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T. 2 (1771)
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CANTO DUODECIMO.XXXV.Rapidissimo è il corso, e in mezzo l'ondaIn se medesma si ripiega e gira;Ma giunto ove più volge e si profonda,In cerchio ella mi torce, e giù mi tira.Ti lascio allor; ma t'alza e ti secondaL acqua, e secondo all'acqua il vento spira,E t espon salva in su la molle arena;Stanco anelando io poi vi giungo appena.XXXVI.Lieto ti prendo: e poi la notte, quandoTutte in alto silenzio eran le cose,Vidi in sogno un guerrier che, minacciando,A me sul volto il ferro ignudo pose.Imperioso disse: io ti comandoCiò che la madre sua primier t'imposeChe battezzi l'infante; ella è dilettaDel Cielo, e la sua cura a me s'aspetta.XXXVII.Io la guardo e difendo: io spirto diediDi pietate alle fere, e mente all'acque.Misero te, se al sogno tuo non crediCh'è del Ciel messaggiero; e qui si tacque.Svegliaimi e sorsi, e di là mossi i piedi,Come del giorno il primo raggio nacque:Ma perchè mia fe vera, e l'ombre falseStimai, di tuo battesino a me non calse,

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