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T. 2 (1771)
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252
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252 LA GERUSALEMMEXXVI.Infuriossi allor Tancredi, e disse:Così abusi, fellon, la pietà mia?Poi la spada gli fisse, e gli rifisseNella visiera, ove accertò la via.Moriva Argante, e tal moría qual visse:Minacciava morendo, e non languia.Superbi, formidabili, e ferociGli ultimi moti fur, l'ultime voci.XXVII.Ripon Tancredi il ferro, e poi devotoRingrazia Dio del trionfale onore,Ma lasciato di forze ha quasi vuotoLa sanguigna vittoria il vincitore.Teme egli assai che del viaggio al motoDurar non possa il suo fievol vigore.Pur s'incammina, e così passo passoPer le già corse vie move il piè lasso.XXVIII.Trar molto il debil fianco oltra non puote,E quanto più si sforza, più s'affanna.Onde in terra s'asside, e pon le goteSu la destra che par tremula canna.Ciò che vedea, pargli veder che rote:E di tenebre il dì già gli s appanna.Alfin isviene: e 'l vincitor dal vintoNon ben saria, nel rimirar, distinto.