CANTO DUODECIMO.XXIII.D'una pietosa istoria, e di devotefigure la sua stanza era dipinta.Vergine bianca il bel volto, e le goteVermiglia, è quivi presso un drago avvinta.Con l'asta il mostro un cavalier percuote:Giace la fera nel suo sangue estinta.Quivi sovente ella s'atterra, e spiegaLe sue tacite colpe, e piange e pregaXXIV.Ingravida frattanto, ed espon fuori(E tu fosti colei) candida figlia.Si turba; e degl'insoliti colori,Quasi d'un novo mostro, ha maraviglia.Ma perchè il Re conosce e 1 suoi furori,Celargli il parto alfin si riconsiglia:Ch'egli avria dal candor, che in te si vede,Argomentato in lei non bianca fede.XXV.Ed in tua vece una fanciulla neraPensa mostrargli, poco innanzi nata.E perchè fu la torre, ove chius' era,Dalle donne e da me solo abitata;A me, che le fui servo e con sinceraMente l'amai, ti diè non battezzata.Nè già poteva allor battesmo darti:Chè l'uso nol sostien di quelle parti.Civ
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