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T. 2 (1771)
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42 LA GERUSALEMMEXXXII.Ed io giù scendo e ti ricolgo, e tornoLà've prima fur volti i passi miei:E preso in picciol borgo alfin soggiorno,Celatamente ivi nutrir ti fei.Vi stetti infin che 'l Sol, correndo intorno,Portò a mortali e dieci mesi e sei.Tu con lingua di latte anco snodaviVoci indistinte, e incerte orme segnavi.XXXIII.Ma sendo io colà giunto ove dechinaL etate omai cadente alla vecchiezza;Ricco e sazio dell'or che la Regina,Nel partir, diemmi con regale ampiezza;Da quella vita errante e peregrinaNella patria ridurmi ebbi vaghezza:E tra gli antichi amici in caro locoViver, temprando il verno al proprio foco.XXXIV.Partomi, e ver l'Egitto, ove son nato,Te conducendo meco, il corso invio:E giungo ad un torrente, e riserratoQuinci da i ladri son, quindi dal rio.Che debbo far? te dolce peſo amatoLasciar non voglio, e di campar desio.Mi getto a nuoto, ed una man ne vieneRompendo l'acqua, e te l'altra sostiene.