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T. 2 (1771)
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34 LA GERUSALEMMEVIII.Ho core anch'io che morte sprezza, e credeChe ben si cambi con l'onor la vita.Ben ne festi, diss'ella, eterna fedeCon quella tua sì generosa uscita.pure io femmina sono, e nulla riedeMia morte in danno alla Città smarrita.Ma se tu cadi (tolga il Ciel gli augurj)Or chi sarà che più difenda i muri?IX.Replicò il Cavaliero: indarno adduciAl mio fermo voler fallaci scuse.Seguirò l'orme tue, se mi conduci;Ma le precorrerò, se mi ricuse.Concordi al Re ne vanno, il qual fra i duciE fra i più saggj suoi gli accolse e chiuse.E incominciò Clorinda: o Sire, attendiA ciò che dir voglianti, e in grado il prendi.X.Argante qui (nè sarà vano il vanto)Quella machina eccelsa arder promette.Io sarò seco: ed aspettiam sol tantoChe stanchezza maggiore il sonno allette.Sollevò il Re le palme, e un lieto piantoGiù per le creſpe guancie a lui cadette:E, lodato sia tu, disse, ch'ai serviTuoi volgi gli occhj, e'l regno anco mi servi.