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1 (1672)
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DOMENICO292cauia più attento ad vn continuo studio, proponeua li suoi co-stumi a gli altri in esempio, & essendo egli nel conuersar suorimesso, & humano con tutti, si ritiraua poi solo alla consue-tudine dell'arte. Dicesi che tanta era la voglia sua d'impara-re, che per quanto poteua, mai si distaccaua dal maestroe nell'andare poi gli altri à diporto, volentieri se ne rimaneuasolo nella scuola innamorato dell'arte. Ma nel modo suo distudiare poteua ben egli parere strano à chi non l'hauesse co-nosciuto; perche quando si proponeua d'imitare qualche at-tione, non si metteua subito à disegnare, ouero à dipingerema prima dimoraua lungamente, e spendeva il più del tempoin contemplare, onde sarebbe paruto irrisoluto, se non chedopo dando di mano all'opera, se per sorte non veniua chia-mato, si dimenticaua del cibo, e del sonno, e di ogni altroaffare: questo fù il primo, e l'ultimo modo ch'egli tennenella sua vita. Diuenuto adulto si strinse in amistà con Fran-cesco Albano, col quale conferiua gli studij, e le fatiche, econ esso che lo precedeua in età, si trasferì à Modana, à Regigio, et à Parma, e dopo dall'Albano stesso egli fù chiamato àRoma. Auuenne vn' accidente, che affrettò la sua andataperche giunti à Ludouico alcuni disegni delle stanze di Ra-faelle, sentì Domenico rapirsi à se stesso in contemplarli; ecome già ogni suo spirito viueua in Roma, così vi si trasferipresentialmente, raccolto dall'Albano, che per lo spatio didue anni ricettollo in casa. Frequentaua egli in tanto la scuola di Annibale, che all'hora dipingeua la Galeria Farnese, omanifestandosi di giorno in giorno maggiore il suo talento,colorì alcune cose da cartoni di esso, e nella loggia del giar.dino verso il Teuere, fece di sua inuentione la morte di Ado-ne, che giace vcciso dal Cinghiale, e Venere in vederlo mortoprecipita dal carro con le braccia aperte; e sin dall'hora simostrò egli sufficiente nell'inuentione, ne' concetti, e nel rincontro delle passioni. Espresse nel volto di Venere un subitotramutamento di doglia, mentre vn Amore arresta i cignicol dardo, & vn'altro addita la ferita del giouine esangue: laquale opera quanto gli accrebbe la gratia di Annibale, altret-tan.