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T. 2 (1771)
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CANTO DECIMONONO.XXIII.La man sinistra alla compagna accosta,E con ambe congiunte il ferro abbassa:Cala un fendente: e benchè trovi oppostaLa spada ostil, la sforza ed oltre passa:Scende alla spalla, e giù di costa in costaMolte ferite in un sol punto lassa.Se non teme Tancredi, il petto audaceNon fè natura di timor capace.XXIV.Quel doppia il colpo orribile, ed al ventoLe forze e l'ire inutilmente ha sparte:Perchè Tancredi, alla percossa intento,Se ne sottrasse, e si lanciò in disparte.Tu, dal tuo peso tratto, in giù col mentoN'andasti, Argante, e non potesti aitarte:Per te cadesti; avventuroso intanto,Ch'altri non ha di tua caduta il vanto.XXV.Il cader dilatò le piaghe aperte,E'l sangue espresso dilagando scese.Punta ei la manca in terra, e si converte,Ritto sovra un ginocchio, alle difese:Renditi, grida: e gli fa nuove offerte,Senza nojarlo, il vincitor cortese.Quegli di furto intanto il ferro caccia,E sul tallone il fiede: indi il minaccia.

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