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1 (1672)
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124
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124AGOSTINOs'egli fù di mano del cugino di lui Lodouico Carraccio, che perfettamenteabbondando di ciò, che può desiderarsi in huomo valoroso, e singolarenon fermandosi nell'eminenza, che tien nell'arte della pittura, paßa digran lunga i termini della mediocrità in altre professioni, & arti, ondepossa la sua alcun frutto, & ornamento riceuere? Era l'epitafio, & ilritratto in mezo à due statoe rappresentanti l'una l'Honore, e l'altra laVirtù, che ciascuna tenea la mano ad vna corona d'alloro, ch'ornaua ilca po d'Agostino, hauendo nell'altra vna fiaccola accesa. Posauanoqu'este due figure sù la cornice del piedestallo; el'Honore, che col ca-po radiato stauaſi al lato deſtro, era figurato in vn giouine coperto di ric-co manto, e fù di mano di Gio: Battista Busi giouine studiosissimo d'ognibell'arte, comeche principalmente professor della pittura. Al sinistro latola Virtù si mostraua donna matura, col capo coronato d'alloro; ma coper-to d'vn panno, e fù opera di Giulioceſare Conuenti ſcoltore di giouine età,ma di valor compito in quest'arte, eßercitata da lui in qual si voglia ma-teria, con ben saldo fondamento del disegno, nel quale ogni dì và col conti-nio studio auanzandosi. Sul netto del piedestallo era scritto il seguenteepigramma greco composto dall'Eccellentissimo Ascanio Persij Dottor diFilosofia, e publico professor di quella lingua nello studio di questa Città,persona ben nota al mondo; ma non già tanto, che non soprauanzi la suavaria eruditione il grido vniuersale.Q'Z TA'XA KAP'P'AKION MO'POX H'PHARE TI' HAE'ON É'P-ZEIXNHAEE'X EI TÁ KÁMEN MHAÉN' É'AEIZE MO'FONΣΥ φΘΟΝΕΡΟΣ ME´N A'KO'TZEAI O'I A' A'T MIN KTEPE'EZZITI ON A'PIIPETIE'ZIN IIPO'TCEPON ET'ZEBIHI.Li quali versi furono con altrettanti versi latini cosi interpretati dalSegni gentilissimo poeta, e noto anche per altre eccellenze, che del verso.Quam cito Carracium rapuit mors? improba, lucriQuid tibi? Quod pinxit, non timet interitum.Inuida tu certe vocitabere: Funus at amplumQui curant, meritis, ac pietate nitent.Cid