CANTO DECIMONONO.XXIX.Mentre qui segue la solinga guerra,Che privata cagion fè così ardente,L'ira de vincitor trascorre, ed erraPer la Città sul popolo nocente.Or chi giammai dell' espugnata terraPotrebbe appien l'immagine dolenteRitrarre in carte? od adeguar, parlando,Lo spettacolo atroce e miserando?XXX.Ogni cosa di strage era già pieno:Vedeansi in mucchj e in monti i corpi avvolti.Là i feriti su i morti, e qui giacienoSotto morti insepolti egri sepolti.Fuggian, premendo i pargoletti al seno,Le meste madri co capelli sciolti;E'l predator, di spoglie e di rapineCarco, stringea le vergini nel crine.XXXI.Ma per le vie che al più sublime colleSaglion verso Occidente, ov'è il gran Tempio,Tutto del sangue ostíle orrido e molleRinaldo corre, e caccia il popol empio.La fera spada il generoso estolleSovra gli armati capi, e ne fa scempio.E schermo frale ogni elmo ed ogni scudo:Difesa è qui l'esser dell'arme ignudo.
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