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1 (1672)
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98ANNIBALEuentìi lontana, e di questa arte studiosa andare communicando. In tantonon potiamo noi fare, ò sappiamo cosa, che a V. S. dovuta non sia, maniente però habbiamo, che di lei sia degno, ò se non forse un immensa af-fettione, & un infinito desiderio di sodisfare al merito suo. Ma se nondimanco alcun lume dell'arte sua può riconoscersi, sparso frà l'ombredell'opera nostra: questo solo ci fa sperare ch'ella sia per gradire, comesuo, ciò che in quella sarà di buono; e per iscusare, come nostro, il rima-nente. La qual cosa ci persuade, ch'ella sia etiandio, per esser vedutada gli altri, con occhio cortese, poiche anchę le cose oscure riceuendo la lu-ce del Sole, ne ripercuotono altroue alcuna parte. Onde giouaci al finedi credere, che mescolato col fosco della debolezza nostra, si scorgerà sem-pre alcun chiaro del calore di V. S. il quale dourà à noi valere non sola-mente per difesa, e protettione, ma per lode, e per honore. Et à VS. ba-ciamo le mani. Di Roma li di Agosto 1607.Affettionatissimi, & vbligatissimi Seruitori.Sisto Badalocchi, e Giouanni Lanfranchi Parmegiani.IN MORTE D'ANNIBALE CARRACCIDel Cavalier MarinoHi diè l'esser al nulla,Ecco, che'n nulla è sciolto.Chi le tele animò, senz'alma giace,Al gran Pittor, che porseSpeßo à i morti color senso viuace,Morte ogni senso ogni colore hà tolto:Bn tù ſapreſti hor forſeFarne vn'altro Natura eguale à quello,S'hareſſi il ſuo pennello.VITA