io scriua, ma quanto numero, e quanto großo volume. Comunque sia, ec-coti Lettore, questa prima Parte, la quale ti propongo tanto più volentie-ri, quanto alcuni de' Maestri in essa descritti sono stati da me conosciuti, epraticati famigliarmente; e de gli altri hò hauuto recenti le memorie daquelli che con essi hanno conuersato, restando di tutti sin'ora l'opereintiere alla vista. Mi rimangono alcuni altri per la seconda Parte, prin-cipalmente Francesco Albavi, e Guido Reni, le cui vite hora non ho potu-to ridorre a compimento. Ma sè poco è il numero di essi, molte nondi-meno sono l'opere che si donano alla memoria; nelle quali mi sarei ristret-to ancora alle più scelte, e segnalate, coll'esempio del facondissimo Luciano,che espose l'eccellenza d'Hippia Architetto con la sola descrittione di vnBagno da lui edificato. Laonde molte opere hauerei lasciate in silentio, seio non hauessi stimato più opportuno il rimettermi anzi al giuditio de' Sa-pienti, che farmi giudice, et arbitro della perfettione di esse. Mi sonofermato sopra di alcune con più particolare osseruatione; poiche hauendogià descritto, l'immagini di Rafaelle nelle camere Vaticane, nell'impiegar-mi dopo a scriuer le vite, fù consiglio di Nicolò Pussino che io proseguissinel modo isteßo, e che oltre l'inuentione vniuersale, io sodisfacessi al con-cetto, e moto di ciascheduna particolar figura, & all'attioni che accompa-gnano gli affetti. Nel che fare hò sempre dubitato di riuscir minuto nellamoltiplicità de' particolari, con pericolo di oscurità, e di fastidio, hauendola pittura il suo diletto nella vista, che non partecipa se non poco all'udito.Et è pessima cosa il ricorrere all'aiuuto del proprio ingegno, l'aggiungerealle figure quei sensi, e quelle passioni, che in esse non sono, con diuertirle,e disturbarle da gli originali. Mi sono però contenuto nelle partì di semplicetraduttore, et ho vsato li modi più facili, e più puri, senza l'aggiungere alleparole più di quello che concedono le proprie forme, rappresentando l'inuenti-oni, e l'artificio, acciò che si sappia quale fosse l'ingegno di ciascuno,serua d'essempio quello che in loro fù più commendabile. Il qual fine seio hauerò conseguito, gradisci, Lettore, questa mia fatica intrapresa dame per compiacerti; ma se giudicherai altrimente, quando tù sia erudito,e sapiente nella pittura, vsa giustizia nel condannarmi, che io te ne saprògrado, ma se hauerai vana ambitione nelle cose dell'arte, e ti guiderai conl'opinione, sappi che io non hò scritto per tua cagione, & auuerti che nel far-mi reo, non accusi te stessoFI-
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