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T. 2 (1771)
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II.

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CANTO DUODECIMO.LXXXIX.Tace: e in colui dell'un morir la temaPotè dell'altro intepidir la voglia.Nel cor dà loco a que' conforti, e scemaL'impeto interno dell'intensa doglia;Ma non così, che ad or ad or non gemaE che la lingua a lamentar non scioglia,Ora seco parlando, or con la scioltaAnima, che dal Ciel forse l'ascolta.XC.Lei nel partir, lei nel tornar del SoleChiama con voce stanca, e prega, e plora;Come usignuol cui 'I villan duro involeDal nido i figlj non pennuti ancora;Che in miserabil canto, afflitte e solePiange le notti, e n'empie i boschi, e l'ora.Alfin col novo dì rinchiude alquantoI lumi: e'l sonno in lor serpe fra'l pianto.XCI.Ed ecco, in sogno, di stellata vesteCinta gli appar la ſoſpirata amicaBella assai più; ma lo splendor celesteL'orna, e non toglie la notizia antica.E, con dolce atto di pietà, le mesteLuci par che gli asciughi, e così dica:Mira come son bella e come lieta,Fedel mio caro, e in me tuo duolo acqueta.