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1 (1672)
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346
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DOMENICO346tiua dispositione. Lasciò delle sue facoltà circa venti milascudi, succedutagli l'vnica figliuola, che si maritò in Pesaro.Era egli di candido & honora to animo, sobrio, modesto, e mo-derato: visse lontano dalle simulationi, e ritirato per iscan-zare la malignità delle emulationi, alle quali però, fuggendo,più andaua incontro. Doleuasi del danno, che riceueua da pit-tori, ma non istimaua punto, nè li biasimi, nè le lodi loro; es-sendogli però riferito, come tutti esclamauano contro le suepitture nella cappella del Tesoro: allegramente, disse, chel'opera và bene. Essendogli riferito ancora che alcuni haue-uano lodato particolarmente certe figure: temo, disse, non misia vscito dal pennello qualche cosa di cattiuo, che piaccia àcostoro. Venendo da vn suo amico persuaso à non fornire, &à non istudiare tanto le cose, con piegarsi al gusto de gli altri,rispose, che egli dipingeva solo à se stesso, et all'arte. Et in-uero che Domenico riponeua l'eccellenza nell'opere ben ter-minate con l'vltima mano; sgridaua li giouini nel disegnare dischizzi, e colorire, di colpi; e li ragionamenti suoi erano sem-pre graui, e pieni di ammaestramenti. Soleua auuertire chenon era linea degna di pittore quella che auanti della manonon era prima mossa dall'ingegno; e ricordaua che nel consi-derar le cose, non ci fidassimo di vna prima vista, e che l'in-telletto, e non l'occhio, e giudice del colore. Questa sua con-templatione diede egli ad intendere quando nella sua giuntaà Roma, essendo stato à vedere l'opere di Rafaelle, e ferma-tosi nelle camere molte hore, la sera ritornando à casa, resebuon conto à Francesco Albano, con cui dimoraua, e discor-se sopra la scuola d'Athene, esponendo la bellezza di quellainterrogato dopo dell'altre historie, rispose che non l'haueuavedute. Della qual risposta restando sospeso l'Albano, ed in-terrogandolo di nuouo, soggiunse Domenico non hauer hauu-to tempo di considerarla. E per questo egli haueua in vso in-contrandosi nelle opere de' grandi huomini, di fermarsi, e vederne vna, ò due per volta, alle quali si affissaua lungamenteleggendole, e commentandole, sin che se le imprimeua nellamente; e diceua essere impossibile che le fatiche de' sapientissi-m.

terti co

ci, fatte