DOMENICO48quali di vergognarsi gli era auuenuto. Et è memorabile quel-lo gli incontrò col maestro nella sua giouanezza; quando es-sendo andato Annibale à trouarlo à San Gregorio, in tempoche dipingeua il martirio di Santo Andrea, e trouando aperto,lo vidde all'improuiso adirato, e minacciante con parole disdegno, Annibale si ritirò indietro, & asppettò fintanto si ac-corse che Domenico intendeua à quel soldato, che minaccia ilSanto col dito: non potè ritenersi all'hora, e si auuicinò adabbracciarlo dicendogli Domenico hoggi da te imparo. Nel-le opere così à fresco come ad olio, oltre i disegni, stabiliuai cartoni, e seruendosi de la sua ottima idea, nondimeno iltutto particolarmente riconosceua dal naturale, disegnandoignudi, mani, teste, e panni sopra carta turchina con gesso, ecarbone nel modo vsato da Carracci. Nelle opere publicheera tirato sì dal suo desiderio honorato, sì che per lo più n'heb-be lo suantaggio del premio; nè quadri priuati cercaua la ri-muneratione; essendogli perciò da vn personaggio ristretto ilprezzo d'vn quadro fatto con molto studio; nel modo che so-gliono alcuni gettar via nelle altre cose, e poi essere auarissi-mi nelle virtù, non potendo sopportare per la loro ignoranzadi pagare à centinaia di scudi vn pezzo di tela dipinta. Ricu-sando Domenico l'auaritia di costui, gli fù rinfacciato che Annibale per la grande opera della Galeria non haueua hauutoaltro che cinquecento scudi; rispose Domenico: Signor miovoi mi vorreste far entrare nel numero delli disgratiati. Si oc-cupaua egli in legger libri, & hauendo erudito l'ingegno, eglistesso era l'autore de' soggetti delle sue inuentioni, le quali in-uestigaua con grandissima cura, come si può ben riconosceredalle passate descrittioni, e dall'hauere il primo spiegato nesacri tempij, Euangelisti, e Virtù con simboli, e moralità diconcetti. Dal suo genio era egli tirato all'attione dell'historia,ritrouandola nuda, la vestiua, e nella proprietà cercaua il piùdifficile dell'espressione, & esprimeua sino all'anima, & allamente; nelle quali virtù dopo Rasaelle, fu egli al suo temposenza eguale. Per questo haueua grandissima apprensione, esempre contemplaua l'imagine delle cose, ritenendo le forme
effetti