CARRACCI43vn fine, che è il pregio della virtù, e la deformità del vitio.Vsò l'allegorie in tre modi, il primo con porre in paragone lavirtù col vitio, il secondo col proporre il bene della virtù sola,il terzo col danno del vitio solo. Nel modo primo riguardia-mo Hercole biuio al contrasto del senso, e della ragione,Vlisse difeso da Mercurio, e da Minerua contro Circe, e le Si-rene. Nel secondo modo la Virtù sola c'insegna i suoi beni conl'heroiche fatiche, e col riposò l'Hercole, e con l'inuitta pietàde' fratelli Catanesi. In terzo luogo si riconosce il danno delvitio solo nel gastigo di Medusa con essergli troncata la mo-struosa testa. L'immagini descritte, oltre le cornici vere distucco dorato, vengono diuisate da altri stucchi finti, che ri-corrono, & adornano tutta la volta della camera, con satiri,putti, fogliami, e fregi, li quali prendono il lume dalle fene-stre dal sotto in sù. Dipinseui le fatiche d'Hercole in formadi medaglie, entro le volute de'fogliami, frapostaui l'impresadel Giglio Farnese; e ne'quattro angoli della volta, le quattrovirtù, Giustitia, Prudenza, Temperanza, Fortezza. Sopraciascuna lunetta, doue sono le fauole, aggiunse ouati di giallocon figurine simboleggianti la felicità, e la fama proprio finede' seguaci della virtù. Questi stucchi finti vengono celebrati perla loro bellezza, e così veduti dal sotto in sù, e vicini all'occhiosono forniti con l'ultima diligenza, tale però che s'auanzanocon vn rilieuo trasfuso d'aria, e di lume dolcissimo; siche ol-tre al parer veri sino all'inganno, superano ogni essempio difogliami, come siamo foliti di chiamare tal sorte d'ornamenti.Le figure delle sauole sono alte intorno à quattro palmi, ec-cettuando le due maggiori di Hercole ne gli ouati in propor-tione di sei palmi. Ma auanti di passare più oltre dall'imma-gini di questa camera all'altre della Galeria, dobbiamo auuer-tire che la loro forma richiede spettatore attento, ed inge-gnoſo, il cui giudicio non riſieda nella viſta, ma nell'intelletto.Questi al certo non resterà sodisfatto di comprendere in vnaocchiata tutto quello, che vede, anzi dimorerà nell'intenderela muta eloquenza de' colori, essendo la pittura di tal forzache non si arresta ne gli occhi, come in suoi confini, ma sidifF
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