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T. 2 (1771)
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60
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60 LA GERUSALEMMELXXXVI.O Tancredi, Tancredi, o da te stessoTroppo diverso e da i principj tuoi;Chi sì t assorda? e qual nuvol sì spessoDi cecità fa che veder non puoi?Questa sciagura tua del Cielo è un messo:Non vedi lui? non odi i detti suoi?Che ti sgrida, e richiama alla smarritaStrada che pria segnasti, e te l'addita?LXXXVII.Agli atti del primiero uficio degnoDi cavalier di CRISTO ei ti rappella:Che laſciasti per farti (ahi cambio indegno!Drudo d'una fanciulla a Dio rubella.Seconda avversità, pietoso sdegnoCon leve sferza di là su flagellaTua folle colpa, e fa di tua saluteTe medesmo ministro; e tu'l rifiute?LXXXVIII.Rifiuti dunque, ahi sconoscente, il donoDel Ciel salubre, e ncontra lui t adiri?Misero, dove corri in abbandonoA tuoi sfrenati e rapidi martírjSei giunto, e pendi già cadente e pronoSul precipizio eterno: e tu nol miri?Miralo, prego, e te raccogli, e frenaQuel dolor ch'a morir doppio ti mena.