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T. 2 (1771)
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258
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258 LA GERUSALEMMEXLIV.Finalmente ritorna anco ne' vintiLa virtù che'l timore avea fugata:E i Franchi vincitori o son rispinti,O pur caggiono uccisi in su l'entrata.Ma il Soldan, che giacere infra gli estintiIl tramortito duce ai piè si guata,Grida ai suoi cavalier: costui sia trattoDentro alle sbarre, e prigionier sia fatto.XLV.Si movon quegli ad eseguir l'effetto;Ma trovan dura e faticosa impresa:Perchè non è da alcun de' suoi neglettoRaimondo, e corron tutti in sua difesa.Quinci furor, quindi pietoso affettoPugna: nè vil cagione è di contesa.Di sì grand'uom la libertà, la vita,Questi a guardar, quegli a rapir invita.XLVI.Pur vinto avrebbe a lungo andar la provaIl Soldano ostinato alla vendetta;Ch alla fulminea mazza oppor non giovaO doppio ſcudo, o tempra d'elmo eletta:Ma grande aita, a suoi nemici, e novaDi qua di là vede arrivare in fretta:Chè da' due lati opposti, in un sol punto,Il sopran Duce e'l gran Guerriero è giunto.