CANTO DECIMONONO.XLI.Ov'è, Signor, la tua virtute antica?(Disse il Soldan tutto cruccioso alloraTolgaci i regni pur sorte nemica;Chè'l regal pregio è nostro, e in noi dimora.Ma colà dentro omai dalla faticaLe stanche e gravi tue membra ristora.Così gli parla; e fa che si raccogliaIl vecchio Re nella guardata soglia.XLII.Egli ferrata mazza a due man prende,E si ripon la fida spada al fianco.E stassi al varco intrepido, e difendeIl chiuso delle strade al popol Franco.Eran mortali le percosse orrende:Quella che non uccide, atterra almanco.Già fugge ogn un dalla sbarrata piazza,Dove appressar vede l'orribil mazza.XLIII.Ecco, da fera compagnia seguíto,Sopraggiungeva il Tolosan Raimondo.Al periglioso passo il vecchio arditoCorse, e sprezzò di quei gran colpi il pondo.Primo ei ferì; ma invano ebbe ferito:Non ferì invano il feritor secondo;Chè in fronte il colse, e l'atterrò col pesoSupin, tremante, a braccia aperte, e steso.Tomo II.
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