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1 (1672)
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172
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FEDERICO172certa naturale vergogna, che si rimaneua da se solo, senzafar motto ad alcuno. Non sarà superfluo il riferire quello cheegli stesso raccontaua, come disegnando nella loggia de'Chigi,vi capitò Giouanni da Vdine all'hora tornato à Roma, il qua-le amando gli studiosi del suo maestro Rafaelle, riuedeua li di-segni, & animaua li giouini con buoni ammaestramenti. Si-che fermatosi à riguardare Federico, e lodando il modo, e ladiligenza, l'interrogò della patria, e della sua conditione, ma-nell'ydir solo che egli era d'Vrbino, l'abbracciò, e lo baciòtutto commosso dalla memoria del suo caro maestro, ringra-tiando Dio di vedere vno in cui risorgesse la gloria d'Urbino:questa attione fù auuertita da ciascuno; e Federico si rese ri-guardeuole appresso gli altri. Frequentauano il medesimo luo-go due giouini forastieri, li quali però venendo à disegnare siconduceuano il paggio per aguzzare il lapis, portandosi conpompa d'habiti, onde ciascuno li honoraua, e cedeua loro il luogo. Per questo Federico ch'era nuouo in Roma credendosi chedisegnassero à marauiglia, non ardiua accostarsi à vedere ilo-ro disegni; se non che trasportato dalla voglia, tanto si auan-zò à poco à poco, che pose gli occhi sù la cartella, e restò deluso dal poco saper loro. Ricordaua però à giouini che lecommodità sono d'impedimento à chi desidera venire auantie che il piacere d'imparare condisce ogni disagio e fatica. So,leua raccontare ancora che disegnando egli vn'altro giornoin compagnia di Taddeo Zuccheri vna facciata di Polidoro,venne à passare Michel Angelo, che andaua à palazzo, caual-cando vna muletta, com'era suo costume, e doue gli altri gio-uini correuano ad incontrarlo, e mostrargli i loro disegni,Federico per timidità, si rimase al suo luogo, senza farsiauanti. Il perche Taddeo toltagli la cartella di mano, la por-tò al Buonaroti, che guardò bene li disegni, trà quali vi era ilsuo Mosè con diligenza imitato. Lodollo Michel Angelo,e volle conoscerlo, inanimandolo à proseguire gli studij inco-minciati. Repatriando dopo Federico in Vrbino, vi dimoròalcuni anni, e tiensi che la prima opera di sua mano sia la tauo-la di Santa Margherita nella Confraternità del Corpus Domi-