82 LA GERUSALEMMEXLIV.Qual l'infermo talor che in sogno scorgeDrago, o cinta di fiamme alta Chimera;Sebben sospetta, o in parte anco s'accorgeChe'l simulacro sia non forma vera;Pur desia di fuggir; tanto gli porgeSpavento la sembianza orrida e fera!Tal il timido amante appien non credeAi falsi inganni, e pur ne teme, e cede.XLV.E dentro, il cor gli è in modo tal conquisoDa varj affetti, che s' agghiaccia e trema:E nel moto potente ed improvisoGli cade il ferro: e 'l manco è in lui la tema.Va fuor di se: presente aver gli è avvisoL'offesa donna sua che plori e gema:Nè può soffrir di rimirar quel sangue,Nè quei gemiti udir d'egro che langue.XLVI.Così quel contra morte audace coreNulla forma turbò d'alto spavento;Ma lui, che solo è fievole in amore,Falsa imago deluse, e van lamento.Il suo caduto ferro intanto fuorePortò del bosco impetuoso vento;Sicchè vinto partissi: e in su la stradaRitrovò poscia e ripigliò la spada.
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