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T. 2 (1771)
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115
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CANTO DECIMOQUARTO. 115LIX.Come è là giunto, cupido e vaganteVolge intorno lo sguardo, e nulla vede,Fuorch' antri, ed acque, e fiori, ed erbe, e piante;Onde quasi schernito esser si crede.Ma pur quel loco è così lieto, e in tanteGuise l'alletta, ch'ei si ferma e siedeE disarma la fronte, e la ristauraAl soave spirar di placid' aura.LX.Il fiume gorgogliar frattanto udíoCon nuovo suono, e là con gli occhj corse;E muover vide un' onda in mezzo al rioChe in se stessa si volse, e si ritorse:E quinci alquanto d'un crin biondo uscío,E quinci di donzella un volto sorse,E quinci il petto, e le mammelle, e de laSua forma insin dove vergogna cela.LXI.Così dal palco di notturna scenaO Ninfa o Dea tarda sorgendo appare.Questa, benchè non sia vera SirenaMa sia magica larva, una ben pareDi quelle che già presso alla TirrenaPiaggia abitar l'insidioso mare:Nè men che in viso bella, in suono è dolce:E così canta, e 'l Cielo e l'aure molce.H ij