CANTO DECIMONONO.XLVII.Come pastor quando, fremendo intornoIl vento e i tuoni, e balenando i lampi,Vede oscurar di mille nubi il giorno,Ritrae la greggia dagli aperti campi:E sollecito cerca alcun soggiornoOve l'ira del Ciel sicuro scampi;Ei col grido indrizzando e con la vergaLe mandre innanzi, agli ultimi s'atterga;XLVIII.Così il Pagan, che già venir sentíaL'irreparabil turbo e la tempesta,Che di fremiti orrendi il Ciel feria,D'arme ingombrando e quella parte e questa;Le custodite genti innanzi inviaNella gran torre, ed egli ultimo resta.Ultimo parte, e sì cede al periglio,Ch'audace appare in provvido consiglio.XLIX.Pur a fatica avvien che si ripariDentro alle porte, e le riserra appena;Chè già, rotte le sbarre, ai limitariRinaldo vien, nè quivi anco s'affrena.Desio di superar chi non ha pariIn opra d'arme, e giuramento il mena:Chè non oblia, che in voto egli promiseDi dar morte a colui che'l Dano uccise.R ij
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