CANTO DUODECIMO.XVII.Soggiunse allora Ismeno: attender piacciaA voi, ch uscir dovete, ora più tarda;Sinchè, di varie tempre, un misto i' facciaCh'alla machina ostil s'appigli e l'arda.Forse allora avverrà che parte giacciaDi quello stuol che la circonda e guarda.Ciò fu concluso; e in sua magion ciascunoAspetta il tempo al gran fatto opportuno.XVIII.Depon Clorinda le sue spoglie intesteD'argento, e l'elmo adorno, e l'armi altereE, senza piuma o fregio, altre ne veste(Infausto annunzio) rugginose e nere:Perocchè stima agevolmente in questeOcculta andar fra le nemiche schiere.E quivi Arsete eunuco il qual, fanciulla,La nutrì dalle fasce e dalla culla.XIX.E per l'orme di lei l'antico fiancoD'ogn'intorno traendo, or la seguia.Vede costui l'arme cangiate, ed ancoDel gran rischio s accorge ove ella gía:E se n affligge: e per lo crin, che biancoIn lei servendo ha fatto, e per la piaMemoria de' suo uficj istando, pregaChe dall'impresa cessi: ed ella il nega.C iij
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