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T. 2 (1771)
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226
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226 LA GERUSALEMMELVI.Tu drizzerai, Camillo, al tempo stessoNon lontana da me la terza torre.Tacque; e Raimondo, che gli siede appresso,E che, parlando lui, fra se discorre;Disse: al consiglio da Goffredo espressoNulla giunger si puote, e nulla torre.Lodo solo, oltre ciò, ch'alcun s'inviiNel campo ostil, che i suoi secreti spii.LVII.E ne ridica il numero, e 'l pensieroQuanto raccor potrà) certo e verace.Soggiunge allor Tancredi: ho un mio scudiero,Che a questo ufficio di propor mi piace:Uom pronto e destro, e sovra i piè leggiero:Audace si, ma cautamente audace:Che parla in molte lingue, e varia il notoSuon della voce, e 'l portamento, e 'l moto.LVIII.Venne colui chiamato; e poi ch'inteseCiò che Goffredo, e 'l suo Signor desia;Alzò ridendo il volto, ed intrapreseLa cura, e disse: or or mi pongo in via.Tosto sarò, dove quel campo teseLe tende avrà, non conosciuta spia;Vuò penetrar di mezzodì nel vallo,E numerarvi ogn'uomo, ogni cavallo.