ikkad
CANTO DUODECIMO.Buona pezza è, Signor, che in se raggiraUn non so chè d'insolito e d'audaceLa mia mente inquieta: o Dio l'inspira,O l'uom del suo voler suo Dio si face.Fuor del vallo nemico accesi miraI lumi: io là n'andrò con ferro e face,E la torre arderò: vogl'io che questoEffetto segua, il Ciel poi curi il resto.VI.Ma s'egli avverrà pur che mia venturaNel mio ritorno mi rinchiuda il passo;D'uom, che in amor m'è padre, a te la curaE delle fide mie donzelle io lasso.Tu nell'Egitto rimandar procuraLe donne sconsolate, e 'l vecchio lasso.Fallo, per Dio, Signor; chè di pietateBen è degno quel sesso, e quella etate.VII.Stupisce Argante, e ripercosso il pettoDa stimoli di gloria acuti sente.Tu là n andrai, rispose, e me neglettoQuì lascierai tra la volgare gente?E da sicura parte avrò dilettoMirar il fumo e la favilla ardente?No no, se fui nell'arme a te consorte,Esser vuò nella gloria e nella morte.Tomo II.C
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