab. b. c. 10. num. 57., ed in molti altri marmi antichi, uno delli quali è nella Tavola 3. del Bartolini al numero 5., e si dimostra dalla nostra Imagine sotto il numero VII., siccome nella pompa trionfale descritta da Giusto Lipsio, e in molti altri luoghi apparisce. Geol VIII. ormi andaw VIII Altra Tromba piegata antica IX Tromba PerÅ¿iana 1 X Tromba del Madure â–¡ 53 VIII. Altra piegata antica. Stromento di tal forma usato dagl' antichi Romani, perche era incommodo nel portarlo, e sostenerlo, si reggeva sopra una spalla, principalmente quando era grande, con una traversa a quella unita, come apparisce nelli Sepolcri antichi pubblicati da Pietro Santi Bartoli, e dalli marmi del Bartolini, di Giusto Lipsio, ed altri, dalli quali si è presa la figura sotto questo numero esposta. IX. Tromba Persiana. El Libro delli Viaggi per la Persia descritti da Engelberto Kemfero, oltre li varii Istromenti, che di fiato, e di per1 cosse si asseriscono usarsi in quel Regno, molti delli quali, ò niente, ò poco diferiscono dagli vsati in Europa, uno se ne accenna, ed è quello espresso nell'Imagine qui posta, cioè una Tromba lunga più della statura del Sonatore, per cui si richiede molto fiato, e si adopera ordinariamente in guerra. X. Tromba del Madurè. Lltra poco dissimile si adopera nel Regno del Madurè, e quando si usa suole il Sonatore tenerla alzata verso il Cielo, e non nel modo quì espresso nella carta, perche era incapace di tale espressione; E perche si è nominato tal Paese non sarà fuori di proposito darne qui una breve notizia. Nella parte dell'Indie Orientali bagnata dal Gange è un am 54 ampia Provincia nominata dalla Città Capitale Madurè situata frà il Malabar verso Occidente, e la Persia verso Oriente, conforme scrisse il Baudrand nel suo Onomastico geografico. Ivi sono gli abitanti Idolatri, e perche in clima molto caldo, sono di colore bruno simile a quello della Cannella, usano solemente per veste una tela, che decentemente li cuopre, scendendo dalla cintura sino sotto alle ginocchia, e la parte Superiore resta ignuda, siccome le gambe, e li piedi, con li quali solamente le persone nobili usano un zoccolo di legno, che prendono per un pirolo con le due prime dita, chiamato Padacururu. E nelle lingua Portughese Tamandos, sogliono dipingere la nndità con un colore bianco, cominciando dalla fronte, in mezzo di cui formano un quadrato, poi nel petto, e nelle braccie, e in diverse maniere, come si è espresso nell'Imagine. Non escono mai in pubblico con il capo scoperto, ma sempre lo cuoprono con una tela mol to sottile, chiamata Rumaley, e con un altra maggiore molte volte raggirata detta Teleypagu. Alcuni però usano tal volta un Gibbone, e alcuni Nobili una Veste longa sottile di bambace. Celebrano le loro feste con danze, e suoni, simili molti agl'Europei, e altri da loro inventati. Basti qui aver esposta la lunga tromba da loro usata X 1. Lituo antico. N simile Istromento ritorto verso la bocca di esso, ma di mole più piccola si chiamò dagl'Antichi Lituo, se bene da alcuni si confonde con la Buccina, nulladimeno da essa è differente. Si veda la figura qui esposta, che tiene il Lituo della forma presa dal Fabretti dalla Base della Colonna Trajana, e nel suo volume la pose a carte 204 Una simile si vede nella Tavola terza, sotto il numero 4. di Gasparo Bartolini, il quale a carte 228. afferma averla presa da un marmo antico esistente nel Giardino dell' Avvocato Ronconi in Roma con la seguente Inscrizione. M. XI Lituo deglí Antichi 55 20 M. Julius Victor ex Collegio Liticinum Cornicinum. e aggiunge, che Lituus appellata est virga brevis in parte quae robustior erat, jucurva, qua sacrificiorum ministri usi sunt. Tale figura fù pubblicata in stampa da Francesco Bartoli figliuolo del famoso Bartoli trà le Pitture delle Grotte di Roma nella Tavola 8. ove le note di Michel'Angelo Causei dicono, che di tal Collegio parlando Vegetio nel 2. al capo 7. disse Tibicines Cornicines, Buccinatores, qui Tuba, vel aereo Cornu, vel buccina committere praelium solent. Il Lituo diverso dalla Tromba era proprio Istrumento della Cavalleria, il quale rendeva un suono acuto, di cui scrisse Lucano nel primo: Stridor Lituum, fatto a foggia del Lituo augurale, dal quale, è verisimile, che pigliasse il nome, Un tal' Istromento da suono fù descritto da Seneca in Oedipo. Sonuit reflexo classicum cornu, Lituusque adunco stridulus cantus Edidit ære. Tal' Istromento usato principalmente nelli Sagrificii dice il Bartolini essere stato inventato dal Bastone di tal forma, con cui Romolo disegnò il contorno della Città di Roma, Festo lo definì, dicendo est genus buccinae incurvae, unde vox gracilior exiret; onde Statio sexto Theb., & lituis aures circumpulsantur acutis; benché sia cosa dubbiosa, se tal sorte d'Istromento sonoro abbia avuta l'origine dal bastone, o verga degl'Aruspici, ripiegato in una estremità, ò pure questo procedesse dal Lituo sonoro. Fù mosso tal dubbio da Aulo Gellio nel capo 8. del libro primo dicendo: Veruntamen pari forma, & pariter incurvum est. S XII. 56 XII. Corno per la Caccia. L contrario rendesi il suono rauco dal corno, ò sia questo di Bue, quale fù adoperato dagl'Antichi, e adesso anche si usa dalli Pastori per convocare gl'Armenti, ò sia formato di bronzo di figura simile, come si esprime nella seguente figura, e usato ora nella caccia. Nel tempo di Romolo serviva il corno bovino per convocare li Cittadini Romani al consiglio; come si cava da Propertio nella eleg. 1. del lib. 4 Buccina cogebat priscos ad verba quirites. Varrone de lingua latina, citato nel tesoro di essa scrisse: Cornua dicebantur, quae nunc tubae vocantur, & quia quae nunc sunt ex aere, tunc fiebant à bubulo cornu; al quale costume alluse Virgilio 8. Eneid. rauco strepuerunt cornua cantu, per fine qui si può riflettere all'etimologia adotta da Isidoro, il quale stimò, che la parola Buccina significhi lo stesso, che il corno derivato dalla voce, quasi dicesse vocinam XIII. Corno delli Turchi. L cornetto all'antica, non è più in uso. Era questo lungo palmi trè, e un quarto, forato a piramide in modo, che la bocea ultima era in diametro oncia una, e mezza, e nella cima la bocca era d'un minuto, e mezzo. Nella verga erano sei buchi sopra, e uno sotto. Era questo consueto a gl'Ebrei, e fù descritto da S. Paolino parlando di alcuni sonatori nella venuta di Niceta Vescovo. Labra terit calamis varioque magistra Temperat arte sonos arguta foramina flatu Mobilibusque regit digitis, clauditque, aperitque Vt rapida, vice dulcescat redeatque caverenis. Que XII Corno per la Caccia e XIII XIII Corno delli Turchi e XIV XV Tromba Cinese 57 & Quest' Istromento anticamente si fabbricava non solamen te di legno, come si legge appresso Filostrato lib. 5. de Vita Apollonii Thianei. An igitur praeterea haec tibia, quòd ex auro auricalcoque, aut corvorum, aut Asinorum eruribus compacta sit. &c. Tali buchi dagl'Autori sono detti caverne, e per essi Sidonio chiama tal' Istromento, e simili multi forutile, e multifori, come lo disse Seneca in Agamennone, XIV Corno Turchesco. No di tal sorte si usa dalli Turchi, e ricerca molto fiato U per essere animato al suono, la figura qui esposta presa dall'imagine stampata in Parigi per ordine di Monsù di Ferrajol Ambasciadore del Rè alla Porta, e pubblicata nel 1712., con la quale si rappresenta l'accompagnamento di una Sposa a casa dello Sposo, lo dimostra; Siccome una Tromba Indiana, usata nella Provincia di Goa, ed altri luoghi dell'Indie Orientali, suol'essere lunga sette, e otto palmi Romani, e rende suo no rauco, e ricerca molto fiato; onde da pochi si usa. XV. Tromba Cinese. El corteggio fatto al Rè della Cina assai numeroso dice Gio: Francesco Gemelli nel Tomo 3. delli suoi viaggi, precedono alcuni Trombetti, li quali suonano una Tromba fatta di legno molto stimato dalli Cinesi, è cerchiato di cerchi d'oro, la grossezza non eccede un palmo, che a poco a poco dilatandosi, forma una Campana, la lunghezza è di palmi trè, XVI. H 58 XVI. Altro Corno da Caccia. Abbricato col progresso del tempo il corno di metallo, e mutata la materia di esso, fù anche variata la forma, usandosi dalli Cacciatori, e dalli Corrieri, si per darsi avviso da questi alli Ministri delle Poste, e per animare da quelli li Canie svegliarsi le Selvaggine. Si fabbrica di metallo, acciochè sia il suono più chiaro, e anche si fabbrica ripiegato, come si ve de nell'imagine, qui posta, acciochè diventi maggiormente grato, che perciò appresso il du Gange si legge: Cornua inflare dicuntur venatores. Asseri il Panvino de ludis Circensibus lib. 2. cap. 85. che anche gli antichi Romani nelli Trionsi usassero. Breves tibicinulas, quarum diù usus apud Romanos fuit; suole tale specie di Tromba non essere maggiore in lunghezza di un palmo, benchè, come dimostra l'Imagine seguente. XVII Corno raddoppiato. Ltri Sonatori siano del corno molto più grande, e sonoro. Si raccoglie questo con doppio giro dopo la bocca del Suonatore, successivamente slargandosi nel suo progresso, e termina con una bocca simile a quella delle Trombe sopra descritte. onde rende una voce strepitosa, che supera quella degl'altri Stromenti, e di questa specie di corno forsi parlò Orazio, quando disse Sat. 6. Cornua magna Sonare ac vincere Tubas. * e 0 W ✋ 721 ### XVIII. XVI Altro corno per la Caccia XVII S XVIII Bucina Marina 59 XVIII. Buccina Marina. Lli sopradetti Stromenti, prima che fossero inventati, soleva supplire il suono rauco delle conchiglie marine, detA te perciò dalli Latini Buccine, facendo nella parte inferiore acuminata un buco, per poter'in esso tramandare il fiato, si racconta appresso Igino, che Tireno figliuolo di Ercole, il quale secondo il computo di Saliano morì nell'anno del Mondo 2854. cominciò a sonare tal'Istromento fatto dalla natura, e perfezzionato dall'arte Inerendo a questo costume, finsero li Poeti, che nelli Trionfi di Nettuno in Mare, festosi li Tritoni si servissero delle Buccine per applaudire al Prencipe loro, e incitare alla Guerra li Giganti, li quali spaventati, credendo, che fosse voce di qualche grande Animale, si posero in fuga; onde restarono li Tritoni vincitori, come riferisce Natale Comite mythol. lib. 8. cap. 3. Che perciò Apulejo nel libro 4. delle Metam. cantò: Jam passim Maria persultantes Tritonum catervae hinc conca sonaci leviter buccinant; e più diffusamente Ovidio lib. 1. metam. vers.333 Coeruleum Tritona vocatus concaque sonaci Inspirare jubet, fluctusque, & flumina signo, Jam revocare dato, cava buccina sumitur illi Tortilis in latum, quae turbine crescit ab imo La figura qui esposta in atto di suonare la Buccina, rappresenta un pastore, poichè se favola è che sia stata usata dalli Tritoni, con verità si può dire, essere usata dalli Pastori, mentre verso la sera con il suono di essa nelli Campi del Latio, e altrove si richiamano alle stalle gl' Animali per essi dispersi, imitandosi con il Suono rauco il grugnire d'alcuni; ed il mugire d'altri, li quali allettati vi accorrono. Ciò fù osservato da Columella nel cap. 3. del sesto: Id semper crepusculo fieri debet, ut ad sonum Buccinae pecus, si quod in Silva substiterit, septa repetere conXIX. H 2 suescat. 60 XIX. Flauto L Pastore, che segue, mostra di suonare un'altro Stromento frà tutti antichissimo, detto dalli Latini Tibia, e in Italiano Flauto, su detto Tibia poichè la prima volta fù formato dalle gambe delle Grui; secondo che scrisse Seneca in Agamennone, riserito dal Rosino lib. 5. cap. 11. poi fù fatta di busso, e secondo la relazione di Plinio lib. 16. cap. 36. di canna, e dopo dalli stinchi dell'Asino, finalmente di argento, e siccome fù mutata la materia, così si mutò la forma, e fù di diversa specie, ciò si cava da Orazio, ove dice Tibia non ut nunc oricalcho vincta tubaeque Aemula, sed tenuis simplexque foramine parvo Adspirare, & adeße Choris, erat utilis atque Non dum spißa nimis complere sedilia flatu Quo sanè Populus numerabilis, utpotè parvus Et frugi castusque verecundusque coibat. Nelle quali parole, come notò Rosino indicò, che in quattro cose era disserente dall'antica, cioè, che non era circondata di metallo, secondo che fosse tenue, e sottile, terzo, che fosse semplice, quarto, che avesse buchi ineguali. Notò lo stesso Au tore essere molti, e diversi li pareri circa la diversità delli Flauti, poiche alcuni osservarono la lunghezza differente, altri li buchi li quali servono per variare il suono, altri la forma. Basterà accen narne alcuni principali, cominciando dal primo, e più semplice tutti, rappresentato dal Pastore, che lo suona, notaremo ridursi questo a quattro sorti distinte per la lunghezza, e haño lo stesso numero di sette buchi in fila, e uno di sotto, che si regola dal pollice della mano. Uno rende la voce di contralto, e lungo palmi 2., e trè quarti. Il secondo lungo palmi uno, e mezzo rende la voce di soprano, il terzo lungo palmi 3. hà la voce di tenore. Il quarto Iungo palmi 4, e mezzo, rende la voce di basso; A questi se ne puè R XIX Flauto 60 61 può aggiungere un'altro chiamato Ottavino, perche suona l'otta va voce del Flauto contralto, ed è lungo palmo uno, e due oncie. Un' altro della specie medesima si usa, detto communemente Flagiolet, overo Flautino lungo circa un palmo, ed hà quattro buchi sopra, e due sotto. Per tale diversità di buchi sortirono varii nomili Flauti; onde il Flauto si dice multiforatilis da Apulejo da Seneca in Agamennone multiforis, e da Sidonio lib. 2. Epist. Septiforis. Se vogliamo indagare l'origine di tal' Istromento, altra non trovaremo, che l'inventata dalle Favole, poiche Ovidio finse; che la Ninfa Siringe, trovatasi alla riva d'un fiume, sù mutata in canna palustre ne vim à Pane pateretur; Onde Ovidio nel primo delle metamorfosi cantò. Pandque cum prensam sibi jam Syringa putaret. Corpore pro Ninphae calamos tenuiße palustres Dumque ibi suspirat motusque in arundine ventus. Effecisse sonum tenuem, similemque querenti. Arte nova, vocisque Deum dulcedine captum, Onde ne fece una fistola per suonare, a cui rimase il nome di Siringa Ad altra cagione l'attribuisce Lucretio nel lib. 5., ove dice che li Zeffiri. Cava per Calamorum Sibila primùm. Agrestes docuere cavas inflare Cicutas. Inde minutatim dulces didiciße querelas Tibia, quas fundit digitis pulsata canentium. Aristide però orat. in Minervam stimò, che da questa fosse inventato il Flauto, e che ne commettesse l'uso di esso alle muse, siccome della lira a Mercurio, e della Cetera ad Apollo. Tutte belle invenzioni, dalle quali non se ne cava la vera cagione istorica, come vano è ciò, che racconta il Bulengero nel lib. 2. cap. 21. de Theatro, cioè essere stati alcuni Antichi di parere, non doversi usare il Flauto, perche nel sonarlo si deformava la faccia del Suonatore, ma che altri furono di contrario parere per il suo 62 ♉ il suono soave, che rendeva; Onde Plauto Sympos. 7. cap. 8. scrisse Tibia lenit animos, & in aures se insinuat infundens vocem Jucundam usque ad animum, quem tranquillum efficiunt, si modum tenuerit, non in effectu dissoluta, & concutiens animos sonis fistularum stridulis; che perciò il Bulengero, notò essere stato il Flauto adoperato, in Templis, in Theatris, Funeribus, Orgiis, omnium penè Gentium assensu. L'erudito Senatore di Firenze Filippo Buonarota esprimendo il prezioso Cameo del Cardinale Carpegna, in cui si rappresenta il Trionfo di Bacco, notò alla carta 437. che in esso una Centauressa si vede in atto di suonare le Tibie, siccome anche si vede una simile espressione nel Medaglione di Giulia, e parimente nel Sarcosago, che è nel Palazzo Farnese, dove il Centauro suona la Lira, e riferisce, che Fornuto rende per ragione, perche le Tibie fossero adoperate da Bacanti, e che l'usanza in molti luoghi era di suonarle, mentre si vendemiava, al che allude quel d' Euripide. Rallegrarsi colla Tibia Posar le cure Quando verrà l'Uva. E nella Festa di Tolomeo vi era un Carro carico di Vve, che era no pigiate da sessanta Satiri, li quali a suon di Tibie, cantavano versi della vendemmia. Tutto ciò. Il Senatore. Nel libro delle pitture an tiche delle grotte di Roma, intagliate da Pietro Santi Bartoli, e illustrate da Pietro Bellori nella parte prima al numero 4. si accenna una Baccante, che tiene due Tibie nelle mani, e le ispira col fiato; scrisse Fornuto, che le Tibie si suonavano nelle feste di Bacco, per alludere al costume di quei Popoli, li quali al suono di esse solevano vendemmiare. E però degno il notarsi, che tali Tibie hanno la forma quasi simile al Lituo, essendo alquanto ripiegate verso la bocca, con cui termina tal'Istromento, e non totalmente dritto, come sogliono essere li Flauti, e simili. Una simile espressione si vede nella Tavola 15., ove si rappresenta un Trionfo di Bacco espresso in un Cameo del Cardinale Carpegna, essendovi la figura di un Fauno, che suona le Tibie solite adoperarsi ne' Baccanali, come dice Ovidio nel terzo delle Metamorfosi. Liber XX Flauto doppio 63 20 Liber adest, festisque fraemunt ulalatibus agri Turbae rount mistaeque Viris ad Sacra feruntur, Quid furor Anguigerae proles Mavortia Vestras Attonuit mentes? Pantheus dit aerane tantùm AEre repulsa valent? & adunco tibia cornu. X X. Flauto doppio. On furono contenti gl'Antichi di usare un solo Flauto, ma bene spesso ne adoperarono due in un tempo stesso: si esprime ciò nell'Imagine, che segue, e si può riflettere alla superiore posta sotto il numero III. del Baccante in atto di suonare due Flauti. Di simili espressioni sono piene le Medaglie, e li marmi antichi, si veda il Sagrificio in onore di Silvano esposto dal Casali part. 3. cap. 1. de splendor. Urbis Romae, e nel Seposcro di marmo, conservato nella libresa Vaticana, trovato nell'Anno 1702. un miglio in circa fuori di Roma, vicino alla strada di Pelestrina nella Villa del Signor Domenico Caballini, con ossa dentro mezze brugiate involte in un panno tessuto di Amianto, e fù esposto in stampa dal Signor Francesco de'Ficoroni erudito Antiquario. In esso il Coperchio è ornato di figure a basso rilievo, frà le quali è un Suonatore di doppla Tibia; in tutti questi però non apparisce la forma vera di essa, come elegantemente stà espressa nel marmo addotto dal Bartolini Tab. 1. num. 4. poiche queste erano totalmente con giunte, che per una sola bocca erano tutte due animate dal fiato del Suonatore. Una simile espressione si vede nel capo 26. de donariis di Giacomo Filippo Tomasini presa da un marmo antico posseduto in Roma da Orazio della Valle I. C., ove si rappresenta un Sagrificio fatto a Silvano. Il primo, che esprimentasse questo doppio Stromento al riserire d'Apulejo lib. 1. Florid. fu Hiagni Padre di Martia celebre Pastore. Primus Hiagnis [dice egli] in canendo manus discapedinavit, primus duas Tibias uno spiritu animavit, primus levis, & dextris foraminibus acuto tinnitu gravi Bombo Concentum musicum miscuit. Pli R 64 &c. Plinio però riserì nel lib. 7. cap. 50., che Martia inventò I uso di tale Istromento, dopo avere trovato in un Fiume il Flauto gettatovi da Minerva. XXI. Flauto Traverſier. LFlauto sopradetto un'altro se ne può aggiungere, detto Traversier dagl'Alemanni, lungo palmi tre in circa, ed hà A Canale quasi ugualmente steso, ha buchi sette verso il fine, ed uno vicino al principio, a cui si applica la bocca per animarlo col siato, e si tiene come si vede nella figura sotto questo nu mero esposta indicante un Soldato in atto di suonarlo, perchè sogliono principalmente usarlo li Soldati Tedeschi, e accompagnare con esso il suono del Tamburro, fece menzione di tal'Istro mento Giacomo de Vitriaco Cardinale lib. 3. hist. orient.; solebant enim sibi facere nomen cum tubis calamellis, fistula dicitur à nostris, quia in bello etiamnum utuntur Helvetti, onde si dice tal Ciufo lo fistulatorius calamus. Suole questo dirsi, ò destro, ò sinistro, secondo il modo, che si tiene nel suonarlo, poichè da alcuni si suona, tenendosi steso verso la parte destra, ò vero verso la parte sinistra. Parlò di esso lo Scaligero, riferito da Rosino lib. 5. cap. 11. e Aldo Manutio lib. 1. Epist. 4. così lo descrisse: Dexterae Tibia erant, quae dextra histriones spectabant, sinistra scilicet spectatores, sinistrae contra, quae sinistra histriones dextra spectatores; opinor autem sinistras gravem sonum reddidiße, dexteras autem acutum; sinistrae enim ex ea arundinis parte fiebant, quae proxima Terrae nascitur, quae enim crassior sit, & foramen latius habebat, quam quae longinquior à radice est, graviorem sonum reddat, necesse est dextera autem à superiore arundinis parte fiebant. Ciò anche si afferma da Plinio lib. 16. cap. 36. Differivano anche nel suono per cagione delli buchi, avendone aleuni due, altri trè; onde il suono si rendeva più grave, ora più acuto, e secondo li soggetti rappresentati nel Teatro si adoperavano le Tibie traverse, circa la quale diversità, si può leggere Rosino nel capo sopradetto, Celio Rodigino, e Scaligero nel cap. 10. della Poetica. XXII. XXI Flauto Trauersier O XXII Cuifoli Pastorali 65 20 XXII. Ciufoli Pastorali. N'altra forte d'Istromento usato per ordinario dalli Pastori, è quello, che è composto di molte canne, chiamato volgarmente Ciufolo, e dalli Latini Fistula, Teofrasto, e Plinio la dissero Siringa. La descrizione di esso si ha da Polluce: Fistula est Calamorum compositio, lino, & cera conjuncta, aut tumultuario, & rudi opere Tibiae multae, singulae paulatim sub singulis desinentes à maxima ad minimam arundinem ex altera parte sibi invicem propter inaequalitatem suppositi, ut res non sit absimilis alae Avis; quemadmodum enim in ala pennae superiores sunt longiores, quae sequuntur, earum ordo semper decrescit, usque ad minimam pennam, Ita & in Fistula plures sunt calami impares cera juncti per ordinem, sensim decrescunt, ut inferiores semper breviores sint. Nota il Bartolini, che al principio si usò dalli Pastori una sola fistula, poi crebbe a due, poi a sette, mà ineguali, e con proporzione; onde cantò Ovidio. Fistula disparibus paulatim surgit avenis. e che fosse di sette canne, lo disse Virgilio eglog. 2. Est mihi disparibus septem compacta cicutis Fistula. ge nel Descrizrone più lunga presa da Achille Tazio lib. 8. si leg Bartolini a cart. 214., il quale riferisce, che nel Palazzo Farnese si vede una Histola di dodeci canne, sei delle quali sono inuguali, e sei uguali, Fistula (dice egli) Pluribus è Tibiis compacta est, quae singulis ex arundinibus constant. Atque arundines ipsae omnes perinde ex tibia una sonum edunt, inter seque ita collocatae sunt, ut altera alteri ordinatim adhaereat, facies exterior posteriori similis habetur. Quoniam autem arundinum aliam alia excedit, illud scire oportet altero ex capite quanto prima secunda superetur, tantò secundam à tertia superari, caeteraque deinceps proportionem eandem sequi. Ex altero autem ca 66 capite aequales illas inter se omnes esse, quae omnium media ea longiore dimidio minor est. Eo autem ordine dispositae arundines fuerunt, ut aequalis effici concentus possit. Nam cum acutissimus sonus in sublime admodum feratur, gravissimus autem contra deprimatur, amboque extremas per arundines, alter alterum scilicet sortiti sint interjacentes, alias, quae vocum intervalla moderarentur, constitui necesse fuit. Illae enim sonos impares, sed tamen prò rata portione distinctos nactae, acutaque cum gravibus temperantes in causa sunt, ut inter se congruant, sic ut aequalis demum concentus efficiatur. Inerendo alla forma inuguale Claudiano descrisse tal' Istromento in Epit. ver. 34. Platano nanque ille sub alta Fusus, inaequales cera tenebat avends Męnaliosque modos, & pastoralia labris Murmura tentabat relegens orisque recursu Dissimile tenui variabat arundine ventum. E Fatio nel lib. 3. de Leucipe amor, ne accennò il modo renutnel suonarlo come segue voltato in latino, Porrò fistula haec ori cum quis admoverit, eodem prorsus, quo Palladis tibia refertur verùm hinc digiti modos temperat, illic os manum imitatur; hic tibicem foramina omnia, uno dumtaxat excepto, per quod spiritus exeat, obturat, illic fistulator arundines alias omnes liberas dimitten uni tantùm, quem quidem sonum edere velit, os admovit, qua deinde ommißa ad aliam atque aliam, prout ad suaviorem cantum edendum fieri per est, transilit, eoque pacto circum arundines labra illius identidem feruntur. Se di tal' Istromento si cerca l'origine, e l'Autore, vi argomento di credere non essere stata molto antica, poichè nell' Istorie del vecchio Testamento non nè abbiamo alcuna relazione quantunque lo Scacchi Mirot. 3. cap. 55. stimi, che nelle feste pubbliche, come nelli giorni, quando s'incoronavano li nuoy Rè, si usasse qualsivoglia sorte d'Istromento musicale, trà li qua li si può credere fosse quello, che ora descriviamo accennato ne nome di Fiſtola; imperocchè dicendoſi nella Coronazione di Salomone 4. Reg. cap. 11. Et ascendit universa multitudo post eum, O Populus canentium tibiis, nel Testo Ebreo si dice, fistulantes fistulis, XXIII Oboè ### 67 ⁕ Li Scrittori, che ne trattarono, furono di pareri diversi, poichè Apollonio lib. 3. de Deor. orig. dice essere stato Autore Mercurio; altri Fauno, overo Pane, altri Idi Pastore della Sicilia con l'Autorità di Virgilio, dicendo Qui primus calamos cera conjungere plures Instituit. Con più lepida narrativa asseri Lucrezio lib. 5. esser stato inventato a caso, quando le canne agitate dal vento, cominciarono a render sibilo, onde li Pastori cominciarono a suonarle col fiato Vt Zephiri cava per caiamorum sibila primùm Agrestes docuere cavas inflare cicutas, Inde minutatim dulces didiciße querelas, Tibia, quas fundit digitis pulsata canentum Avia per nemora ac Silvas saltusque reperta Per loca Pastorum deserta &c. Inerendo perciò a queste favolose relazioni, si è esposta l'Imagine d'un Fauno in atto di suonare la Fistola sopra descritta, mentre tal sorte d'Uomini furono salvatici, e abitatori delle Selve. XIII. X Oboè. Detto Oboè l'Istromento, che segue, il di cui suono molto grato all'udito, è molto più strepitoso del Flauto; suol esser lungo circa due palmi, e otto oncie, la vacuità interiore è piramidale, e termina in bocca di Tromba, nella parte, ove s'applica la bocca per suonarlo, è una lingua composta di due parti di canna, che insieme si riguardano, il Tubo è bucato in sette luoghi, e trà il sesto, e settimo buco ve n'è un'altro laterale, che si apre, e serra con il dito auricolare. Un'Istromento simile all'Oboè nominato Clarone è lungo palmi due e mezzo, termina con bocca di Tromba larga oncie 3. E bucato in sette luoghi nella parte superiore, e in uno nella parI 2 68 parte opposta inferiore. Oltre a questi buchi ne hà due altrilaterali opposti, mà non in diametro, li quali si chiudono, e aprono con due molle calcate con le dita, quando bisogna variare li tuoni, li quali sono più bassi della voce formata dall'Oboè. Chi sia stato il primo inventore di tal' Istromeuto non l'hè trovato riferito da alcuno scrittore, siccome da niuno fù descritto segno manifesto non essere antico, mà moderno dedotto dall' Flauti, per avere voce più alta, e vigorosa, ne è si facile a spiegarsi colla penna, come la comprende l'udito, da cui si distingue, e conosce, benchè confusa nelle Sinfonie con la voce di al tri Istromenti musicali. Prima di terminare questa narrativa, non è da lasciarsi l'accennare, che trà gl'Istromenti, li quali si suonano col fiato uno ve n'è, (se bene non molto adoperato) il quale volgarmente si chiama Scialumò, suole esser questo fatto di canna a modo di Zampogna, e lungo come il Flauto, e hà buchi sette, eioè sei di sopra, ed uno di sotto. Un'altra specie di Scialumò dicesi dalli Suonatori Calandro ne, il quale hà li buchi, come li Flauti, e nel principio dell'imboccatura hà due molle, le quali premute, danno il fiato per due buchi opposti in diametro, dove si pone la bocca è inserita una Zampogna, rende questo un suono rauco, e poco grato, e si suo na colle medesime regole delli Flauti. Eusebio Cesariense de prepar. Evang. lib. 10. cap. 2. ne fece Autore Olimpio, e Marsia Fratelli nati nella Frigia Inventori della Fistola, siccome della Trom ba dice fossero inventori li Popoli Tirreni fratelli vissuti in tempo di Cadmo. Polibio nel lib. 4. l'attribuì a gl'antichi Popoli di Arcadia, li quali li portarono nel Latio, ove solamente si usavano le Zampogne, come affermò Dionisio Alicarnasseo. S XXIV. ☚ XXIV Fagotto XXV Mezzo Fagotto 69 XXIV., e XXV. Fagotto, e mezzo Fagotto. Agl' Istromenti, che si vedono espressi in mano di due Suonatori, uno è chiamato volgarmente Fagotto, e l'altro mezzo Fagotto, de' quali il Fagotto, altro non è, che il basso dell'Oboe, e il mezzo Fagotto il tenore. Il P. Kircher a carte 500. del libro Artis magnae consoni, & dissoni li nomina con la parola Dulcinum, la quale non hò potuto rinvenire appresso alcun Autore di lingua latina. Nel Glossario però del solo Du Cange, è registrata la parola di barbara latinità Dulciena, che spiega, dicendo, essere una specie musici cantus dulcioris. Di essa ne apporta l'Autorità di America Abate Maisiacense, il quale nel foglio 81. della Vita di Carlo Magno manuscritta, conservata nella Libreria Regia, registrò li versi seguenti. Quidam peluim modicam tinniabant Baculo sonos properantes, Quidam flautos duleorabant Melos suaves concinentes, Quidam diuphoniam dißonabant A' dulci sono discrepantes &c. Gli Autori della Crusca registrarono tale parola, ne altro ag giunsero per spiegarla, se non che essere il Fagotto Istromento da siato. Ha questo la forma conforme da noi fù espressa, e simile si vede appresso il P. Kircher nel luogo citato, il quale a carte 501 scrisse come segue Equidem miror nostros Romanos musicos nullam earum curam habere, cum nihil Ecclesiasticae musicae iis aptius esse possit, praesertim si tres, quatuor, aut quinque tibiae socientur dulcino vulgò Fagotto. Ego certè in majoribus Solemnitatibus Festivitatibusque hujusmodi Symphenias subinde sidicino concentui longe praeferendas censuerim, praesertim si stylo iis appropriato, per compositiones exquisitas exhibeantur. Al parere di quest'Autore altro non si può opporre, che il costu 70 ℔ costume mantenuto nella Chiefa Romana di celebrare le Feste nelle Chiese, senza la multiplicità degl'Istromenti da suono più convenienti nelle Feste teatrali, nè perche alcuni siano ottimi, sono usati per tutto, ritenendo ogni Nazione alcune usanze loro proprie, che perciò frequente è l'uso di quest' Istromenti nella Germania, e raro nell'Italia. Volendosi osservare la Fabbrica, è questo Istromento lungo cirra trè palmi, composto di un cannello, il di cui diametro è di trè dita, e più largo nel fine, che nel principio. Questo hà un Canale ritorto, per cui s'intromette il fiato dal Suonatore, e si propaga per tutto il Tubo, e si riflette verso la bocca del Suonatore, il quale con le mani, or chiude, or apre li sette buchi posti nella parte superiore, e altri trè situati nella parte inferiore, e ne nasce un suono di tuono basso, ma soave a maraviglia. XXVI. Serpentone. usato anche in Francia, e nella Germania, particolarmente nelle Sinfonie della Guerra uno Stromento di voce assai bassa, mà che mirabilmente accompagna li Flauti, e gli Oboè, volgarmente detto il Serpentone, perche hà quasi la figura di un mezzo Serpente, pende questo dal collo del Suonatore in lunghezza di circa tre palmi, che se fosse spiegato e dritto, sarebbe di lunghezza di sei piedi, come riferisce il P. Mersenne. Mentre questo si anima col fiato, con ambedue le mani, or si chiudono, or si aprono li buchi sei, che sono in esso, a fine di poterne variare il suono. Tale Stromento non si trova descritto da niun Autore antico, forse perche inventato da' moderni. Il P. Kircher a cart. 505. della musurgia, così ne parlò. Inter Instrumenta musica maximè emine illud, quod serpens dicitur, in Gallia maximè usitatum, basso sonandum maximè opportunum, quod etsi fagottum superet intensione vocis, dulcedine tamen ab eo superatur. Qui plura desiderat legat Mersennium; Fin qui il P. Kircher, il quale di nuovo a carte 135. della To⸗ XXVI Serpentone XXVII Zampogne mae il nome 71 Fonurgia aggiunse, che se tal' Istromento si fabbricasse lungo di 10., ò 15. palmi renderebbe tuono maggiore, uguale a quello delli Tubi fabbricati in modo di Chiocciola, XXVII. Zampogna. Elli due Fanciulli qui espressi si rappresenta il costume proprio di essi di suonare Istromenti sonori, chiamati communemente Zampogne, è di varie materie, cioè di calami delle Avene, di rami di fico, ò di Lauro, ò di Sambuco con torre l'anima interiore molto pastosa principalmente nel Sambuco. Si chiama Zampogna dice il Ferrari nella lingua Italiana, e dalli latini Sambùcina, nome diminuito da Sambuca, e tal'Istromento serve per cantare versi umili, come dice Persio sat. 5. Sambucam citius coloni aptaveris alto, e notò, che l'Ariosto nel canto 17. del Furioso usò il nome di Sambuca, in vece di Zampogna. Ode la sera il suon della Sambuca. II Casaubono sopra Ateneo lib. 14. cap. 8. disse musicum Instrumentum, quod Sambucam dicebant, Parthis, & Trologoditis paulò post assignat Euphorion. Il certo è che li Popoli Orientali usarono tal' Istromento, d'onde poi l'uso di esso passò alli Greci, siccome il nome. Un' accurata descrizzione di tal' Istromento si legge nelle Mechaniche di Ateneo fatta da un certo Damio. Da questo Istromento Sambuca ne fù originata, dice il Ferrari, la voce Sambucus nome di Albero, che avendo la midolla tenera, facilmente si vvota, e facilmente si possono fabbricare le Zampogne dette anche Sambucinae. Non molto dissimile dalle Zampogne è l'Istromento principalmente usato dalli Fanciulli, detto dall' Italiano Fischio parola originata dalla Fistola, onde secondo Papia Fistolare, è lo stesso, che sibillare cum Fistula. Suono comune, e usitato dalli Pastori dice San Tomaso, alli quali nel canto saepe sibilus loco fistulae est, e Plutateo in Otthone, cum in Theatro visus esset Otho, illudens populus ex sibi § 72 & sibilabat, Equites insigni plausu recipiebant, sed rursum Populus si bilos augebat. Fù sempre il Fischio Istromento plebeo, Pastorale, e fanciullesco, e ciò anche asseri il Menaggio V. fischio. XXVIII. Fischi, e Zampogna diversa. Ono però le Zampogne, e gl'Istromenti da fischiare diversi, poichè alcuni composti di metallo si adoperano per imitare le voci degl'Ucelli dalli Cacciatori, altri fatti di canne per passatempo, altri per farne vedere la diversità della forma. Tale è quella qui espressa tenuta da un Villano, formata d'una Canna lunga due palmi, e si suona per traverso, terminata in ambedue le parti con due bocche di Tromba, inventata a capriccio da moderni per passare il tempo. XIX. X Fischi diversi. Ella narrativa antecedente della Zampogna rusticale e fanciullesca si è accennata la varietà delli fischi, che nella Campagna principalmente si adoperano dalli Cacciatori di soli Ucelli, le voci delli quali sono contrafatte totalmente con det ti Istromenti, che allettati da essi, e persuasi esser voci di Ucelli simili, corrono ò per unirsi ad essi, e rimangono preda, ò nelle reti preparate, ò nel vischio posto sopra li cespugli, ove si na sconde il Cacciatore, come a tutti è noto, e sono tal'Istromenti fabbricati, ò di Ottone, ò di osso, ò di legno, e servono principalmente per contrafare le voci delli Franguelli, delle Lodole, delli Merli, e delli Tordi, e si suonano colla bocca. Un'altro però detto quagliere, con cui s'imita la voce delle Coturnici si suona con le mani, premendo una piccola saccoccia di pelle piena di crini di Cavallo, Istromento quanto facile a suo XXVIII dì Canna 2 XXIX Quagliere XXIX Fischi diversi XXX Piua o Ciaramella 76 73 26. suonarsi, altrettanto ammirabile per l'arte con cui fù inventato. Il cacciatore, qui esposto al numero XXVIII. mostra di suonarne uno con la bocca, e altro indicato dal numero XXIX. stà in atto di suonarne uno colla mano. XXX. Piva. SEgue un'altro Strumento consueto a suonarsi dalli Pastori detto communemente Piva, da altri Cornamusa, ò vero Ciaramella: che fosse descritta da S. Girolamo nella lettera a Dardano l'affermò il Bartolini de Tibiis pag. 230. il quale riferisce, che nelli tempi antichi fù formata di pelle: cum duabus cicutis aereis, & per primam inspiratur, secunda vocem emittit; sopra che Salmasio stimò doversi leggere: antiquis temporibus Dorus quoque simplex pellis, nam Dorus Graecis est pellis. Dopo furono aggiunti più cannelli, e fù detta Naulia, ò vero Nablia dalli Latini dalla voce Nabla, che significa una sorte di Organo, da Suida descritto; altri la dissero Tibia utricularia, così il Ferrari, perchè è simile nella forma al ventricolo umano. Quando si vuole suonare, deve empirsi di vento, e poi premerlo con il braccio, e governare le canne del suono colle mani, sopra ciò si legge appresso il Poeta. Copa Syrisca caput Graja redimita mitella Crispum sub crotalo docta movere latus Ebria formosa saltat, lasciva taberna Ad cubitum raucos excutiens calamos, Fù descritto elegantemente un Suonatore di Piva di nome Tonio dal Poeta mantovano nella Buccolica, dicendo. Et cum multifori Tonius cui Tibia buxo Tandem post epulas, & pocula multicolorem Ventriculum sumpsit, buccasque inflare rubentes 1 76 74 θIncipiens oculos aperit, ciliisque lunatis, multotiesque alto flatu, e pulmonibus hausto Utrem implet, cubito vocem dat Tibia presse Nunc huc nunc illuc digito saliente. Essere questo Istromento antichissimo, si deduce da Suetonio il quale nel capo 54. della vita di Nerone, ne fece menzione, di cendo: Sub exitu quidem vitae palam voverat, si sibi incolumis status permansisset, proditurum se parta victoria ludis etiam hydraulum, & choraulum, & utricularium. Non lasciò di farne menzione il Padre Kircher a carte 505 de Arte Musica, dicendo: Cornamusa multi prò utriculo sumunt Quid utriculus sit, passim notum est, Pastorum scilicet Musicorum que solamen unicum. In hoc Instrumento uter inflatus, brachioque compreßus, e fistulis eidem annexis animatur, quae animatae pro varia clausura, vel apertura orificiorum, variam reddunt harmoniam. Riferisce il Ducange, che in Ibernia si usa nella Guerra questo Istromento, come afferma Riccardo: Musa Istrumentum musicum à musa dictum, nostris Cornamusa: ejusmodi Istrumento, musico prò tuba in bellis, & praeliis utuntur Hiberni, ut testatu Ricardus Stanihurstius lib. 1. de Reb. Hiber., à quo ita describi tur; Utuntur etiam Hibernici lignea quadam fistula callidissimo artificio fabricata, cui saccus ex corio compositus, & singulis arctissimè complicatus adhaerescit. Ex pellis latere dimanat fistula, per quam quasi per tubum fistulator inflato collo, & buccis fluentibus inflat. Cum pellicula aere fracta turgescit, Instrumentum rursus premit brachio, Hac impressione duo alia excavata ligna brevius scilicet, & longius sonum emittunt grandem, & acutum. Adest item quarta fistula distinctis locis perforata, quam Buccinator ita artica lorum volubilitate, quà cludendo, quà aperiendo foramina modera tur, ut ex superioribus fistulis sonitum, seu grandem, seu remissum quemadmodum ei visum erit, facile eliciat, totius tamen rei prora, puppis est, ut der per ullam aliam folliculi particulam praeter fista larum introitus pervadat; Nam si quis vel acu punctum in culeo re maretur, actum eßet de isto Instrumento; Quandoquidem folli subito flavesceret. Hoc genus utri apud Hibernos bellicae virtutis cotex eße constat. Nam ut alii, milites Tubarum sono, ita isti huja clangore ad pugnandum ardenter incenduntur. XXXI Mussetta 75 20 Acciò aggiunge il Ducange: Ejusmodi Instrumentum invenere Lydi, ut est apudscholiasten Pindari Olimp. od. 5. XXXI. Musetta. Aggiore armonia però si rende da un'altro simile Istromento da poco tempo inventato, e usato in Francia chiamato Musetta. Lo descrisse il sopradetto P. Kircher a carte 550. con le seguenti parole. In hoc Instrumento follis insertus, preßus, dilatatusque fistulas perpetuo animat, innumeris penè plectris, singulis orificiis fistularum correspondentibus constat, quibus Auledus, non aliter utitur ac palmulis in gravicymbalo ad orificia fiftularia, vel aperienda, vel claudenda, deficiente verò vento, follis infra brachium annexus, distensusque premitur, & ita novus utri ventus suppeditatur ad animandum calamos. Organum visù, non minus mirabile, quàm auditu jucundum. A car. 169. della Fonurgia, dice, che è armato di trè canne, ò siano Flauti. Meglio si potrà arguire la fabbrica di esso nella figura qui delineata Tal'Istromento, che si suona colle dita serrando, ò apprendo li buchi delle trè canne, fù dal celebre Todino suonato, come gl'Organi colla tastatura, dando il fiato, secondo il bisogno, e supplendo con essi all' operazione delle dita in modo, che il suono è simile a quello della Musetta, ma l'operazione, è diversa. Oltre la varietà del suono, che si cagiona da quest'Istromento, si può aggiungere la commodità in suonarlo, mentre dandosi fiato all'Otre con il mantice, non hà il Suonatore la fatica di gonfiarlo col proprio, come fa il Villano la Piva. K 2 XXXI. 76 XXII. X Organo. Rà tutti gl'Istromenti Pneumatici, che è quanto dire, animati dal fiato, il più artificioso di tutti, e l'Organo oggidi usato principalmente nelle Chiese Cristiane, e nelle funzioni Ecclesiastiche con tal nome significato, e da tutti inteso, ben chè come in altro luogo fù notato, il nome di Organo puole significare molti Istrumenti musicali, come si può dedurre da Salmo 136. ove rammentandosi le lagrime del Popolo Ebreo: esule in Babilonia, si dice: Super flumina Babilonis in Salicibus in medio ejus suspendimus Organa nostra, cioè a dire diversi Istromenti Musicali, non essendo verisimile, che tutti appendessero alli Salci l'Istromento, che ora s'intende con la parola Organo Circa esso nasce il dubbio, se nel Vecchio Testamento fosse usato dagl'Ebrei, nè manca chi l'afferisca, deducendo ciò da commandamento fatto da Dio per bocca del S. Rè David, quale nel Salmo 150. invitando il Popolo a lodare il Creatore e accompagnare il canto con il suono, nomina molt' Istromenti e l'Organo principalmente, dicendo: Laudate eum in sono bae, laudate eum in Psalterio, & Cythara, laudate eum in Tym pano, & Choro, laudate eum in Chordis, & Organo, Lauda te eum in Cymbalis bene sonantibus omnis Spiritus laudet Di minum Altri però stimano, che sia Istromento non conosciuto dag Ebrei, mà inventato dopo la Redenzione del Mondo; Ne l'esse re nominato nel Salmo sopraddetto ripugna, poiche S. Agostino spiegando le parole del Salmo, laudate eum in Chordis, Organo (dice) Chordas habet, & Psalterium & Cythara, organum autem generale nomen est omnium Vasorum musicorum, quam vis jam obtinuerit consuetudo, ut Organa proprie dicantur, quae inflantur follibus, quod genus significatum hic esse non arbitror. Quod ergo est in Chordis, & Organo, videtur mihi aliquod Organum, quod Chordas habeat significare voluisse, e XXXII Organo Ik ter Euk p.1e mi Franz 77 & in altro luogo, solum illud Organum dicitur, quod gravo est & inflatur Follibus, sed quidquid aptatur ad cantilenam, & corporeum est, quo Instrumento utitur qui cantat, Organum dicitur. La stessa opinione fù d'Isidoro nel libro 2. orig. cap. 20. ove scrisse Organum vocabulum est generale vasorum omnium musicorum; Hoc autem cum follis adhibetur alio Gręci nomine appellant; Ut autem Organum dicatur, magis, & vulgaris est consuetudo Graecorum. Mà quanto è cosa certa, che tal'Istromento sia stato inventato nell'età posteriore, altrettanto è incerto il tempo preciso della sua origine, e come avvertì saggiamente Monsignor Angelo Rocca a cart. 13. de Campanis, e Polidoro Virglio nel capo 8. del lib. 3., di molte cose non se ne possono sapere li primi Inventori, e di tal genere sono le Bombarde, gl'Organi, gli Orologi, e le Campane. Il Bartolini nel ultimo capo del lib. 3. de Tibiis asseri, che Habuerunt veteres Organa, quae vento animata exprimebant concentum, quoties digitis contingerentur regulae cum Tibiis concinentes; e sopra ciò vi è un'Epigramma di Giuliano desertore lib. 1. cap. 86. Li descrisse anche Manlio lib. 5. in emendar. Scaligeri, come siegue Hinc venient vocis dotes Deveaeque sonantis Garrula quae modulis diversa tibia format. Et quodcumque manu loquitur flatuque movetur, Mà perchè non si spiega il tempo, rimane anche incerto quale si debba credere. Negli Annali di Francia di Sigismondo art. 828. si racconta, che fù condotto a Ludovico Pio un Prete Veneziano nominato Giorgio, il quale si vantava di poter fabbricare un'Organo, e che l'Imperadore lo mandò in Aquisgrano insieme con Tenulfo Sacellario ut ea omnia ad id Instrumentum necessaria praeberentur. Lo stesso Scrittore nel capo 16. de Translatione Sanctorum Martyrum Marcellini, & Petri, parlando di quell'Artefice: Hic est, dice Georgius Veneticus, qui de Patria sua ad Imperatorem venit, & in Aquensi palatio Organum, quod graecè hydraulicum 203 78 20 vocatur mirifica arte composuit. Mà ad origine più antica si deve attribuire tal sorte d'Organo detto Idraulico, perchè il vento necessario per suonare, si cagiona dall'acqua. Imperciocchè appresso Eustatio scrittore più antico si legge nel libro 17. della sua Iliade, che di esso ne fù l'Autore un certo Cresibio Alesandrino. E ciò si conferma da Plinio nel libro 6. cap. 17. visse Plinio nell'Anno 68. dopo la nascita del Salvatore. Ma tutte queste relazioni sono convinte dal Testimonio di Vitruvio, mentre questo essendo vissuto in tempo di Cesare Augusto, cioè anni 46. avanti la venuta del Salvatore, secondo il calcolo del P. Petavio in Rat. temp. ne trattò nel lib. 10. cap. 131. e asseri essere stato inventato dalli Greci, sicchè non sò vedere con qual fondamento il Bulengero addotto dal Bartolini nel cap.7. del lib. 3. possa avere asserito, che la prima invenzione nacque nel tempo di Giuliano Apostata, come anche assermò Cassiodoro nel lib. 1. mentre di esso, oltre Vitruvio, ne fecero menzione Suetonio, e Sidonio Appollinare citati dal medesimo Bartolini. Conviene dunque dire, che essendo due specie d'Organi uno animato dal vento, prodotto dall'acqua, l'altro dal vento cagionato dalli mantici, l'origine del primo debba anteporsi a quella del secondo, e che dopo essere stati inventati siano stati perfezzionati da diversi Artefici, li quali hanno aggiunto can ne, e registri diversi, dalli quali ora si cagionano suoni alle ored chie gratissimi, che perciò sono Istromenti assegnati alla Musica delle Chiese, circa la quale, si racconta, che fosse il primo Autore, S. Vitaliano Papa vissuto nell'Anno 660., onde il Platina nella vita di lui Scrisse: Vitalianus cultu divino intentus, & regulam Ecclesiasticam composuit, & cantum ordinavit, adhibitis ad consonantiam (ut quidam volunt) Organis; Il Ferrari però riferi to dal Oldovino nella vita di Vitaliano, ne dubitò mentre l'uso dell'Organo, non è nella Cappella Pontificia. Comunque sia, certo è che nelle Chiese, ora si tiene con molta lode, mentre dal suono di tal' Istromento si muovono g affetti verso le cose celesti, e dalla melodìa terrena si arguisce quella, che in più luoghi dalla Sagra Scrittura si riferisce formata dagl' Angioli. Rimarebbe a dirsi della mirabile fabbrica di tal' Istromento, mà perche l'assunto nostro è di osservarne la sola Istoria i Cesar. ni nel ione ati sian si rife 79 2c. ci rimettiamo a quanto eruditamente ne scrissero il Padre Mersenne, il P. Kircher, ed altri, e concludiamo con la descrizzione di esso presa da un Suonatore riferita dal Du Gange V. Organum, il quale sopra il Salmo 15. così ne scrisse. Organum itaque est quasi Turris tubis fabricata; quibus Flatu follium vox copiosissima destinatur, & ut modulatio decora componat, linguis quibusdam ligneis ab interiore parte construitur, quas disciplinabiliter Magistrorum digiti reprimentes grandisonam efficiunt, & suavissimam Cantílenam, che perciò Gio: Battista Doni nel capo 10. del trattato della Musica, asseri esser l'Organo senza fallo l'Istromento più capace di ogn'altro di quelle varietà, che si possono far sentire nella Musica, rispetto al gran numero di canne, e di sistemi, e registri, che senza molte difficoltà vi si possono accommodare, a carte 20. dice, veramente non vi ha Stromento più a proposito per la multiplicità de' generi, e de' tuoni dell'Organo, nel quale in vece di tanti registri, che non fanno alcuna varietà d'armonia, si potrebbe introdurre detta varietà, come da un bel passo di Tertulliano si conosce, che gli avevano gl'Antichi, ò da vento, ò d'acqua che sossero, de' quali gli ultimi si chiamavano Organa bydraulica, e li primi da me si dicono Organa Physaulica. Il luogo di Tertulliano è questo nel libro de Anima. Specta portentosam Archimedis munificentiam. Organum hydraulicum dico. Machinae tot partes, tot compagines, tot itinera vocum, tot compenata sonorum, tot commercia modorum, tot acies tibiarum, & una moles erunt omnia. Si fabbricano gl'Organi di mole superiore ad ogn'altro Istromento sonoro, che perciò sogliono per l'ordinario stabilirsi particolarmente nelle Chiese in modo, che non si possono transferire da un luogo all'altro; onde in Roma nella Basilica Constantiniana si ammira quello sabbricato per ordine di Papa Clemente VIII. dal perito Artefice Luca Blasi Perugino, è composto di sedici registri, ò siano Classi di Canne, delle quali la maggiore è di palmi 39. e riceve il fiato da sei Mantici dieci palmi lunghi. Ve n'è anche uno simile nella Catedrale d'Orvieto, e un'altro in Trento, che dicono esser composto di 36. registri. Di uno prodigioso, e Vasto fece menzione il Volsano, nel proemio della Vita di S. Suithuno riferito dal Du Cange, con li versi seguenti. Talia ✋ 80 ♉ Talia & auxistis hic organa qualia nunquam Cernuntur gemino constabilita sono. Bißeni supra sociantur in ordine Folles Inferiusque jacent quatuor, atque decem Flatibus ulterius Spiracula maxima reddunt Quos agitant validi septuaginta Viri Bracchia versantes multo, & sudore madentes Certatimque suos quisque movet socios Viribus, ut totis impellant flamina sursum Et rugiat plena Kapsa referta sinu. Sola quadringentas, quae sustinet ordine musas Quas manus organici temperat ingenii. Mirabile al certo fù un tale Organo, mentre era composto di 400. Canne, e per dare loro il fiato erano impiegati 26. Mantici, e 70. Uomini nel governo di essi. XXXIII. Organo delli Signori Veroſpi. Iù ammirabile al certo è l'Organo, che si vede collocato in Roma nel Palazzo delli Signori Verospi fabbricato di Michele Todini Savojardo insigne perito nella musica, poi che suonandosi questo dalle mani dell'Organista, corrisponde insieme il suono di un Cimbalo, e di trè altre Spinette da esso separate, e con tale artificio, che si ode la melodia, ora di una ora di due, ora di trè, e anche di tutte insieme a piacere del Suonatore, che le governa con le mani, e con li piedi. Arti ficio prodigioso, nè ancora penetrato dalli Spettatori. Acciochè se ne concepisca la positura di essi, e l'esteriore apparenza ne riportiamo qui il disegno tale quale fù pubblicato dal P. Kirchel nella sua Fonurgia a carte 167., ove riferisce avere l'Autore impiegati 18. Anni nel fabbricare tal Machina, XXXIV. 1 SUMETUINEMUMUMUM 1 XXXIII C Prospetto della Camera detta Galleria armonica nel Palazzo delli Signo in cui sono molti Strumenti sonori, fabricati con prodigioso artifizio da M a cor plegin M XXXIII in cui sono me 80 XXXIV Organo Portatile XXXV Tubo Cochleato 81 franz. XI Tubo Co 81 XXXIV. Organo Portatile. Ltri però se ne fabbricano di mole assai minore, che si possono trasferire da un luogo ad un'altro, benche granA di, e di molti registri. Tale è quello, che si adopera nella Basilica Vaticana fabbricato in quest'anno dal perito Artefice Filippo Testa Romano, che con il benefizio di Ruote si trasserisce dove si vuole. Ne mancano altri assai più piccioli, quali si possono portare anche viaggiandosi pendenti dal collo, e suonarsi con la de stra girando un cilindro, che armato di denti supplisce al moto delle dita, come indica la figura qui posta, in cui si esprime un Tedesco povero pellegrino, come sogliono alcuni di tal nazione girare per l'Italia sonando, e ricevere elemosine dagl'uditori. XXXV. Tubo Cochleato. questa prima classe d'Istrumenti sonori animati dal fiato, si può aggiungere un Tubo non usato da alcuno, mà ideato dal P. Kircher, il quale nel libro della Fonurgia a cart. 110. espose la figura di un Tubo, come noi qui la riportiamo sotto il num. 35. affermando, che usandosi di figura eliptica si accresce notabilmente la voce di chi l'adopera; Imperciochè a carta 711. prova, che la voce per tale Tubo si accresce molto più, che per un Tubo retto, che perciò la natura hà fabbricato ne gl' Animali più timidi il senso dell'udito in tal forma, come particolarmente si vede nelli Lepri, Cani, e simili, ne apporta di ciò la dimostrazione, che quì non hà luogo per essere dichiarata. Aggiunge però saggiamente, che tal fabbrica, peritum artificem requireret, non essendo facile fabbricare un tal Tubo, che abbia la figura perfettamente eliptica. Soggiunse il mede N 82 &c. medesimo Autore, che se tal Tubo si fabbricasse di grandezza straordinaria, si potrebbe adoperare sostenuto da trè Aste in modo, che facilmente si potrebbe raggirare, come dimostra il disegno quì posto. Curioso è poi il quesito, che pone nel cap. 3. del libro primo della medesima Fonurgia. Cerca egli se la voce, ò sia il fiato tenuto chiuso nelli canali, e simili Istrumenti per qualche tempo, datosi poi l'adito, si possa udire dagl'ascoltanti. Fù tal dubbio (dice egli) proposto già da Gio: Battista del la Porta, e Cornelio Agrippa, li quali risposero, che così acca derebbe, onde tale risposta fù ricevuta con plauso, e tale opinione fù disesa dal Veccherio, da Alesio, ed altri, delli quali me ritamente si rise il Kircher, mentre l'esperienza dimostra il contrario, e la raggione ripugna, poichè essendo il suono un'agitazione di Aria cagionata dall'impulso del Suonatore, cessando questo cessa l'agitazione, e per conseguenza il suono, e credere il contrario, sarebbe lo stesso, che credere potersi con un Crivello portare l'acqua da un luogo in un'altro, XXXVI. Tromba Marina. El tempo in cui scrivo si fa udire per le strade di Roma un suono non usato per l'addietro da alcuno, è cagionato questo dal fiato con cui viene animato, come le Trombe, quel Istrumento detto volgarmente Tromba Marina, da altri Tromba parlante, perchè usata per lo più in mare, ove da un Vascello si parla all'altro, benchè distante, mentre la voce di chi parla con essa notabilmente si accresce, Hà questo Istrumento la forma di Cono, nè vi è determinata lunghezza, potendosi fabbricare ad arbitrio più, ò meno lunga, più ò meno larga. Non sono molti anni, che fù inventato tal'Istrumento, e come si riferisce in una lettera Inglese del Cavalier Morland pubblicata, e tradotta nelli giornali delli Letterati di Roma del 1672. fù questo l'inventore, e ne riferì lare gola di fabbricarla con dovute proporzioni, siccome gl'usi vari di essa. XXXVI Tromba Marina qual r. 1 Mend ### la r dann 83 Il Padre Atanasio Kircher però nella sua Fonurgia nel capo 1. della Setione 6. afferma essere invenzione più antica, dicendo, che tal Tromba: Non est hujus temporis inventum, cum id ante plurimos annos Romae ab Auctore Musurgiae, & hujus libri descriptum, & impressum fuerit; e ne riferisce il modo con cui fù inventato. Mà lasciando la verità nel suo luogo, il certo è che in questo tempo in vece di articolare la voce si anima col fiato; onde si cagionalun suono strepitoso, e benchè rauco piace all'udito. Trattò di tal' Istromento il Padre Francesco Lana nel libro intitolato Magisterium naturae, & artis Tom. 2. lib. 10. L'Altorsio nella Prefazione al Mullero. Ne publicò un trattato il Montanari col titolo Discorso sopra la Tromba parlante stampato in Venezia nel 1715. e nell'Anno 1719., ed in Lipsia un'altro Gio: Mattia Hassio, in cui accuratamente esamina di qual forma, e di qual materia debba fabbricarsi tal'Istromento, della cui origine molto dubita, mentre che nelle lettere annue della Compagnia di Gesù scritte nel 1594 dal P. Sebastiano Berettario, ed impresse in Roma nel 1602. si riferisce essere stato in uso un simile Istromento appresso i Popoli abitanti le Montagne del Perù, siccome essere stato usato dalli Persiani nella Città d'Ispahan lo riferì Giorgio Anderson, e Volquard Juersca: mà quanto è incerto quando cominciasse l'uso di tal'Istrumento nel proferire le voci articolate, tanto è vero, che in Roma cominciasse il suono Musicale formato da un Francese, ed ora rinovato da un povero Mendicante, che dopo il canto forma con esso il suono, che per la novità della voce molto piace all'udito. Con qual regola, e di qual materia debba perfettamente essere fabbricato tal'Istromento ne fece un' accurato esame il so pradetto Montanari, e dopo lui il sopracitato Gio: Mattia Hassio, ed a quali usi utilmente si adoperi, si è esposto nelli Giornali delli Letterati di Roma del 1672. XXXVII. L 2 84 κ. XXXVII. Corno di Alessandro. Ella Tavola seguente si è espresso un Soldato in atto di suonare un grande Istromento, ed è quello, che il Padre Kircher espose nella sua Fonurgia a cart. 132. e lo nominò Corno di Alessandro, ove così ne scrisse: Alexandrum quoque magnum certum Cornu habuisse tam intensi soni, ut illo totum Exercitum, quantumvis dispersum, convocatum in praesentem sisterit. ac si singulis praesens loqueretur. Eriferi, che trovandosi nella Libraria Vaticana, lesse a caso un libro manoscritto, il di cui tito lo era: Secreta Aristotelis ad Alexandrum Magnum; e che frà le altre cose in esso registrate, dice aver lette le seguenti parole: Faciebat hoc Cornu adeò vehementem sonum, ut eo exercitum suum ad centum stadia (quorum octo unum miliare Italicum conficiunt) dispersum convocare perhibeatur. Aveva questo, come apparisce nel sudetto Volume, il diametro di cinque cubiti, e la detta figura si vede nello stesso Volume col titolo: Cornu Alexandri Ma gni, e facendosi sopra le dovute riflessioni, dice il medesimo, che poteva udirsi in grande lontananza dalle squadre de' Soldati, prendendo l'esempio dal suono del corno bovino, con cui li Pastori, particolarmente nella Germania, richiamano dal campo le bestie, che pascolano lontano tal volta più d'un miglio. Non essendo espresso nel libro sudetto il modo usato nell' adoperarlo, stimò l'Autore, che fosse sostenuto da trè Aste in modo, che potesse raggirarsi dal suonatore verso quella parte, che più piaceva, come apparisce in questo disegno. Di tal'Istromento fece anche menzione Olao Vormio nella lettera a Fortunio Liceto sopra il Corno Danico pag. mihi 21. XXXVIII. dre 84 XXXVII Tubo dà Alesandro Magno XXXVIII Trombetta di Canna . Ciufolo del Villano X XI 4.60 Anno, est 85 20 XXXVIII. Trombetta di Canna. EL Giovane qui espresso mostra di suonare un'Istromento fatto con un palmo di Canna spaccata, che rende la voce simile ad una piccola Trombetta: si usa per l'ordinario dalli fanciulli villani, essendo Istromento facile a farsi nelle Ville. Uno simile si fà con la Canna palustre, togliendo una porzione di essa per il lungo con il cortello, in modo, che resti la vacuità della Canna coperta da una sottile membrana, che tali Canne sogliono avere, si suona con il fiato, come se si volesse suonare una Trombetta; onde rende voce acuta, e tremolante, in modo, che sembra esser suonato quell'Istromento, che communemente si dice Sordino. XXXIX. Ciufolo del Villano. PRoprio è parimente delli Villani principalmente di Abruzzo il Ciufolo, con il cui suono accompagnano il suono della Piva nelle danze, con le quali procurano dilettare li Spettatori, alli quali, dopo avere per qualche tempo saltato, e suonato, chiedono qualche ricompensa con cui mantengono la vita. Il suono è acuto, e stridolo, onde più tosto è nojoso a chi l'ode. * A XXXX. 36 86 20 XXXX. Tromba di Zucca. L Villano qui rappresentato suona col fiato una Zucca di quelle, che chiamano lunghe. Tal sorte di gente inserisce una Zampogna di Canna nella parte più angusta, e toglie nell'opposta più larga una parte di essa: onde forma quasi la figura di un Corno bovino, e rende suono rauco, e strepitoso. Li Villani di Gaeta sogliono usarla frequentemente nella caccia, e nelle feste. XXXXI. Suono della Brocca. Uanto piaccia il suono si può dedurre, ed arguire dall' invenzione della gente rozza, che non avendo Istromenti di musica, nè perizia per suonarli, hà saputo però inventarne alcuni, con li quali eccita qualche suono atto ad ac compagnare li Balli contadineschi, e il canto delli Villani. Usa no perciò alcuni una Brocca, e per il canale donde si fà uscire l'acqua tramandano la voce nel corpo vacuo di essa, ora coprendo, ora aprendo l'apertura superiore con la mano, in mo do, che la voce si varia talmente, che può cagionare una certa sinfonia grata, ed atta ad eccitare il canto, e le danze XXXXII. Suono con il Pettine. Ltri formano il suono simile a quello d'una piccola Tromba, soffiando con la bocca sopra una carta, dietro alla quale è collocato un pettine, overo una tavoletta traforata con molti piccoli buchi. Soglio no usare tal' Istromenti prinPricipalmente li Fanciulli, che si ricreano, XL Tromba dí Zucca 86 XLI Brocca di Terra XLII Tettine M Prima di sui disutile il nella prima le fine d ti; in mane E mortai rej bile, che parti del F hal e: Mitt msonante cut; fonda in cum tubi. mir; onde ce k, che in tutt Maggiore mà essere vera ersi un comma resso S. Gro 10. Atel dere, 7. come sti , e San è un Istro. remote quale mater Un'alt. ke ile Ke d 87 Prima di passare all'altra Classe d'Istromenti sonori, non sarà disutile il riflettere a ciò, che S. Paolo scrisse alli Corinti nella prima letera capo 15. v. 53. cioè alla Tromba, che nel fine del Mondo sonata da un'Angelo farà risorgere tutti li Morti; In momento inictu oculi in novissima tuba. Canet enim tuba, & mortui resurgent incorrupti. Mà perchè può parere incredibile, che la voce d'una Tromba possa essere udita in tutte le parti del Mondo, si scioglie facilmente il dubbio dal P. Cornelio a Lapide sopra il capo 21. di S. Matteo al num. 31. ove dice: Mittet Angelos suos cum tuba, imo tubis multis toto orbe personantes, ut omnes mortuos ad vitam evocent, & ad judicium citent; fondato sù le parole dell'Evangelio, & mittet Angelos suos cum tubis, & voce magna, & congregabit electos ejus à quatuor ventis; onde cessa la difficoltà mentre suppliranno molte Trombe, che in tutte le parti del Mondo saranno sonate dagl'Angeli. Maggiore difficoltà è il determinare, se tale Tromba doverà essere vera Tromba, ò pure con tal nome debba intendersi un commandamento Divino, come alcuni stimorono appresso S. Gregorio, in vigore di cui tutti li Defonti risorgeranno. A tal dubbio risponde il medesimo P. Cornelio sopra il capo 4. della letera di S. Paolo alli Tessalonicensi dicendo, che sarà Sensibilis clangor, & non tubalis formata ab Angelo in dere, vel ea solius aeris collissione vel potius per veram tubam; come stimò S. Anselmo in Elucidario, ed altri. Imperochè Cristo, e San Paolo sempre usorono la voce di Tromba, la quale è un Istromento Idoneo a formare suono da potersi udire in parti remote, benchè a noi non sia manifesto di qual forma, e di quale materia doverà essere tal' Istromento, Un'altro dubbio si può proporre circa tale materia come riferisce il citato Autore, cioè in qual modo potrà essere udita la voce della Tromba, se gl'Uomini saranno morti nelli Sepolchri. Mà dottamente risponde il P. Cornelio, che Audient idest sentient, resurgendo, ac si audirent vocem Filii Dei, qui vocat ea quae non sunt quasi ea quae sunt. Imperochè tal Tromba sarà come stimano molti Santi Padri un Istromento morale per la Resurrezione, per mezzo di cui Cristo; Operabitur resurectionem, sicut verba consecrationis sunt Instrumenta transustantiaque tio 88 tionis. Perciò lo dice Istromento morale, imperocchè: Non neces. se videtur huic Tubae tribuere vim phisicam suscitandi mortuos. A ciò, aggiunge il P. Francesco Suarez 3. part. quest. 55. art. 1. che li Morti dopo essere risuscitati udiranno tale Tromba, poichè il risorgimento si farà in un'istante, mentre suonarà la Tromba, in modo, che perseverando il suono possa esse re udito, ò almeno potranno udire le parole seguenti, venite ad Judicium. Imperciochè tal Tromba intimarà, e chiamarà tutti ad essere giudicati, che perciò dice la Chiesa: Tuba mirum spargens sonum, per sepulchra regionum, coget omnes ante Tronum. Tutto ciò il P. Suarez. CLASSE II. Degl' Iſtromenti ſonori per la Tensione. iconosciuti gl'Istromenti, dalli quali si rende il suono per il fiato, si passa alla seconda classe di quelli, che rendo R no armonia per la Tensione, poiche sono armati di corde, le quali stirate, quando sono percosse rendono il suono. Inerendo dunque alla divisione di Cassiodoro lib. de musica, ove dice: Organorum aliud percutitur, aliud intenditur, aliud inflatur. Percutiuntur acetabula aenea, vel argentea, tenduntur fides, quae ple ctro percußae mulcent aurium sensum, inflantur tibiae, calami, or gana, & caetera, quae spiritu agitata in sonum vocis animantur Numeraremo dunque gl'Istromenti della seconda classe, quali intenduntur. A tal' esame ci fà buona guida il P. Kircher nella sua Musurgia con ridurli a cinque classi, ove a carte 453 disse, che la prima contiene quelli, li quali si compongono abacis manuariis, quae claviaria vocant, ut Clavicymbala, Cla vicordia, Spineta, Manucordia. La seconda contiene, quae manubriis in oblongi colli morem protensis, e questi utriusque ministerio ma nus sonari solent, ut Testudines, Tierbae, Pandorae. Nella terza contengono quelli, quae manubriis quidem constant, sed arcu, pennis incitantur, ut Violae, seu Cheles, omnis generis, & Cythara La quarta comprende, quae omni abaco, & manubrio destituta utrius. XLIII Cembalo Ominciar ti sonat menzio dubit stino. ### tirt endig Anichi a che, che ta gell' Ift il suon alli cast diffusam. prima e de med. mente le di Ani idest ln ble; mà u. 89 utriusque manus ministerio immediate sonantur, ut Harpae, & Psalteria. Nella quinta finalmente si numerano, quae mixtam quandam rationem ex omnibus habent, ut Lyra Germanica, quae abaco constat, & loco arcus utitur rota. Con questa divisione si renderà più facile l'esame di ciascuno. XLIII. Cimbalo. DOminciando dunque dalla classe, che contiene gl'Istromenti sonati con la mano, in primo luogo è da considerarsi il Cimbalo, detto da molti Granicembalo. Di questo fece menzione il S. Rè David nel Salmo 150., ove invitò a lodare Dio con tal' Istromento: Laudate eum in Cimbalis jubilationis; mà perche la parola Cymbalum, è molto equivoca, e si può dubitare di quale Istromento parlasse, descrivendolo S. Agostino: Cymbala (disse) invicem se tangunt, ut benè sonent, ideo à quibusdam labiis nostris comparata sunt. Lo Sponio nella sessione prima art. de Cymbalis, esponendo alcune figure di donne, che ballano, sonando un tal Istromento, dice: Cymbala esse Instrumenta, quae istae Saltatriculae gestant, utrumque cum altero concutiunt audacter, assero quòd ea videam labris assimilari. Mà tal Istromento significato col nome di Cembalo dagl' Antichi a suo luogo doverà riconoscersi: per ora basti l'intendere, che tal nome è stato trasferito dalli Scrittori moderni, a quell'Istromento, il quale armato di corde di metallo rende il suono per mezzo di alcuni, che dicono saltarelli uniti alli tasti, quando questi dalla mano del Suonatore si percuotono. Per essere Istromento assai noto non occorre descriverlo diffusamente, e basta solamente fare trè principali riflessioni, la prima è circa la disposizione delle corde, la seconda circa le corde medesime, la terza sopra la varietà delli suoni: sono primiera mente le corde in numero di 49. di metallo, e non d'intestini di Animali. Onde l'Istromento, che di tal sorte di corde è armato, fù detto da Gulio Firmico lib. 6. cap. 31. Ærenervum, idest Instrumentum musicum cui vice Nervorum insunt aereae chordula; mà tal voce conviene anche alla Lira, che di tali corde suol M 90 suol essere armata, onde lo stesso Scrittore disse, Musicos faciunt qui lyrae aerenervos dulci modulatione percutiunt. Ne solamente sono di metallo le corde, mà hanno diversa estensione, e lunghezza, e a proporzione della maggior, e minore estensione sono anche di maggiore, ò minore grossezza, dal che procede una grande varietà di voci sonore, che perciò trà tutti gl'Istro menti di questo genere tiene il primo luogo. Gio: Battista Doni a carte 58. così ne scrisse. li Clavicembli, quando si facciano di trè tuoni, e tastature si potranno diversificare in due maniere con la stessa materia delle corde per tutto, e con diversa, se ciascun averà le corde della stessa materia, la diversità consisterà non solo in essere più e meno tirate, e aver la tratta più lunga, ò più corta, mà più bassa, ò più alta dal fondo, e in pettinatura più cruda, ò più dove percossa più presto, ò lontano dal ponticello, ò simil al tre differenze, che si potranno agiuntare alla natura de' modo con fare, che il registro Dorio abia il suono ordinario del Clavicembalo &c. Essere stato inventato tal' Istromento da un certo Niccol Vicentino, lo riferì il Doni nel libro de Musica alla carta quarta, ed esservi stati aggiunti molti tasti, e molte divisioni. Vi veva tal'Autore in tempo del Cardinale Ipolito d'Este suo Me cenate, cioè circa l'Anno 1492. sotto Alessandro VI. XLIV. Cimbalo Verticale A stessa disposizione, e qualità di corde si osserva nell' Istromento seguente, il quale è differente dal primo perla situazione delle parti, inventato per maggior commodità, poichè è collocato verticalmente, onde il suono si propaga meglio, e occupa sito minore, e serve per ornamento della Camera in cui si conserva: Da chi sia stata tale disposizione in ventata non l'hò potuto rinvenire, siccome nel racconto del Lei si riferì essere stato il Vicentini inventore del Cembalo, ma du bito, che più tosto sosse da quello perfezionato. XIV. XII XLIV Cembalo verticale XIV Spinetta XLVI Tiorba de li Cem dosi la mec 1, m2 3 il P. 9 2 som ### 96 91 20 XLV. Spinetta Ono anche li Cembali del genere sopradetto di sorti diverse, usandosi la medesima disposizione in tutti delli tasti, e delli Saltarelli, ma variandosi il numero delle corde, e la disposizione di esse. In Italia è comune quello detto comunemente Spinetta, la quale alcune volte hà solamente dicidotto tasti, e rende suono acutissimo. Sogliono communemente sonare tal sorte d'Istromento le donne, che perciò il Pittore le ha espresse in queste tavole. Delle varie tastature di questi diffusamente trattò il P. Kircher nel libro 6. della musica istrumentale part. 2. cap. 1., e il Mersenne, onde a noi non apartiene il riserirle. Una sorte d'Istromento si adopera detto Sordino, e disserente dalla Spinetta per la qualità del suono, perchè in questa le corde toccate dalle penne delli Saltarelli rendono suono acuto, e armonico; nel sordino le corde sono solamente battute dolcemente dal saltarello: onde si rende un'armonia sorda, e soave, che appena si ode dal Suonatore XLVI. Tiorba Assando alla classe, che contiene gl'Istromenti composti di cor1 po sonoro detto communemente la Testudine, e di manico armato di corde, e si suonano con ambedue le mani, una delle quali governa le corde sopra diversi spazii del manico nelle tastature, e con l'altra si toccano le corde, accichè rendano il suono; si osservi in primo luogo quello chiamato dagl' Italiani Tiorba, dalli Latini Testudo, benchè questo sia nome generale, con cui si significa il corpo dell'Istromento vacuo, così detto dalla forma convessa che hà in una parte simile alla Testudine. M 2 92 E dunque quest'Istromento di figura espressa nella sua imagine. Perehè si dica Tiorba, niun Scrittore l'afferma, e probabilmente tal nome deriva dalla parola Barbitos, voce barbara secondo il Tesoro della Lingua latina, in cui si significa lira di grandezza maggiore dell'altre, e l'usò Ovidio di genere feminino, ove scrisse Epist. 21. Non facit ad Lachrimas barlytos ulla meas. II P. Kircher riferisce nel capo 2. de Musica instrumentali, che la Tierba prese il nome da un Napolitano, che aggiunse corde alla Lira: contiene tal' Istromento nove corde doppie, e una semplice. XLVII. Arcileuto Alla Tiorba nacque l'Arcileuto, Instrumento non usato dagl'Antichi, ma inventato dalli moderni, poichè comin ciata si ad usare la Tiorba, un nobile Tedesco detto Girolamo Capsperger la perfezionò aggiungendovi un collo più lungo con otto corde semplici, e sette doppie con una corda più delle al tre sottili detta Cantino, sono le sopradette corde, non di Metallo, mà d'intestini d' Animali, e differiscono nella grossezza, e si percuotono con la mano destra, premendo con la sinistra variamente le medesime nel collo dell'Istromento, il quale frà tut ti di tal genere è il più armonico per la varietà delli suoni che rende. Aggiunse il Mersenne trovarsi alcuni Liuti detti Chitarroni, li quali hanno corde di metallo in un braccio, e nell'altro d'intestini, e alcune volte avendone al numero di 40, molte delle quali benchè non toccate, concepiscono tremori, e rendono suo no. Il manico di questo Istromento può essere di quattro, cinque piedi lungo. XLVIII. XIVII Arcíleuto M XIVIII Cetera 2 Frd gl'Istro I Plettro derrano le na el sto let uno una 5 del ssi che co compos. ene servirsen to da esso al Eumerato Dieb prima pag. Psalterius mel. 10.4 dein Pfatterie cum inventat Mercurio ex. p. Danie. mè furor. — 93 60 X L VIII. Cetera. Ra gl'Istromenti, che si suonano, ò con le deta, ò con il Plettro forsi il più antico è la Cetera; imperocchè se si osservano le narrative delli Poeti, l'invenzione, e l'uso di essa fù attribuito a Mercurio. Lyra dicitur à Mercurio primùm inventa; scrisse Isidoro de originibus, poiche quando ritornato il Nilo nel suo letto dopo avere inondato l'Egitto, fù trovata da Mercurio una spoglia di Tartaruca, in cui essendosi inariditi li nervi dell' animale putrefatto, resero quelli il suono percossi che furono dal vento, onde a similitudine di quella Mercurio compose la Lira, e la donò ad Orfeo, il quale seppe sì bene servirsene con il canto, che le piante, e li sassi lo seguivano da esso allettati per goderne l'armonia, e per essa poi fù numerato tal'Istromento frà le constellezioni del Cielo. Di essa dottamente parlò il P. Riccioli nel suo Almagesto parte prima pag. 406. Lira (dice egli) Sive vultur cadens, vel diferens, Psalterium, sive haec lyra sit Apollinis, sive Horphei juxta Ovidii met. 10. continet Stellas in Ptolemeo 10. quot videlicet sunt chordae in Psalterio decachordo. At in Bajero sunt 13. in Klepero II. quas in ter fulgentissima, & primae magnitudinis est illa, quae dicitur Fidicula seu lucida lyrae. Et pag. 481. Lyram septicordem ad imitationem septem planetarum inventata ab Apolline, vel ad imitationem septistellii Plejadum à Mercurio excogitatam tradit ab Hygino lib. 2. Vitruvius lib. 5. cap. 4. Ibique Daniel Berbarus, & Gulielmus Philander, idem Ficinus in Platonem de furore poetico Glarcanus lib. 2. Dodecachordi cap. 8. & 13. Guido Aretinus in sua scala musica, Petrus Valla in lib. Plinii cap. 22. &c. Prima però di considerare meglio quest'Istrumento conviene avvertire, che molti confondono la Cetera con la Lira, e stimano essere il medesimo Instrumento, come saggiamente avvertì il Bulengero de Theatro lib. 2. cap. 37. Nonnulli autem partim Cytharam, Liram, chelim testudinem idem eße, eo fortè, quòd Xenophon Sympos. dixerit Cithara cecinit, Lyra cum tibiis consonante. & contavit, & Atenco lib. 14. accipiens Lyram Cithara cecinit, E più 96 94 26 più chiaramente l'accennò Eustatio citato dal medesimo Bulengero, ove scrisse: Testam testudinis ingentem, subito, seu manubrio addito, & cordis intentis Mercurius Lyram aptavit, quam Apollini dono dedit, ut se redimeret, cum aliquot ex ejus bobus furatus esset. Bione però fù di parere, che la Cetera fosse inventata da Apollo, e la Lira da Mercurio. Mà tutte sono belle invenzioni di poetiche fantasie; mentro dagli oracoli infallibili si sà che l'inventore della Cetera fù Jubal, il quale come si afferma dal sagro Istorico nel 4. della Genei fuit Pater canentium Cythara, & Organo. Vero bensì, che da tali parole non si hà evidentemente, che Jubal fosse inventore della Cetera, benchè fosse Padre di quelli, che l'usorono, non però si può negare essere stato in quella età l'uso della Cetera e simili Istromenti. Fondato sù questa autorità confermata da Giuseppe Ebree il P. Kircher addusse la raggione, per cui la Cetera potesse essere il primo Istrumento, facilmente inventato Inventum chordarum dice egli nel capo 4. del libro 2. de arte Consoni, & dissoni. Vti facile fuit ita quoque vetustissimum eße, & primevorum temporum nemo dubitare debet, cum enim nihil adeo neceßarium si quàm filorum ad omnia compingenda usus, omnis autem quorumcum que filoruui extensio gratum quemdam sonum excitet, ex varia de tem tensione chordarum varii nascantur soni, nihil facilius fuit viri musurgis hac experientia prius edoctis Instrumenta tandem omnis generis adinvenire, & quidem cythtaram polichordam ante Diluvius fuisse, sacrae nos docent litterae. Di quale forma fosse l'antica Cetera non è si facile a sa persi. Probabile però deve stimarsi, che con il tempo da vai Suonatori si riducesse a forma migliore, ed a suono più armonico, aggiundendosi in essa il numero delle corde. S. Girolamo nella lettera scritta a Dardano stimò, che la Cetera fosse fabbricata, come la letera Delta, Vitruvio scrisse essere formata della grandezza d'una Tartaruca marina, e che atal corpo fosse aggiunto un manico lungo un cubito, e che questo corpo Mercurio trasferisse le corde usate nella Lira, la quale era formata di due corna di Capra aggiuntavi una traversa per poterle in essa affigere, come si vede espressa in molte medaglie, e marmi antichi. Chi desidera leggere più diffusamen Q de serite le medette le dite nome Lifid form dangu nell. accenna cuto per Dven, Este, che il 95 te descritte le parti della Lira, legga il Bulengero nel capo 38. del libro sopra citato. Non mancò chi scrisse essersi da Mercurio addattate alla Lira trè sole corde, e tanto disse Isidoro Chordas primus Mercurius excogitavit idemque primus neruos sonum strinxit; e aggiunge che sossero nominate corde dal cuore: quia sicut pulsus est cordis in pectore ita pulsus chordae in Cythara, Li Greci assermano, che la figura di Cetera fù fatta da Cepione scuolaro di Terpandro. Altri scrissero, che Apollo fosse l'inventore della Cetera, e che fosse simile al petto umano, e che poi ne procedessero diverse figure, e con diversità di corde, come si vedrà negl'altri Istromenti, onde vi sono le Cetere dette Tedesche, altre Francesi, Inglesi, Spagnole, Turchesche, e Persiane, le quali tutte armate di corde si suonano, ò con le dita, ò con il plettro, e tutte possono essere comprese con il nome di Cetera, essendo in tutte quelle la parte, che dalli Latini si dice Testudo, vacua nella parte interiore, e diversa nella forma, donde procede la varietà dell'armonia. La Cetera dunque antica fù da molti adoperata armta di sole trè corde, nelle quali, come riferisce Diodoro Siculo lib. 1. cap. 2. si accennavano trè stagioni dell'anno, e alrrettanti tuoni, cioè l'acuto per l'Estate, il grave per l'Inverno, il mezzano per la Primavera, e Scaligero nel capo 48. del libro primo della poetica asserisce, che a Corebbo figlio di Ati Rè de Lidi aggiunse la quinta corda. Ne furono poi aggiunte sette da Terpandro, alle quali Simonide aggiunse l'ottava. Timoteo la nona, se credere dobbiamo a Plinio, che così scrisse nel capo 4. del libro 6. e lo stesso riferì nel capo 40. il Bulengero aggiungendo, che S. Girolamo riferì esser armata di 24. corde Nel Teatro però della vita umana si racconta, che uu tale Timoteo Milesio celebre Musico, che visse in tempo di Alessandro il grande, aggiunse alla Cetera la corda deçima, e un decima. Nella Cetera commnne, che oggidì si usa si numerano dicisette corde, le quali suonate col plettro rendono una soavissima armonìa. Non sarà cosa ingrata l'osservare la varietà delle Cetere antiche come si trovono espresse in varii marmi, e sono quelle qui poste nella Tavola, come le pose il Mersenne a cart. 7. dall Istro R 96 &c. Istromenti armonici, e il Kircher: anche parla d'essa il Pigminio de Servis a cart. 158., ove dice potersi conoscere le parti, che compongono le lira cioè: Laterna, acumina, bracchia, humeri, scapulae, pectines, modulum, & timpanum. Quindi non è meraviglia se dagl'Antichi dediti al piacere, e alle delizie, era solita usarsi la Cetera nelli Conviti come riferisce Plutarco Symp. 7. cap. 8. Cytara jam olim aetate homeri adhibita est in conviviis, & amicitiam consuetudinemque ad eo antiquam non debet dissolvere, sed Cytharedis solis utendum est, ut luctum, & funebrem complorationem cantilenis summoveant, canet tes bene Ominata quod hominibus bene epulantibus commendata sint Ne sarà discaro concludere questa narrativa con ciò, che riferisce Strabone, nel libro 6. Cioè, che in Geraci Città della Calabria si vedeva già una Statua rappresentante un Cittadino insigne Citaredo detto Eunomio in atto di suonare la Cetera sopra cui era una Cicala, e ciò in memoria di un accidente cu rioso, cioè che mentre suonava a gara con Aristone Musico si rup pe una corda della Cetera, mà sopravenendo quell' Animale supplì con la sua voce al suono, che mancava, Una simile Statua fù collocata in Delfì con un'Epigramma registrato nel quarto libro degl'Epigrammi greci, e un'altro pubblicò nel libro primo sotto il numero 22. la dotta musa del P. Carlo d'Aquino qui riferito con li versi seguenti. Stridula voce nemorum, postquam modulamine dulci Supplevit docte fila recisa Lyra Hic demum vitam posuit cantumque canorae Ne mortis titulos solus haberet Olor, Hoc major Cygnum per longa silentia vita Credibile est, serum nam didicisse melos Haec contra stridens cum vixerit ante cicado Funeribus facta est nunc philomela suis. ### 1 2 XLIX. # XLIX Pandura Cetera Tedesca LI Chitarra Spagnola amh the parti del sole della e ri Hitura,ò ʘ forsi pe ma Tane ci mano 01 Letera ce me Trono esented 28 97 & XLIX. Pandura. Andura si dice dalli Napolitani l'Istromento seguente, la forma di cui è poco differente dalla Mandola, mà è di mole molto più grande; è armato di otto corde di metallo, e si suona con la penna, e rende grata armonìa. L. Cetera Tedesca. SEgue un'altro Istromento poco dissimile detto Cetera Tedesca dal P. Kircher, forsi perchè usata frequentemente nelle parti della Germania. Hà questa forma diversa, ed è fornita di sole dieci corde, e rende suono soave, chi ne sia l'Autore non è riferito da Scrittore alcuno. L Chitarra Spagnuola. Hitarra, ò Cetera Spagnuola è detto l'Istromento qui espresso forsi perchè frequentemente usato in Spagna, fù espressa una donna in atto di suonarlo, essendo usato anche dalle Donne. Tiene cinque corde doppie, le quali si sogliono percuotere con la mano a tempo di battuta, ò pure toccate con la punta delle dita: onde rendono suono più soave. Curioso è il dubbio, che qui si potrebbe proporre circa la Cetera riferita nel quinto capo dell'Apocalisse, ove S. Giovann dice aver veduto 24. Vecchioni, li quali stavano avanti il Trono dell'Agnello, habentes singuli Cytharas suas, siccome delle altre riferite dal medesimo nel capo 14. dicendo: vocem quam audivi sicut Cytha- 98 20. Cytharedorum Cytharizantium in Cytharis suis. Che nel Cielo dalli Beati si usino Istromenti di Musica non è da credersi; si può bensì dedurre essere ivi una equivalente melodìa, con cuisi cantino le lodi a Dio, a noi indicata con termini di sensibili lastromenti, tra li quali furono nominate le Cetere essendo il suono di esse soavissimo, ed armonioso in sommo grado. LII. Lira di Apollo. Rappresentato in questa figura Apollo creduto Dio dagli Antichi Idolatri, come solevano esprimerlo, cioè Giovane, con la sinistra tenente una Lira coronato di alloro, e vestito di tela d'oro, ò di colore celeste. Nella Lira, che finsero essere stata da lui inventata, significarono l'armonia delli Corpi Celesti, Finsero anche li Poeti, che al suono di essa fosse fabbrica ta la Città di Troja, come cantò Ovidio nella lettera di Elena a Paride. Ilion adspicies formataque turribus altis Moenia phebeae structa canore Lyrae. Scrisse Pausania, che si mostrava come prodigioso un sasso, ove Apollo depositò la sua Lira, dal contatto della quale diventò sonoro, onde qualunque volta era percosso rendeva il suono simile a quello della Lira, mà a noi basti aver qui espressa la forma della Lira di esso, communemente delineata nelli Marmi, e pitture antiche, nelli quali si vedono espresse anche l'altre qui poste, riferite dal Kircher, dal Mersenne, e dal Pignorio. Dissero al cuni essere la detta Lira armata di quattro corde con le quali si additavano gl'Elementi, altri ch'erano sette, per significare l'armonìa delli sette Pianeti. LIII. S LII Lira di Apollo 98 LIII Mandola Istromen ge dalli Lati Giro molto de degl'Assiri e Laurenti raſtium ſia: lun. & questo ed alt mich, cor Arrini e 0 Ei ch eser de, ove dic ###t. Org. Gillegno re ⛪ (è immer ch. gdom t. Jedem N 99 LIII. Mandola. L piccolo Istromento qui espresso, detto volgarmente Mandola, e dalli Latini Mandora, hà solamente quattro corde. e rende suono molto acuto. Un simil' Istromento trovo essere stato usato dagl'Assiri, ma di trè corde, e chiamato Pandora. Giuseppe Laurenti nell'Amaltea Onomastica afferma, che nel nome di Pandura sia significato l'Istromento, detto dall' Italiano Rebechino. Se questo fosse l'Istromento ricordato da Isidoro appresso Varrone, ed altri, è cosa molto dubbiosa. Sono tanti li diversi termini, con li quali gli antichi Scrittori nominarono gl'Istromenti sonori, che si rende impossibile poterli distinguere, e riconoscere, massime che sono diverse le forme d'un medesimo Istromento usato da diverse Nazioni. Sia di ciò esempio la narrativa di Lampridio nella vità di Eliogabalo, ove dice: Ipse cantavit, saltavit ad tibias, tuba cecinit pandurizavit, Organo modulatus est. Molto più oscura è la narrativa di America de Pejerato Abate Moisiacense nella vita di Carlo Magno registrata in un codice manoscritto sotto il numero 1543. nella regia Libreria riferito da Du Gange alla parola Baudosa. Quidam (dice egli) Baudosam concordabant Plurimas chordas cumulantes Quidam triplice cornu sonabant, Quaedam foramina includentes Quidam choros consonantes Duplicem chordam perstridentes Quidam taborellis rusticabant Gressum sonum permittentes. Quidam cabreta vasconizabant Levis pedibus perſaltantes Quidam Lyram, & tibiam properabant Prolixas virgulas sic gerentes QuiN 100 Quidam Rebecam arcuabant, Muliebrem vocem confingentes &c. Dalle quali voci, ò barbare, ò improprie è impossibile il potere intendere quali fossero gl'Istromenti significati. LIV Chitarrino. Idicola è la figura seguente fatta capricciosamente dal Pirtore, alludendo però al vero, mentre rappresenta un Marinaro in atto di suonare un piccolo Chitarrino, armato alle volte di quattro, alle volte di sei corde, e communemente si adopera dalli Marinari Napolitani, allora che stanchi dalle opera zioni marinaresche prendono riposo in qualche Lido, ed hanno ristorate le forze con il cibo. Non rende armonìa molto grata ma un suono acuto, di cui il senso delle persone rusticali si diletta. LV. Colascione. A figura seguente rappresenta una donna Turca in atto di suonare un'Istromento di trè corde, molto usato nella Turchia, e principalmente dalle Donne. In lingua Araba si chia ma Dambura, in Italia Colascione, come si dice dagl'Auton della Crusca. Frequentemente anche si suona nel Regno di Napoli, battendosi le corde col plettro, ò con una penna. Rende un suono rauco, essendo le corde molto lunghe, e la testudine di piccola mole, come si vede nell'imagine presente, presa dal libro pubblicato in Parigi, e disegnato in Costantinopoli per ordine di Monsù Ferrajol stato ivi Ambasciadore del Rè di Francia. Suole essere lungo tal volta sei piedi nel manico distinto in sedici tasti, alle volte è armato di sole due corde. LVI possibile LIV Chitarrino diuerso LV . Calascione Turchesco 100 IVI Viola 101 LVII Violone a del Pavimento la stessa attituo Spine in atto ###ch corde, in fu in e col nom Nesso sono det ⸗ 101 ♀ LVI. Viola. 'Imagine seguente è in atto di suonare un'Istromento simile nella figura al Violino, mà per la grandezza, che hà è nominata Viola. Il manico di esso è lungo la terza parte di tutto l'Istromento, ed hà quattro corde come il Violino, mà più grosse assai; siccome l'arco è molto più lungo. Quando si suona si sostiene dal Pavimento nel modo qui espresso. VII. L Violone On la stessa attitudine si suona quello, che segue, e qui si esprime in atto di essere accordato dal Suonatore: si chiama Violone, perch'è più grande della Viola, ed hà sei corde, con le quali si fà maggiore armonìa, che nella Viola. Un'altro della stessa specie si usa da alcuni armato di otto corde, che fù inventato dal Signor Conte Sommerset Inglese peritissimo nella Musica, come riferisce il P. Kircher pag. 486. Artis magnae consoni, & dißoni. Qual'Istromento dalli Latini si esprime col nome Vitula, ò Vidula, ò Violla; onde li Sonatori di esso sono detti Vitularii. 4 0 LVIII. & 102 & LVIII. L'Accordo Iù di tutti è Armonico il seguente detto l'Accordo, non solamente perchè è di mole più vasta, mà perchè è armato di dodici corde, ed anche di quindici, delle quali dall'arco se ne suonano due, e trè assieme. Il P. Mersenne lo chiamò Lira moderna Tutte queste sorti di Viole sono state inventate dalli mo derni, nè nelli Monumenti antichi ne hò trovato espresso alcuno, siccome nella Sagra Scrittura non si nominano, e solamente si parla di Cetere, di Lire &c. Se poi con tali nomi siano stat: espresse le Viole è cosa incerta. LIX. Lintercolo, ò Sordino. 'Imagine seguente è in atto di suonare coll'arco un picco lo Istromento, detto dalli Latini Linterculus per la figura, che hà, dice il P. Kircher, simile ad una barchetta. Sordino lo dicono gl'Italiani, e si suole adoperare mentre si balla. N LX LVIII Accordo 102 LIX Sordino 10 LX Chitarrone IXI Monocordo . LXII Tromba Marina deßen № 103 L X. Chitarrone Ale è l'Istromento tenuto dal Villano, che qui si è espresso a cavallo d'un Giumento in atto di cantare, doppo che per qualche tempo si è ricreato con il suono. LXI Monocordo. Onocordo si chiama l'Istromento, che segue, perchè è armato di una sola corda, benchè anche ne abbia un'altra più corta, le quali però si suonano coll'arco separatamente. Parlando di esso il Kircher a carte 487. dice: Quod uti notissimum est, ita supervacaneum esse ratus sum eidem explicando tempus terere. LXII. Tromba Marina. NU' esposto con questo nome un'Istromento diverso suonato con il fiato, mà con l'istesso nome si esprime il seguente suonato con l'arco, ed armato con una sola corda grossa, la quale con il pollice della sinistra del Suonatore si và premendo a tempo in varii luoghi del manico, per eccitare tuoni diversi, li quali sono in tutto simili alla voce della Tromba, perciò chiamata Tromba Marina, essendo l'uso di essa frequente nel Mare, senza la fatica di animarla col fiato. La forma di essa si vede nel disegno qui posto. Il Glareano nel capo 17. del libro primo disse molto ② 104 ₰ molto di questo Istromento, affermò essere la lunghezza di esso di cinque piedi, e per l'ordinario di forma triangolare, aggiunse che anche tal volta hà due corde con le quali meglio si può imitare la voce della Tromba. LXIII Salterio Turchesco El espone qui una Donna Turca presa dal medesimo libro del Ferrajol in atto di suonare un'Istromento quadrilatero posto in piano Orizontale pieno di corde di metallo, le quali si toccano con le dita. E' questo simile al Salterio oggidì usato, della di cui forma, che suol essere quasi triangolare, si usa anche dalli Turchi. Se tale fosse il Salterio riferito nelle sagre Carte, ove si dice nel Salmo 91. In decacordo Psalterio cum cantico in Cythara, e nel Salmo 143. Deus canticum novum, cantaebo tibi, in Psalterio decacordo psallam tibi. Dalle quali parole si deduce, che appresso gli Ebrei si usava un'Istromento chiamato Salterio, il quale era armato di dieci corde, propter numerum decalogi legis, alludendosi con esso alli dieci Precetti dati da Dio a Moisè, come avvertì S. Agostino soPra li Salmi. Indagandone la forma Isidoro scrisse, essere la differenza del Salterio dalla Cetera, perchè: lignum illud concavum unde sonus redditur, & deorsum feriuntur chordae, & desuper sonant, Cythara autem è contra concavitatem ligni inferius habet. Mà dicendo ciò pare che convenga al Cimbalo, e non al Salterio, Descrivendolo S. Girolamo riferito dal Bulengero nel cap. 43. del libro 2. de Theatro afferma, che fosse di figura d'uno scudo quadrato, in cui erano tese dieci corde; mà benche il S. Dottore confermi, che nel Salterio erano dieci corde, non spiega a bastanza qual forma avesse dett' Istromento. Il P. Kircher nel libro 2. de musica Hebraeorum, ove riferisce molt' Istromenti musicali, usati dagl'Ebrei, sotto la lettera A. a carte 49. espose la figura, che afferma aver presa da un Codice antico della Libraria Vaticana, ed è appunto come il descritto da S. Girolamo; ma lo stesso Autore alla carta 495. espose un' Istromento di forma triangolare con LXIII Salterio Turchesco 10 ₰ 105 ₰ con dire essere il Salterio, del quale ne parlò come segue. Psalterium Istrumentum fidicinum, si peritam manum sortiatur tale est. ut nulli alteri sive harmonicarum varietatem proportionum, sive harmoniosi soni insignem amaenitatem spectes, cedere videatur; Forma ut hic vides est triangularis, chordas habet &c. e segue a descrivere l'ordine delle corde divise in trè sistemi diversi, ciascuno delli quali possono, e sogliono dupplicarsi, e anche triplicarsi, onde ne nasce un'armonia singolare. Afferma'anche, che nel tempo in cui scriveva era in Roma un Musico insigne, nominato D. Gio: Maria Canario, il quale aveva, e sonava un tal' Istromento. Gio: Battista Doni nel suo Trattato della musica alla carta 7. dice, che si serviva d'un'Istromento di forma quadrangolare con 32. corde di metallo proporzionatamente equidistanti, e ugalmente lunghe accordate al unisono, nel quale con l'ajuto d'un Ponticello triangolare, obliquamente posto, qualsivoglia intervallo si può dividere in quante parti uguali si desidera. Al qual'Istromento (dice] forsi converebbe il nome di Magadide usato dagl'Antichi, che si avvicina a questo. Sin qui il Doni; il parere del quale parmi non potersi approvare; poiche cercando io che cosa si significhi nella parola Magadide, trovai che dal DuCange erudito Scrittore delle voci latine si buone, come barbare osservasi essere voce originata dal greco, significante quella parte della Lira, ove il Plettro percuote le Corde, e cita Pietro Diacono de Viris illustribus Casin. cap. 28. ove scrisse. Canutus etiam B. Mauri composuit, in quibus qui vult artis grammaticae tramitem, & Monochordi sonori Magade reperiet notas, e nel Tesoro della lingua latina si dice, che la parola Magas Magadis, sive Magadium significa Instrumentum musicum, & è tabula quadrata constans leviter convexa intentis in ea Cy tharae fidibus, e si aggiunge che al parere di Budeo si significa anche quella parte della Lira, in qua plectrum illiditur, ubi percussio fit chordarum manu dextra. Possono queste opinioni facilmente conciliarsi, poiche col nome di Salterio, si può intendere quel' Istromento di figura paralellogramma, come è quello espresso sotto questo numero, nel quale però le corde col benefizio di due ponticelli formano la figura triangolare, onde ne nasce la varietà del suono, per la minore, ò maggiore estensione delle medesime, e si può fabbricare l'Istromento in modo, che abbia la figura triangolare, come da molti si usa. N 106 &c. Si suole quest'Istromento sonare con le dita, ricercando con esse le corde nel modo che si usa nell'Arpa, e nelle Tiorbe, e in Turchia l'usano frequentemente le Donne sedenti sopra cuscini, come qui si rappresenta. LXIV Pſalterio diverſo. N' altro modo si usa nel suonare il Salterio, il suono di cui riesce non meno suave, percotendosi le corde con due bacchet te lunghe circa un palmo, e sottili, nel modo indicato nella sigura posta sotto questo numero, che raperesenta una povera fanciulla Tedesca, la quale nel tempo in cui scrivo si vede per le contrade di Roma; onde molti sono allettati ad apprendere l'arte di sonarlo, mentre è ugualmente facile, e dilettevole. Frequente è l'uso di tal' Istromento nella Germania, e fù usato dagl'Antichi, onde appresso Ateneo nel lib. 4. cap. 24. si legge, che un tal Alessandro Citerio lo perfezionò, aggingendovi molte corde, e che divenuto vecchio dedicò questo suo Istromento nel Tempio di Diana Effesina; acciochè ne rimanesse alli Posteri la memoria del la di lui Perizia. Immortale rimarra (senza dubbio) la Perizia con cui suona il Salterio il degno Sacerdote, e Cittadino di Città di Castello D. Florida Ubaldi, il quale essendosi dilettato per qualche tempo di suonare varii Stromenti, poscia applicatosi al suono del Salterio, in cui aggiunse molte corde sino al numero di 29., e sonandolo in forma d'Arpa, fece udire tutte le consonanze, che si odono nel Cimbalo, ò si arpeggi con le dita, ò si percuotino le corde con le bacchette. Tal'Istromento non ha grandezza determinata, variandosi secondo il costume del Paese, ò il gusto di chi lo suona. L'ordinario usato in Italia, è lungo circa trè palmi, largo poco meno di due. LXV. E LXIV Salterio Tedesco 106 LXV Lira Tedesca LXVI Arpa 108 ②⛨ 107 ℳ LXV. . Lira Tedesca. . I usa principalmente nella Germania un' Istromento chiamato dal P. Kircher a carte 486. Lyra mendicorum, e dal P. Mersenne Lira delli Ciechi, poiche per l'ordinario è sonato dalle povere donne, e gente rustica, come si rappresenta in questa Imagine d'una povera donna Tedesca, che girando per l'Europa si procaccia il vitto con l'elemosina fattale dalle persone, dopo averla udita sonare. L'Istromento è come la figura lo rappresenta, armato di quattro corde di grossezza inuguali, stese sopra la testudine, e stirate per mezzo delli piroli, vogliamo dirli con il Toscano Bischeri, ma in modo che passano sopra una ruota di legno duro, e unta di cera, premendola; la quale (dice) il Mersenne supplisce all'arco con cui si suona il Violino, e simil' Istromenti. Preparata in tal modo questa sorte di Lira, si gira con la mano destra la ruota, sopra cui sono stese le corde, e queste rendono il suono girando la ruota, e acciochè sia varia la voce si premono con la mano sinistra alcuni tasti, li quali mentre toccano le corde cagionano suono più, ò meno acuto, onde si forma un'armonia grata all'orecchio. Chi ne fosse l'Autore, e in quel tempo inventata Lira tale, da niuno è riferito, LXV I. Arpa. Istromento qui espresso di figura quasi triangolrre, e paragonato perciò quasi alla lettera greca Delta poco si usa nell' Italia, molto nella Germania, e con ragione poiche ivi riconosce la sua origine. E nominato dalli Latini Cinnira, Harpe dalli O 2 ②⛨ 108 ₰ dalli Tedeschi, non per altra ragione (scrisse Papia] se non perche fù inventata a Gentè Harporum, li quali come dice il Baudrandi sono Popoli della Misia inferiore detta Maissen, nella quale si numera la Città Capitale detta Arpi, e secondo Abramo Ortelio si nomina Bilograd, sotto il Dominio del Duca di Sassonia. Suole essere alta cinque piedi, e suole avere trè ordini di corde, che in tutto fanno il numero di 75., come scrisse il Mersenne Il Menaggio dell' origine della lingua disse essere l'Arpo Istromento musico così detto dal antico Tedesco Harpan, onde nel Salmo 146., ove si dice Psallite Deo nostro in Cythara, nella versione Sassonica s' intende tal' Istromento. Aggiunge anche, che la voce Tedesca haarpan procede dall'Arpi Greco, che vale quanto spada adunca a guisa di falce, a cui si assomiglia l'Arpa Li Francesi la chiamano Lira, mà Fortunato nel lib. 7. carm. 8. la distinse ove, disse. Romanusque Lyra plaudet tibi, Barbarus Harpa, Graecus achilliaca Crotta britanna canet. La descrisse anche il Dante nel Paradiso al verso 14. E come Lyra, & Harpa in tempra teso Di molte corde fù dolce tintinno. E disse il vero, poichè le cotde di essa sono in numero copioso, e si suonano da ambedue le mani opposta l'una all'altra Si persuase Ottavio Ferrari, che l'Arpa sia l'antico Istromento detto Sambuca, fondato forsi nella Lezione 29. del Tur nebio, il quale con l'autorità di Porfirio sopra l'armonia di Tolomeo scrisse: Sambuca triangulum Instrumentum est, quod ex inae qualibus longitudine, sicut & crassitudine nervis efficitur. Le corde però, che ora si usano sogliono essere di Metallo. Essere proceduta dalla Lira l'affermò Scaligero scrivendo a Manilio pag. 425. e stimorono alcuni, che quando si dice ch'era sonata dal Santo Rè David la Lira, si debba intendere l'Arpa, che perciò communemente si dipinge in atto di suonare tal'Instrumento Un'al o nel LXVII Violinc 101 Cirz C ✋ 109 ♉ Un' altro Istromento di tal genere si riferisce dal P. Mersenne, con il nome di Cistro di forma poco differente dalla Cetera, e dice essere poco usato in Francia, avere undici corde, e 17. tasti, li quali sono di Metallo, essere distribuite le corde in 4 ordini, delli quali il primo, terzo, e quarto ne contiene tre, il secondo due. Non essendo usato nell'Italia, si tralascia la figura di esso. Un'altro poco, ò niente usato parimente ne riferisce col nome di Pandura, voce che dagl'Autori viene appliacata a diversi Istromenti, questo ha la figura quasi tonda, e il ponte che sostiene le corde è obliquo in modo, che le corde sono ineguali nella lungezza, sogliono questi essere, ò di Metallo, ò di Argento, e le più grosse ritorte come le funi. LXVII. Violino. N'altra Classe di Cetere si può osservare, le quali si U comprendono dalli Latini con il nome Cheles, overo Viola, e nell' Italiano si dicono con nome più, ò meno diminutivo, secondo che merita la maggiore, ò minore grandezza di essi, cioè Viola, Violino, ò Violone &c. Le parti di quest'Istromenti sono il corpo, ò sia testudine, e il manico, a cui si apendono le corde. Queste si suonano radendole con arco fornito di crini della coda di Cavallo, e nel manico si premono con la mano sinistra in varii luoghi dal Suonatore, in modo che vario si rende il suono di esse. Ed è varia la forma, e qualità di tal'Istrumento, come varii sono li costumi delle Nazioni. Qui saranno espressi quelli, che in Europa principalmente si adoperano con alcuni altri usati da altre Nazioni non meno diversi, che curiosi. Trattò di tal genere d'Istrumenti, dottamente il P. Mersenne Religioso minimo di San Francesco di Paola nel libro composto in lingua Francese, e poi Latina, Gio: Battista Doni insigne musico del secolo passato scrisse un' Volume sopra la Lira Barberina, mà non lo pubblicò con la Stampa. Cominciando dunque dal Violino Istromento notissimo, è usato ② 110 ⁕ usato molto in Italia, hà questo la figura espressa sotto questo numero, che mostra esser sonato da un'Uomo nel modo da tutti usato, mentre guarda la carte delle note per regolare bene la sinfonia. Tal' Istromento è armato di quattro corde, e rende suono molto acuto. . LXVIII. Viola d'Amore. N'altro simile Istromento si usa d'alcuni, e si chiama U Viola d'Amore, nè hò pututo indagare la cagione, per cui gli sia stato imposto tal nome. In altro non differisce dal sopradetto, che nelle corde, perchè sotto le corde d'intestini ve ne sono altrettante di Metallo, le quali benche non toccate dall'arco, rendono un suono assai dolce, che accresce l'armonia delle altre. LXIX. Violino Turchescho. Sano li Turchi suonare con l'arco simile a quello, che si adopera nella Viola sopradetta, un' Istromento equivalente armato di due corde. Sono queste stese in un manico assai lungo, diviso in tastature, per le quali scorre la mano sinistra, e passano le dette corde sopra un corpo vacuo di figura quasi tonda, ma di piccola mole, quale sarebbe un gran cocco, ò zucca mediocre, che segata in una parte, sia coperta di pergameno, come si usa nelli Timpani, ò Timballi da guerra. Per poterlo poisostenere immobilmente nel tempo che si suona, è appoggiato in terra con un'appendice di ferro gentilmente lavorato, e rende un suono sordo, ma grato, che perciò si è delineato un Turco in atto di suonarlo. In lingua Araba si chiama Chemena: Uno simile si usa dalli Persiani detto Kamaantsich. LXX. F S LXVIII Violino di Amore LXX Salterio Persiano LXXI Violino Persiano â—� LXXII Timpano antico III dem, ### Vfuei viag lumenti 2 fuoi Via 19. U qale è Icellaèce Vino the moment #, che 111 LXX. Salterio Persiano. imagine di persona Persiana quella, che segue in atto di sonare un'Istromento triangolare usato in quel Regno poco differente dal Salterio, e simile ad un'antico Ebreo riferito dal P. Kircher. Si suona con la punta delle dira, come l'Arcileuto, ò con il plettro, come la Cetera. Rende una soave armonia non inferiore a quella del Salterio usato in Europa, e si riferisce nell' Istoria delli suoi viaggi da Engelberto Kempfero. LXXI. Violino Persiano. Rà gl'Istromenti sonori usati dalli Persiani riferiti nell'Istoria delli suoi Viaggi da Engelberto Kempfero è indicato sotto il numero 19. Un' Istromento piccolo, e con la testudine tonda, alla quale è unita un'altra molto più piccola, e minore della metà. Il collo è corto, armato di quattro corde si suona con l'arco, come il Violino. LXXII. Timpano. L'Istromenti, che Seguitano rendono il suono per mezzo delle percosse date loro, ò con le mani del Suonatore ò per mezzo d'Istromenti, ò per essere assieme battuti: Ne tutti hanno luogo nelli concerti musicali, ma bensì, ò nella guerra, ò nelle Feste; alcuni in Funzioni Sagre altri in profane; nè tutti da tutti si adoperano, ma sono proprii di alcune Nazioni, e si usano in certe determinate Funzioni, come si vedrà, esponendosene alcuni delli più usati; poichè in questo genere sono si varii, e si copiosi, che non vi è parte del mondo, ove non sia qualche & 112 &c. che Istromento sonoro ivi familiare, e spesso poco dissimile l'uno dall'altro, ne merita di essere a parte descritto. Merita frà tutti gl'Istromenti percossi il primo luogo il Timpano, detto d'alcuni Timballo, d'altri Tamburro; mà perche con questi nomi sono chiamati diversi Istromenti, di quello qui si parlerà, il quale frà tutti è senza dubbio il più antico, perche di esso si fà menzione nel capo 31., e 27. della Genesi, ove si parla d'allegrezza, e di Festa. Cur ignorante me fugere voluisti, nec indicare mihi, ut prosequerer Tecum gaudio, & canticis, & tympanis, & cytharis, disse Laban a Giacob, i quali secondo il computo del Saliano vivevano nell'Anno 2199. dopo la creazione del mondo. Così parimente nell'Esodo cap. 15. dopo che gli Ebrei passarono il Mare Rosso, e restò seppellito in esso Essercito di Faraone, Maria sorella di Aron, sumpsit tympanum in manu sua, egressaeque sunt omnes mulieres post eam Tympanis, & choris, quibus praecinebat dicens Canamus Domino &c. Dalle quali parole si deduce, che il Timpano fosse Istromento proprio delle Donne Ciò si conferma in più luoghi della Sagra Scrittura, legi gendo si particolarmente nel capo 18. del primo delli Rè, che le donne cantorono con li Timpani le Vittorie del Rè David: Porro cum reverteretur percusso Philistaeo David, egressae sunt mulie res de universis Urbibus Israel cantantes chorosque ducentes in occursum Saul Regis in Tympanis laetitiae &c. Commentando questo passo il P. Sopranis cerca qual sorte d'Istromento fosse il Timpano, e conclude essere cosa chiara, mentre ancora oggidì è usato dalle Donne, che perciò nel Salmo 67. sono chiamate Typanistriae. Con tutto ciò non si ha sufficiente indizio della forma, e della grandezza del medesimo. Volendolo descrivere Isidoro nel libro 2. cap. 21. Tympanum (disse) est pellis vel corium ligno ex und parte extensum, lo stesso disse S. Agostino sopra il Salmo 67 Tympana sunt ex corio siccato, & extenso, e ciò s'intende inquanto alla materia, che della forma non vi è la più fedele espressione di quella che nelli marmi antichi, e nelle antiche medaglie si vede espressa. Il Pignorio de Servis ne apporta due, nelle quali si vede Cibele, che tiene il Timpano; la di cui forma prima facie cri brum referens, ut non immerito legamus in judicio Coci, & PiTymstoris. LXXIII Timpano Moderno * 113 80 Tympana habet Cybele, sunt & mihi tympana crebrò. Noi qui esponiamo un'antica figura, presa dal trionfo descritto da Giusto Lipsio, la quale tiene il Timpano ornato di sonagli, forsi perchè in tal' allegrezza si accresceva il suono, e si davano maggiori segni di plauso. LXXIII. Altro Timpano moderno. E solamente alli Timpani si aggiungevano nelle feste altri Istromenti sonori. Mà nel giro di essi, come notò il PiN gnorio pag. 173. de Servis, si addattavano laminette di metallo, onde con le percosse date dalla mano si eccitava suono maggiore. Tale costume si è ritenuto per il corso di molti secoli sino alla nostra età, mentre in tutta l'Italia, ed altrove suole essere adoperato tal' Istromento, chiamato volgarmente Tamburro, e si usa per lo più dalli Contadini, e persone rusticali nelle danze, e canti soliti a farsi dalle Donne, che perciò ne fù espressa una di tal sorte in acto di suonario ballando. Quindi notò il Tassoni citato dal Menaggio, non essere questo Istromento militare, ma musicale, usato dagl'Antichi nelli Sacrifitii, nelli Trionfi, e nelle Feste; onde il Bocaccio nella Metamorfosi scrisse, questi celebrati in Tebe, ornatissima terra alle sue Deità i suoi Sagrifitii, venne a tempi suoi, e quivi suonati i Tamburri, e i rauchi rami, ed i tintinnanti baccigni in segno de' suoi trionsi si adornò delle usate Corna &c. Si rappresenta questo Istromento in molte medaglie, e marmi antichi, e particolarmente in un trionfo di Bacco espresso in un raro Cameo posseduto dal Cardinal Carpegna, ed illustrato con molta erudizione dal Senatore Filippo Buonaroti, nobile Rampollo della stirpe del famoso Michel' Angelo nel libro da lui pubblicato sopra molti antichi Medaglioni osservati nel Museo del medesimo celebre Porporato. Nè sarà discaro il riferire quanto egli registrò sopra tal' Istromento nella carta 436. con le seguenti parole: si vede una Baccante (nel sopradetto trionfo) la quale hà uno di quegl'Istromenti detti in Toscana, dove ③ 114 ℔ dove vi sono molto in uso, particolarmente nel Contado, Cembali. Erano questi adoperati, come si vede dalla Centauressa del nostro Cammeo, e da una Baccante di basso rilievo citato di sopra, negl'orgi, e baccanali, ed erano fatti d'un cerchio a cui era tesa una pelle. Vi attaccavano qualche volta de'sonagli come si vede in quello portato dal Sign. Bartoli, che ha il fondo dipinto, come usa anche oggi, d'una Tigre, tal' ora come si sà altresì adesso nel cerchio in certi buchi, ò tagli, vi mettevano alcune piccole, e sottili lamine di rame infilate con un fil di ferro fermato a traverso di quei tagli, di modo che sonando, e battendo con le mani il Cembalo venivano a risuonare; e cos ne porta uno Leonardo Agostini nella parte 1. al numero 12. ca vato da una corniola In quest'altro Cammeo antico di vetro del nostro Museo della grandezza del disegno, in cui Bacco stà a giacere sù una Rupe in seno ad una delle sue Nutrici, con una Tigre a lui consacrata accanto, e frà due Fauni vedesi sotto, e nel mezzo è frà due Tirsi questo medesimo Cembalo, che pare adornato di foglie di Pino, mà forse saranno laminette lunghe legate insieme per il medesimo affetto, che abbiam detto di sopra, servivano il sonagli, e quell'altre lamine suma. per taglio. S. Agostino vuole che gl'antichi chiamassero questi Istromene: Crapitacoli de' qua fà menzione Ateneo; mà sembra più tosto che fossero detti Timpani, i quali, secondo si legge, erano ancora adoperati nelle feste di Bacco, e si suonavano altresì con la palma, ò punta della mano, come si vede nel Cammeo, e basso rilievo, onde Catullo: Plangebat alte proceris Timpana palmis. Ed erano perciò leggieri, e semplicemente composti di un cerchio. e di una pelle tiratavi sopra, secondo quello del Coro delle Baccanti appresso Euripide: Questo Cerchio, con la pelle ben tirata, Me l'hanno trovato i Coribanti. S 2 LXXIV. 2 LXXIV Tamburro Milítare 115 LXXIV. Tamburro Militare. Stromento di guerra, ed anche usato nelle feste è il seguente suonato da un Soldato, detto dagl'Italiani Tamburro, difserisce dal Timpano, benchè sia composto di pelle stirata sopra un cerchio, ò sia cassa tonda di legno, perchè è di gran lunga più grande, ed è coperto di pelle in ambedue le parti. Si descrive questo nel tesoro della lingua Latina con le seguenti parole: Tympanum est Instrumentum ex una parte membrana clausum inter vacuum, quod baculo percutitur; mà tal descrizione è mancante, poichè è coperto, non in una sola, ma in ambedue le parti di membrana, e si percuote con due bastoncelli, e non da uno solo come a tutti è noto. E' qui da notarsi una strana proprietà di questo Istromento riferita dal Panciroli a carte 285. dubitando però molti, cioè, che se il Tamburro è coperto in una parte di pelle di Agnello, e nell'altra di Lupo, suonandosi questa, l'altra d'Agnello si rompe; e se siano due Tamburri, uno delli quali sia coperto di pelle di Agnello, e l'altro di pelle di Lupo, percuotendosi ambedue, suonarà quello del Lupo, e non renderà suono quello di Agnello. La cagione di ciò non hà qui luogo di essere investigata. Si deve bensì riconoscere l'origine di tal nome, e perchè si chiami Tamburro. Dice il Ferrari v. Tamburro, che molti con lo Scaligero credono, che Tamburro sia parola Arabica tramandata alli Spagnoli. Così Tambor, e Timpal, e da queste voci nate le altre Tiballi, Timpani, e Tamburro, è citato anche lo Scaligero dal Menagio. Hispani ab Arabibus magnum Tympanum Altembor, simul cum ipsa Arabica appellatione acceperunt. Il Vossio de vit. serm. disse: Tamburinum Tympanum, ex Gallico Taborini, vel Tambour, pro quo Hispani Tamburo. Videntur Galli, & Itali accepiße ab Hispanis, illi ab Arabibus, quibuscum conveniunt in hoc Persae Tambur. E' commune tal'Istromento a diverse Nazioni, particolarmenP 2 ② 116 ℔ te nella guerra; non tutti però lo adoperano simile affatto poichè maggiore è quello usato dalli Tedeschi, minore si adopera in Italia; diverso anche è il modo di suonarlo, percuotendolo alcuni con maggiore velocità, altri con maggiore gravità, e secondo la diversità delle Funzioni, che si accompagnano con tal suono. Diverse anche sono le sonate, e tal volta sonandosene molti assieme è tale lo strepito, che non è possibile l'udire le voci di chi parla alle persone vicine. Tal sorte di strepito fù accennato negl'Atti di Lodovico VII. Rè nel capo 8. riferito dal Du Gange: Clamabant, & ululabant, & latrabant sicut canes Tympanis, & Nacchariis, & aliis similibus Instrumentis horribiliter resonabant. Usano ciò principalmente li Turchi, allora che dato il segno della Battaglia, si scagliano contro l'Inimico, accompagnando con strida, ed urli il rauco suono delle Trombe, e lo strepito delli Tamburri, credendo così di spaventarlo. LXXV. Timballi. A figura che segue mostra di suonare due Tamburri, ma molto differenti dalli descritti, poichè non sono fabbricati di legno, mà di rame, nè hanno la figura di cilindro come gli altri, mà di semiglobo, coperto di pelle, che si percuote con due bastoni corti, e nodosi nell'estremità come martello tondo Tal'Istromento rende suono ottuso, e mesto, e communemente si adopera standosi a cavallo, e con le percosse del Suonato re si accompagna il suono delle Trombe, che perciò si usa nelle squadre delli Soldati a cavallo, e talvolta uno solo, come l'usano li Soldati detti Dragoni, ed altre volte se ne adoperano due, come sogliono li Soldati detti Corazze. Per distinguerlo dal Tamburro usato dalli Soldati a piedi; gl'Autori della Crusca lo nominarono Naccara, ed altri Crotalo. Pietro della Valle nella lettera sesta confermò tal voce, mà com munemente in Italia si chiama Timballo. Il Sanuto nel capo 20. del libro 2. part. 4. scrisse: Sunt quatuor Tubatores Tibicines, Tibia LXXV Timballi 114 LXXVI Timballo Turchesco 1 LXXVII Tamburro Affricano H 5 pud d sotte tuto cor Valtra sp. rito nel mi C no, a pe raha l. 64, overo 117 & biatores, & qui sciant pulsare Naccharas, Tympana, seu Tambura. II Du Gange afferma essere stato inventato tal'Istromento dalli Turchi, e poi trasferito in Italia. LXXVI. Timballo Turchesco. Elò si può dedurre anche da una curiosa espressione stampata in Parigi per ordine di Monsù Ferrajol stato Ambasciadore del Rè in Constantinopoli, il quale fece delineare gli abiti delle persone soggette all'Imperio Ottomano. Si vede perciò in un foglio l'accompagnamento fatto ad una Sposa nel trasferirsi alla casa dello Sposo, e in esso un Turco, che percuote il Timballo sostenuto da un Servitore sopra le spalle nel modo, che si rappresenta sotto questo numero, ed unitamente vi è chi suona un lungo flauto come fù espresso sotto il numero XIV. LXXVII. Tamburro degl' Africani. N'altra specie di Tamburro molto ridicolo si legge, riserito nell'Istoria del Congo descritta dal P. Fortunato Alamandini Capuccino. E' questo formato d'un tronco di albero incavato, e coperto solamente nella parte superiore di pelle, si strascina per terra pendente dal collo frà le gambe, si percuòte con un legno, overo con li pugni, e si accompagna quell'ottuso rimbombo con urli, e mugiti mentre si combatte, nel modo, che mostra la figura di uno di essi. L'Istromento si chiama Ngomba, overo Ingomba. LXXVIII ② 118 ℔ LXXVIII. Tamburro Africano. Elle Relazioni delli viaggi fatti nell'Indie Orientali dagl Olandesi, si legge, che alcuni Indiani nell'Isola di Bantam N usano alcuni Timpani da loro inventati, trà li quali uno è fatto di legno scavato; un'altro è composto di una gran Zucca, overo borsa di pelle di Bue gonfia di vento, nella quale pongono varis sonagli, e poi la percuotono con un legno, in modo, che si eccita un suono rauco, e senza alcuna sinfonia grata all'orecchio. Le due imagini poste con questo numero rappresentano l'uno, e l'altro LXXIX. Tamburro Persiano. Spose Engelberto Kemfero nelle Relazioni delli suoi viaggi per la Persia, molti Istromenti sonori usati in quel Regno, tu li quali sotto il numero 12. riferisce un Tamburro formato di figura ovata, simile ad un Barile, coperto di pelle in ambedue le parti opposte. Questo si porta appelo al collo, e si batte a vicenda con li pugni della mano, come si addita nell'imagine qui posta. S S 88 LXXX. LXXVIII Tamburro Affricano N 118 LXXVIII Tamburro Affricano diuerso ☘ LXXIX Tamburro Persiano ① LXXX Tuho Timpanite LXXXI Tamburro Cinese O terra mo in n perco de distan Solchti divis de operare El Tom nella c tapa con a figur a tal'II done tenuto bristo di d apertura tot. paruote d come dice melto grand. 119 LXXX. Tubo Timpanite. On questo nome espresse il P. Kircher un'Istromento da guerra ideale, con cui affermò potersi udire il suono in distanza molto grande. Pose egli alla carta 135. della sua Fonurgia la figura di un Tubo, che suppone fabbricato di dieci palmi di lunghezza, e trè di diametro in figura di Tromba; e soggiunse, che se alla bocca di esso si unirà un Tamburro coperto in ambedue le parti di pelle, e conforme al solito sarà percosso, crescerà il suono in modo, che sarà udito in grande distanza; onde si potranno dare li segni a molte squadre di Soldati divise in un campo molto spazioso, e nel tempo stesso farle operare in una guerra. LXXXI. Tamburro Cinese. El Tomo quarto delli Viaggi di Gio: Francesco Gemelli nella carta 239. si espone un foglio in cui rappresentasi la N pompa con cui comparisce in pubblico il Rè della Cina, e frà li molti precedono 24. Tamburri indicati dalla lettera C., mà molto diversi da quelli, che si usano in Europa. Quì si vede la figura, che noi esponiamo in atto di portarlo. Si sostiene tal'Istromento dalle spalle del Suonatore con un grosso cordone tenuto con la mano sinistra pendente sotto il petto. E' fabbricato di due lamine tonde di metallo, e la superiore hà un apertura tonda nel mezzo, per cui rimbomba il suono quando si percuote dalla mano destra con una verga di metallo, e perchè come dice il Gemelli, sono 24. Suonatori, si cagiona uno strepito molto grande. LXXXII. ✋ 120 ₰ LXXXII. Timpano Lapponico. El Museo del Rè di Danimarca descritto da Oligero Jacobeo parte 2. sect. 2. numero 101. si riferisce un TimpaN no superstizioso usato nella Lapponia, parte della Norvegia, e si descrive come segue. E' questo formato di legno incavato di figura ovale, e coperto di membrana stirata con nervi tinti di colore rosso. Nella membrana sono sparse imagini di false deità, e di varii animali, si sostiene dalla mano sinistra con un manico, mentre la destra lo percuote con un batocchio formato di osso in forma della lettera T. che chiamano martello, lungo in cir ca sei dita. Sopra tale membrana aggiungono una laminetta di metallo legata negl'angoli con catenella, e quando vogliono indovinare alcuna cosa, percuotono con gran forza la membrana in modo, che quella laminetta salta ora in una parte, or in un altra, e ove si ferma, stimano essere indicato ciò, che vogliono indovinare, espresso prima nella membrana. Un'altro quasi simile ne riferisce nel medesimo luogo in cui pin gono col sangue cavato dalle vene del petto, e molto è stimato da quella barbara Nazione. Il Pontano così lo descrisse nella Corografia di Danimarca a carte 691. Lappones si quando quid in exteris, ac remotioribus eris agatur scire cupiant, Tympanum ad eum usum paratum sumunt, hoc extrinsecus omne genus animalia habet depicta, & aeneam imponunt ranam, atque igni admotum inconditum edentes boatum malleo orichalceis annulis ornato, cousque cantando pulsant, donec exanimes decidentes, atque ita horis aliquot, vel die integro, vel subinde diutius prò spatio, quod conficiendum habent, ratione exanimes jacent. Vigilantes cuncta, quae ipsi, & alii, quorum nomine erant amandati intelligere desiderant, exacte ad unguem referunt. E dopo tal narrativa, aggiunge, che se mentre il Suonatore stà tramortito, alcuno ardisce toccarlo, resta affatto morto; onde ogni uno se ne astiene. Di tale superstizioso Istromento ne pone la figura l'Oligero. E dello stesso ne fece menzione il Vormio nel suo Museo. LXXXIII. LXXXII Tamburro Lapponico 120 0 LXXXIII Instrumento nelle Vendemmie LXXXIV Sistro ⛪ Istre bovir Scell'Uva P. Mersenne All'Italia fac. celebre Ist pü usato xlie Meta chminam s. Ne trati 121 LXXXIII. Istromento delle Vendemmie. L Villano qui espresso stà in atto di suonare un'Istromento usato in Italia nel tempo delle Vendemmie. E' questo formato di un vaso di terra cotta, pignatta, ò simile, il quale si cuopre con carta pecora nel modo, che si fà il Tamburro, mà prima, che ad esso si adatti, si inserisce un bastoncino, e strettamente legato con la detta carta pecora, la quale mentre si alza, e si spinge con violenza verso il fondo del vaso, come se si volesse pistare in un mortaro, rende un gran suono, mà rauco, che per l'ordinario viene accompagnato con il suono del Corno bovino, e con esso formano balli li Villani deputati al taglio dell'Uva nelle Vigne. Fù riferito questo Istromento anche dal P. Mersenne LXXXIV. Sistro. All'Italia facciamo passaggio in Egitto per riconoscere ivi un celebre Istromento, e misterioso appresso gl'Antichi, ora però non più usato. E' questo nominato Sistro, e fù descritto da Apulejo nelle Metamorfosi lib. 1. Aereum crepitaculum, cui per angustam laminam in modum balthei recurvatam trajectae mediae paucae virgulae crispante brachio tergeminos ictus, reddebant argutum sonum. Ne trattò il Casali nel capo 24. de Rit. vet. Aegypt., e più diffusamente ne pubblicò un dotto discorso il P. D. Bernardo Bacchino Monaco di S. Benedetto. La figura qui espressa presa da un marmo antico, è di donna, che tiene in mano il Sistro, poichè communemente l'usavano le donne Egiziane nelle danze, che facevano in onore della Dea Iside, che perciò solevano dipingere tal Dea tenente in mano il Sistro, come riserisce Apulejo. L'usaQ 122 L'usarono anche gli Ebrei la di cui materia asseri lo stesso Apulejo lib. 11. era di metallo, e talvolta d'argento, e anche d'oro. Tal'uso si legge nel primo delli Rè cap. 18. 6. Porro cum reverteretur percußo Philisteo David, egreßae sunt mulieres de universis urbibus Israel cantantes, chorosque ducentes in occursum Saul Regis in Tympanis laetitiae, & in Sistris. Era tal' Istromento misterioso appresso gli Egizii; poichè come riferisce Plutarco, il Sistro indicava il crescere, ed il calare del Nilo, e credevano anche, che con il suono di esso si poneva in fuga il Tifone, e si percuoteva dalli Sacerdoti rasi n el capo, e vestiti di bianco: onde Marziale nel libro 12. Linigeri fugiunt calvi, sistrataque turba Inter adorantes cum stetit Hermogenes. Riferiscono alcuni, che si adoperavano anche in guerra, onde Virgilio 8. Eneid. parlando di Cleopatra in guerra. Regina in puppi patrio vocat agmina Sistro. Errarono alcuni asserendo essere stata la figura del Sistro sempre la medesima: poichè, come notò il sopradetto P. Bacchino fù varia, benchè la parte superiore fù sempre curva, e ovale; il che fù osservato anche dal Pignorio nel libro erudito de Servis, e in detta parte alcune volte fù la figura di un Gatto, avendo la faccia di Uomo, e nella parte laterale la figura d'Iside ed altre volte in luogo del Gatto era la figura d'una Sfinge. Le Verghe inserite in esso per lo più erano quattro, trè nella parte superiore, ed una nell' inferiore, altre volte era no sole trè. Fù descritto anche tal' Istromento dal P. Kirchen nel tomo primo dell'Edipo a carte 224. ove scrisse le feste d'Iside come segue: Sacerdotes die ejus sacris peragendis instituto Civitatis plateas aberrantes vagabantur summis gemitibus, & ejulatio nibus, mortem Osiridis in memoriam revocantes plangebant, vestiti longa eaque linea toga gestabant supra caput statuam Anubis, dextra ramum de absinthio marino, vel pino, in sinistra sistrum Instrumentum sonorum, & perstreperum, quo Egyptii maximè diebus festis utebantur, vel ad Populum in planctu continendum, vel ad genios malignos avertendos. L'usavano anche li Romani, alli quali dall'Egitto fù tra man LXXXV Crotalo tio il cide, cisco, nella A figura m un'1 ſa, in ci № 123 № mandato il culto d'Iside; onde appresso Lampridio si legge la crudeltà di Commodo, il quale obbligò il Popolo a percuoterli il petto con il frutto del Pino, usque ad perniciem, alla qual barbara crudeltà, stimò il citato P. Bacchino, che si alluda nel Sistro trovato vicino alla via Aurelia, e conservato nel Museo dell'erudito Monsignor Leone Strozzi, essendo nella sommità di esso una Pigna, espressione non mai veduta nelli Sistri Egiziani. La cagione poi per cui nella parte superiore il Sistro sia di forma arcuata, fù accennata da Plutarcò nel libro de Iside, & Osiride, cioè per significare il Cielo della Luna, sub quo omnia ob generationem, & interitum concutiuntur, dice egli. Le quattro verghe significano li quattro Elementi, le trè superiori il Fuoco, l'Acqua, e l'Aria, l'inferiore la Terra. Sopra gl'altri Simboli si può leggere il medesimo Plutarco, qui basterà osservare la figura in piccola mole, e nella sua vera quella del nostro Museo, nella Tavola 59 al numero primo. LXXXV. Crotalo A figura, che segue di Donna in atto di ballare, suona un'Istromento usato dagl'Antichi, percuotendolo con una verga di ferro, mentre la mano sinistra lo sostiene pendente. Qual sia il vero nome di esso non si afferma da niuno Autore, almeno con certezza. Gl'Autori della Crusca lo descrissero, dicendo essere un Cerchio, overo Triangolo di metallo, in cui sono inseriti alcuni anelli parimenti di metallo detto dalli Latini Crotalum, e dagl' Italiani Nacchera, ma perche con tali termini trovo anche significarsi altri Stromenti, si rende dubbiosa la spiegazione. Cimbalo sù detto dal Pignorio nel libro de Servis, ove a carte 162. ne pose due figure, una di forma triangolare, l'altra semicircolare. Questa che qui si apporta si vede espressa dallo Sponio, e in altri marmi antichi. Alcuni l'hanno confuso, dicendo essere l'antico Sistre Ebreo; ⊃₉ 124 ₰ Ebreo; mà il P. Kircher parlando nel libro della musica degl'Istromenti usati dagl'Ebrei ne adduce un' imagine a carte 51. d'Istromento poco dissimile, e circolare. Si può dubitare se tal' Istromento sia stato indicato con il nome di Cimbalo nel libro primo delli Paralipomeni capo 15. n. 16. ove si legge: Dixitque David Principibus Levitarum, ut constituerent de fratribus suis cantores in Organis musicorum, nablis videlicet, & lyris, & cymbalis ut resonarent in excelsis sonum laetitiae. Mentre che poco appresso si dice, che li Cimbali erano di metallo, così al n. 21. Porro cantores Eman, Joseph, & Ethan, in cymbalis aeneis concrepantes; e se bene per Cimbali si possono intendere anche Timballi, delli quali parlammo, nulladimeno vi è motivo di credere fossero Istromenti diversi, li quali battutti rendessero suoni, ed accrescessero la sinfonia, come puotè essere questo. Si usa quest' Istromento nella Sassonia, ed in altre parti della Germania, mà senza gl'Anelli. LXXXVI. Cimbalo antico. A se dubbioso è il nome, con cui dobbiamo chiamare il sopradetto Istromento, non si può dubitare, che il noM me di Cimbalo convenga ad un' altro usato anticamente nelli balli, e nelle feste delle Donne Ebree, ed Egiziane. Si veda la figura presente presa dallo Sponio in atto di percuotere con ambedue le mani due Vasi, ò dir vogliamo Scudelle concave di metallo dette comunemente dagl'Autori Latini Cimbala. Descrivendoli il Pignorio a carte 163. de Servis. Erant dice manubriata, vel ansata in extima convexitate, & ambabus manibus apprehendebantur, & reddebant tinnitum, qui proprius Cymbalorum erat, onde Catullo Arg. 65. Plangebant alii proceris tympana palmis, Aut tereti tenues tinnitus aere ciebant E Virgilio lib. 4. Georg. Tinnitusque cie, & Matris quate cymbala circum LXXXVI Cembalo Antico 124 D LXXXVII Cembalo diuerso 20 r cui c formati gli scriss ae stesso l'ichiamaro hürtri. baccan unne 125 Si solevano tali Stromenti usare dagl'Antichi nelli Sagrifizii in onore delli Dei, onde Arnobio lib. 3. Metam. Etiam ne aeris tinnitus quaßationibus cymbalorum? Etiamne tympanis? Etiamne Simphoniis. Quid efficiunt crepitus scabillorum, ut cum eos audierint numina, honorifice secum existiment actum, & ferventes animos irarum oblivione deponant? Avevo scritto tutto ciò, quando mi venne alle mani un Volume pubblicato in Utrech da Federico Adolfo Lampe con molta erudizione Greca, e Latina, tutta spettante alli Cimbali degl'Antichi. Lo distingue in trè libri, nel primo delli quali avverte, che per la parola Cimbalo, s'intende qualsivoglia corpo sonoro, con cui si cagiona qualche strepito, ò sia di metallo, ò di legno, ò di ferro, e simili. Nel secondo esamina la forma di essi, e conclude dicendo, che propriamente il Cimbalo l'aveva circolare, e concava. Asserisce, che fosse Istromen to antichissimo, e fà inquisizione degl'Autori, dalli quali furono inventati diversi Cimbali, li quali anche sono significati con la parola Crotalo, overo Scabillo. Nel terzo libro tratta delli Riti, con li quali si usavano dagl'Antichi tali Stromenti, tanto sagri, quanto profani; finalmente conclude con indagare la cagione per cui ordinariamente erano fabbricati di metallo, e per cui erano formati con forma circolare; e per non ripetere qui ciò ch'egli scrisse, basterà accennarne qualch'altro compreso con il nome stesso di Cimbalo. LXXXVII. Altri Cimbali. I chiamarono le Donne deputate a suonare tal'Istromento Cymbalistriae, e in molti marmi antichi si vedono espresse, nelli quali si rappresentano le feste fatte in onore di Bacco. Ne fù una sola forma di essi, mà varia, che perciò qui si aggiunge una Baccante Cimbalistria, con Istromento alquanto diverso dal primo. Il Pignorio ne apporta di trè sorti a carte 166. le quali però tutte convengono nell'essere vasi sferici concavi. Si suonano ⊃ 126 ℔ nano percuotendosi l'uno con l'altro, come scrisse Amalario Fortunato lib. 3. cap. 3. Cymbala invicem tanguntur, ut sonent ideo à quibusdam labiis nostris comparata sunt. LXXXVIII. Cimbali degl'Armeni. All'uso profano delli Cimbali suonati in onore di Bacco, e di Cibele, procedè il sagro, principalmente nell'Armenia, ove quando si celebra la Santa Messa dalli Cattolici Vescovi, assistono alcuni Ministri, vestiti con Camisce bianco, come rappresenta qui la figura, li quali accompagnano la Musica degl'altri con le percosse di due Cimbali, li quali variano alquanto dalla forma antica, poiche sono più tosto simili a due piatti soliti adoperarsi nelle Mense, benche più larghi nel giro esteriore, e poco incavati nel mezzo. Si tengono questi con due capi pii, ò cordicelle inserite nel centro, e si percuotono assieme con colpi distribuiti a tempo, più ò meno gravi, onde si rende va rio, e grato all'orecchio il suono. Cymbala (disse S. Agostino in Psal. 150.] se invicem tangere, ut sonent; che perciò sempre sono significati in numero plurale, e si nominano con la parola Aera, onde Petronio Arbitro: Intrans cymbalistria, & concrepant æra, e Catullo: Leve tympanum remugit, cava cymbala concrepant. Cassiodoro afferma, che tal' Istromenti si solevano fabbricare anche di argento, acciochè il suono fosse più grato. Altri quasi simili si usano dalli Persiani, come riferisce Engelberto Kempfero nella Relazione delli suoi viaggi a carte 740. ove ne pone la figura, e così li descrisse: Cymbala perampla Sindsii dicta, quibus in mensis utimur figuram referentia, sed minori disco majori margine, & gibba facie manubrio instructa, quo teneri, & ad invicem collidi valeant. Differiscono dunque questi dag antecedenti usati dagl'Armeni nella grandezza, e forma, Essendosi espressi quest' Istromenti nominati Cimbali, come li descrisse Isidoro lib. 3. orig. cap. 21. cioè, che: erant manubriata, & ansata in extima convexitate, & concussa sonitum edebant, qui tinnitus proprie dicitur. Non è da lasciarsi un'osservazione, circa Cembalo dell'Armeno 26 LXXXIX Crotalo degl Armeni the co a questo serisce il S zii, Arn pulsata imibus varii nell § 127 20 circa questa parola Cymbalum, la quale come notò il Du Gange fù adoperata per significare la piccola Campana, con cui li Monaci anticamente erano chiamati alla Mensa, ed era appe sa vicino al Refettorio, e citò il Durando lib. 1. Rat. cap. 4. n. 11., e nelle Croniche dell'Abate di S. Trudone lib. 9. pag. 643. Lanfranco in Decretis pro ordinat S. Benedicti cap. 1. si dice: Cantata Nona exeat Prior, ad percutiendum Cymbalum. Hebdomadarii coquinae, & coeteri qui servituri sunt, ad injuncta ibi officia, ed alnove, qui Nona cantata pulsato Cymbalo à Priore, pergant omnes ad Refectorium. Tali Stromenti sono anche chiamati Scabilli, e così Svetonio in Calligula cap. 54., ed alcuni s'interpretano Crepitacula, cioè due corpi, che battuti assieme rendono qualche sorte di suono, mà questo è nome troppo generico, come appresso si vedrà. LXXXIX. Crotalo delli Maroniti, e Armeni. Iferisce il Sipontino un'Istromento sonoro usato dalli Maroniti, Armeni, ed altri Popoli Orientali: Quod (dice) manu pulsatur laminis quibusdam ex aere rotundis sonum ex collisione reddentibus. Si dicono Tipia dalli Siri, li quali anche l'usano, esono varii nella forma, poiche alcuni sono composti d'una lami na orbicolare, nella di cui circonferenza sono congiunti alcuni piccoli Sonagli di metallo, li quali mentre si agitano posti sopra un asta, rendono una grata armonia. L'usano li Cattolici, principalmente, quando si mostra nella Messa la Sacra Eucharistia, e si tengono dalli Ministri del Sacerdote vestiti di Camisce, assistenti in ambedue i lati del Celebrante nel modo espresso in quest'imagine, XC. & 128 20 X C. Istromento ſagro degl'Armeni. Ccompagnano gl'Armeni nelle Funzioni sagre le Sinfonie delli Cimbali sopradetti con il suono d'una Scudella di me A tallo, ò sia Campana simile a quelle, che per l'ordinario sono poste negl'Orologii privati, percotendola con una verga di ferro con colpi più, ò meno gagliardi, e con intervalli di tempo in modo, che si forma una Sinfonia non meno grata, che devota. L'invenzione di tal'Istromento probabilmente si può cre dere essere derivata dall'Egitto, ove tali Stromenti si usavano in onore della Dea Iside. Simili anche l'usavano in onore di Cibele, a cui s'attribuiscono li Cimbali, e simili corpi sonori. XCI. Istromento Affricano. Na sorte di Cimbali usano gl'Africani del Congo, come riferisce nella sua Istoria nel libro primo a carte 157. il P. Fortunato Alamandino, che si dice Longa. E' questa simile (dice egli) a due quasi Campanelli simili alli Corni, e sono di ferro. Questi si suonano percotendosi con un piccolo legno, e si usano dagl' Ufficiali di guerra, particolarmente dalli Popoli detti Ginghi, e l'usano con superstizione, e nel fabbricarli vi mescolano sangue Umano. XCII. Armen. XC Instrumento Sacro degl'Armeni XCI InÅ¿trumento Affricano 120 XCII Altro Instrumento Affricano XCIII Baccante con Nacchera 120 Ese all'ante ccleÅ¿imi Bar m quad Y altra sp el crano moko dam 22 129 80 XCII. Altro simile. OImile all'antecedente è un'altro Istromento adoperato dalli medesimi Barbari, riferito, ed espresso dal medesimo Autore nel luogo stesso, e come rappresenta la figura qui posta. Mostra questa di percuotere con un legno un quasi Campanaccio simile a quelli, che in Italia s'appendono al collo delli Bovi, ma di figura quadra, da cui si rende suono strepitoso, ma rauco. X C III Castagnole N' altra specie d' Istromenti sonori fù usata dagl'Antichi, ed erano quasi simili alli Cimbali già detti, mà di mole molto più piccola, come apparisce nelli marmi antichi, e in una figura di baccante qui espressa presa dallo Sponio. Tiene questa in ambedue le mani alcune Scudellette di metallo, le quali si percotevano assieme, e con le percosse di esse si univano li salti nelle Danze celebrate in onore delli Dei: Tal sorte di suono si esprime da Eusebio Autore Greco citato dal Bulengero cap. 19. del lib. 2. de Theatro con la parola Crembalizein Che vuol dire testas, & conchilia, & ossa simul impellere in saltatione, & sonitum quendam gestu ac rithmo carentem reddere. Naccare le nominò il Ferrari, ed il Suggerio, li Spagnuoli le dicono Castagnetas, e tutte furono comprese col nome Acetahulum Mà per qual ragione, non è così facile a risapersi, poiche se indaghiamo il significato di questo termine Acetabulum abbiamo da Isidoro nel libro 2. cap. 4. riferito dal Du Gange, che significa Scutellam acetariam, e quasi Acetatorium, quod acetum ferat, e che 130 che significa anche una sorte di misura. Nella Sagra Scrittura di. ce la Glosa sopra il capo 25. dell'Esodo significarsi Vas rotundum ubi vinum juxta Altare aßervabatur. Nel tesoro della lingua Latina si cita Plinio, che dice nel libro 11. cap. 34. significarsi da tal voce una misura, cioè la quarta parte dell'Emina. In oltre si dice, che: Acetabula sunt veluti quidam caliculi in iis piscibus, qui molles appellantur, mà non esprimendosi da queste significazioni si sudetti Stromenti, si deve concludere essersi con abuso eletto tal nome dagl'Antichi per non sò qual similitudine da essi riconosciuta; poiche, come notò Quintiliano lib. 8. capo 6. spesse volte la similitudine accommodat nomen suum non habentibus quod in promptu est, e poi soggiunge, mille sunt haec & acetabula, quid quid habet, & pixides cujuscunque materiae sint. XCIV. Istromento delli Costi. Sano Istromenti poco differenti in Egitto li Preti Costi scismatici, e ribelli alla Chiesa Romana, quando celebrano il loro Sagrifizii, poiche accompagnano il canto delle Orazioni col suono, ò per dir meglio strepito di certi Scudellini di metallo, larghi quanto una moneta Romana detta Piastra, e addatati per mezzo d'una staffetta, uno al pollice, l'altro all'indice della mano. Si percuotono questi assieme, e senza melodia alcuna si empie la Chiesa di tal suono, essendo molti insieme li quali gl'usano. Tal'Istromento in lingua Arabica, si dice Inuci. XXXXXX XCV. XCIV Instrumento delli Costi XCV Gnacchare delli Turchi 1 Travic molti so № 131 ♂ XCV. Naccare delli Turchi. Ttavio Ferrari spiegando la parola Naccara scrisse: Veterum Cymbalum, Sphaera scilicet dimidiata, quae allisa conjungebatur, & sonitum ciebat, quale Instrumentum etiam apud Turtas hodie vigere accepimus, e disse il vero, poichè la Figura qui esposta d'un Turco in atto di ballare, tiene tal sorte d'Istromento in ambedue le mani, il quale però è alquanto dissimile a quello, che communemente si adopera in Italia, detto Castagnole, forsi dalla figura simile alla Castagna. Altri le dissero Gnaccare, ò a quelle, che usano li Spagnuoli, nominate Castagnetas, composte di due quasi Scudellini di busso, uno delli quali si adatta al pollice, l'altro al dito medio della mano, e nel ballare si percuotono assieme. Se si cerca l'origine di tal'Istromento, certo è, che procede dagl'Antichi Cimbali di sopra spiegati. Altri aggiungono, che fossero trasferiti in Italia dalle Fanciulle Gaditane. Tanto disse Petronio: Gaditanae mulieres crotalistriae hunc sonitum edebant, e Giovenale Expectas, ut Gaditana canoro Incipiat prurire choro. E molti sono di parere, che si cominciasse tal suono con battere assieme le Conchiglie raccolte nella Spiaggia del Mare, onde poi si tramandò il costume alli Fanciulli di fare strepito con altri simill Stromenti S. XCVI. R 2 132 XCVI. Istromenti Fanciulleschi. Ome si vede nelle figure seguenti di due Fanciulli, uno delli quali percuote con la mano destra due pezzi di majolica, ed un'altro risponde alle percosse con battere a tempo due sassi assieme. Altri sogliono in luogo di rottami di majolica usare pezzi di Conchiglie, altri ossa spolpate, e simili. Cromata furono chiamati da alcuni, come dice lo Sponio alla Tavola 44., ove espose una figura di giovane in atto di battere con la mano certe ossa, ed aggiunse, che si usava ciò, principalmente nelle Spiaggie di Cadice dalle Fanciulle Spagnuole, che perciò Marziale Edere lascivos ad Baetica crumata gestus, Et Gaditanis ludere docta modis. E con tal nome si esprime tuttociò, che percuotendosi con anbedue le mani, cagiona qualche sorte di suono, benche non siano per se stessi sonori gl'Istromenti adoperati. Usasi tal costume non solamente dalli Fanciulli, dice Ottavio Ferrari, ma dagl'Uomini in Milano, principalmente in tempo di Carnevale, poichè: Turbae personatorum incedunt, qui un carmen praeeunti caeteri succinunt, testisque, sive Naccaris, & Crotalis Cymbalisque adstrepunt, quae Cipollatae appellantur à Cymba lis quasi Cimvalatae. Il percuotere li Sassi l'uno con l'altro fù antico costume usato nella Navigazione, come afferma Xenofonte nel libro 11. citato dallo Scheffero de re navali: Lapidum concussione hortato rum pro voce ait, ed indagando se anche con le sole mani si eccitava simile strepito Dionisio Gottofredo lib. 1. §. 4. l'affermò, e si confermo poi dal Alciati lib. 1. cap. 44. XCVII. XCVI Instrumenti Fancuilleschi XCVII * Spassa Pensiere XCVIII Zilorgano 133 XCVII. paſſa penſiero. Ella classe delli Crotali, e simili Istromenti si può numerarne uno poco usato, e perciò proprio delli fanciulli, e N gente villana, avendo suono poco grato, nè si cerca molta penzia nell'adoperarlo. Non lasciò di descriverlo il P. Mersenne nel suo libro armonico con le seguenti parole: Hoc Instrumento multi satis feliciter utuntur, cujus brachia semicirculo juncta lingulam includunt, quàm ubi digito in puncto C. percußeris, bombum sis auditurus, qui bombos Apum, Vesparum, atque Crabronum emulatur. Galli hoc Instrumentum vocant Trompe, & Rebube. Dentibus illius brachia solent apprehendi, ut lingula digito percußa oris cavo resonet. Il sudetto Scrittore lo disse Cymbalum orale. In Italia si dice Spassa pensiere, ed aggiunse, che servendosene molti di varie grandezze si renderebbe una curiosa armonia; sempre però sarebbe di suono ottuso, e tremulo, da conciliare più tosto sonno, che diletto. La forma di esso si vede espressa nel numeto qui aggiunto con la figura d'un Villano in atto di suonarlo. XCVIII. Xilorgano. Ostra la figura seguente di percuotere con una verga alcuni piccoli Cilindri sostenuti da due fili, e disposti con proporzione, in modo, che dalla maggiore, ò minore lunghezza di essi si renda suono anche diverso, e percossi a tempo si eccita armonia molto grata più, ò meno, secondo la materia di cui sono fatti li sudetti Cilindri, e secondo il maggiore, e minore numero delli medesimi; imperocchè, come scrisse il Padre Kircher a carte 518. si possono fabbricare di legno duro, di metallo, di terra cotta, ed anche di vetro, il medesimo ne espose la figura di uno composto di dodici degradati con proPor 134 porzione, secondo che richiede un triangolo acuto, la di cui base prescrive la lunghezza del primo. Benchè tal' Istromento sia antico vedendosi espresso in alcuni marmi, nulladimeno non l'hò trovato espresso con nome particolare. Il medesimo Padre Kircher lo nominò Zylorganum, voce non usata da Scrittore alcuno Latino, e mi persuado volesse scrivere Xylorganum, che significa Organo di legno, mentre di esso parlò. In Toscana ove si usa, si nomina Timpano, nome molto generale, come di sopra fù notato. XCIX. Istromento per l'Api. All'armonia cagionata dagl'Istromenri sin qui esposti facciamo passaggio ad altri, che possono dirsi più tosto strepitosi, che sonori. Tutti però inventati per conseguire qualche fine superiore al mero diletto dell'orecchio. Tal'è lo strepito, che si cagiona dalli Villani con le percosse date a qualche vaso di rame, per allettare le Api a fer marsi negl'Alvearii loro preparati, cosa quanto gioconda a vedersi tanto difficile per conoscerne la ragione. Che la Musica piaccia, ed alletti gl'animali irragionevol non è cosa nuova nella natura; che i Pesci siano allettati, e chiamati dal suono, lo scrisse Plinio riferito dal Kircher part. 6. della Fonurgia, e tutto il dì s'esperimenta col pesce Spada nel Mare di Messina. Dì molti Uccelli lo riferì Isidoro Orig. lib. 2. capo 16., e chi più desidera legga un'intiero capo 17. del lib. 2. sopra questa materia registrato nel Trattato de Tibiis dall'Erudito Gasparo Bartolini. A noi basti l'avvertire, che con il suono strepitoso di un vaso di rame percosso si radunano le Api negl'Alvearii: onde Virgilio nel 4 della Georgica consiglia il Contadino a farsi udire con tal suono, acciocchè le Api non partano dalla sua Villa Tinnitusque cie, & matris quate Cymbala circum Ipsae concident medicatis sedibus, ipsae Intima more suo sese in cunabula condent. Mà XCIX Instrumento per le Api 1340 zu deser 135 &c. Mà quanto è vero, che con tal suono tornano le Api negl'Alvearii donde partirono, altrettanto è incerto, se a ciò sono indotte, ò per il diletto di esso, ò pure per lo spavento dal medesimo cagionato. Diversi sono li pareri sù questo dubbio delli Scrittori, stimò Aristotele lib. 9. hist. cap. 40. che ciò sia effetto di allegrezza, e diletto concepito: Gaudere sonitu Apes videntur (dic'egli) quapropter tinnitus aeris convocari eas in Alveum ajunt. Varrone però fù di contrario parere; onde nel lib. 3. circum tinniendo aere posterritas, quo volueris perduces. Lo stesso disse Columella capo 8. lb. 9. parlando di uno sciamo di Api: Cum eruperit aeris strepitu uerretur, nam statim sono territum vel in frutice, vel in editiore Sylve fronde confidet, G à vestigatore praeparato vase reconditur; come fù descritto da Claudiano de Sent. Consul. Honor. Qualis Abeleja quaßans Hybleis procul aere senex revocare fugaces Tinnitu conatur Apes, quae sponte relictis Descivere favis Si oppose a questo parere il P. Lacerda ne' suoi Commentarii sopra il lib.4. della Georgica, ed asseri, che tal'essetto si doveva attribuire al timore, ed allo spavento. Certo è (dic'egli) che l'Api temono li tuoni, e allo strepito di essi si nascondono nelle loro celle, sicchè tornando a quelle, quando odono il rimbombo del Metallo, si deve credere, che per uguale motivo si nascondino che perciò Virgilio usò la parola Condent, in cui viene signifitato il timore, e non l'allegrezza, Mà come si potrà da noi penetrare la verità di questo esfetto prodigioso, mentre parmi, che si possa dire con S. Agostino nel capo 15. ad fratres in Eremo; mentre il Filosofo Aristodemo annis multis insudavit, naturam Apis investigare, nec finaliter potuit. Basti riflettere con Plinio lib. 11. cap. 5. che nelle Api principatur, & jure praecipua admiratio debetur, e con ragione, perchè come notò Aristotele lib. 3. de generat. cap. 10. Non vides quansubtilitas sit Apibus ad fingenda domicilia quanta laboris obeundi concordia. Piccolo animale, mà utilissimo all'Uomo, che perciò S. Gio: Crisostomo in Psal. 50. l'antepose al Pavone. Quia abie 136 80. abjectius Ape, disse, quid Pavone pulchrius uter autem praestantior? Apis ne an Pavo, non dubium quin Apis, Pavonem de medio tolle nihil detrimenti attuleris, Apem de medio tolle, & ingens utilitas adempta erit. Altre doti dell'Api si potranno leggere appresso il P. Bartoli nel capo 7. della Povertà contenta. A noi basti concludere con ciò, che ammirò il Teologo Nazianzeno orat. in Theol. che l'Api nelli loro Alvearii lavorano senza mano, onde per maraviglia esclamò: Quis Euclides lineis, quae nusquam sunt, contemplandis intentus, & in demonstrationibus sollicite laborans has posset imitari. Che perciò dell'Istromento da suono esposto, benchè Pastorale, e da Villa, se ne deve fare molta stima mentre è sì utile all'Uomo. C. Suono di Batam. On meno strepitosi sono li trè Istromenti, che seguono usa ti nella Batavia, in tutta l'Isola Giava soggettata dagli Olaudesi nell'Anno 1619. come riferisce il Baudrand nel suo Lexico Geografico. Usano quelli Barbari Paesani, quando devono pubblicare qualche ordine del loro Principe, percuotere un gran Bacile di Metallo sonoro, nel modo, che in Europa si opera con il Tamburro, onde rimbombando per le contrade il suono, si raduna il Popolo per udire ciò, che s'intima. Se le percosse sia no fatte con arte, ed a tempo di Musica ben regolata non si riferisce dall'Istorico, il quale descrisse li viaggi degli Olandesi a quell'Isola . CL Tamburro dà Batam 0 CI Instrumento in Batam CII Altro in Sito Verticale CIII Campanello del Reo Ea medeAggiore quattro vertical de nella Can & 137 CI. Altro diverso. Ella medesima Relazione si vede delineata la figura d'un Indiano, che segue, sedente in atto di percuotere con ambedue le mani armate di legni nodosi quattro Bacili di Meullo posti in sito Orizontale sopra un banco, e sono riferiti con le seguenti parole: Delineatio pelvium quos pulsant, omnemque Musicam simili harmonia tundunt, & in hisce regionibus sit in turribus, & Campanis resonantiam optimam dantes, quia ex cupro fusi sunt. CII. Altro diverso. Aggiore certamente deve essere lo strepito cagionato da quattro altri Bacili più grandi, li quali pendono da una Tiave verticalmente, e liberi dal contatto d'ogn altra cosa, quando a tutta forza delle braccia di quei barbari, sono a vicenda percossi con bastoni nodosi, come mostra la figura sotto questo numero esposta. Tale sinfonia si usa in vece di Tamburri, e Trombe nella guerra, ò nelli Tripudii, e feste più solenni. CIII. Campanello al collo del Reo. Rà gl'Istromenti sonori, e strepitosi tutti si vincono dalle Campane oggidì usate nell'Europa, e altre parti del Monno in diverse funzioni tanto sacre, quanto civili; e profane, e perchè la diversità di esse è sì grande, che non può determinarsi, mentre fatte secondo l'idea varia degli Uomini, nè si può facil 138 facilmente saperne l'origine, per averne qualche chiara notizia le distingueremo tutte in due Classi, una delle quali comprenda le piccole, e l'altra le grandi: Che l'uso delle piccole fosse appresso gl'antichi Ebrei, non se ne può dubitare, mentre come si racconta nell'Esodo nel Capo 28. prescrisse Iddio a Mosè il fabbricarle d'oro, per misterioso ornamento delle vesti Sacerdotali, e si conferma nel 45. dell' Ecclesiastico: Cinxit illum tintinnabulis aureis plurimis in giro dare sonum in veste sua. Quindi ne fù tramandato l'uso a tutte le parti del Mondo, e ve ne sono infinite relazioni. Apollodoro lib. de Diis, racconta, che si usavano dalli Sacerdoti di Proserpina, e dalli Sacerdoti della Siria, lo dice Luciano nelli suoi Dialogi. Che Augusto li ponesse nella sommità del Tempio di Giove Capitolino, lo racconta Svetonio, e Plinic nel libro 36. cap. 13. racconta essere stati posti nel sepolcro del Rè Porsena acciochè rendessero suono agitati dal vento. Scorrendo gl'anni posteriori, e gl'Annali più Sagri trovare mo essere stato commune l'uso di essi appresso li Monaci antichi. Riferisce il Mersenne cap. 1. num. 17. de rit. antiq. Monach. che trà li modi con li quali erano svegliati li Monaci, acciochè an dassero a cantare le lodi a Dio, si adoperava il campanello chiamato squilla, overo Campanula, qua fratres excitabant ut habetur in vita S. Benedicti Abbatis Ananiensis; e nelli Rituali di S. Gregorio si dice nel libro 2. cap. 1. Resti autem inseruit parvum tintin nabulum, ut ad ejus sonum vir Dei cognosceret quando sibi Romanus panem praeberet. Nel secolo 4. della Religione Benedettina si legge: Primitus quàm signum horis nocturnis pulsatur in Fratrum dormitorio squillam tangere jussit, ut prius Monachorum congregatio orationibus propria residerent per loca. Così parimente dice il Mersenne: In Fontanellensi Monasterio ad Matutinas Vigilias de praefato Apostolo Andrea persolvendas noster Porretarius Nolam pulsavit pro Fratribus excitandisSi potrebbero empire molti Volumi, se si volessero riferire gl'usi delle piccole Campane sì appresso li Gentili, come appresso li Cristiani Religiosi, nè d'una sola forma si fabbricavano dagl'Antichi. Si veda la Tavola qui aggiunta, ove sono delineati alcuni Campanelli antichi, e conservati nel Museo del Collegio Romano, e si conoscerà ciò che si dice. La grandezza parimen das Recht des Kindes. Einleitung des 38 139 & rimente fù sempre varia nelli tempi moderni. Basterà qui accennarne alcune di mole straordinaria, e tal' è quella riferita da. Monsignor Angelo Rocca nel trattato delle Campane a carte 53 ove dice, che in Parigi nella Chiesa dedicata alla B. Vergine è una Campana di peso di quaranta mila libre, la quale per essere sonata richiede 24. Uomini, e in tempo tranquillo si ode sette miglia lontano; mà di mole molto maggiore, è quella che Monsignor Majoli riferisce nella sua Opera intitolata Dies caniculares alla parola metalla, e cita il P. Ferdinando Mendes della Compagnia di Giesù, il quale scrisse nell'anno 1554. essere nel Pegù. una Campana di Bronzo, la di cui circonferenza è di palmi 45. e di diametro diciasette, la quale grandezza stimò il Majoli su perare a tutte l'altre, che in Europa si trovano, ma s'ingannò se si riflette alla Gampana riferita da Giovanni Struys nel libro delli suoi Viaggi, cioè che in Mosca Città Capitale della Moscovia è situata in una Torre una Campana, che pesa trecentonovanta quattro milla libre, e che è larga 23. piedi, e grossa due, e che per sonarla si richiedono cento Uomini, cinquanta per parte, nè si suona che in alcune Solennità, e nelle comparse d'Ambasciadori. Trà li modi con i quali quest'Istromento si adopera, basterà qui ricordarne uno profano a pochi noto, riferito da Girolamo Maggio in un' Opuscolo da lui scritto nella prigio ne, nella quale dalli Turchi fù chiuso dopo l'espugnazione di Rodi, ove egli viveva. Cita egli Zonara Autore Greco, il quale nella sua Istoria racconta, che anticamente era costume di condurre li Rei al Patibolo con un Campanello pendente dal collo, a fin, che caminando quello trà il Popolo non toccasse alcuno inavedutamente, poiche si sarebbe stimato contaminato, dove che sentendosi il suono del Campanello ciascuno poteva discostarsi, e dare libero il passo al misero, che lo portava nel modo, che mostra l'imagine 8 0 S 2 CIV. 140 CIV Campanello del Clero. Ll'Uso profano si può soggiungere un'altro Sagro di pic cola Campana pratticato in Roma dal Clero di alcune BaA siliche nelle Solenni Processioni. Compatisce questo con ordine dopo un Confalone fabbricato a modo di Padiglione da guerra, a cui precede un' Uomo vestito di bianco, che portan do inalberata una piccola Campana continuamente la suona a tocchi. Quando cominciasse tal'uso nella Chiesa Romana, non è così facile a dirsi, poiche per quanto io abbia esaminato gl'Antichi Rituali, altro non hò trovato, che si pratticava nel 1570, come riferisce il Turrigio avere ritrovato in un' antico Codice della Basilica Vaticana, ove si racconta la Processione fatta nel giorno delle Rogazioni con le seguenti parole: Prima entrò la Croce, dopo il Sinicchio, overo insegna di S. Pietro, con la Campanella, li Cantori &c. Un'altra Relazione si legge nell'or dine Romano scrirto da Pietro Amelio Sagrista di Urbano V., il quale raccontando la Canonizazione di S. Brigida, in tempo di Bonifazio IX. circa l'anno 1390. dice. Papa descendit ad Ecclesiam S. Petri cum toto Clero cum Cruce pluvialibus, & Campana processionaliter &c. Più antiche memorie non ho trovato. Quale sia stato il motivo di tal' uso, si può dedurre da ciò, che scrisse l'eruditissimo Durante nella spiegazione della parola Martyria O Ecclesia, ove disse, che nel Padiglione si adombra l'antico Tabernacolo, il quale si trasferiva da un luogo ad un'altro, mentre il Popolo Ebreo pellegrinava per varii Paesi. Nel quale Tabernacolo li Sacerdoti erano distribuiti, e ciascuno aveva il proprio luogo, e notò il Fivizano nel capo 15. del libro 3. che la Chiesa militante in terra si paragona ad un'Esercito, che continuamente combatte contro gl'Inimici Infernali, per trovare poi il riposo nella Patria Celeste, che perciò precede una Campana in luogo delle Trombe, usate per commandamento di Dio dalli CIV Campanello del Clero 146 Carroccio 141 dalli Sacerdoti della legge Mosaica, con le quali si davano li segni a tutto il Popolo Ebreo Quì si pone la figura di quello, che con tale Campanella precede al Clero, la quale è piena di mistero, benche deriso dagl'Eretici, e Inimici della Chiesa Romana, C V. Carroccio. Ll' uso delle Campane piccole ne soggiungeremo un' altro di Campana maggiore pratticato già in Italia, e ora non A più usato. Era costume nel Secolo passato di portare in una machina mobile una Campana, con cui si davano li segni alli Soldati, come ora si fà con la Tromba. Viene riferita tale usanza dal Maggi capo 13. de Tintinnabulis, ove dice: Est igitur sciendum superioribus saeculis, nec admodum vetustis temporibus Exercituum Imperatores in castris, quasi in quadam Civitate ambulatoria, aut Turricula Campanaria ex ligno identidem ambulatoria, uti consueviste, e qua tintinnabulum admodum magnum penderet, tum in hostem progrediendum acieque confligendum esset. Questa Machina, che si nominava Carroccio, fù descritta da Francesco Suerto Antuerpiense nelle Note sopra il libro de Tintinnabolis, la quale descrizione fù riferita da Antonio Cavaliere Cremonese nel capo 13. della descrizione di Cremona, tradotta in latino da Filippo Rubenio, come qui si pone. Anno Christi 1081. Cremonenses Carrocium instituerunt; Erat illud currus amplior his atque sublimior, quos communi in usu invenere Longabardi, primique omnium secundum aliquos Mediolanenses, usurparunt, ornabatur id à quibusdam panno rubro, ab aliis albo, à Cremonensibus verò mixtim rubro, & albo, denique pro colore quo cujusque Civitati. insigne. Sed & seni Boves à quibus trahebatur, simili panno tecti In medio autem erat Antenna cum vexillo, sive labaro praeter Crutem rubram, caetera alba cujusmodi in supplicationibus hodieque non nullis in locis gestatur, ab eadem Antenna dependuli funes, quos validi robustique Juvenes manibus tenebant, inque ejus summo Campana 146 142 & pana appellata Nola; Nefas autem aducere, nisi publico Decreto, nec minus mille quingentis ad custodiam ejus militibus strenuis, O Panoplia, ac hipennibus egregie munitis, propè etiam duces omnes ac militis Praefecti, Tibicines octo multique ad rem divinam Sacerdotes &c. Qui noi esponiamo la figura del sopradetto Carroccio, espressa dal Maggi, e dal Macri v. Carroccium p. 130. Il Villani anche lo descrisse nell'Istoria di Fiorenza lib. 6. cap. 27., e dice che tale Campana era chiamata Martinella Rimarebbe a dire sopra l'origine, e ritrovamento delle Campane grandi; poiche è gran controversia frà li Scrittori, circa il tempo, e gl'Artefici da cui furono inventate di mole grande quale si vede, principalmente in quelle, che servono nelle Chiese per il culto Divino, e anche si adoperano dalli Magistrati per significare al Popolo le loro Leggi. Per non essere prolisso in tale materia, basterà accennare ciò che scrisse il Baronio all'anno 885., cioè che l'uso delle Campane grandi cominciò appresso li Greci, quando Orto Patritio Doge di Venezia mandò in dono a Michele Imperadore dodici Campane, le quali furono collocate nella Torre di S. Soffia; ma da ciò non si deduce chi ne fosse l'Autore. Polidoro Virgilio asseri essere stato Sabiniano Papa, di cui Panvino scrisse: Hic Papa Campanarum usum invenit, jussitque, ut ad horas Canonicas, & Missarum Sacrificia pulsarentur in Ecclesia. Mà ciò prova l'uso Ecclesiastico solamente, introdotto da Sabiniano Convengono molt' Istorici nell'asserire, che S. Paolino fosse il primo nel porle nella Chiesa di Nola è di mole straordinaria, e di forma presa dagl'Antichi. Si nega però dal Cardinale Bona e dice non esservene fondamento certo per crederlo. Valfrido, e Strabone, li quali vissero in tempo di Carlo Magno, cioè circa l'Anno 800. quattro secoli dopo S. Pavolino dicono, che le Campane trassero il nome da Compania, Provincia dell'Italia, ove furono inventate, perciò dette anche Nolae da Nola, Città della Compagna, ove la prima volta furono fabbricate, e il Cardinale Baronio pag. 116. afferma, che tal nome Campana cominciasse ad essere usato per significare le Campane maggiori, l'Anno 700, segno che in tal tempo si fabbricarono, e usavano. CVI. CVI Organo di Campane Scapioso, in Fest 3, 6 M di benefici * 143 & CVI. Organo di Campane: si copioso, e misterioso il suonare le Campane, che per spiegarlo si richiederebbe un Volume ben grande. Si legga Monsignor Angelo Rocca, che difusamente ne scrisse un erudito trattato, e quì basti notare brevemente ciò, che nel capo quinto si legge, cioè che le Campane per antico, e lodevole uso si benedicono, e si consacrano conforme alla formola prescritta nell'antico ordine Romano, che perciò come notò lo stesso Rocca non si doverebbero sonare da altri, che dalli Chierici, ve stiti di Cotta; che se pure si permette il sonarle alli Laici, ciò proviene dal non potersi muovere le grandi Campane per il pe so, che hanno superiore alle forze delli Chierici, per l'ordinario di età puerile, e non robusta. Quindi è da vituperarsi l'abuso di quelli, che si servonc dalle Campane consacrate, e unte col Sacro Crisma in usi profani, e in Feste Teatrali. Non così se le Campane non siano consacrate, e ne abbiano solamente la forma; che perciò lodevole è la Sinfonia, che in alcune parti della Germania, e della Fiandra si rende dagl'Orologi qualunque volta si accenna l'ora compita col benefizio delle Ruote, e delli Pesi, dalli quali ricevono il moto. Si veda il Rocca, da cui si riferisce l'armonìa dell' Orologio di Liegi, siccome l'Organo composto di 33. Campane, riferito dal medesimo, che si suona con tasti, come gl'Organi, e li Cimbali disposte come egli la mostra, ed anche si riferisce dal Maggi, e dal Mersenne, e qui noi lo poniamo. CVII. 144 CVII. Campanaccio del Villano. D imitazione delle Campane instituite per usi Sacri, eragionevoli fù inventata una sorte di Istromento composto per lo più non di metallo, mà di ferro, perciò di suono rauco, e otruso, detto communemente Campanaccio. Di tale specie si suole appendere al Collo d' Animali Bovini, e delle Bufale, siccome nel tempo del Carnevale si usa dal volgo per applaudire, overo burlare le persone mascherate. Quì è l'imagine d'un Giovane plebeo in atto di fare strepito con tal' Istromento, da cui l'orecchio non prende diletto alcuno, poiche rende suono strepitoso, e ingrato. Tale si usava nel Secolo passato, principalmente in Roma dalle persone, che giravano per la Città in Carrozza, accompagnando quelli, li qual avevano ricevuta la laurea del Dotto rato nell'Archiginnasio, detto la Sapienza. Il quale costume, siccome dava notizia al Popolo di tale promozione, ugalmente conciliava le risa di chi lo riccordava. Per qual cagione ciò si pratticasse, e donde avesse l'origine questa ridicola usanza, non l'ho potuto rinvenire; ma bensì essersi abolita per ragionevoli motivi, richiedendo la laurea conferita alli Dottori plausi più nobili, e decorosi; onde nelli Bandi pubblicati per il buon governo di detta Università, si legge come segue Item si proibisce, che nessuno ardisca portare, e sonare Campanacci, ò altri simili Istromenti dietro quelli, che sono addottorati sotto pena di 50. Scudi d'oro, e di essergli trattenuto il Privilegio di Dottore, a chi consentirà a questa indecenza con altre pene contro quelli, che contraveranno ad arbitrio di detto Signor Dottore CVIII. CVII Campanaccio del Villano CVIII Verga ai Metallo CIX Campana delli Greci ch il suon mo cag di tal l'anto è f 145 & CVIII. Verga di metallo. On il suono delle Campane si può unire quello, che senza Campana si ode con artificiosa invenzione riferita dal P. Kircher nella sua Fonurgia a carte 155. si appende (dice una lamina, ò Verga di metallo ad una corda di Violone, e si pongono le estremità di essa con due dita nelle orechie, in modo, che penda in mezzo di esse. Or se la Verga sarà percossa con un ferro da qualch' uno, rimbombarà nell'orecchie un suono, come se si udisse una grande Campana, e quanto maggiore sarà la Verga di metallo, tanto maggiore sarà il suono. Di tal effetto altra ragione non assegna, che il tremore del corpo sonoro, il quale si trasmette alla corda, e da questa al Timpano dell'udito, ove li Muscoli percossi con velocità, ed impeto straordinario cagionano effetto prodigioso. L'Imagine rappresenta il modo di tal'uso. CIX. Campana delli Greci. Uanto è frequente l'uso delle Campane grandi, e piccole appresso li Cattolici, tanto è aborrito nelli Regni soggetti all'Imperio del Turco: inperochè sino dal tempo, che Saladino Sultano entrò in Gerusalemme, furono atterrate tutte le Campane, non solamente in quella Metropoli, ma in tutti i luoghi, ove era l'uso di esse. Il motivo di quest'empia risoluzione dice il Rocca nel capo primo, fù perche con le Campane si può più facilmente convocare il Popolo, e procurare sedizione, ò pure per non essere simili alli Cristiani. Questo stesso costume è imitato dagl'Eretici, dice il Duran te nel primo de Ritibus. Huguonotti, & caeteri hujus seculi Haeretici Campanis bellum indixerunt. Eas enim frangunt, & comminuunt, 146 nuunt, Saracenos imitantes qui ut Platina in Urbano III. scripsit. capta Hyrosolima Campanas in primis à Sacris Turribus dejecerunt; mà perche si avviddero essere necessario dare qualche volta alcuni segni al Popolo, e intimare le ore successivamente del giorno, furono sostituiti alcuni, li quali dalla cima delle Torri gridassero, e intimassero le pubbliche Funzioni. Alle voci degl'Uomini sostituirono li Greci soggetti all'Imperio Ottomano un' Istromento di legno, riferito dal Maggi, che percuotono con due martelli di ferro, e chiamano Simandro, ò pure si servono di una lamina di ferro, percossa con un martello parimente di ferro, e lo dicono Hagiosidero, che significa Sanctum ferrum, e con il suono di questo chiamano il Popolo alle Chiese. Si conferma questo costume da Monsignor Allatio nel libro de Templis Graecorum, ove descrive, tal'Istromento, con le seguenti parole: Sacerdotes Graeci ligneo Instrumento ad Graecos in Ecclesia convocandos utuntur, idest lignum binarum decempedarum longitudine, duorum digitorum crastitudine, latitudine quatuor, quam optime dedolatum non fissum, aut rimosum, quod manu sinistra medium tenens Sacerdos, vel alius dextra malleo ex eodem ligno cursim hinc inde trascurrens modò in unam partem modò in alteram propè, vel minus ab ipsa sinistra, ita lignum diverberat, ut ita ictum nunc plenum, nunc gravem, nunc acutum, nunc crebrum, nunc extensum edens perfecta musices scientia duribus suavissime moduletur, Si osservi l'Imagine del Trattato del Maggi qui esposta; Lo stesso Allatio riferisce esservene un'altro simile di grandezza smisurata, cioè qualche volta largo sei palmi, uno grosso, e 30. lungo, che con catene si appende nelle Torri, e si percuote con pesante martello. ⛪ 8 CX. UX Altra Simue CXI Legno delli Costi Valtro Istr. Inferito da della 1. Fidello the antice m, h ② 147 ℔ IX. Altra simile. N' altro Istromento più piccolo, si usa parimenti dalli Greci riferito dal Maggi, espresso come nella seguente ImagiU ne apparisce. Ne tal' invenzione fù cosa nuova appresso li Greci, poiche come auvertì il Cardinale Bona l'usavano in tempi molto antichi, e ciò apparisce nel Concilio Niceno, secondo act. t., e nel libro delli Miracoli di S. Anastasio Martire, si leg ge, che avvicinandosi le di lui Reliquie a Cesarea, tutti li Cittadini, ligna sacra pulsantes obviam facti sunt, e l'Autore della Vita di S. Nicone, detto Metaneita scrisse, & ligni pulsatione omnes Fratres convocat. Il tempo però in cui quest' uso cominciasse è incerto, poiche furono usati altri modi dagl'antichi Cristiani nel convocare il Popolo. Il Baronio stimò, che li Vescovi si servissero delli Cursori, ma che resa la quiete alla Chiesa dopo Constantino, si usavano altri pubblici segni. S. Pacomio nella sua regola, comando che si convocassero li Monaci col suono della Tromba, siccome fù da Dio comandato a Moisè. Cum audieritis (dice nel capo 3. della regola) vocem tubae ad collectam vocantis statim egrediatur &c. dello stesso costume fece menzione Climaco nel grado 19. CXI. Legno delli Costi. Ell'antico costume sopradetto ritengono qualche segno li Costi Scismatici, abitanti nel Egitto. e Paesi circonvicini, mentre nel tempo della Messa assistono con una Verga di egno duro, lunga palmi cinque in circa, e large quatro deta, ò pure T 2 148 pure con una longa un palmo, che tengono con la mano sinistra sopra un manico inserito nel mezzo, e forma la sigura della letera Taù, e con colpi interpolati la percuotono con piccolo martello, onde nelle loro Chiese si eccita un gran romore, poiché usano tal' Istromento molti, li quali intervengono, tanto Laici, quanto Sacerdoti, e Ministri Sacri. Si chiama tal' Istromento in lingua Araba Nacus. Nacus anche chiamano gl'Armeni, le piccole Campane, che battono, mentre cantono nelle Chiese, come per fedele relazione hò saputo dal Padre Gabriele Sacerdote Monaco Maronita, molto tempo visuto nell'Egitto. Agl'Istromenti di legno, che soppliscono alle Campane di metallo, si possono aggiungere le Campane di pietre, le quali come racconta l'Ortelio sogliono gl'Abissini fabbricare. CXII. Crepitacolo di legno nella Chieſa Latina. E solamente si percuotono li legni nella Chiesa Orientale, ma anche nella Latina; a certi tempi però, e non in tut te le Funzioni, cioè solamente dalla quinta feria sino al Sabato della settimana Santa, facendosi dalla Chiesa sospendete, e tacere le Campane, come a tutti è noto. Esaminò la cagione di questo Rito Monsignor Rocca nel capo 25. del suo trattato sopra le Campane, e notò le medesime che addusse il Vescovo Guglielmo Durando nel libro 6. del suo Rationale al capo 72., ove disse. Tacciono le Campane per signi ficare, che nel tempo della Passione tacquero gl'Apostoli in esse additati, con le parole. In omnem terram exivit sonus eorum, & in fines orbis terrae verba eorum; poiche ritirati nell'Orto, pra tristitia dormitaverunt. Si danno però segni con percosse di tavola per significare l'umiltà di Cristo; secondariamente si percuote la Tavola, perche con tal suono si eccita timore. Terzo si percuote il legno sospeso col martello anche di legno per significare Cristo sospeso nella Croce, poiche egli fù il legno, plantatum secus CXII Crepitacolo per le Chiese CXIII Altro diuerso terfus xò intr. Kre tutt 20li PP. zati al Coi Igliore è 1 tutto di dro arma igno unit uendo rito. lirau to poco zidi ferre kcarta 96 149 ℔ secus decursus aquarum, e pendè nel legno della Croce. Si percuote con il solo legno, perche Cristo solo stando in Croce predicò. Quarto si percuote con il legno significandosi per esso, il legno causa della prevaricazione di Adamo. Quinto Tacciono le Campane, e non i legni per significare il silenzio degl'Apostoli, e negl'altri Istromenti di suono minore le Donne, le quali nel tempo della Passione non si nascosero, ma seguitorono Cristo sino alla Croce. Tutto ciò il Durando t Che perciò varii sono gl'Istromenti di legno, con li quali si eccita il romore nelli giorni sopradetti; La figura qui posta ne tiene uno con la mano fatto d'una Tavola, sopra cui sono accommodati alcuni ferri, dalli quali viene percossa, mentre con la mano si raggira or in una parte, or nell'altra la medesima. Usanza però introdotta contro ragione, mentte in tal'Istromento detto volgarmente Trich Trach, e dalli Latini Crepitaculum, doverebbe essere tutto di legno per la ragione sopradetta. Di tale sorti l'usano li PP. Capuccini in tutto l'Anno, quando la notte sono chiamati al Coro per cantare il Matutino. CXIII. Altro diverso. Igliore è quello, che sotto questo numero si vede espresso tutto di legno, è formato in modo che girandosi un Cilindro armato d'alcuni denti, questi alzano alcuni martelli di legno uniti ad una verga, parimente di legno, la quale alzata volendo ritornare al sito primiero, percuote con violenza una Cassa vacua, onde ne risulta uno strepito, che si ode da lontano nel modo poco dissimile, con cui battono li martelli di legno armati di ferro nelli Vasi delle Cartiere, ove si macera la materia per la carta e CXIV. 150 CXIV. Matracca. Aggiore strepito cagiona il seguente Ordegno, usato in Spagna, e nel Regno del Messico nel detto tempo in luogo delle Campane, che perciò posto nella cima delli Campanili si ode per tutta la Città. Viene chiamato Matracca, e consiste in una Ruota tal' volta di dieci palmi di diametro, la di cui circonferenza è armata di martelli di legno mobili, in modo che nell'essere girata la detta Ruota successivamente percuotono alcune Tavole inserite stabilmente, come denti nella circonferenza della Ruota, e meglio si può intendere con vedere il disegno, che con farne più lunga descrizione. E questa raggirata da un Uomo molto robusto, benche tutti quest'Istromenti, come deputati a Funzione sagra, doverebbero essere sonati dalli Chierici, e con abito Clericale, essendo il sonare le Campane Offizio degl'Ostiarii, come notò il Cardinale Bona pag. 191. dicendo Quos deeet superpellicio indutos esse, dum signa pulsant, quia munus sui ordinis exercent; siccome nel Testamento Vecchio apparteneva alli Sacerdoti, ut Tuba clungerent ad convocandum Populum. CXV. Ruota Fiaminga Sano nella Fiandra per trastullo li Fanciulli uno Sromento strepitoso, che in quella lingua si dice Het Upelspel, signi fica lo stesso, che giuoco del Cerchio. Si compone questo con un Cerchio di legno, attorno cui si appendono molti Campanelli, overo Sonagli, nel centro di esso è un Cannello lungo circa CXIV Matracca CXV Rota Fiammenga CXVI Bacioccolo CXVII Fanciullo con Trich Trach alcur 151 circa mezzo palmo, il quale è sostenuto d'alcune cordicelle unite alla circonferenza del Cerchio, onde rappresenta una Ruota di Carro. Inseriscono nel detto Cannello un bastone poco più lungo di trè, ò quattro palmi, che tenuto in mano sostiene il Cerchio, in modo, che giri sopra il Pavimento; onde mentre corrono a gara, quasi volessero guadagnare il Pallio, e si raggira il Cerchio sopradetto, rendono li Campanelli un continuo suono, onde spesso l'usano per trastullo nelle pubbliche Strade, e nelle Case private CXVI. Bacioccolo N alcune parti della Toscana, usano li Fanciulli, e gente di Contado un' Istromento di legno tornito, che chiamano Bacioccolo, consiste questo in un' Vaso, ò Scudella, che tenuto nella mano sinistra si percuote con colpi, a tempo distribuiti dalla destra armata con batocco, parimente di legno tornito in forma di pistello, simile a quello, che si usa nelli Mortari di bronzo, lungo mezzo palmo in circa, e se bene il suono non è armonico, nulladimeno piace alla gente educata con rozzi costumi, non essendo cosa deforme nel mondo, che non piaccia a qualch uno. CXVII. Fanciullli con il Trich Trach. All' Ecclesiastica usanza li Fanciulli ammaestrati, non per motivo di dett'ossequio, e pia considerazione circa le Funzioni della Chiesa, ma per trastullo sogliono nelli giorni di Passione usare martelli di legno di varie sorti, eccitando romore fuori, e dentro le Chiese con intollerabile abuso. La figura quì posta ne rappresenta uno di essi, CXVIII. 152 80 CXVIII. Altro simile nel numero seguente un'altro, che tiene un martello nella sinistra, mentre con la destra raggira un' Istromento strepitoso, e ingrato all'orechie, detto volgarmente Raganella composto d'una Ruota dentata, che mentre si raggira alza una lingua di legno, che volendo tornare al suo posto percuote il dente, e così successivamente gl'altri, onde si cagiona il romore. CXIX. Donna con Fanciullo. Ue altri Stromenti sonori, ma meno strepitosi, e molto grati alli Bambini, sono li due espressi sotto questo numemero, con li quali le Nutrici sogliono raffrenare il pianto di quelli, con agitarli. Quello tenuto dal Bambino ha la figura di piccolo Tamburro, e in ambedue le parti è coperto di pelle di Agnello, è pieno di piccoli sassetti, onde mentre viene agitato, si percuote la pelle, e rende un piacevole tinnito all'orecchie fanciulesche, siccome l'altro, che mostra prendere dalla Nutrice, il quale è come un globo composto di vinchi sottili, in cui si racchiude un piccolo Sonaglio di metallo, che al moto della mano risponde con il suono, e cagiona al Pargoletto un grato diletto, e ammirazione, mentre non vede donde il suono proceda. Nè è cosa nuova, che con tal'arte si faccia cessare il pianto, e si rallegrino li Bambini, mentre sappiamo che a tal' effetto si adoperavano dagl'Antichi il Sistro, e simili Stromenti sonori. Lo disse Marziale nel libro 14 Si CXVIII Fanciullo con Trích Trach CXIX Altro diuerso usato dalle Nutrici CXX 44 Instrumento Africano ✋ 153 ♀ Si quis ploratur, collo tibi Vernula pender Haec quatiat tenera garrula sisira manu. nelle quali parole notò il P. Juvanci, che la voce Vernula, significa un Bambino nato da una Shiava. Simili Istromenti furono da alcuni chiamati Crumata, come dice lo Sponio a carte 44. ove espose una figura di un Giovane in atto di battere alcune ossa. CXX. Istromento d'Affricani, Agl' Istromenti usati per trastullo dalli Fanciulli passia mo ad D uno, che nell'Isola di Batam si adopera da quelli Barbari nelle danze da essi celebrate. Si formano queste da quantità di Uomini, e Donne ripartiti in Chori, e mentre alcuni cagionano strepito di varii suoni, gl'altri saltano, e con varii atteggiamenti della persona si raggirano, formando urli più tosto proprii di gente invasati da Spiriti, che di persone ragionevoli. come si chiami il presente Istromento qui esposto, e si vede espresso nelle Relazioni delli Viaggi, fatti dagl' Olandesi nelli Paesi Orientali non si dice, ma solamente vi è di esso la seguente Descrizione. Delineatio Tripudii cum Virorum, tum mulierum ad sonitum aliquarum arundinum supra quas lamella calybea posita est Organi modo, aut Clavicymbali quibus in cantu utuntnr, bracchia, & pedes extendendo, totumque corpus contorquendo, more canum, nel che è d'avvertirsi, che le Canne disposte in modo d'Organo, cioè degradate con proporzione nella lunghezza, sono di grossezza straordinaria, e superiore a quelle d'Europa, poiche il diametro di molte è di mezzo palmo, e si chiamano Bambù. Servono queste in molti usi, e per la loro robustezza sostengono pesi grandi nella maniera, che in Italia servono le stanghe delle Lettiche. CXXI. ⚓ 154 ♉ CXXI. Iſtromento detto Marimba. Rà tutti però gl'Istromenti usati nell'Affrica dalli Barbari del Congo, ed altri, ed indi tramandati al Regno del Bra sile in America, il più soave è quello chiamato Marimba. Lo descrisse nella sua Istoria di quel Regno il P. Fortunato Alamandino Capuccino nel libro primo a carte 332. come segue. E composta la Marimba di quattordici, ò quindeci Zucchette disposte in consonanza, e ben collegate frà due regoli con la bocca all'ingiù, turate con sottile corteccia. Nella parte opposta eravi in ciascuna di esse una Tavoletta di legno, larga circa due oncie, ed un palmo in lunghezza, che percossa dalle dita del Sonatore, mentre si alza, e si abbassa forma un'armonia, che non dispiace. Alcuni in vece delle dita le percuotono con bastoncelli. Questo modo si dimostra nell'Immagine qui esposta d'un Brasiliano Moro, in atto di sonare la Marimba, che porta pen dente dal collo, è copiosa di Tucchette disposte come le Canne dell'Organo; poiche come questo si compone in Europa, ò con più, ò con meno Canne, così la Marimba nel Brasile. CXXII. Istromento Indiano. N curioso Istromento è riferito dal P. Mersenne a carte 228. dell'edizione Francese, e cento undici della Latina, ma senza nome; che dice essere usato dagl'Indiani, nè spiega quali siano. Prendono questi [dice egli] una Canna grossa, e lunga vvota nella parte interiore, e all'estremità di questa uniscono due grosse Zucche apperte nel fondo, le quali, siccome la Canna, si dipingono, ed ornano con arabeschi, anche d'oro. Sopra la Canna si distribuiscono cinque piroli, li quali tengono stirate CXXI Instrumento detto Marímba CXXII Instrumento Indiano CXXIII Trich Varlach 155 stirate altrettante corde di nervo. Preparato tal' Istromento si porta sopra la spalla dagl'Indiani, li quali con le dita armate con punte di ferro percuotono con debiti spazii di tempo le corde, onde rimbomba il suono nelle Zucche, e rende un armonia, che molto diletta quella gente. CXXIII. Trich Varlach. Ome è questo, con cui il volgo Napolitano significa un Istromento inventato dalla gente popolare. E questo come si è espresso nella Tavola presente, composto di trè martelli di legno, alquanto incavati nella parte, che suole percuotere. Sono questi inseriti in due traverse, in modo che quello di mezzo sia sempre immobile, e gl'altri due lateralmente collocati, e mobilmente inseriti nella Traversa inferiore, onde possono dalle mani del Percussore agitarsi, in modo, che arrivino a percuotere il martello, collocato in mezzo immobilmente. Si percuote questo con gl'altri due, con li dovuti spazii di tempo, e con colpi più, ò meno grevi, secondo che ricercano le sonate, per l'ordinario fatte con altri Stromenti, al suono delli quali si unisce lo strepito delli sopradetti martelli, alli quali, acciòche la Sinfonia riesca più grata, sono uniti alcuni Sonagli, dalli quali si forma un suono capriccioso, che se di notte sia udito, non si può arguire da qual'Istromento si formi. S S V 2 CXXIV. R 156 &c. CXXIV. Indiano in ballo. L Moro qui espresso Cittadino dell'Affrica si vede in atto di ballare, e insieme sonare, ò più tosto fare strepito con due Zucche, raggirandole, e sbattendole in varii modi, e perche so gliono essere piene di Sonagli, ò pure di breccie, rendono uno strepito più tosto ingrato, che armonioso, nulladimeno non avendo quegl'Uomini salvatici cognizione d'Istromento migliore, usano ciò, che loro fù suggerito dalla fantasia. CXXV. Donna Braſiliana in ballo. SI dilettano le Donne More, che vivono nel Regno del Brasile di ballare, e accompagnare li gesti della persona, con un suono cagionato da un' Istromento fatto dalla Natura. Cresce nell'Indie Occidentali un frutto detto Ahovai, il quale è quasi simile alle Mandole, ed ha una scorza durissima; Della polpa di questo, sogliono li Paesani servirsi per uccidere le persone odiate, essendo sostanza piena di umore velenoso. Della scorza ne fabbricano maniglie, e collane infilzate, con cordoni di bombace ritorta, e le ligano alle braccia, e alle gambe in modo che saltando, e facendo gesti nel ballo, questi frutti si percuotono l'un' l'altro, nel modo che in Italia si pongono li Sonagli di metallo alli piedi delli Cavalli, ò delli Ballarini, e così godo no di quel romore cagionato dalle percosse di tal frutto. Fù questo esposto nella Tavola nona da Michele Ruperto Beslero nel suo Gazofilacio delle cose naturali, ove ne scrisse come segue Fructus Arboris Ahovai dictae mirabiles, uncleus praesentis simum est Venenum, quod indorum incolae in odio conjugali Viri Vxoribus infensi, & contra uxores viris indignatae propinare non verentur. CXXIV Instrumento di Affricani Donna Brasiliana in ballo — CXXVI Instrumento del Madure CXXVII Scabillo degl'Antichi Exem ### glo si c 0 stre L sopra a son. ### a suol 157 20 rentur; Exempta modulla fructus filo Xylino annectunt, unde ex mutua collisione nolarum, ac tintinnabulorum instar sonitum edunt, hinc in saltationibus ad majorem animi hilaritatem cruribus, & bracchus testuram hanc secundam naturalem magnitudinem delineatam alligare consuevere. CXXVI. Ustromento sonoro del Madurè. Al Regno del Brasile, passiamo a quello del Madurè in in altro luogo rammentato, ed ivi osservaremo un quasi simile Istromento, usato da quelli Gentili nelle loro danze composto non di frutti, mà di Sonagli di metallo, formano con questi quasi una Corona, ò vogliam dire Collana, e tenendola raccolta in una mano mentre ballano, la gettano da una mano all'altra, onde mentre l'un' l'altro si percuotono, rendono una certa armonia grata all'orecchie di quelli Barbari, assuefatti a tal suono. Si osservi la figura in atto di ballare, e meglio si concepirà quanto si è scritto. CXXVII. Scabillo degl'Antichi. O strepito, che si suole cagionare con l'Istromento detto di sopra, agitato con la mano, si soleva anticamente fare con il piede, particolarmente dalli Sonatori nelle Scene, poiche sotto le Scarpe aggiungevano una sola di legno, e alcune volte di ferro, e con percuotere il Suolo, davano segno a' Sonatori, e ballarini in quel modo, che ora chi presiede alla Musica suol darlo con la mano, e volgarmente si dice dare la battuta, ciò l'abbiamo da Plinio lib. 2. epist. 14. Hoc infiniti clamores commoventur cum Mesochorus signum dedit. Fù di parere Salmasio, che tali Scarpe di legno fossero dette dalli Latini Scabella, poiche tal' Istromenti erano sottoposti al . Piede, 158 piede, come li Scabelli alla persona sedente, e furono anche detti Scabilla. di questi fece menzione Cicerone pro Caelio. Fugit aliquis e manibus deinde Scabella concrepant, aulaeum tollitur. E però gran controversia frà gl'Autori, se debba intendersi con tal nome l'Istromento sopradetto, ò pure un' Istromento sonato col fiato, esaminò questa controversia il Bartolini capo 4. del lib. 3. de Tibiis. Mà non si può dubitare che si usasse, mentre nelle Statue antiche se ne vede la forma, e tale si espose dal Rubenio de re vestiaria, e dal medesimo Bartolini Tab. 3. fig. 2. CXXVIII. Crotalo del Mendico. Rà gl'Istromenti strepitosi più tosto, che sonori, è una Classe di quelli detti dalli Latini Ctotali, con la qual voce si allude alla voce dell'Ucello Onocrotalo, rauca e poco grata. Furono questi in varii modi composti; mà propriamente secondo che asserma lo Sponio nella Tavola 43. Crotalum est arundo scissa constructa studio ut sonet, si quis ipsam quatiat manibus. Crotalis utentes foeminae Crotalistriae vocabantur. Si usavano tal' Istromenti nelle Feste, e giuochi pubblici. Riferiscono alcuni, che fossero inventati in Sicilia per imitare la voce del Crotalo. Aristofane chiamò Crotalo l'Uomo loquace, e importuno. L'Imagine qui addotta rappresenta un Mendico in atto di battere un legno spaccato, il di cui strepito supplisce alla voce. con cui esorta a souvenire alla sua povertà. In Italia ordinariamente si servono di tal' Istromento quelli Mendicanti, li quali chiedono Elemosina per amore di S. Lazzaro per le Chiese a lui dedicate. [ CXXVIII. CXXVIII Crotalo del Mendico CXXIX Religioso Suegliatore CXXX Teuola percossa dal Cappuccino N'altra 5 Padri Lni m Ima 30, 3 nimo A 159 CXXIX. Religioſo ſvegliatore. N'altra sorte di Crotalo si usa nella Religione delli Padri Minori Osservanti di S. Francesco, per svegliare, e chiamare al Choro quelli, che riposano; E questo un legno segato per il lungo molte volte, in modo, che battendosi con esso le porte delle Celle, eccita strepito, e sveglia chi dorme Tal'uso non è nuovo nelle Religioni, poiche il P. Martenne de antiquis Monachorum Ritibus tom. 1. lib. 1. cap. 1., ove riferisce varii modi, con li quali erano svegliati li Monaci, acciochè andassero al Coro a cantare le lodi a Dio, dice al numero 15. che molti erano syegliati: ligneo crepitaculo, mà non dice di quale forma fosse tal' Istromento. Conferma poi la sua narrativa, dicendo: Hinc Leo Imperator in Panegyrico de S. Joanne Chrisostomo. His adhuc dubitantibus excitantur ad Matutina cantica ligni pulsibus, nostri quoque Einsidienses Monachi ad sonitum ligni surrexisse leguntur in consuet. German. num. 4 Da tale Rito antico, senza dubbio è proceduto il costume del legno spaccato, che serve per svegliatore alli Religiosi sopradetti, usato come si dimostra nell'imagine qui esposta, anco dalli Padri Capuccini, quando la mattina sono chiamati al Coro. CXXX. Capuccino, che prcuote una Tevola. Ltri modi con segni diversi furono usati dalli Monaci antichi per destare dal sonno quelli, che dormivano, accioche si radunassero nel Coro. Furono riferiti dal sopradetto Martenne, nè sarà discaro il risaperli. Solevano (dice egli) ne & 160 nel luogo sopracitato, alcune volte li Superiori svegliare facendo romore con la persona, come si legge nell'Omilia di S. Gio: Crisostomo 59. al Popolo di Antiochia. Così faceva S. Ausbreberta, Abadessa, S. Corbiniano &c. Secondo erano svegliati da qualche voce, come si legge nella Regola di S. Pacomio. Terzo col rumore di qualche legno battente. Quarto con le percosse date con un martello alle Porte, come si legge nell'Istoria Lausiaca cap. 104. nella Vita dell' Abate Adolio. Excitatorio malleo pulsabat Cellas omnium, eos congregans ad oratoria. Lo stesso dice Cassiano lib. 4. Instit. cap. 12. Quinto con il suono di un Campanello. Sesto col suono della Campana Maggiore della Chiesa. Settimo con il battimento delli piedi satto dal Priore, come si legge nella Regola del Monastero Floriacense. Ottavo con le percosse d'una bacchet ta, e ciò si riferisce nella regola del Monastero Corbejense. Finalmente alcuni Deputati a svegliare, chiamavano prima l'Abate, intonando Domine labia mea aperies, il quale levatosi da letto chiamava gl'altri Monaci, e con essi andava al Coro. Inerendo a queste antiche usanze Monacali, li Religiosi Capuccini, come amantissimi della povertà volontaria, per convocare 1 suoi Alunni alla Mensa, sogliono percuotere una Tevola con un legno nodoso, come dimostra l'Imagine qui posta; usata anche quando arrivano al Convento li Forastieri, acciochè alcuni Deputati possano esercitare con essi atti di Religiosa Carità, in sollievo delli patimenti sofferti per il viaggio. CXXXI. Frusta del Cocchiere. Alli colpi dati sopra una Tevola di terra cotta, passiamo a quelli, che sogliono darsi all'Aria con un lungo flagello usato nel guidare una Carrozza tirata, ò da quattro. ò da sei Cavalli, e tal cosa si adopera dalli Fanciulli per trastullo, e per udire il rumore che con esso si cagiona nell'Aria. Non perciò si deve stimare Istromento Fanciullesco, mentre non è credibile quanti spiriti ecciti in tali Bestie, onde però a tale fine si adopera, non per percuoterle. Ebbe questo l'origine, se non CXXI FruÅ¿ta del Cocchiero 161 1 Epoi F Lacce N 161 non prima, almeno nel tempo in cui Romolo sabbricò Roma, e il Circo Massimo nel luogo assegnatogli dal Rè Tarquinio, come riferisce il Panvino de Circo lib. 1. cap. 9. mentre in esso si correva con Carrette tirate, ò da due Cavalli, come inventò Cristene Sicione, qui primus binos equos jugavit, eosque singulos ex utraque parte vinculo applicuit, disse Plinio lib. 7. cap. 58. à pure da quattro, come raccontò il medesimo Plinio, aggiunti da Erictonio Rè di Atene, rammentato da Virgilio nel terzo della Georgica Primus Erictonius currus, & quatuor ausus Jungere equos, rapidisque rotis insistere victor, E poi Romolo fece vedere questo accompagnamento in Roma, come disse Tertulliano citato dal Panvino nel capo nono de Circo; onde poi si correva da molti, anche Imperatori, riferiti dal medesimo Panvino nel capo 12. e perche ciascuno procurava di vincere, e riportare le acclamazioni delli Spettatori, si usava tal' Istromento, con percuotere li Cavalli nel Corso. Ciò su accennato da Virgilio, ove scrisse lib. 3. Georg. vers. 103. Nonne vides, cum praecipiti certamine campum Corripuere, ruuntque effusi carcere currus. Cum spes arrectae juvenum exultantiaque haurit Corda pauor pulsans, illi instant verbere torto, Et proni dant lora, volat vi fervidus axis. O pure come disse nel libro quinto dell'Eneidi vers. 144. Non tam praecipites byugo certamine campum Corripuere, ruuntque effusi carcere currus, Nec sic immissis aurigae undantia lora Concussere jugis, pronique in verbera pendent. Ne solamente fù adoperata la frusta per percuotere li Cavalli, ma anco per animarli al corso con il solo romore di essa, eccitato nell'Aria. E questo essetto fù accennato dallo stesso Virgilio nel quinto dell'Eneide al verso 577. ove descrisse il commandamento fatto N 162 fatto da Enea ad Epitide Ajo di Ascanio suo figliuolo, acciochè celebrasse con altri Fanciulli un Torneo a Cavallo in onore di suo Padre Anchise defonto. Vade age, & Ascanio si jam puerile paratum Agmen habet secum, cursusque instruxit equorum Ducat Avo turmas, & sese ostendat in armis. Onde a tale commandamento. Postquam omnes laeti concessum oculosque suorum Lustravere in equis signum clamore vocatis Epitudes longe dedit, insonuitque flagello. Per qual ragione poi da tali colpi, e schioppi cagionati nell'Aria siano animati li Cavalli al corso, non è si facile a dirsi, siccome per qual cagione siano per il suono della Tromba eccitati li Soldati alla Battaglia. CXXXII. Sonagli adoperati nelle Chieſe. Lli sopradetti Istromenti se ne può aggiungere un' altro, il quale doveva essere numerato con li Sonagli, ò piccoli A Campanelli. E questo composto d'una Ruota, nella di cui circonferenza sono molti Sonagli, ò piccoli Campanelli, la quale in alcune Chiese si suole usare, quando si mostra al Popolo nel Sagrifizio della Messa il Santissimo Sacramento. Il detto Istromento è appeso al muro della Chiesa, e si suona dal Chierico servente, girandosi con una cordicella appesa fuori del centro della Ruota in quel modo, che si gira col piede la Ruota, che serve per dare il taglio alli ferri dalli Rotatori, onde si cagiona una grata armonia. In Roma si usa principalmente dalli Religiosi Minimi Francesi, e dalli Francescani Scalzi Ibernesi. CXXXIII. CXXXII Sonagli adoprati nella Chiesa CXXXIII Cucchiari di legnc E CXXXIV Timballi Persiani N 163 & CXXXIII. Cucchiare di legno Stromento strepitoso usato in Campagna dalli Villani particolarmente in tempo delle vendemmie. Prendono questi trè Cucchiari di legno, due delli quali uniti si sostengono con la mano sinistra, e con la destra armata del terzo Cucchiaro, li percuotono con intervallo di tempo, e con percosse più ò meno gagliarde, onde si eccita uno strepito, benche poco sonoro grato però alla gente rozza, che non sà usare altro suono, per accompagnare il canto usato in detto tempo. CXXXIV. Timballi Persiani. Al sopracitato Kemfero si riferisce, che nella Persia oltre D li Timpani di ſopra citati, ſi uſano due piccoli Timballi di metallo coperti di pelle bovina, e si percuotono tenen dosi appesi alla Cintura, con regola di colpi, onde rendono piacevole armonia. Sono detti Tamburri del Falcone, poiche con il suono di essi sogliono richiamare nella Caccia li Sparvieri, dopo che hanno fatta la preda degl'Uccelli, al pugno del Cacciatore, in quella guisa, che in Europa si opera con il Fischio. ETZTAT2ICCETZT CXXXV X 2 ✋ 164 ☽ CXXXV. Spada percossa. L Soldato qui espresso mostra di percuotere con le dita della mano destra una Spada sfoderata, sostenuta dalla sinistra e perche non riceva nocumento dal taglio di essa le tiene armate con punte di ferro, fatte a guisa di ditali in esse inseriti. Il suono, se si eccita con percosse date con regola, e intervallo di tempo debito, piace molto all'orecchio. Benche si sia espresso un Soldato armato, è però da sapersi, che in Napoli si usa tal'Istromento per le strade dalla gente del volgo, particolarmente in tempo di notte, in cui maggiormente si ode l'armonìa. CXXXVI. Istromento Cinese. Ella relazione delli suoi Viaggi Gio. Francesco Gemelli, espone un'Istromento sonoro, con il suono del quale li N Cinesi accompagnano lo strepito delli Tamburri nel corteggio di quel Rè, quando si fà vedere in pubblico. E questo formato d'alcunne laminette di metallo, che percosse a tempo rendono una grata sinfonìa. Con tutte le sopradette espressioni di Sonatori, avendo ornate le Mura del Gabinetto armonico, cessai di farne altra maggior ricerca, onde finisco la Relazione, aggiungendo solamente la narrativa degl'Istromenti musicali, con cui concluse nel capo ultimo la Descrizione del Museo Settaliano il Dottore Paolo Maria Terzago, e riferì tutti quelli, che ivi si trovavano inventati in gran parte, e composti dal Sig. Manfredo, onde così scrisse. Sono nel primo Gabinetto quattro Sordelline, che con le Canne rivolte d'Avorio a forma di Rosa, con quaranta tasti, come verghe, e questi di argento sopradorato, e ciascuno con teste CXXXV Spada percossa XX CXXXVI Instrumento Cinese ⸗diLe a di bu 165 teste di Leoni, altre con le Canne di Ebano, altre di Bubbalo. e simili fatte da detto Signore. Per sonare queste, tiene sotto il braccio destro un' Otre coperto di Velluto nero trinato d'oro, e sotto il braccio sinistro un piccolo Mantice ricamato d'argento, onde alzando uno, e deprimendo l'altro braccio, dà il suono al le Canne di esse Sordelline, e ritrovando con la sommità delle dita, e con l'estremità di quelle, e con varie parti del palmo delle mani in un medesimo tempo molti di quelli tasti, ò verghe d'argento con moto, e proporzione tale che rendono all'orecchio armonìa singolare, e fuor dell'usitato delicato concerto, arrivando sin alla quarta alta sinfonia, molto grata. La sesta, ed ultima è perfettissima ha quattro Canne cariche di 56. tasti, la quarta delle quali Canne, quale fà la seconda ottava, fù invenzione particolare del Signor Manfredo, il quale trovò maniera di dare con essa un non sò che d'armonia inesplicabile allo Stromento della Sordellina, con che pare non possi ricevere maggior perfezione. Seguita l'occhio a vedere altra varietà d'Istromenti Musicali curiosi, cioè due Ciarammelle all'usanza di Napoli, quali si suonano parimenti con Mantici. Altre due alla Pugliese col contrabasso alla sinistra, il Soprano alla destra, ed altra di mezzo a terza, quarta, e quinta parimente con Mantice. Due Biflauti con ottava, e terza. Un Biflautino, ò Fiasoletto con ottava, Tre altri Flauti in uno fà l'ottava bassa, e l'altro fà la quinta, e terza, Istromento stravagante, invenzione, e fattura del Signor Manfredo. Otto Flauti grandi assai a concerto, lavoro celebre del Grassi. Quattordici altri Flauti grandi a concerto con sua cassa pure lavorata da Artefice pregiatissimo Altri dieci Flauti a concerto, parimente con sua cassa con la quarta più bassa. Un concerto Corista di Flauti, opera del Signor Manfredo, che in tutto volle di sè far prova. Alcuni Fiasoletti alla Francese doppj di quarta alta. Una Zampogna, ò armonìa di Flauti distinti a cinque Canne di busso, tutti di suono diverso capricciosissime, quali hanno X 3 ✋ 166 ♉ no la regola principale in 4. in 5. in 3. ed 8., opera del medesimo Signore. Un'altra Zampogna, ò armonia di otto Canne, che si riuniscono in una sola più grande a basso continuo proporzionata mirabilmente. Un concerto di dieci musicali Cornamuse con il tenore, e Soprano, che tutte unité usano in Francia, con quali si forma un'armonioso concerto. Un gran Serpentone alto due braccia, e nell'estremità largo quasi un palmo, quale forma un basso tanto rimbombante, che pare dia moto alle mura della Stanza. Trè Cornetti, srà quali uno d'Avorio d'ogni soavità. Quattro Concerti di Traverse, ò vogliam dire Piferi all'Inglese, uno de' quali è di Corista, un'altro di legno Indiano liscio, e odoroso con i bassi spezzati, ed armati di lama d'ar gento, il terzo con tutte le parti spezzate di voci con tuono più basso, l'ultimo è di voce più alta. Tutti mano del Crassi, Ar tefice insigne. Vedesi un'altra di mano del Signor Manfredo a contrabassi, e contrabattitori in busso. Trè Fagotti, ò vogliam dire Dulcine uno Corista, l'altro di quarta alta, e l'ultimo di quarta bassa molto dolci. Un concerto di Pifari, cioè due Soprani, due Tenori un basso, gl'altri vanno declinando sino al mezzo, sicchè formano una piramide, e stando essi bastoni legati frà sè con poca distanza battuti con un martelletto di legno, rendono tal consonanza, qual rende molto gusto all'orecchio. Un Cembalo all'Africana carico circolarmente di Rotelle a due a due di ottone, e di Sonagli d'argento, che girato, e battuto con la mano risona un non sò che di allegro. Altri Istromenti più usitati si tralasciano per non stancare il Lettore Sin qui il Terzago concludendo cen le paroie di Orazio. Segnius irritant animos demißa per aures, quàm quae sunt oculis subjecta fidelibus, mentre che non possono piacere ugualmente gli Istromenti musicali riferiti con la narrativa, come rendono appagato l'orecchio, animati con il fiato, e con la mano. LAUS DEO. Auton the & 167 & DIC N I DELLE MATERIE. Canto perche usato nelli Funerali. Ecclesiastioo qual debba essere Ccordo qual Strmento Impugnato dagl'Eretici. A sia. 42. Da chi introdotto. Api, perche ubidiscono al suoCantori del Tempio. no. 135 Carroccio, che significhi. 141. Armonia causata dalli Martelli Cetera. d'un Fabro. Da chi inventata Arpa descritta. Di qual forma fosse l'antica 94. Automati diversi. 2. e seg. Usata nelli Conviti Collocata nel Tempio. 96 Tedesca. Se usata in Cielo. Bacioccolo Istromento di le 129 Castagnole 151 gno. 124 Cembalo anticho. 156 Brasiliana in ballo Altri diversi. 164. e 125 Buccina Marina. 127 Degl'Armeni Che significhi. 90 Armato di corde da chi. 90 Verticale. Campanello al Collo del Reo. 130 Cieala supplisce ad una corda Usato in diverse Funzioni. 138 della Cetera. 140 Usato dal Clero. 96 Chitarra Spagnuola Campana di forma diversa. 138 100 Chitarrino. Imitata con verga di metallo. 143 Ciclopi vedi Fucina. Grande da chrinventata. 142 65 85 Ciufoli pastorali. Delli Greci quale. 145 68 Clarone Campanaccio del Villano. 144 100 Colascione Proibito nelle Lauree Dottora Comedie col canto. II. 144 Con 168 Conviti serviti da' Fanciulli. 28 Fucina di Vulcano scuopre la Musica. 2 Celebrati col canto Corno Bovino serve di Trom- Funerali celebrati col suono. 28 52 Con quali Istromenti. 30 ba 161 58 Frusta del Cocchiere. Nella Caccia Delli Turchi. 58 Raddoppiato. Di Alessandro quale Gabinetto armonico descritto. Costi usano legni in luogo di Giuochi celebrati con Musi147 Campane 122 ca. 158 Crotalo del Mendico, 123 Guerre col suono. Altro 12 Degl'Armeni 163 Cuchiari di legno. Istromenti per le Api. 134 121 Delle Vendemmie David Profeta promotore del Affricano. 128. 153. 154. 156 suono. 12. Altro diverso. ogni Duillio celebra trionfo 132 Fanciullesco. dì. 88 Sonoro per la tensione Difficile a descriversi Degl'Ebrei difficili a riconoscer10. 14 si. Fagotto, e mezzo fagotto. Degl'Ebrei quali fossero. Fanciullo si diletta del suono. 152 Adoperati da Salomone Fischi diversi Sonori, e loro divisione. Flauto usato nelli Funerali. 60 Se convengano nel canto EcclePerche bucato. siastico. Sua origine favolosa 61 Riprovati da alcuni. Se debba essere usato. 62 Proibiti da S. Atanasio. Espresso in marmi antichi. 63 Istromenti del Madurè. Doppio 63 Nella Galleria del Sig. Setala in Da chi inventato. 165 Milano 64 Traversier quale. D. Florida Ubaldi insigne nel 10 suono del Salterio. Mindo Marim Matrac Monoc Musset Muse Liventi Sma Nell G Xell C Conj Niecz. § 169 Legno in luogo di Campana. 145 Oboè, che sia 143 Organo di Campane. 147. Delli Costi. 148 Se sia antico. Nella Chiesa latina Supera tutti gl'Istromenti. Lira di Apollo quale. 97 107 Mirabile in Casa delli Signori Pedesca. 80 Verospi. Lituo usato in guerra. 35 54 Portatile Descritto Espresso nella Colonna Traja- Da chi introdotto nella Chies sa. 44 na. 55 M 96 Pandora spiegata. 98 Piva, e sua fabbrica Mandola 154 Pompa delli Funerali riforma Marimba 30 150 ta. Matracca. 103 Monocordo. 85 Q Musseta Muse descritte. 72 6 Quagliere Scolpite da 3. Artefici. Musica conosciuta nella Fucina di Vulcano. Inventata per lodare Dio. 5.7. Sacrifitii con Musica. 16 Grata a tutte le Nazioni E perche Nelli Giuochi, 104 Salterio Turchesco. Nelli Conviti. 106 Diverso Nelli Funerali 111 Persiano. In essi conviene più che nelli Sinfonia nella mole adriana. 50 Conviti. 157 Scabello. Scialumò. Spinetta Spassa pensiere. 133 Naccare delli Turchi. 135 Svegliatore 159 Navigazione fatta col suono. 152 Suono diletta li Bambini. Nenia, che significhi. 136 Di Batàm Fgt. N 170 86 Usata in Egitto Fatto con la Brocca. 50 86 Curva descritta. Col Pettine 4 Ebrea di qual materia. Che sia 20 Antica spiegata. Nelli Trionfii. 24 Persiana. Nella Navigazione. Dei Madurè. In Guerra. Cinese. Con quali Istromenti Marina sonata con la voce. Fatto da un Angelo diletta S. Altra sonata con l'Arco103 Francesco. Se sia antica. Suonatori Deputati per li SacriDa chi inventata. fitu. Trombetta di canna. Sonagli nelle Chiese Di Zucca. 164 Spada percossa. Del Giudicio universale quale. 87 Trich Varlach 155 Tavola battuta dal Religioso 159 115 Tamburro militare. 112 Turchesco. 117 Affricano. 117 Verga di metallo imita le CamDiverso. pane. 145 118 Persiano. 109 119 Violino. Cinese 110 120 Turchesco. Lapponico. 111 116 Persiano. Timballi. 101 154 Viola. Timballi Persiani 110 Di Amore Tiorba 10 119 Violone Tubo Timpanite Tromba ordinata da Dio. 46 Di qual forma. Antica Romana. Xilorgano. 133 Perche ricusata da Minerva. 47 Espressa nel Campidoglio. 46 Con essa si convocava il Consiglio 72 49 Zampogne diverse. Doppia Spezzata Da chi inventata. 171 P CXXXVII Tamburro sonato dal Turco C Tam Kim ⛪ in ei § 171 20 AGGIUNTA CXXXVII. Tamburro ſonato dal Turco. On è tanta la varietà de colori, che riconoscesi nell'Iride, che secondo Virgilio lib. 8. Aene. ver. 701. N Mille trahens varios adverso sole colores Quanta se ne vede nella multiplicità delli Stromenti sin qui addotti, particolarmente nel Tamburro ch'ora proponiamo, che tra i molti altri solamente varia nel modo di sonarlo. Si suo na dunque dalli Turchi nella maniera espressa tenendolo pendente orizontalmente dalla cintura, e percotendolo con la destra armata d'un bastone, e con la sinistra d'una verga. Prima di passare ad altro non sarà discaro il risapere ciò che ha riferito il P. Giampriamo nostro Missionario mandato dall' Imperadore della Cina in Italia per negozj occulti. Riferisce dunque esser nella Città di Pechino due ben ampie Torri alte circa 200. palmi, e ripartite in due contignationi. Sono queste deputate al governo politico delle stazioni notturne, che perciò solo la notte s'adoprano, percotendosi in una d'esse da gente deputata una gran Campana, e nell'altra un gran Tamburro di diametro circa 18. palmi; onde si cagiona un gran fracasso; e il maggiore artificio è, che essendo così grande la pelle del Timpano si compone di più pezzi in modo, che sembra esser una sola pelle. CXXXVIII. Tàm Kìm. Ra i suoni usati nella Cina, e significatici dal sopradetto P. Giampriamo alcuni ne proponiamo più nobili, e nell' Ita § 172 & Italia curiosi. Tale è questo chiamato Tām Kìm. Anglicano alla bocca per animarsi col fiato un piccolo, e corto tubo unito ad una scattola rotonda, che al di sopra in giro rachiude 12. 15. o 20. buchi, dentro a quali inserite s'inalzano altrettante eguali canne sottili quanto una penna da scrivere e di grossa corteccia, che lavorate imitino le canne dell'Organo. Regolasi il suono con aprire, e serrare le fessure delle suddette cannc CXXXIX. Altro Istromento Cinese. I sono esposti al numero 100. tre Istrumenti di Batam composti di baccili, che tra di loro si diversificano solo nel modo d'esser collocati, ora ne rappresentiamo uno di questi molto diverso adoprato nella Cina. Dentro ad uno Scrigno sospesi restano a 3., o 4. ordini 12. piccoli e piani baccili di rame, che percossi a tempo con un bastoncello rendono un grato suono all'orecchio CXL. Tiè Zù. Osì vengon dette da' Cinesi due tazze di rame, che alquanto forate in mezzo communicano con l'aria percossa il suono a due palle di simil materia, che stagnate restano dietro come manico a quelle. Sonansi simili tazze da quei Popoli particolarmente dalle Donne Indiane di male affare, che le percuotono tra di loro, come le Baccanti percotevano il loro Cembalo espresso al numero 86. Mentre si è rapportata una di queste nel loro abito assai curioso, sarà bene darne d'esso qualch e notitia. Portano un corpetto di corte maniche lungo sino a' fianchi, attorno a quali cingesi un panno fermato con nodo. S'ornano la metà de' bracci con gioje; le dita de' piedi con anella, e il labro di sotto con una perla, CXLI. come anche ambedue l'orechie CXXXIX Altro Stromento Cinese D â‘ 0 CXL Tie Zu D Q CXLI Altro Istromento Cinese 9 2 0 CXLII Altro Cembalo antico § 173 & CXLI. Altro Iſtromento Cineſe. Ortano pendente sul petto, e sostenuto da due regoli un Cilindro, che armato in eguali distanze di varie traverse, move con queste, mentre girasi, il battocchio d'un Campanello, che vien sospeso dalla sinistra sopra d'esse. Leggasi l'Istoria dell'Ambasceria alla Cina degl'Olandesi. CXLII. Altro Cembalo antico. L Cembalo rappresentato sotto questo numero fu usato dagl'antichi nelle danze, che celebravano alla Campagna in onor di Bacco. Vien questo composto da una lamina di rame rotonda, e concava, attorno alla quale pendono sette Campanelli da altrettanti anelli. Si sostiene allorche vuol sonarsi con mettere la mano nell'apertura circolare, ch'è nel centro della lamina. Un tale conservasi nel Museo del Collegio Romano. Pietro Bartoli ne rapporta la figura cavata da un'antica lucerna, in cui rappresentasi un Giovane nudo, con un'Otre di vino in spalla, e nella destra il detto Stromento, che allude all'antico costume di radunarsi in un prato gl'Agricoltori, e messi in mezzo vari otri pieni di vino, ed unti al di fuori con olio vi saltavano sopra a suono di questo Cembalo, venendo derisi da circostanti quei che nel saltarvi sopra cadevano, e riportando l'Otre in premio quei, che con destrezza danzando vi si res geano. Così Virgilio al 2. della Georgica Praemiaque ingentes pagos & compità circum Theseide posuere, atque inter pocula laeti Mollibus in pratis unctos saliere per utres. Altra simile Imagine del detto Cembalo adoperato dalle Baccanti è rapportata in una lucerna da Pietro Bellori nelle sue note, ed altra ne abbiamo dal Mercuriale nel suo libro de Arte Y 2 ② 174 ₰ Arte Gymnastica cap. 8. lib. 3. Ligorio afferma d'averne ricavata una simile figura da un antichissimo Sepolcro d'un Poeta Comico nella via Tiburtina presso Roma. CXLIII. Tromba della Florida. I rappresenta un Barbaro della Florida Provincia dell'America Settentrionale con una sorte di Tromba, che si usa da quei Popoli nelle Feste loro più solenni. Formano questi un rubo di tre palmi in circa di lunghezza con una corteccia di albero, che ritorcono seguitamente, e inanellano in se stessa a spira con tal' arte però che vada a poco a poco slargandosi senza che prenda la forma delle nostre trombe nella loro estremità. Non ha altre aperture, che quelle delli due capi opposti, trà l'un, e altro de quali sono appese per tutta la lunghezza con altretanti fili varie lamine d'oro, d'argento, e bronzo di figura ovale, acciochè queste col loro moto, e consenso rendino maggiore l'armonia. Vedasi Giacomo le Moyne nella Storia della Florida. CXLIV. Marimba de' Cafri. Re suoni rapportiamo usati da quei della Cafreria, ch'è parte del Regno di Monomotapa sotto gradi 15. del Polo antartico. Il primo è una sorte di Marimba, benche non del tutto diversa da quella esposta nel numero 121. pag. 154. Così vien descritta da un Padre della Compagnia di Giesù stato più mesi in quella Costa, e udita più volte sonare in Goa da quei Catecumeni Cafri nella solennità di qualche Santo. E' incredibile CXLIII Tromba della Florida D C CXLIV Marimba de Cafri 0 CXIV Arco de Cafri & 175 & la destrezza, con cui questi Popoli rappresentati al naturale nella figura proposta nelle loro danze l'adoprino. Formano una piccola cassetta di leggier legno alta 3. dita, longa un palmo e mezzo in circa con la sua rosa in mezzo. A capo di questa v' è il Ponte composto di due pezzi, che unisconsi in angolo: su questo poi, acciò restino sollevate fermano 7.ò 9. lamine di ferro, che terminate in egual linea verso la mano del Sonatore slargansi sù la loro estremità in tante linguette, e premendosi queste col pollice d'ambidue le mani vengono col lortremore a rendere grato suono. CXLV. Arco de' Cafri. L secondo è un' Istromento quanto diverso da qualunque, altro tanto dilettevole al pari d'ogn'altro. Ornano di fiori i due capi d'un arco, da' quali vien distesa una, e più corde distribuendole una superiore all'altra; indi raccomandate con altra corda nel mezzo del detto arco, le percuotono con la punta d'una penna di cigno ripiena nel grosso d'essa di piombo, ò di legno, e ornata similmente di fiori, sonagli, e lamine. Preparato così l'Istromento con la sinistra prendono l'arco in tal modo, che il pollice dia le dovute consonanze col tasteggiare la corda di mezzo premendola più, òmeno fuori dell'arco, ed armano la destra della penna, che mentre batte in diverse parti delle corde secondo il tuono, che devono rendere, oltre all'armonia delle corde, eccita un'acuto romore ne' sonagli, e lamine, di cui và ornata. Tanto conferma chi ha veduto, e sentito tal' Istromento. aſsateałoateałnaknako ~ CXLVI. ⎪ 176 ℔ CXLVI. Violino de' Cafri. L terzo chiamiamo Violino per qualche similitudine, che ha con quello. Segano in mezzo per il largo una Cucuzza ben lunga, e grossa, sopra la quale già prima votata tirano una pelle, che fermano nella di lei circonferenza. Attaccasi ad essa, acciò serva di manico un rozzo regolo lungo circa due palmi, a cima del quale con un biscaro tengono tirata una corda, che stesa per tutta la pelle ben forte la legano all'estremità della Zucca, ed alzano con piccol ponte. L'arco con cui sonano tal' Instromento non si discosta da quello del nostro Violino, come vedesi nell'Imagine. CXLVII. Zucca. Iferisce Tomasso Ariot alla pag. 17. dell'Istoria della Virginia parte dell' America usarsi da quei Popoli per Istr omento di suono una Cucuzza. Così la descrisse. Magno aliquo periculo liberati Mari, vel Terra, vel bello defuncti, in laetitiae signum, ingentem struunt ignem, circum quem assident promiscuè viri & foeminae manu gerentes fructum quemdam instar peponis aut cucurbitae rotundae quem pulpa & granis exemptis, lapillis aut crassiusculis quibusdam granis implent, ut majorem strepitum edant, bacillo deinde aptatum tenentes, atque canentes suo more sibi congratulantur. Se ne servono ancora nelle feste solenni, alle quali convengono i Popoli circonvicini vestiti nella più strana soggia, che mai possano, come rappresenta l'Imagine qui posta. Nella Florida, accompagnano il suono di questa Cucuzza con le percosse d'una mazza sopra d'una pietra quando celebrano le feste di qualche riportata vittoria secondo il Moyne pag.