CANTO DECIMOTTAVO.LIII.Libera il Prence la colomba: e quella,Che de' secreti fu rivelatrice,Come esser creda al suo Signor rubella,Non ardì più tornar nunzia infelice.Ma il sopran Duce i minor duci appella,E lor mostra la carta, e così dice:Vedete come il tutto a noi riveliLa provvidenza del Signor de Cieli.LIV.Già più di ritardar tempo non parmi.Nuova spianata or cominciar potrassi:E fatica e sudor non si risparmi,Per superar d'inverso l'Austro i sassi.Duro fia si far colà strada all'armi:Pur far si può; notato ho il loco e i passi.E ben quel muro, che assicura il sito,D'arme e d'opre men deve esser munito.LV.Tu, Raimondo, vogl'io, che da quel latoCon le machine tue le mura offenda.Vuò, che dell'arme mie l'alto apparatoContra la porta aquilonar si stenda;Sì che il nemico il vegga, ed, ingannato,Indi il maggior impeto nostro attenda.Poi la gran torre mia, ch'agevol move,Trascorra alquanto, e porti guerra altrove.Tomo II.
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