2
CANTO DUODECIMO.XXIX.Io piangendo ti presi, e in breve cestaFuor ti portai tra fiori e frondi ascosa:Ti celai da ciascun, chè nè di questaDiedi sospetto altrui, nè d'altra cosa.Me n andai sconosciuto, e per forestaCamminando di piante orrida ombrosa,Vidi una tigre, che minacce ed ireAvea negli occhj, incontro a me venire.XXX.Sovra un albero i' salsi, e te su l'erbaLasciai; tanta paura il cor mi prese!Giunse l'orribil fera, e, la superbaTesta volgendo, in te lo sguardo inteseMansuefece, e raddolcío l' acerbaVista con atto placido e cortese.Lenta poi s'avvicina, e ti fa vezziCon la lingua: e tu ridi e l'accarezzi.XXXI.Ed ischerzando seco, al fero musoLa pargoletta man sicura stendi.Ti porge ella le mamme, e, come è l'usoDi nutrice, s'adatta, e tu le prendi.Intanto io miro timido e confuso,Come uom faria novi prodigj orrendi.Poichè sazia ti vede omai la belvaDel suo latte, si parte e si rinselva:
41