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T. 2 (1771)
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116
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116 LA GERUSALEMMELXII.O giovinetti, mentre Aprile e MaggioV' ammantan di fiorite e verdi spoglie;Di gloria o di virtù fallace raggioLa tenerella mente ah non v' invoglie.Solo chi segue ciò che piace è saggio,E in sua stagion degli anni il frutto coglie;Questo grida natura: or dunque voiIndurerete l'alma ai detti suoi?LXIII.Folli, perchè gettate il caro dono,Che breve è sì, di vostra età novella?Nomi senza soggetto, idoli sonoCiò che pregio e valore il mondo appella.La fama che invaghisce a un dolce suonoVoi superbi mortali, e par sì bella,È un Eco, un sogno, anzi del sogno un'ombraCh ad ogni vento si dilegua e sgombra.LXIV.Goda il corpo sicuro, e in lieti oggettiL'alma tranquilla appaghi i sensi frali:Oblii le noje andate, e non affrettiLe sue miserie in aspettando i mali.Nulla curi, se 'l Ciel tuoni o saetti:Minacci egli a sua voglia, e infiammi strali.Questo è saper, questa è felice vita:Sì l'insegna natura, e sì l'addita.